Amy Bloom.

Per sempre lontano.


Titolo originale: Away. 2007.
Traduzione di: Giovanna Granato.
2008 Giulio Einaudi Editore, Torino.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un grande romanzo sull'amore in tutte le sue incarnazioni
- materno, romantico, passionale, sconveniente, irragionevole
Il viaggio di Lilian che attraversa l'America degli anni '20
alla ricerca della figlia dispersa ha messo d'accordo
la critica, che lo ha consacrato il pi bel romanzo dell'anno,
e il pubblico, che ne ha fatto uno dei best seller del 2007.
Una giovane donna ebrea scampata al massacro della propria
famiglia in Russia parte per l'America armata solo della sua
bellezza e della sua forza d'animo. E scopre che sua figlia forse
 ancora viva. C' qualcosa di fiabesco in Lilian: fugge braccata
dalla miseria e dalla rovina, ma sa trasformare ogni disgrazia
in occasione di vita. Ha trovato un impiego come sarta presso
un teatro Yiddish e si  subito procurata due amanti, padre
e figlio, che le consentono una vita di agi e relativa serenit.
Finch non viene a sapere che sua figlia Sophie potrebbe
trovarsi in Siberia con una famiglia di ebrei scampati
al massacro. E allora parte di nuovo in un viaggio rocambolesco
- fa la clandestina nei treni o paga in natura il proprio
biglietto, diventa segretaria di una puttana di colore e l'aiuta
a uccidere il suo sfruttatore - che la porter da New York
a Chicago, Seattle, l'Alaska, in una serie di avventure,
tra sogno e disincanto, nostalgia e passione, brutalit antiche
e nuovi amori.
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L'Autrice.
Amy Bloom  una psicoterapeuta, e insegna
scrittura creativa alla Yale University.  autrice,
tra l'altro, delle raccolte di racconti Come to me,
finalista al National Book Award, e A Blind Man
Can See How Much I Love You, candidato al
National Book Critics Circle Award, e del romanzo
Love Invents Us. Collabora con il New Yorker.
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Una lettura di divertimento puro, senza per
questo perdere in forza tematica. Il classico libro
che non ci si stancherebbe mai di leggere, sorretto
da una scrittura di eccellente qualit, dalla prima
all'ultima pagina.
Janet Maslin, New York Times.
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Questo romanzo, che si apre come un peana
allo spirito degli emigranti in una metropoli
di milioni di persone, si trasforma in un singulto
di meraviglia di fronte alla resistenza dell'amore,
anche negli angoli pi estremi della terra.
Emozionante.
Ron Charles, Washington Post.
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Indice.
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Parte prima, 3 luglio 1924.
E li, smarrita, una piuma d'oro in terra straniera, molto straniera.
Mele e pere.
Il canto dell'amore.
Ho perso la giovinezza, come un giocatore che ha brutte carte.
Se avessi le catene, ti tirerei a me.
La via degli orfani.
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Parte seconda, 3 settembre 1925.
Non  una crudelt essere cos bella, bella?
Di che cosa sono fatte le persone
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Parte terza, 5 ottobre 1925.
Tempi duri, tempi duri.
Oh, bellissima citt.
Pane del mondo.
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Parte quarta, 19 maggio 1926.
Spero di incontrarti in terra di Canaan.
La nostra breve vita.
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Nota dell'autrice.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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PARTE PRIMA. 3 LUGLIO 1924.
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Capitolo 1.
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E l, smarrita, una piuma d'oro in terra straniera, molto straniera.
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 sempre cos: a formare i gruppi migliori sono quelli
che navigano in cattive acque.
Ci sono centocinquanta ragazze in fila sul marciapiede
davanti al teatro Goldfadn. Si riversano in strada debordando
fino agli angoli e Lillian Leyb, che ha trascorso
i suoi primi trentacinque giorni in questo Paese a staccare
le imbastiture dai fiori di seta riducendosi le mani a un
impiastro blu marino, pensa a una Ellis Island popolata di
sole ragazze: tipiche ragazze americane che masticano la
gomma e battono i tacchi alti sull'asfalto pieno di crepe, e
ragazze talmente acerbe da portare ancora lo scialle marrone
con le frange sui capelli intrecciati. La strada somiglia
al paesino di Lillian nei giorni di mercato, mille volte
pi grande. Un ragazzo suona l'arpa; un uomo ha la fisarmonica
e un orribile animaletto maculato; una donna
porta in spalla la sua mercanzia, un cesto pieno di scope
di paglia che le disegnano un gigantesco ventaglio dietro
la testa; un uomo di colore in abito rosa, scarpe nere e
ghette rosa, canta; e donne stanche molto simili a quelle
che Lillian avrebbe conosciuto a Turov, da dove proviene,
sorridono alla canzone, o al cantante. Alcune ragazze
con una stella filante rossa in mano volteggiano tenendosi
per la vita. Una ragazzona con le trecce nere suona il
tamburello. Altre tipiche ragazze americane mettono e
tolgono patate da un fal che hanno acceso all'angolo.
Due donne pi grandi, pallide e con gli occhi scuri, si trascinano
appresso i figli pallidi e con gli occhi scuri. Che errore,
pensa Lillian. Meglio affidarli a un vicino. O tanto
valeva lasciarli al bar rosticceria Gallagher e sperare in bene,
anche se sono i discorsi di chi non ha figli. Lillian sfila
davanti a quelle donne sforzandosi di sorridere ai bambini;
puzzano di sfortuna.
Lillian  fortunata. Il padre gliel'aveva detto; lo diceva
a tutti dopo che per ben due volte era caduta nel Pripiat
senza annegare e senza morire di polmonite. Diceva che il
cervello non guasta (e Lillian ne era provvista, diceva) e l'avvenenza
serve (e a Lillian non mancava neanche quella) ma
la fortuna  meglio di tutte e due le cose messe assieme. Le
augurava di essere fortunata per tutta la vita, diceva, e all'epoca
lo era stata.
Diceva anche: La fortuna dipende da te, e Lillian prende
per mano Judith, l'unica ragazza che conosce, e si fanno
strada in mezzo alla ressa portandosi in cima alla fila.
Da l vengono sospinte proprio dove vogliono andare, nella
sartoria del teatro Goldfadn. Ed eccole a pochi centimetri
da una donna scura e rabbiosa con uno chignon nero
stretto stretto (Ebrea lituana dice subito Judith; sua
madre era un'ebrea lituana).
All'improvviso si ritrovano davanti due uomini che, lo
capirebbe anche la pi acerba di quelle ragazzine, nel firmamento
della vita sono stelle piovute da un pianeta pi
bello e luminoso. Reuben Burstein, proprietario dei teatri
Goldfadn e Bartelstone, l'impresario della Seconda Avenue,
torace possente, panciotto di seta nera e capelli grigi
tirati indietro come Beethoven. E suo figlio, Meyer Burstein,
l'idolo delle Donne, l'uomo che in The Child, of Nature
interpretava uno Yankl di una bellezza cos tragica,
ballerino cos vigoroso e tenore cos dolce che, quando
corteggiava Natasa, la ragazza russa non israelita, le donne
del pubblico piangevano come se i mariti le avessero lasciate
e, quando Yankl si suicidava pur di non sposare la
povera Natasa incinta e di non vivere come un cristiano,
piangevano tutti, e non senza godimento, davanti a quella
morte cos bella e sofferta. Meyer Burstein, pi alto del
padre, ha un elegante feltro nero, la sigaretta, e non porta
il panciotto sulla camicia di seta.
I due si aggirano tra la folla come giardinieri che ispezionino
le aiole di una tenuta inglese, come proprietari di
una piantagione nei giorni di mercato. Sia come sia, a Lillian
poco importa. Sar lei il fiore, la schiava, la creatura
graziosa o quella disprezzata e necessaria, purch sia quella
scelta fra tutte le altre.
Burstein padre si pianta vicino a Lillian e fa un annuncio.
Ha una voce cos gradevole all'orecchio che le ragazze
rimangono come allocche e ad alcune quel timbro tonitruante,
minaccioso, fa venire le lacrime agli occhi, anche
se sta solo dicendo che la signorina Morris (l'ebrea lituana)
far girare una cartellina dove dovranno scrivere come
si chiamano e che cosa sanno fare, o chiedere a qualcuno
di scriverlo per loro, dopodich la signorina Morris
sottoporr tutte a un colloquio indicando chi dovr tornare
la sera dopo per un ulteriore colloquio. Si leva un brusio;
gi liberarsi per una sera non  stato facile, e Lillian
pensa che le madri sfortunate e le donne che sembrano arrivate
a piedi da Brooklyn non si presenteranno di nuovo.
La signorina Morris si avvicina a Lillian. Judith e Lillian
si sono preparate a questo momento. Benissimo, grazie,
se sembra una domanda sulla salute; Sono una cucitrice
- mio padre era un sarto, se la domanda contiene
le parole cucire, costume o lavoro; Frequento la
scuola serale, accompagnato da un sorriso smagliante in
risposta a una domanda incomprensibile. Il lavoro andr
a Judith. Vista la situazione, Lillian sa che una capace di
cucire e di parlare l'inglese  meglio di una appena arrivata
che non se la cava troppo bene con nessuna delle due
cose.
Lillian esamina il profilo di Reuben Burstein; l'impresario
sembra uno delle sue parti. Ha sentito quel suo vocione
lustro e, sotto, come una piccola cicatrice sulla guancia,
come il mignolo slogato di una mano ferita tanto tempo
prima, a slogatura e ferita ormai dimenticate, ha sentito
lo yiddish.
Lillian si sposta. Va pi vicino a Reuben Burstein e dice:
- Mi chiamo Lillian Leyb. Parlo lo yiddish benissimo,
come pu sentire, e parlo benissimo anche il russo -.
Affonda le unghie nei palmi e passa al russo. - Se preferisce.
L'inglese va migliorando -. Aggiunge in yiddish: - Az
me muz, ken men, - che significa: Quando si deve, si
pu. Vedendo Reuben Burstein sorridere, aggiunge: - E
cucio correntemente qualsiasi cosa.
I Burstein la guardano. Anche la signorina Morris, che
in effetti  di madre lituana pur essendo nata li, nel Lower
East Side, ha fatto la quarta elementare e parla l'inglese
tipico di Brooklyn, guarda Lillian, senza entusiasmo. La
ressa di donne guarda Lillian come se si fosse appena alzata
la gonna mostrando al mondo il sedere nudo;  altrettanto
volgare, altrettanto imbarazzante, altrettanto efficace.
Burstein padre si avvicina ulteriormente a Lillian. - Coraggiosa,
- dice, e le solleva il mento come se volesse baciarla
sulla bocca. - Coraggiosa. Il coraggio non guasta -.
Agita l'altra mano in direzione della Morris, che dice alle
donne di dividersi in gruppetti da quattro per facilitarle il
compito di parlare con loro. Si formano all'istante quindici
gruppetti da quattro. Lillian perde Judith di vista. Si sente
come un cane balzato oltre il muretto del giardino. Sorride
a Reuben Burstein; sorride a Meyer Burstein; sorride,
per precauzione, anche alla signorina Morris. Lillian ha dovuto
subire lo sterminio della sua famiglia, la perdita della
figlia, Sophie, la traversata di un oceano che le  sembrata
una marcia funebre, la vita gomito a gomito con degli estranei
nel bilocale della cugina Frieda, la puzza di uomini, urina,
frittura, incertezza e necessit. Proprio cos, pensa, e
sorride a quei tre, nuovi re, regina e principe della sua vita,
come se si fosse appena alzata da un morbido letto di
piume pronta a godersi una splendida mattinata.
Reuben Burstein dice in yiddish: - Torna domattina,
bella filibustiera Meyer Burstein dice: - Davvero, signorina,
come se la cava con l'inglese? - E Lillian dice, con
estrema cautela: - Frequento la scuola serale S'interrompe
e poi aggiunge: - E procede a gonfie vele, grazie.
Lillian aveva impiegato otto ore ad andare da Ellis
Island al Battery Park di Manhattan e altre quattro a trovare
il palazzo dove abita la cugina Frieda. Aveva letto la
lettera della cugina Frieda e le indicazioni per Great Jones
Street facendo tre file all'anagrafe, mentre il medico guardava
tutti loro salire le scale cercando segni di difetti motori,
cardiaci o mentali. (- Hai un'andatura spigliata, - le
aveva detto un tizio durante la traversata. - Non vogliono
imbecilli in America. E poi, - aveva mostrato a Lillian
un biglietto con una scritta, - se vedi una cosa che somiglia
a questa grattati l'orecchio destro -. Lillian aveva cercato
di memorizzare la forma delle lettere. - Cosa c' scritto?
- Che domande. C' scritto: Grattati l'orecchio destro.
Se lo fai penseranno che sai leggere l'inglese. Me
l'ha mandato mio fratello, - aveva detto l'uomo riponendo
il biglietto in tasca, come si fa con i soldi).
Avevano spazio, diceva la cugina Frieda nella lettera,
per i familiari e per gli amici intimi. Gestivano una piccola
attivit sartoriale ed erano in grado di fornire un impiego
il tempo necessario a camminare con le proprie gambe.
Era un grande Paese, scriveva. Tutti potevano comprare
tutto: non bisognava essere di buona famiglia. Seguiva un
elenco di cose che Frieda aveva comprato di recente: una
macchina da cucire (a rate, ma era gi in suo possesso),
farina bianca nei sacchetti di carta, latte condensato, dolce
come panna, che non andava a male, cacao in polvere
Nestl per concedersi un piccolo sfizio la sera, forcine che
si adattavano perfettamente al colore dei capelli, calze di
ottima fattura a soli dieci centesimi. L avevano cose che
la gente di Turov nemmeno immaginava.
Varcata l'ultima porta, quella che dava accesso a New
York, Lillian aveva mostrato la lettera a un tizio che caricava
bagagli sul traghetto, e quello si era stretto nelle spalle
con un sorriso. Aveva sottoposto la lettera con l'indirizzo
scritto in stampatello a una decina di facce inespressive
o, peggio ancora, scaltre e equivoche; l'aveva sottoposta,
senza troppe speranze, a persone che nemmeno sapevano
leggere e che l'avevano allontanata come se le avesse insultate.
Lillian non immaginava che davanti alla sua nuova
casa, nel suo nuovo Paese - dopo i tram e gli uomini
con i cartelli sul petto e sulla schiena, le donne con le gonne
corte, i ragazzi di colore con la sedia sulla schiena e le
immagini di scarpe lustre appese al collo, e una squadra
formata da un vecchio con i pantaloni rossi e una ragazza
con il cappello rosso che vendevano lacci da scarpe, ventagli,
matite e filoncini di pasta salata dall'odore cos buono
che Lillian aveva dovuto coprirsi la bocca e deglutire
pi volte - non immaginava che, arrivando finalmente in
Great Jones Street, come prima cosa avrebbe visto una
donna in camicia da notte e cappotto maschile che piangeva.
Lillian l'aveva guardata aprire una seggiola pieghevole,
sfilare un piatto di porcellana dalla tasca e metterselo in grembo. I passanti avevano deposto qualche monetina
nel piatto.
La cugina Frieda era corsa gi per le scale ad abbracciare
Lillian. - Piccola Lillian carissima, - aveva detto. - Fa'
come se fossi a casa tua -. Frieda aveva trentanni. Lillian
ricordava che durante il matrimonio di un familiare Frieda
l'aveva portata nel bosco a raccogliere lamponi fino al
calare del buio. Lillian aveva guardato la donna sul marciapiede
opposto, immobile, le lacrime che dal viso colavano
sui grandi seni flosci finendo nel piatto delle monete.
- Sfratto, - aveva detto Frieda. - Se non paghi te ne
vai -. L'aveva detto in yiddish: - Es iz shver tzu makhen a
leben -.  dura guadagnarsi da vivere.
Voleva essere sicura che Lillian capisse. Non intendeva
spaventarla, aveva detto, le cose sarebbero andate a
meraviglia fra loro due, ma era meglio che Lillian si rendesse
conto, e subito, che anche se hai una casa, e ora
Lillian ce l'ha, insieme alla cugina Frieda, in un attimo
ti ritrovi in mezzo a una strada, come la donna li davanti,
buttata fuori proprio quella mattina. Lillian se ne rese
conto.
Frieda aveva preso Lillian per mano e avevano attraversato
la strada. Aveva messo un penny nel piatto dicendo:
- Mi spiace, signora Lipkin -. Salendo le scale che portavano
all'appartamento, Frieda aveva detto a Lillian:
- Poveretta, - e aveva indicato una stanzetta dove ci stavano
a malapena un letto e due cassette di legno. - Quella
la dividi con Judith.
Lillian aveva stretto tutti i suoi averi contenuti nella
tracolla di cuoio di Yitzak Nirenberg, facendo tesoro della
lezione della signora Lipkin.
Il sogno  sempre lo stesso. Lei  morta. E anche cieca.
Vede solo un'esplosione di rosso dietro le palpebre,
quasi fosse stesa nel campo pi remoto di Turov nella giornata
pi luminosa di giugno, gli occhi chiusi sotto il sole
di mezzogiorno. Il mondo intero, gli alberi, gli uccelli, i
comignoli, sono scomparsi; c' solo un cielo bianco che cade
dolcemente diventando il suo lenzuolo. Un filo d'erba
le solletica la guancia e, scostandolo, lei sente il sangue rappreso
sulla faccia. Si sfrega gli occhi e sente i filamenti di
sangue che le chiudevano le palpebre. Le scorrono lungo
le guance finendo in bocca, grumi di sangue duri come grani
di pepe che si ammorbidiscono sulla lingua, e lei li sputa
nella mano e le mani diventano rosse.
Ora vede tutto, in ogni direzione. Il pavimento rosso.
Il marito steso sulla soglia, coperto da un sangue cos denso
che il pigiama  diventato nero e rigido. In terra, fra loro,
ci sono vari oggetti: la teiera della nonna in quattro
pezzi, il secchio capovolto, il telo che appendono per avere
un po' di intimit. Una mano. Anche sua madre  in terra,
sventrata come un pollo con tutto il grembiule, che ricade
a mo' di sipario ai lati del corpo. Lillian  in piedi nuda
nella stanza rossa e il colore recede, come la marea.
Il padre  steso vicino alla porta d'ingresso, a faccia in
gi, stringe ancora la mannaia impugnata contro gli intrusi.
Ha la sua stessa ascia piantata a fondo nella nuca. Il letto
della figlioletta di Lillian  vuoto. In terra, accanto al
letto, c' un'altra mano su cui scorge la sottile strisciolina
d'oro della fede nuziale di Osip.
Lillian lancia un urlo e si sveglia.
Judith dice: - Brutti sogni.
Lillian annuisce e Judith dice in tono ragionevole e non
privo di garbo: - Non c' bisogno che me li racconti.
E Lillian non le racconta che aveva sentito gli uomini
bisbigliare sotto la finestra della camera da letto, che in
certi punti le pareti di casa erano cos sottili che ne aveva
sentito uno tossire di l del muro e un altro sospirare e che
lei, se non sbaglia, aveva smesso di respirare. La piccola
Sophie, stesa a pancia sotto, sognava succhiando l'angolo
della trapunta. Gli uomini avevano dato una bella spallata
alla porta, e Lillian aveva preso Sophie. Le pareti avevano
vibrato con violenza, reggendosi alla porta, ma la casa
era vecchia, vecchio legno, vecchio fango, tutta buchi
lunghi e grossi come matite, e dai bordi della porta era cominciato
a cadere l'intonaco. La parete avrebbe ceduto da
un momento all'altro.
Lillian aveva messo la mano sulla bocca di Sophie.
Sophie aveva spalancato gli occhi nel buio e Lillian l'aveva
sentita premere le labbra contro il palmo umido dandole
dei bacini nel buio. Lillian aveva sussurrato all'orecchio
di Sophie: - Non fiatare, passerotto Nel vestibolo un
tizio che nessuno dei Leyb aveva mai visto aveva piantato
la lama di un'ascia nel collo del padre di Lillian, e lei
aveva stretto Sophie con pi forza. Osip si era alzato al
buio, la luna aveva fatto capolino per un istante e l'ultima
immagine che Lillian aveva intravisto del marito era quella
di un cavaliere alto e magro con un pigiama avorio che
cercava a tentoni gli occhiali.
Non appena Osip era andato nel vestibolo, il figlio di
uno che pascolava il gregge non lontano dall'orzo dei Leyb
l'aveva pugnalato, e il corpo di Osip era caduto davanti alla
tenda che creava un po' di intimit. Lui era strisciato
verso la porta d'ingresso.
Lillian aveva avvolto la sua sciarpa di lana azzurra intorno
al collo e alle spalle di Sophie, infilando le estremit
dentro la camiciola da notte. Osip aveva urlato. Lillian
aveva aperto la finestrella sollevando Sophie. Le aveva
dato un bacio sulla fronte. - Corri nel pollaio, - le aveva
detto. - Nasconditi dietro i polli. Zitta. Presto. Ti voglio
bene.
Aveva spinto fuori Sophie, reggendola fino all'ultimo
per evitare una caduta franosa. Forse ha detto ti voglio bene
troppo piano, non fa che domandarselo, ma non poteva
ripeterlo, non poteva alzare la voce. Aveva sentito il solido
corpicino atterrare con un tonfo, aveva sentito sfuggire
un Ohi, ohi molto coraggioso. Aveva sentito i passi,
esitanti, puntare dritto al pollaio.
Lillian aveva ficcato il pagliericcio e la bambola di
Sophie sotto il letto e, alzando gli occhi, aveva visto un
uomo scostare la tenda e avvicinarsi. La fissava valutando
il da farsi, o magari pentendosi gi della serata (quei morti
non gli restituiranno il bestiame di suo padre; forse non
 questo l'ebreo che ha coperto suo padre di improperi).
Era stato un lungo istante, nell'altra stanza si sentivano
solo due uomini ficcare gli oggetti di valore (il calice per il
quiddush, una piccola cornice d'argento, una pentola di
rame... non c'era altro) dentro una federa; ci avevano messo
pochissimo, e da pi lontano era giunto il fischio sottile
e insistente del poliziotto che faceva scorrere il manganello
sullo steccato. L'uomo si era avvicinato a Lillian
brandendo il coltello, e anche lei aveva valutato il da farsi.
Si era alzata e gli si era parata davanti, pensando che
una colluttazione e una morte lunga avrebbero favorito
Sophie. Si era avventata su di lui con la lucidit rallentata
e a sprazzi di chi va incontro allo sfacelo fisico. Quello
le aveva tagliato dall'ascella fin quasi all'orlo la camicia da
notte, che si era attorcigliata intorno al corpo.
Stesa accanto a Judith nel letto caldo e stretto, Lillian
sente la pelle accapponarsi al ricordo di quella notte gelida,
anche se appena qualche istante prima sudava. Aveva
puntato le mani come fossero due artigli verso gli occhi azzurri
dell'uomo, iniettati di sangue ma pur sempre azzurri
come il cielo, e lui si era ritratto intenzionato a farla davvero
a fettine, e il poliziotto stavolta aveva chiamato gli
uomini per nome. La voce alterata aveva un tono amichevole
e deciso, come se avesse sorpreso dei ragazzini a rompere
bottiglie dietro un fienile o a importunare le ragazze
al mercato. - Andate a casa, compagni.  stata una nottataccia
per tutti... andate a casa. Ora basta -. L'uomo aveva
sfregiato il petto di Lillian, dalla spalla al fianco, poi
aveva scosso la testa, come se lei gli avesse fatto perdere
tempo. Il poliziotto aveva chiamato di nuovo. Gli uomini
avevano scavalcato i cadaveri dei genitori e del marito di
Lillian e uno aveva fatto cadere in terra una tazza da t;
inavvertitamente, forse, in un momento di distrazione
mentre puliva il coltello sulla tovaglia della madre di Lillian.
Poi i tre erano usciti dalla porta principale puntando
in direzione opposta rispetto al pollaio.
Lillian capisce benissimo lo spazio freddo che Judith ha
lasciato fra loro dopo la sera al Goldfadn. Le dispiace. Cio,
ha intenzione di scusarsi con Judith se Judith non trova anche
lei un lavoro. Ha intenzione di mettere una buona parola
per Judith se le sembrer che mettere una buona parola
- dimostrarsi generosi, leali, equanimi - sia una cosa che
paga con i Burstein e il teatro Goldfadn.
Lillian ha lavato le calze e il pagliaccetto e li ha poggiati
sul termosifone che la notte diventa gelido. All'alba le
calze sono ancora umide. Lillian passa davanti a Judith in
punta di piedi e parte alla volta della Seconda Avenue con
la biancheria fredda e le calze umide.
Judith si sposta nello spazio caldo lasciato da Lillian.
Lillian  salita sul battello di salvataggio senza degnarsi di
calare una scala per Judith. Non ci ha proprio pensato.
Non ha calato una scala, non ha calato nemmeno un pezzetto
di corda per Judith, e dire che senza di lei non avrebbe
mai saputo del Goldfadn. Sono cinque settimane che
Judith dorme accanto a Lillian, dal giorno in cui Lillian ha
messo piede in America, e da cinque settimane Lillian urla
nel cuscino e agguanta la sottana di Judith con tutt'e
due le mani, come se fosse una coperta o un corpo, e a Judith
tocca riprendersela e svegliare Lillian dal brutto sogno.
Succede tutte le mattine: Lillian urla, il bollitore fischia
e gli altri tre che dormono in salotto, gli uomini, si
alzano, bevono il t e mangiano il pane in cucina mentre
Lillian e Judith si vestono. Prima erano in quattro a passare
la notte li, Judith e i tre uomini, e non era poi tanto
male e ora con Lillian fanno cinque, pi due uomini che
dormono di giorno e che Judith vede quando arrivano e si
stendono sul letto che lei e Lillian hanno appena lasciato.
Uno ha perso un calzino che  finito sotto il letto e Judith
ha pensato a lui, ha pensato che dev'essersene andato in
giro tutto il giorno con un solo calzino e il calcagno sanguinante.
Dopo mangiato gli uomini escono e Judith, Lillian e
Frieda distribuiscono la roba da cucire sul grande tavolo.
Lillian  un'apprendista, cos dice Frieda. Lillian fa i lavori
cretini che prima faceva Judith: sfilare l'imbastitura,
separare i petali di seta per i cappelli, appuntare le piume
rosa al feltro rosa, togliere i bottoni. Si  punta le dita
centinaia di volte e ora i polpastrelli sono coperti di buchini
neri impregnati di tintura. Judith e Frieda parlano
in yiddish e in russo, e un po' in inglese per le cose che
hanno solo parole inglesi (film, subway, pizza pie) e Lillian
ci prova.
Anche se Lillian avesse dormito fino a tardi il quattro
di luglio, il t sarebbe rimasto prerogativa di Frieda e Judith.
A Lillian sarebbe toccato comprare il filo e prendere
i tagli di stoffa. Frieda (Chiamami Fritzi dice a tutti)
le paga tutte e due un dollaro al giorno, meno l'affitto,
naturalmente, e meno i soldi per la colazione preparata
con le sue mani (Non vi mando in giro affamate dice a
Judith).
Frieda dorme in cucina su due poltrone accostate. Ha
la schiena a pezzi, e fosse per lei rinuncerebbe volentieri
a tenere a pensione una cugina che  una frana e le altre
sei persone che vivono sotto il suo tetto. Rinuncerebbe volentieri
a contrattare ogni mese con gli italiani per il privilegio
di lavorare a cottimo in casa sua, ma lo considera
tutto parte di una grande scala che la porter in alto. Sente
le mani stringere il legno chiaro e liscio, vede i piedi ben
saldi sul piolo; sogna quasi ogni notte di passeggiare con
le amiche nella sua patria spirituale, la Quinta Avenue,
donne benvestite che lasciano intravedere le caviglie di seta
e le scarpe col cinturino, accettano i complimenti di uomini
belli e ricchi col sigaro in bocca (uomini sbarbati alla
perfezione, dal linguaggio forbito), montano le scale di
marmo lucido che dnno accesso alla palazzina di arenaria
di Frieda, dove lei volteggia di stanza in stanza ballando
un valzer e tra lo svolazzare della gonna scorge il luccichio
dei sanitari di porcellana nel suo bagno moderno con il pavimento
di piastrelle bianche e nere, il riscaldamento a gas
in tutta la casa, i vassoi d'argento sui ripiani di marmo che
traboccano di uva, banane, manghi e mandarini e, sul letto
con il baldacchino damascato, le lenzuola bianche e una
decina di cuscini bianchi.
Nei cinquantasette isolati del Lower East Side, in quella
precisa giornata di luglio del 1924, ci sono centododici
negozi di dolciumi, novantatre macellerie, settanta bar,
quarantatre panetterie e cinquecentomila ebrei. Affacciandosi
alla finestra della cucina, l'unica finestra, Frieda vede
la Grande Occasione.
Grande Occasione che vuole vedere anche Lillian.
Aspetta davanti alla porta del teatro, sforzandosi di sentirsi
riscaldata da un sole che le asciughi le calze. Se ottiene
il lavoro, comprer un pensierino a Judith.
Judith le ha rivolto per davvero la parola soltanto una
settimana prima. Aveva due spilli appesi all'angolo della
bocca. Mentre lavorava facevano su e gi, e si erano mossi
appena quando aveva sussurrato a Lillian che la domenica
successiva avrebbero assunto delle cucitrici al teatro
Goldfadn. Si sarebbero presentate tutte le ragazze della
citt, da Delancey alla Quattordicesima Strada. Judith stava
per diventare una ragazza americana. Aveva regalato
lo scialle - era tale la voglia di sbarazzarsene, a sentire lei,
da regalarlo - e comprato da Kresge una giacchina azzurra.
Judith ha le scarpe americane e la camicetta verde acquistate
dal venditore ambulante, illegali ma bellissime,
e impara l'inglese con grande rapidit. A Lillian l'inglese
di Judith sembra gi ottimo; sembra quello che si sente
alla radio.
Andando al Goldfadn Judith l'aveva guidata tra cumuli
di sterco di cavallo, bambini frignanti e uomini che vendevano
fuochi d'artificio, e si erano fermate a prendere un
hot dog con la senape e i crauti, e il venditore era stato di
manica larga perch Judith ha un non so che. cos ha detto
a Lillian: Ho un non so che, lo capiscono tutti, sono in
gamba. Anche Lillian potrebbe avere un non so che. A Turov
c'era chi pensava che avesse un non so che, ma non
qui. In inglese  la figliastra brutta; non ispira generosit;
la gente non vuole nemmeno vedersela davanti.
Le cose stanno cos. Lei sogna lo sterminio della sua famiglia.
Si sveglia sentendo le proprie urla e il corpo caldo
di Judith. Mangia pane e cavolfiore con degli estranei in
una stanzetta lurida. Mette e leva le imbastiture per confezionare
cappelli da quattro soldi, raduna i petali azzurri
e scarta i fiori di seta difettosi, e fa tutto male. Impara
la lingua di un Paese che la terrorizza in modo da poter
scavare pi a fondo e crearsi una tana sicura, perch non
ha altra patria. Sabato sera alle otto passeggia con Judith
in Essex Street per guardare il mondo moderno, per aggirarsi
come un bue tra gli americani.
Bussa di nuovo alla porta del Goldfadn.
Immagina gi di fare qualunque cosa uno dei due Burstein
desideri da lei. Lillian non sa molto, ma forse sar
proprio questo ad attirarli pi di altre cose, delle cose che
secondo Lillian fanno le prostitute e, se sapesse quali sono,
in quel momento le ripasserebbe mentalmente.
La signorina Morris va ad aprire. Oh, dice, sei in orario.
Da questa parte, dice, e Lillian non si ritrova ad aprire
la patta ai pantaloni di Burstein figlio e non si ritrova
seduta sulle ginocchia di Reuben Burstein; si ritrova a indossare
un camice nero pulito e a sedersi accanto a una ragazza
grassa e carina di nome Pearl che ha i riccioli castani
e un sorriso rosa e amichevole. La signorina Morris le
d una tunica di velluto dorato dicendole di stringere la
vita di cinque centimetri: Lady Macbeth  un po' dimagrita.
Lillian  andata avanti e ha percorso un'oscurit terribile
approdando a Gerusalemme circondata, Gerusalemme
salvata.

Capitolo 2.
Mele e pere.

A Lillian non piace considerarla un'abitudine e non le
piace considerarlo un furto. Prende a prestito, cos si dice:
prende a prestito a pi non posso dagli altri pensionanti.
Monetine rotolate fuori dalle tasche di Joe quand'
ubriaco e finite sul divano, mai pi di due ogni qualche
giorno, da mettere da parte per un paio di calze decenti,
per una cintura alta di pelle che le tenga chiuso il vestito.
Mangia una fetta di pane dimenticata da Joachim. Ogni
giorno il teatro Goldfadn offre una grande occasione, e
non puoi aspettare che le grandi occasioni vengano a cercarti.
Frieda non fa che ripeterlo; parla sempre di grandi
occasioni, neanche fossero un bell'uomo che passa a cavallo e tu dovessi scioglierti i capelli, pizzicarti le guance e
piazzarti sul suo cammino lanciando un fischio per farlo
fermare. Frieda crede talmente nella Grande Occasione e
nel farsi strada che non si arrabbia con Lillian quando accetta
il lavoro al Goldfadn lasciandola in difficolt con i
cappelli. Frieda ci medita su e passa a occuparsi di Joe, incoraggiando
il suo interesse per Judith, che  tornata dal
Goldfadn a mani vuote e se ora vedesse Lillian andare a
fuoco non le butterebbe addosso nemmeno la risciacquatura
dei piatti. Frieda incoraggia Judith a considerare le doti
di Joe ( onesto, dice Frieda, e se avesse una donna non
berrebbe). Frieda ha offerto a Lillian il divano, casomai volesse
dormire da sola; casomai non volesse dormire con Judith,
che avrebbe una gran voglia di sgozzarla nel sonno,
questo intende Frieda, ma Lillian preferisce dormire con
una donna che la odia, che ogni tanto le assesta una bella
gomitata ai reni, che girandosi le pianta un braccio tra i capelli
piuttosto che sborsare un altro nichelino per il divano.
Se tutti collaborassero, Frieda metterebbe Joe e Judith
nel letto in qualit di coppia e Lillian sul divano, facendole
sborsare un po' pi di quello che sborsa Joe, che  un uomo
e torna tutti i santi giorni a casa con legna e carbone,
ma Frieda sa che Lillian ha gi capito le sue intenzioni.
Frieda si affaccia alla finestra e guarda Lillian andare
al Goldfadn. Non  granch sorpresa dalla piccola Lillian
e nemmeno dispiaciuta. Le sono giunte all'orecchio certe
voci, e non c' niente di male se sua cugina  l'amante di
qualcuno al teatro Goldfadn.
Lillian non  l'amante di nessuno; sarebbe quella di
Meyer Burstein se lui volesse: tutte le ragazze della sala
costumi lo sarebbero, e anche le attrici e le donne che gli
fanno capannello intorno dopo ogni spettacolo, perfino
donne sposate, i mariti che si tengono timidamente in disparte
come contadini che offrano la moglie al duca, considerandosi
fortunati perch la loro esistenza suscita il suo
interesse.
Meyer Burstein andr anche a letto con qualcuno, ma
quel qualcuno non  Lillian, e siccome non  Lillian, e non
essendoci motivo di ritenere che lui si stia prodigando affinch
lo diventi, non si capisce perch Meyer Burstein la
inviti a prendere il t con i pasticcini al Royale. Lillian 
stata tra le quinte a guardare il Macbeth seguito da Fiori
tra le spine; ha visto La regina della luna (che, stando a
Meyer, in origine era un re, non una regina, con due figlie
ingrate e una buona) e ha visto diciassette commedie su
New York, il New Jersey e Odessa (anche sui regni di fantasia
e sulle montagne Catskills) e sul ritorno del figliol
prodigo e l'integrazione e la persecuzione degli ebrei, e ora
cerca la battuta saltata, l'attrezzeria mancante, l'imbeccata
non raccolta, neanche fosse un macchinista di scena.
Ma l'interpretazione di Meyer la rapisce come la prima
volta che l'ha visto sul palco.  il Romeo della Giulietta
di Ida Liptzin, della quale Lillian farebbe volentieri a meno,
che sbatte le folte ciglia come un cocker spaniel e si
aggira per il palco, brusca e autoritaria, neanche fosse la
signora Montague che si prepara per una cena di gran gala
anzich una fanciulla che langue per amore. Ma Meyer
 uno splendido Romeo impetuoso e tenero che arde di
passione, e c' perfino un sarcastico spirito da bar che, Lillian
ne  convinta,  pi dei Burstein che di Shakespeare
(e non ha tutti i torti; i Burstein hanno preso il meglio di
Shakespeare, saltato i noiosi tecnicismi, assegnato molte
pi battute alla Nutrice, un ruolo chiaramente scritto per
il teatro yiddish, e operato alcuni tagli ad arte che hanno
trasformato Romeo da ragazzino innamorato - che per sua
natura suscita l'ilarit del pubblico del Goldfadn - in un
uomo passionale e adulto combattuto tra il dovere e l'amore,
cosa che tutti quanti capiscono). Le donne lanciano
rose bianche, che sono i fiori preferiti di Meyer Burstein,
e gli uomini si rallegrano.
Meyer ha detto a Lillian di raggiungerlo in camerino
subito dopo lo spettacolo. Vuole che assista alla sua trasformazione;
quando affonda la mano nella densa crema
che ripulisce cipria e cerone, che ripulisce il nero dalle sopracciglia,
i puntini blu all'angolo degli occhi, i triangoli
bianchi ai bordi, gli sbaffi rosa sulle guance,  come se si
spogliasse. Lillian rimane sulla soglia a stringersi le mani.
Meyer va dietro un paravento e ne riemerge lentamente
con una vestaglia blu marino a piccoli disegni astratti
indossata sui pantaloni scuri, e un asciugamano bianco macchiato
intorno al collo. - Entra, - le dice. - Accomodati.
Sar pronto in un lampo -. Si deterge il viso e poi, come
se si fosse appena accorto che l'acqua gli gocciola dentro
la vestaglia, lancia l'indumento sulla sedia e si para davanti
a Lillian con soltanto la maglietta intima e i pantaloni.
Osip non era cos. Questo  un uomo bellissimo, come un
bellissimo cavallo sauro.
Indossa una camicia pulita, stirata cos a puntino che lo
sparato luccica come ghiaccio, la infila dentro i pantaloni
e nel mettere la giacca il colletto si solleva. Lillian allunga
la mano e lo abbassa. Meyer sorride. - Ho bisogno di una
sistemata? - Lillian annuisce e, con il cuore che la assorda,
liscia il bavero di Meyer Burstein, l'idolo delle Donne, sentendogli
i muscoli del petto. Lui le offre il braccio e si avviano
al Royale, e i tre isolati sono come un sogno.
Il padre di Meyer  gi a un tavolino d'angolo della sala
affollata insieme a un tipo magro e scuro, trasandato
quanto i Burstein sono eleganti. Meyer d un bacio al padre
e rivolge all'altro un cenno del capo. Lillian non sa assolutamente
come comportarsi; non ha mai frequentato
uomini ricchi; non  mai stata a quello che con ogni evidenza
 un appuntamento galante (i baci dietro il fienile,
un'interminabile serata con i genitori muti e rubizzi e la
sorella cadaverica di Osip). Non ha mai messo piede in un
bar come quello, pieno di teatranti, di donne truccate che
portano cappelli di lustrini e agitano il bocchino lanciando
baci rosso fiammante e fumo agli uomini con le cappe
di velluto che ridono come se avessero sentito una battuta
nuova, divertente e, perch no, oscena, e tutto questo
aggirandosi attorno al tavolo di Burstein.
Reuben Burstein le fa il baciamano e Meyer la fa accomodare
su una sedia curva e scivolosa. Lillian sbatte il ginocchio
contro la gamba di ferro battuto del tavolo. Reuben
Burstein dice in inglese: - Che piacere averti con noi,
- e, in yiddish: - Mio figlio ha scoperto di avere un debole
per te Meyer ordina da mangiare per tutti e due e
poggia la mano sullo schienale della sedia di Lillian. Dice
che deve allontanarsi un istante.
Il tipo magro sposta lo sguardo dai seni di Lillian alla
bella schiena di Meyer, che intanto scompare tra la folla.
Le fa un occhiolino orribile, come se avesse capito quanto
sono profondi in lei il desiderio e la disperazione e individuato
i suoi calcoli, come se avesse stimato e messo in conto
ogni monetina e pizzico di cipria rubati, ogni bottone
intascato. Lei sposta lo sguardo su Reuben. Attaccher discorso
con Reuben Burstein anche se per lei  una tortura;
non ha intenzione di guardare di nuovo quell'uomo magro
dai capelli scuri scuri, gli occhi neri penetranti e la pelle
bianca liscia e esangue come la cera di una candela.
Reuben Burstein glielo presenta. - Il mio carissimo amico...
- Il tuo unico amico, - fa quello. - Gli altri sono accattoni,
schiavi e palloni gonfiati.
L'ultima espressione  in inglese e Lillian non la conosce.
 convinta che quel tizio voglia farle toccare con mano
la vastit della sua ignoranza.
- Yaakov Shimmelman, - dice Reuben.
Quello fa un inchino e d a Lillian il suo biglietto da
visita.
YAAKOV SHIMMELMAN
Sarto, attore, commediografo
Autore de Gli occhi dell'amore
Stira e modifica pantaloni
Lillian ride leggendo il biglietto.
-  divertente? - dice Yaakov in tono freddo.
- No, no, non  divertente, - dice Lillian. Inutile fingere
che non abbia riso.
Yaakov si rivolge a Reuben Burstein.
- Ride del mio biglietto da visita, - dice. - Lo trova divertente.
Hai visto anche tu che ha riso.
Forse  pazzo e lo sanno tutti, ma questo non consola
Lillian;  un vecchio amico di Reuben Burstein, come ha
appena sentito, il miglior amico di Reuben Burstein. Si 
rovinata la vita ridendo.
- Non  divertente, - dice Lillian. - Ero sorpresa.
Ero...
Yaakov poggia la mano su quella di Lillian.
- Ti prendevo in giro, tatskele. Certo che  divertente.
 vero,  assolutamente tragico - e aggiunge, in inglese -
asso-cura-mente, si-luta-mante. Ma non per questo  meno
divertente. Per quelli come noi, - e la guarda con attenzione,
per capire se Lillian  come lui, e sembra soddisfatto,
- lo  perfino un po' di pi.
Lillian si accorge che Reuben Burstein le accarezza la
schiena dicendole che Yaakov Shimmelman  un tipo innocuo,
solo un po' nervoso, non c' motivo di aver paura.
Yaakov spinge un piatto di aringhe e un cestino di pane
di segale verso di lei. - Per l'amor del cielo, ragazzina,
mangia. Pagano i Burstein e per un sarto e una cucitrice,
per quelli come noi, significa che  ora di mangiare -. Reuben
dice all'amico di darsi una calmata, di non spaventare
la piccina.
Meyer torna dal padre e dal migliore amico del padre
gustandosi la compagnia di Lillian, preparandole piccoli
panini alle aringhe e versandole slivoviz dalla fiaschetta di
Yaakov. Meyer non beve il liquore europeo di Yaakov ricavato
dalla frutta marcia; Yaakov, per quanto lo riguarda,
non ha niente da offrire.
Meyer osserva le mani bucherellate, tinte e callose di
Lillian. - Dovresti portare i guanti, - dice. - Oggi chiunque
porta i guanti intonati all'abito.
Non vuole metterla in imbarazzo, n si vergogna che
sia una sartina. Cio, si vergogna, per  una ragazza bella
e per niente stupida, e la sua povert, il fatto che sia una
sartina, costituiscono un'attrattiva; lui si considera il tipo
che vuole una donna vera, non solo una bambola pittata o
una ragazza mondana.
Lillian sorride a Meyer e si ficca le mani in tasca, e
Yaakov agguanta Meyer per il bavero come se scherzasse,
se fingesse di essere un duro anche se  una nullit alta la
met di Meyer e dice, in inglese, in modo da non far capire
tutto a Lillian: - Se vuoi che porti i guanti, pezzo di
marcantonio, comprale i guanti. Se vuoi che i guanti si intonino
al guardaroba, falle il guardaroba. Lei, con quello
che guadagna, pu permettersi solo il nastro che ha nei capelli.
Meyer dice: - Guarda che ha un impiego di tutto rispetto.
Lavora per Hattie, e noi le ragazze le trattiamo bene.
Reuben Burstein non fa caso a quella scaramuccia. Osserva
tutti quelli che entrano. Riceve baci e abbracci alla
maniera russa, alla maniera francese, meno espansiva, e
dieci volte di pi alla maniera teatrale, universale e eterna.
Sul suo robusto avambraccio si posano belle mani rosa;
mani pi vecchie, tuttora ben fatte ma piene di macchie
e perfino tremanti, gli lisciano le spalle, evocando a
chi appartenessero un tempo; uomini che non hanno dimenticato
quando il Goldfadn era una stanza sopra una
tavola calda si avvicinano per vedere se quel ricordo ha
ancora importanza per Reuben Burstein. Reuben guarda
Meyer per vedere come se la cava con Yaakov, per vedere
come la ragazza se la cava con Meyer, per vedere che
uso si pu fare dell'intelligente Lilluska dalle mani rovinate.
Yaakov strizza l'occhio a Lillian e dice in yiddish:
- Due cose: un vocabolario, puoi procurartene uno russo-
inglese; e un dizionario dei sinonimi, che secondo me  anche
meglio. Ti dice tutte le parole che somigliano a quella
che cerchi.
Lillian annuisce. Un dizionario dei sinonimi.
- E poi, da' retta a me.
Lillian si  voltata a guardare Meyer che si aggira come
il sole tra la folla.
- Casomai non funzionasse, rivolgiti a me, casomai non
ti piacesse essere la protge di Meyer, - e poi aggiunge,
come se traducesse dal francese, - la sua kallehniu, - che
non significa protge-, significa sposina. Lillian capisce che
Yaakov le sta dicendo, con un certo tatto, che il suo vero
lavoro consiste nell'essere l'amante di Meyer, anche se il
diretto interessato non ne ha fatto parola.
Dopo tre settimane di passeggiate nel parco, due serate
al cinema e un mucchio di bacini mano nella mano, finalmente
Meyer dice: - Vorrei passare un po' pi di tempo
con te.
Lillian non aspettava altro. Meyer pu saltare il corteggiamento;
sa dove Lillian vive, sa come vive; non chiede i
particolari, ma anche gli ebrei che vivono nei bei palazzi
di arenaria di Brooklyn sanno come vivono gli altri ebrei
di Great Jones Street. Forse l'ha presa per una ragazza perbene
che rimarrebbe sconvolta e affranta nel sentire una
simile offerta, ma Lillian si  prodigata per fargli capire
che non  cos, che le sue avances sono benaccette (gli sfrega
i seni contro il braccio ogni volta che lui, da quel gentiluomo
che , si porta sul lato della strada mentre passeggiano)
e che, pur non essendo contraria al matrimonio, non
ha alcuna convinzione politica al riguardo e non la disturba
affatto l'idea che due persone vivano felici e contente
secondo un accordo che non presuppone una licenza matrimoniale
n una grande festa al Concourse Plaza Hotel
con l'abito bianco, le carrozze a nolo e una lurida orchestrina
di cinque elementi che suona If You Knew Susie
quando la festa entra nel vivo, il tutto per una cifra esorbitante
che secondo Lillian sarebbe molto meglio investire
nelle cose davvero imprescindibili (esigenze, necessit,
bisogni, e anche brame, voglie, desideri; ormai Lillian non
si separa mai dal dizionario dei sinonimi). Il libraio le ha
venduto un Webster's Dictionary, che ha la sua brava utilit,
e un Roget's Thesaurus, che racconta una piccola storia
su ogni parola. Questo  cos, le racconta Roget; questo
 legato a quest'altro; i popolani a volte dicono questa
cosa cos, e poi c' il contrario, introdotto nel 1867 dal signor
C. J. Smith, che  nettamente, esattamente e anche
completamente diverso dalla prima parola. Consolare: rasserenare,
rallegrare, rianimare, risollevare, rincuorare;
espressione idiomatica: tirare su. Al contrario: avvilire,
turbare, scoraggiare, agitare, addolorare. I suoi dizionari,
specie quello dei sinonimi, uniti alla prospettiva di diventare
la concubina di Meyer Burstein, la consolano come la
mano di una madre.
Lillian ha cercato di metterlo bene in chiaro con Meyer
e lui ha ripetuto varie volte mentre passeggiavano, e una
volta anche mentre mangiavano un hot dog: - Tu sei una
ragazza ragionevole -. Lillian adora gli hot dog; ormai 
diventata un'esperta di hot dog, e sa come indicare quello che
vuole, non quelli che stanno dietro, e di regola preferisce
un hot dog di Nathan a uno Shabbat brisket. Lillian
annuisce e sorride.  esattamente quello che si va ripetendo
anche lei. Non  morta, non , come direbbe
Yaakov, cadaverica.  semplicemente ragionevole.

Capitolo 3.
Il canto dell'amore.

Meyer Burstein si  deciso. Prende un appartamentino
per lui e Lillian nella Seconda Avenue, a un isolato dal teatro.
Ha preparato il discorsetto che far ai genitori a cena
(Mi permette di trattenermi la sera quando faccio due spettacoli;
cos non disturbo mamma rientrando a casa tardi;
con quello che risparmio di taxi ci pago l'affitto; un monolocale
nella Seconda Avenue) e sua madre lo guarda e
dice: - Mi sembra giusto, caro, - e suo padre, che conosce
la padrona di casa, conosce il fabbro, conosce il pi
grosso importatore di materassi normali e a molle e di letti
del Lower East Side, e che ha parlato con tutti loro per
conto di Meyer, annuisce come rassegnato all'indipendenza
del figlio.
Meyer offre a Lillian un cono gelato e s'incamminano
verso la Seconda Avenue.
- Sali, - dice. - Ho una sorpresa per te.
Fosse una ragazza diversa gli butterebbe le braccia al
collo, togliendogli l'amido dal colletto sullo slancio della
sua buona stella, e ammirerebbe tutto implorandolo di decorare,
di mettere i bracciali alle tende, di aggiungere alcune
cosette per farle sentire la casa pi sua. Lillian lascia
cadere il libro. Si guarda attorno. Molto carino, dice.
Guarda il frigorifero tutta contenta, guarda in bagno e vede
la vasca. Si siede sul bordo e guarda Meyer come un
gatto che ha appena scoperto dove batte il sole. Meyer le
mette la chiave e cinque dollari in mano. Stanotte sar la
nostra notte, la nostra grande notte, dice. Torno alle undici.
Potrebbe esserci il Sentimento, pensa Lillian. Sospirando.
Potrebbero mangiare guardandosi negli occhi. Trova
dei graziosi tovaglioli e una bella incerata per il tavolo. Se
ci saranno gesti clamorosi, se il pollo finir in terra in nome
della passione, vuole che sia tutto predisposto. Adora
i preparativi, adora fare spese, adora camminare a testa alta
tra la frutta fresca mentre l'italiano la guarda, la giudica,
poi sorride, poi le offre un ramoscello d'uva spiccandolo dal
gambo con una bellissima forbicina piccola piccola
a forma d'uccello. Lei si porta l'uva alla bocca con un
unico desiderio: sedersi sulla botte davanti al negozio di
frutta e verdura a contemplare quell'uva croccante, dolce
e vitrea, le forbicine d'argento che servono unicamente a
tagliarla, e la sua nuova vita di donna con cinque dollari e
un amante ricco.
Mette il cappone sulla credenza con alcuni piattini che
vanno nella sua direzione e altri che vanno in quella opposta,
secondo lo stile polacco: patate fredde con l'aneto,
aringhe e fette di cipolla con la besciamella, insalata
di aringhe, insalata di carote, panini bianchi, burro ammorbidito,
due grappoli di quell'uva bianca, che sistema e
risistema nella ciotola argentata che Meyer ha comprato
la settimana prima da Copeland e Perlutter, identica a
quella di sua madre, ha detto, un regaluccio per rendere la
casa pi accogliente. D un'ultima aggiustatina all'uva per
imitare i grappoli d'argento che si attorcigliano lungo il
bordo grondando copiosamente verso la base. Distribuisce
a ventaglio i biscotti americani quadrati con la glassa
rosa che a Meyer piacciono tanto e che a casa sua non pu
mangiare. A casa sua mangiano ancora rugelach, e taiglach
cos incrostati di miele da fargli venire il mal di denti, dice
Meyer, costringendolo a dare un dispiacere alla madre.
Lillian lo sa perch Meyer le racconta tutta la storia dello
scorso venerd sera, fin nei minimi particolari, come se ci
fosse dietro chiss che, come se ora che le ha rivelato la
verit su quelle palline di pasta troppo dolce, sul dolore
che gli procurano ai denti, sul suo rifiuto fermo ma non
sgarbato e sul silenzio gelido della madre, lei capir la situazione.
Lillian capisce due cose: Meyer non dovrebbe
lamentarsi del taiglach, e ci vorr un po' prima che Lillian
la sartina venga invitata a una cena en famille con i
Burstein. Esther Burstein prepara ancora il rugelach il venerd
mattina, e Lillian andrebbe solo per quello. Non sprecherebbe
la saliva con i biscotti rosa.
Lillian passeggia sulla moquette a fiori rosa e rossi, si
stende sul divano verde damascato. Sprimaccia il cuscino
di seta rosso vino che Meyer ha preso in prestito dal teatro
per nascondere un buchetto nella poltrona di vimini.
I lumi sulla parete sono bassi. Lillian poggia una sciarpa
rosa su uno, poi li copre tutti e due. Sembra che le pareti
versino lacrime rosa. Rimette le sciarpe nel cassetto.
Lillian guarda la stanza. Somiglia a un palco allestito
per una commedia romantica. Fiori di primavera, pensa. La
fanciulla e il gentiluomo. Ci sono stati giorni, una sequela
di giorni, in cui al risveglio si  vista sbadigliare nella tragicommedia
dell'appartamento di Frieda. Si metteva a un
capo della stanza e si guardava al lavandino su quello opposto.
Si diceva: Ora in America una ragazza farebbe colazione.
Prenderebbe il t. Una ragazza che spera di vedere
il suo fidanzato (il suo bello, il suo ragazzo, e anche il
suo ganzo, il suo moroso) indosserebbe questo, direbbe
quest'altro, atteggerebbe le labbra cos. La vita di Lillian
a Turov non era una messinscena. Lei era una figlia, era
una moglie, era una madre. Non recitava nessuna commedia,
allora.
Questo non  del tutto vero. Interpretava la figlia ubbidiente
anche se avrebbe tanto voluto far saltare la pipa
dalla bocca del padre che aveva dato via il loro grano per
una miseria, come se avessero sgobbato tanto per niente.
Fingeva che il marito fosse in gamba oltre che gentile perch
la gente non si approfittasse di lui. (- Lascio fare a
Osip, - diceva a tutti. - Lui ha il genio degli affari. Lascio
fare a lui, - diceva ogni giorno di mercato, e intanto pregava
Dio di non fulminarla seduta stante). Al pari di ogni
madre si fingeva buona e paziente venti volte al giorno da
novembre ad aprile per non inveire contro Sophie, per non
provare il desiderio di assestarle una sonora sculacciata se
aveva versato la cenere sul tappeto usandola poi per disegnare,
banale conseguenza di una febbriciattola invernale
che affliggeva entrambe. Ora tutto questo non sembra avere
niente della finzione; sembra l'interno caldo e opaco di
quando era viva e Sophie era con lei.
Lillian si infila non senza difficolt il completo da notte
che Meyer ha lasciato appeso alla porta del bagno. E ridicolo.
Un fastidioso merletto le stringe i seni, lo chiffon
verde trasparente scende come spuma fino alle caviglie.
Roba da quattro soldi, Lillian lo capisce: si scalda come
niente sfregandola tra le dita. Vede nello specchio l'ombra
scura tra le gambe e quella dei capezzoli, tre pietre in
fondo a un cupo fossato.
Sono le dieci. Sono le undici. Lo spettacolo finisce alle
undici;  mezzanotte. Lillian prende una coscia di pollo
e una bottiglia di vino e piazza i piedi sul tavolo. Forse
Meyer non verr. Non  carino essere cos in ritardo, ma
non  la fine del mondo se non viene. E maleducato (volgare,
inelegante, villano, e anche indice di cattivo gusto).
Lillian ha comprato il cibo che piace a lui, indossato una
camicia da notte assurda e trascorso la serata ad aspettarlo
sfogliando il dizionario, predisponendosi al sesso, bendisposta
a dire a chiunque voglia saperlo che Meyer  il suo
amante, bendisposta a essere la sua amante (amichetta,
fiamma, innamorata, favorita) se  quello che lui desidera.
Lillian prende l'altra coscia di pollo. Mica male il pollo e
il vino, e la stanza  ben riscaldata (il caldo non le d
mai alcun fastidio;  il freddo a terrorizzarla) e poi ha con
s il dizionario e Forverts, il quotidiano yiddish di New
York dove, nella rubrica della posta, ha cominciato a leggere
la lettera di una ragazza perbene... sono tutte ragazze
perbene, pensa Lillian, ci mancherebbe che riempissero
una rubrica con le Lettere di ragazze che sanno il fatto
loro e aprono le gambe per soldi. L'autrice della lettera
si preoccupa perch il fidanzato, studioso del Talmud, gli
ultimi due venerd non si  presentato alla cena dello Shabbat
con la smaniosa famiglia della ragazza perbene. Qualcuno
- e Lillian crede di sapere chi, quella puttana berciante e
malefica del terzo piano, abbandonata a sua volta
- ha visto lo studioso del Talmud alla sala da ballo
accogliere lo Shabbat con un tango.
 cos che la trova il padre di Meyer, scalza e con i piedi
sul tavolo, la camicia da notte verde sollevata fino a
met delle cosce bianche, mentre ride sonoramente delle
disgrazie di una ragazza perbene.
- Oh, gottenyu, signor Burstein, - dice alzandosi in piedi,
tirando gi la camicia da notte, guardandosi attorno
come se fosse intrappolata nel fuoco.
- Ho la chiave, - dice Reuben Burstein. - Non ti alzare...
finisci il pollo.
- Sono alzata... prendo la vestaglia, - dice Lillian. 
talmente arrossita che sente un dolore dentro le orecchie.
- Quella posa ti donava Gli brillano gli occhi.
Lillian dice, per inquadrare un po' meglio la situazione,
a mezzanotte, nell'appartamento di Meyer: - Farei un
riguardo a lei e a me stessa se mi coprissi.
Reuben Burstein si stringe nelle spalle. Sembra farle
l'occhiolino. Oh, pensa Lillian, e torna a sedersi, senza vestaglia.
Rimette le gambe sul tavolo. Poggia i piedi contro
la ciotola uguale a quella della signora Burstein, le punte
che sfiorano i grappoli argentati. Guardano tutti e due l'orlo
della camicia da notte salire e fermarsi alle ginocchia.
Reuben si siede a tavola come se lei lo stesse aspettando,
come se avesse preparato quella cenetta apposta e lui
fosse in perfetto orario. Mangia l'uva.
- Se tu sei a tuo agio, - dice, - lo sono anch'io -. Si toglie
il cappello e la giacca e li mette sulla poltrona di vimini
con il cuscino color borgogna. Guarda la poltrona e ride.
- Qualcuno dovrebbe rimborsarmi per quel cuscino,
Lilluska.
- Va bene, - dice Lillian. - La rimborso io.
Reuben Burstein le passa davanti, apre un armadietto
dove Lillian non ha nemmeno guardato e tira fuori un
asciugamano. Scosta il copriletto verde menta e la coperta
verde bosco e spinge in terra i piccoli cuscini ornamentali
verde menta e bosco, quelli che Meyer ha appena comprato,
alzando gli occhi al cielo.
Lillian lo guarda. - Il letto l'ha comprato Meyer, - dice.
Reuben si blocca.
- S, - dice, - e anche i cuscini, ne sono sicuro, e queste
sono le lenzuola di Meyer -. Solleva l'asciugamano,
aspettando.
Ormai  scontro dichiarato. Se lei avesse tenuto la bocca
chiusa, avrebbe dovuto pensarci Reuben. Avrebbero
giocato al gentiluomo e la lattaia, a Reuben Burstein e la
sartina, lui commosso dalla sua bellezza ingenua, lei intimorita
dalla sua presenza imponente. Ma non possono farlo se lei dice cose come: Questo  il letto di tuo figlio e tu
hai intenzione di scoparmi, se vuole far passare Reuben -
non che non lo sappiano tutti e due, ma perch sbandierarlo
- per uno che scopa l'amante del figlio mentre lei indossa
una particolare camicia da notte che il figlio ha scelto
per una serata particolare.
- Un asciugamano lo butti tra la roba da lavare. Hai
fatto il bagno, ne hai fatto pi d'uno, ti serve un asciugamano
pulito. Gli asciugamani non creano problemi.
Reuben stende l'asciugamano al centro del letto e, al
momento di venire, anche se nel frattempo si sono rotolati
per tutto il materasso, trover il modo di rimettere
tutti e due in posizione, di riportarli sull'asciugamano al
momento opportuno.
Meyer cammina, non cos piano da dare nell'occhio,
non cos veloce da precludere una bella occhiata al suo abito
verde, alle scarpe di camoscio marrone scuro. Mai e poi
mai metterebbe la cravatta rossa, nemmeno con l'abito
scuro; lo sbalordisce il fegato di quelli che il sabato sera
girano per la citt con la cravatta rossa infischiandosene
altamente dei teppistelli italiani e della sua gente, i ragazzi
ebrei, che si ficcano il dito in bocca, lo succhiano ben
bene e urlano: - Ehi, mister! Ehi, bella! - alle cravatte
rosse. Ci vogliono cinquecento metri buoni per raggiungere
il viale alberato dall'estremit sud orientale del parco.
Vicolo della Vaselina, Sentiero delle Zoccole. Non potrebbe
essere Via di che so io o Rue di qualcosa di carino.
Parolacce, che a Meyer sembra di sentire nel vocione tuonante
del padre. Nella sua voce da: - Sono Reuben Burstein,
permettetemi di presentarvi il mio umile assistente:
Dio -. Lillian dice che Meyer ha la voce moderna, la voce
che s'intona all'aspetto delle stelle del cinema. Tuo padre
rappresenta il Vecchio Mondo, dice.
Se Lillian fosse l - be', Lillian non potrebbe mai essere
l, ma se quello fosse un luogo diverso - lui la prenderebbe
sottobraccio sentendosi a proprio agio. Passeggerebbero
per il parco cos, per il semplice fatto che  una domenica
pomeriggio, lui le mostrerebbe alcuni punti e
prenderebbero il gelato. La prima cosa che Meyer ha fatto,
a uno dei primi appuntamenti,  stato offrirle il gelato;
non c' immigrante che appena arrivato non si appassioni
al gelato. Lillian l'ha preso al cocco e ha spalancato gli
occhi per la sorpresa, l'ha preso all'ananas e si  messa a
ridere e, quando lui le ha messo un cucchiaio di doppio
cioccolato sulla lingua, lei ha chiuso gli occhi con un gemito
e Meyer ha pensato che forse a letto Lillian, complice
il gelato, sarebbe anche riuscita a eccitarlo. Lui con Lillian
sarebbe Meyer Burstein, l'idolo delle Donne della Seconda
Avenue, una commedia brillante una sera, una
straziante tragedia quella dopo, le signore con i fiori, e
non solo, ad attenderlo fuori dal camerino dopo ogni spettacolo;
non sarebbe questo.
Quando aveva ventidue anni, Reuben gli aveva detto:
Vieni, ti porto nei quartieri alti. Erano andati a Times
Square, dove suo padre si era tolto il cappello davanti alle
prostitute pi carine, aveva accennato un sorriso ai faygete
che passeggiavano ed era parso rammaricato per i marchettari
che si vendevano in Herald Square. - Per loro la vita
 dura, - aveva detto. - Certi li pagano e certi gli danno
una botta in testa. Nessuno li aiuta e loro, in cambio, non
sono troppo gentili. Certi derubano il malcapitato di turno,
certi fanno di peggio. Idem per le ragazze -. Avevano
mangiato alla tavola calda Thompson, dove Meyer aveva
guardato un tizio con l'ombretto azzurro raddrizzare il farfallino
all'uomo seduto al tavolo con lui. Poi gli aveva fatto
una carezza sulla guancia. Al tavolo d'angolo, due tipi
bellocci in abito elegante sedevano fianco a fianco. Meyer
aveva visto che si tenevano per mano sotto il tavolo.
- Ricchioni, - aveva detto Reuben, e aveva ordinato il
pranzo.
Meyer aveva fatto quello che secondo lui era un verso
schifato.
Reuben si era stretto nelle spalle. - In fondo non fanno
male a nessuno.
Il padre l'aveva ricondotto in centro e, passando davanti
agli Everard Baths, aveva detto: - Gli uomini vanno
l.  pulito -. Reuben aveva indicato con la testa uno
stravagante portale di bronzo sul marciapiede opposto, e
vedendo il grosso portiere di colore con il cappotto marrone
dalle spalline dorate si era sfiorato la tesa del cappello.
Il portiere aveva annuito sollevando la mano verso il
berretto con le guarnizioni dorate. - Se vuoi un bordello
degno di questo nome, - aveva detto Reuben, - devi andare
in Francia -. Avevano ripreso la metropolitana e Reuben
aveva guardato il bagno pubblico sulla banchina inarcando
un sopracciglio.
- Pericoloso, - aveva detto. - Ti ritrovi la polizia da
un momento all'altro. E magari proprio lo sbirro dice al
povero schmuck: Vieni un po' qua, non so se mi spiego.
Il padre aveva offerto a Meyer un giro di cinque ore nel
mondo dei froci senza rivolgergli una sola domanda.
Meyer ha attraversato quasi tutto il parco. Il tizio all'estremit
della panchina d'angolo - seduto accanto al duro con i
pantaloni attillati, i riccioli neri e la giacchetta da
marinaio, seduto a sua volta accanto a una vecchia checca
che sbatte le palpebre violette giocherellando con le frange
di una sciarpa di seta bianca identica a quella di Reuben
Burstein, un pensiero che Meyer si augura di allontanare
al pi presto - il tizio all'estremit della panchina alza
lo sguardo. Potrebbe essere un uomo qualsiasi in abito
grigio, un qualsiasi uomo d'affari non israelita, biondo come
un ussaro, naturalmente, tanto per svergognare Meyer
fino in fondo. Solleva a mo' di serpente la testa imbrillantinata
e guarda Meyer camminare.
Meyer ha una bella andatura; calca il palcoscenico da
quando aveva due anni. Sa procedere con aria disinvolta
o tracotante, o con la testa tra le nuvole, perso in riflessioni
tragiche, e sa incespicare come un Edipo cieco. Sa
saltellare come Heidi la svizzera, se necessario. Meyer si
lancia un'altra occhiata alle spalle per guardare quel tizio
senza dare troppo nell'occhio, e rallenta di mezza battuta.
Prende fiato, come se avesse un faro rosa chiaro puntato
addosso. Fa un bel respiro con il diaframma e abbassa
le spalle per farle sembrare ancora pi grandi e squadrate
sotto la giacca. - Le spalle, - ama dire suo padre, - sono
come i seni per una donna. Lanciano segnali. Convincono
-. Meyer rincagna appena il mento per raddrizzare la
spina dorsale. Sfrutta cos tutta l'altezza che Natura vorr
concedergli.
Quello si alza. Camminano fianco a fianco e Meyer
guarda i loro piedi sul vialetto di ghiaia. Non riesce a togliersi
dalla testa l'incidente capitato al parco il mese prima.
Alcuni delinquenti hanno aggredito un uomo: hanno
sbattuto quel poveraccio in terra imbavagliandolo con la
sua cravatta, poi hanno strappato dei rami da un acero e
glieli hanno ficcati nel sedere, facendo anche di peggio.
Meyer ha poi saputo che  morto e il giornale, attingendo
ai toni pi beceri e sgradevoli, ha riferito che il campo di
finocchi  inaridito.
Finalmente ha smesso di piovere, dice l'uomo. Gi, fa
Meyer. Mi piace il tuo vestito, dice l'uomo. Ah, l'ho preso
da Macy's, fa Meyer. Ne ho uno uguale, dice l'uomo.
Ah, s? fa Meyer.
Ci sono arbusti enormi, certi alti come palazzine a due
piani; alcuni piegati da anni di vento disegnano tettoie verdi
piene di rovi. Sono molto rinomati. Meyer e il biondo
controllano che non ci siano poliziotti, ladri, scocciatori,
altre coppie. Ecco cosa succede a essere cos; il desiderio
ti monta dentro come una fontana di champagne, il sangue
ribolle, e tu cerchi di spianare un punto in terra per
evitare che la ghiaia ti strappi i pantaloni verdi sulle ginocchia,
e allontani dalla nuca i rami neri e spinosi del cespuglio,
e invece del profumo, del vago sentore di muschio,
vaniglia o cannella che cogli in una donna, senti l'aroma
della cintura di cuoio nuova, delle mutande di cotone, di
lui, e il gioco  fatto.  questo che rovina la vita a Meyer;
 come un leone appostato fuori dalla casa di sua madre,
quell'odore. Pelle calda, erba e l'aroma denso, vicino: cipolla,
sale, animale. C' un fievole scintillio nell'aria quando
l'uomo tira fuori l'uccello. Meyer vorrebbe soffermarsi
un istante a respirare, ma non te ne stai a respirare come
un ragazzino dal fornaio quando sei in ginocchio
davanti a un estraneo, perci Meyer chiude gli occhi e apre
la bocca e pensa: Questo.
A letto, sotto le coperte, Lillian poggia la testa sulla
spalla lentigginosa di Reuben e la mano sul campo di peli
grigi del petto. Non ha mai visto un uomo cos vecchio nudo:
vuole guardare; forse sarebbe meglio non farlo, ma
quello che ha visto chiaramente nell'ultima ora, il grande
petto, il grande ventre, le braccia come quelle di un maniscalco,
 bello.
Reuben ha gli occhi chiusi, e li chiude anche Lillian. In
un certo senso hanno pi tempo di quanto pensasse, perci
si rilassa. Assopita, incurante, a suo agio, alla deriva
nel letto di Meyer con il padre di Meyer, le sembra di cadere
trapassando le lenzuola, il materasso, il pavimento di
linoleum, trapassando la pioggia di New York che cade da
due giorni, l'asfalto bucherellato della strada, l'oceano e
la sabbia sottostanti, trapassando le rocce spaccate e la lava
rovente al centro della terra, fino a raggiungere la vita
prima che tutti morissero.
Apre gli occhi. E dolorosissimo, anche se, fosse per lei,
non lo interromperebbe. E come partorire o fare l'amore
per la prima volta; lo vuoi per quello che comporta, per
quello che diventa la tua vita quando il dolore passa. In
yiddish la parola per dire mora, ozhene,  pi scura e
pi dolce. La parola per dire pioggia, una pioggia dirotta,
mablen,  pi molesta, pi fredda e seria. Quella che a
novembre cade su Turov sembra acciaio;  capace di spazzarti
via la casa, annegarti gli animali, tagliarti la gola. A
letto non si dice: Bambolina, sei come le more, ma parole
che somigliano alla lingua stessa, canzoncine che affiorano
dal cuore della bocca: Mia bella, mio desiderio pi caro,
dolce anima mia.
Reuben dice, quasi l'avesse sentita: - Zeiskeit -. Dolcezza.
In yiddish, in inglese, in russo, e perfino nel suo
francese da quattro soldi, Reuben ha calibrato esattamente
la distanza tra il presente e il futuro, tra le possibili perdite
e i guadagni stimati, tra Esther, sua moglie, e Gloria,
la sua amante, tra l'una e l'altra, venti anni di differenza,
tra Brooklyn e Brownsville, il mercoled sera e una settimana
l'anno, per il viaggio a Pittsburgh che Esther rifiuta
di fare. - Vuoi vedere attori di second'ordine in rappresentazioni
di terz'ordine in citt di quart'ordine? - dice
Esther Burstein. - Chi te lo impedisce? - Ma Reuben pu
portare a Lillian qualche libro, se non altro. Perch no?
Lei muore dalla voglia di imparare l'inglese. Pu procurarle
degli abiti decenti; non deve mica sembrare una puttana
della Quattordicesima Strada. Pu portarla a pranzo
con Yaakov, che stravede per lei. E se tiene bene a mente
che non la ama, che  troppo vecchio per ricominciare,
che lui  la persona che , che l'amore non  un buon motivo
per comportarsi da stupidi -  la scusa per comportarsi
da stupidi - questa sar una piacevole cosetta da niente.
Un'impennata.
Reuben non si domanda perch, se  una cosa da niente,
va gi stabilendo quale spettacolo potrebbe saltare la
settimana prossima - non sta scritto da nessuna parte che
deve guardare ogni maledetta esibizione che si tiene nel
suo teatro - e poi c' la faccenda della spesa, di quali libri
comprarle, e del tono che ha in mente di assumere - burbero,
contrariato, che lasci trapelare una punta di affetto
paterno - quando discuter con la moglie della nuova fidanzata
di Meyer. E Meyer, pensa Reuben, pu andare a
farsi fottere.
E Lillian, capace anche lei di tracciare la distanza tra
dolcezza e desiderio pi caro del mio cuore  tornata,
trapassando il calore e la terra via via pi fredda, trapassando
i campi di Turov e la grigia pioggia carbonizzata
di New York, su su fino alla sua morta persona americana.

Capitolo 4.
Ho perso la giovinezza, come un giocatore che ha brutte carte.

Gioved pomeriggio, al Caf Royale  tutto tranquillo.
Manny il Gobbo sa che deve portare il t per Lillian e il
caff per Reuben. Reuben lo spedisce indietro a prendere
i biscottini e si appoggia al muro, posizione favorita da
gangster e sovrani; gli piace guardare chi entra: la donna
graziosa, le notizie da Vilna, gli attori di compagnie rivali(se gli sembrano depressi o arrabbiati offre torta e caff
e dice, in tutta onest, che gli fa male veder sottovalutare
un grande talento).
Quando la gente vede lui e Lillian seduti assieme, Reuben
dice: - Sono lezioni d'inglese per la ragazza di Meyer.
Yaakov insegna, io offro i dolci, tutti tornano a casa felici
e contenti -. A volte infioretta un po' troppo aggiungendo:
- La mia Esther  pi moderna di quanto pensiate:
desidera che Lillian parli inglese a casa -. Se sorge qualche
dubbio, se l'ascoltatore inarca un sopracciglio e scocca
a Reuben una rapida occhiata distogliendo subito dopo lo
sguardo, quasi volesse dire, quasi volesse sentir dire a un'anima
ardita: Esther Burstein desidera che Lillian parli
inglese a casa di chi? E perch mai a Esther dovrebbe interessare
in che lingua va berciando la fanciulla? Reuben
indurisce i lineamenti e diventa Mister Burstein, l'impresario
della Seconda Avenue.
Se gli capita qualche osso duro, fa un cenno con la testa
a Lillian per dirle di sorseggiare il t e di dare un morso al
biscotto. Lui sorseggia il caff. Si sistema la sciarpa di seta
bianca. Dice con grande fascino minaccioso: Che piacere
vederti, mia cara, salutami il tuo fortunato marito. Sentiamo
la tua mancanza a teatro, vecchio mio. Passa nel fine
settimana a ritirare i biglietti. Quelli ricambiano il suo
sorriso, un po' spaventati. E lui fa un altro cenno a Lillian:
dovrebbe posare il biscotto, picchiettarsi gli angoli della
bella boccuccia con il tovagliolo e dire: Piacere di conoscerla,
con tutta l'educazione e la nonchalance possibili (e
le d una dimostrazione di nonchalance scostandosi i capelli
biondi immaginari e fissando lo sguardo in un angolo).
Che consolazione per Lillian quando lui fa cos. Schiaccia
il collo a quegli schifosi, pensa. Falli tremare. Falli piangere
per il terrore.
Yaakov arriva con il New York Times, scaglia sul tavolo
quello che lui considera il surrogato di merda farkokteh,
destrorso e antisemita di un quotidiano, e prende un
pasticcino. Ne mangia un altro in rapida successione e fa
notare a Lillian che nello spregevole New York Times,
a differenza che nel Forverts (non per offendere lei, assidua
lettrice, n l'eroe universale, Reuben Burstein, luce
divina, raggio dorato del teatro yiddish) le frasi sono frasi.
Yaakov mangia un altro pasticcino (- Ti sto salvando
da te stesso, - dice a Reuben) e spinge I belli e i dannati
verso Lillian (Un americano moderno che ha molto da insegnare,
dice, e che per di pi offre uno scorcio delle classi
agiate). Posa delicatamente una copia inglese del Racconto
delle due citt accanto a s. Lascia Lillian a sgobbare
su qualche frase di Fitzgerald, magari su un'intera
pagina di bellissima prosa che lei  consapevole di triturare
sotto i denti e di risputare sotto forma di impiastro finch
non le viene il voltastomaco, dopodich Yaakov riprende
il libro e ne legge un capitolo mentre Reuben gioca
al professore con Lillian.
Reuben  l'insegnante peggiore del mondo. Prende il
Times e legge qualche titolo a voce alta, annuendo con
fare redattoriale. D il giornale a Lillian, che lascia lunghe
strisce nere sulla prima pagina con le dita umide. Reuben
la invita a leggere... le ordina di leggere ogni articolo fino
all'interruzione che rimanda alla pagina interna. La tormenta
con la dizione e l'inflessione: - Non vivi pi in mezzo
alle capre, Lillian -. Corregge ogni parola. Pi che correggerla
la maggior parte delle volte sbatte il palmo sul tavolo
e dice con voce stentorea: - Non cos... chi parla
cos? - A volte dice: - Sei una ragazza in gamba. Non senti
la differenza tra una v e una u? - E passa a recitare
met del soliloquio di Amleto, cercando di arrotare non
solo le r, che non  facile per Lillian, ma anche le u,
che non  facile per nessuno.
Quando Yaakov non ne pu pi delle angherie di Reuben,
si intromette. - Neshomelech, - dice, - sta' tranquilla.
Rilassati. Il resto della lezione sar solo inglese ma, vedrai,
facile facile. Voglio mostrarti qualche trucco -. Reuben
scuote la testa. - Non serve a niente, caro mio -. E
Yaakov sorride e dice: - Lillian, conosci la barzelletta?
Un grande attore  tutto preso a recitare il grande Amleto
di William Shakespeare e, nel bel mezzo del monologo
di Amleto - Tsu zayn, nisht tsu zayn, - l'attore diventa
paonazzo e s'inginocchia. Un medico corre sul palco e gli
ausculta il cuore. Si gira verso il pubblico. - Signore e signori,
mi rincresce informarvi che la nostra stella, il grande
Minskovic,  morto -. Uno del pubblico urla: - Fagli
un clistere! Fagli un clistere! - Il medico dice: - Forse non
mi ha sentito. E morto -. La stessa voce urla: - Fagli un
clistere! - Signore, - dice il medico, - le ho detto che 
morto! Non serve a niente -. E l'ebreo sapientone risponde:
- Male non fa!
Reuben e Yaakov ridono fino alle lacrime e quella sera
Lillian si ripete la barzelletta finch non l'ha imparata bene
dall'inizio alla fine, ed  l'unica barzelletta che le capiter
mai di raccontare.
Lillian sospira. Legge a voce alta un breve articolo (cerca
i pi brevi) su una banda di ladri di biciclette dell'East
Side. Dire cycle le crea grossi problemi. Reuben sbatte la
manona sul tavolo di marmo facendo saltare le tazze nei
piattini, e Yaakov prende Lillian e la trascina in un valzer
per tutto il Royale, cantando con quella sua specie di tono
baritonale: - Questo non  un grande sponsale (questo,
non kvesto), non andrai sull'imperiale, ma sembrerai perfetta
quando (quando, non kvando) assisa in bicicletta che
per due  fatta apposta. Daisy dammi una risposta -. Reuben
applaude, Manny il Gobbo riempie le tazze senza che
nessuno gliel'abbia chiesto, il che equivale a un'ovazione,
e Lillian, che ha appena imparato il valzer da Yaakov
Shimmelman, pensa che se lui era cos gentile, cos allegro,
cos ostinatamente buono e generoso quando la moglie
e i figli erano vivi, dovevano essere la famiglia pi felice
sulla faccia della terra. Ma non si fa illusioni; Yaakov
le ha detto molte volte che non lo era. - Prima, - dice, -
da vivo, ero uno schmuck. Ora sono lo splendido cadavere.
Un cadavere che balla il valzer. Lo sai -. E lei lo sa.
Reuben annuisce. Con chiunque altro cambierebbe argomento:
che bisogno c' di parlare di morte prendendo
il t coi pasticcini? Il fatto  che non solo Rivka e i due
gemelli sono morti di tubercolosi e Yaakov no, che  gi
brutto di per s; ma Reuben sa in quale bar si trovava
Yaakov la sera che Rivka  svenuta e da quale bar Reuben
ha dovuto trascinarlo via due giorni dopo, quando sono
morti i ragazzi. Dopo aver pagato per i tre funerali e strappato
il bavero della giacca di Yaakov e della propria, Reuben
si  svegliato senza alcun motivo plausibile alle due
del mattino,  tornato in taxi da Brooklyn alla Seconda
Avenue, ha tirato Yaakov fuori dall'acqua rossa e bollente
della vasca da bagno, ha strappato le lenzuola sottilissime
ricavandone due lacci emostatici, li ha legati ai polsi di
Yaakov e l'ha cullato in grembo come un bambino. Yaakov
ha dormito quattordici ore mentre Reuben faceva su e gi
fumando una sigaretta dietro l'altra senza perderlo mai
d'occhio. Quando Yaakov si  svegliato, vergognandosi di
essere vivo, Reuben se n' andato e non gli ha rivolto la
parola per due settimane, spedendo una ragazza scialba e
alla mano a cucinare e a cambiargli le bende. (- Dovrebbe
farti pena, - diceva Esther. - Me l'ha fatta, - replicava
Reuben attribuendo poi a Yaakov tutti gli appellativi
yiddish possibili e immaginabili per definire uno stronzo
spregevole, vigliacco e irresponsabile. A Reuben piace ancora
raccontare questa storia quando la gente si lamenta
della vita). Yaakov e Reuben sanno che ora la vita di
Yaakov appartiene a Reuben; che quando salvi il pesce d'oro,
il ginn col turbante, il gatto parlante, diventa tuo per
sempre.
Yaakov  contento che il suo amico sia contento. La ragazza
produce un bell'effetto su di lui. Non lo fa somigliare
all'uomo che Yaakov ha conosciuto trent'anni prima (e,
che Dio lo perdoni, chi lo vuole quel figlio di puttana cieco,
spietato e arrogante?); la ragazza fa somigliare un po'
pi l'uomo che  adesso all'uomo che avrebbe potuto essere.
Vedendola arrivare Reuben si acciglia come se fosse
in ritardo o malvestita. (E lei  stata l'una e l'altra cosa,
anche se ora accetta i consigli di Reuben e di Yaakov e non
indossa le cose che le ha comprato Meyer, gli allegri vestiti
che la fanno sembrare un pony con la gonna di crinolina.
Non si veste come Gloria l'Amante, biondo platino e,
a dirla tutta, elegante da fare schifo, anche se Yaakov non
lo direbbe mai a Reuben, n si veste come Esther, Madame
Burstein, molto New York vecchio stile con le perle,
il cameo nero e le eleganti scarpine di camoscio grigio col
tacco alto che, Yaakov guarda caso lo sa, sono di un numero
in meno. Ora Lillian porta gli abiti, non sono gli abiti
a portare lei, pensa Yaakov, e farebbe bene ad accorciare
quella gonna di un paio di centimetri, glielo deve dire.
Se Yaakov fosse nato in Francia, forse sarebbe nell'atelier
di Chanel; forse sarebbe Chanel in persona, se  per questo,
visto che la pensano esattamente allo stesso modo sulla
commistione di bigiotteria e gioielli, sul fascino dell'abbronzatura,
sui pantaloni per le donne e, soprattutto, sulla
necessit della disinvoltura). Reuben si acciglia vedendo
arrivare Lillian perch, se non lo facesse, il sorriso gli spunterebbe
sul viso come un'alba, il colore gli inonderebbe le
guance alte e rugose e il mondo intero saprebbe quello che
finora sa soltanto Yaakov.
Lillian ha detto a Yaakov che Reuben la fa sentire a casa.
Lui personalmente preferirebbe dormire a Battery Park
che sotto, sopra e dentro i confini di Reuben Burstein, pur
sapendo che serve un tetto, serve un piatto: Guarda, ti dici,
c' un bel fuoco acceso, prendi quello che vuoi e dopo
vai a dormire al sicuro, come non succedeva da settimane.
Lillian  una vagabonda che si  fermata per la notte.
Yaakov gliel'ha detto. Mangia quell'ultimo boccone, le dice,
scaldati le mani ancora una volta, cara mia, e vatti a
cercare una casa tutta per te prima che cambi il vento.
Quando torneranno i proprietari non ti permetteranno di
restare.
Ognuno di noi ha due ricordi. Quello che si pu raccontare
e quello che c' attaccato sul rovescio, la scura pacca
di catrame di quanto  accaduto.
La cicatrice che attraversa il petto di Lillian  una linea
rosso cupo.
La cicatrice sulla spalla  un piccolo ovale paffuto di un
viola scabro e corrugato con un sottile bordo di pelle bianca
rappresa, fatto dal rovescio di un cucchiaio da minestra
di acciaio arroventato. Ogni tanto qualcuno, un uomo interessato,
una donna interessata, le ha chiesto spiegazioni.
L'interesse non  uguale. C' la carezza curiosa, lo
schiocco sommesso della lingua di un uomo che magari ti
spezza il cuore perch a cena nemmeno ti guarda ma pi
tardi, imbattendosi nella cicatrice, ci passa le dita sopra e
intorno, raggiungendo poi i bottoni del corsetto, come se
tu fossi un dolce uccellino tremante: sh-sh-sh.
Le donne dicono: Vaiolo? Febbre scarlatta? Un uomo?
Io ne ho una cos sulla coscia, grande il doppio, dovresti
vederla, come se mi avesse azzannato una bestia feroce.
Reuben ne ha viste di cicatrici. Ne ha, di cicatrici: lo
squarcio azzurro sullo stinco, lungo e largo come un coltello
da burro, che si  fatto saltando da un treno vicino
Uman; la punta del dito tranciata da un'accetta a Lutsk; i
due alluci vittime dell'assideramento, i piedi che ancora
adesso d'inverno gli fanno male, come se piangessero le
parti perdute; il grande nastro di pelle bianca intrecciata
intorno al collo, una nottataccia a Odessa. Ucciso lo zar
Alessandro II, che altro dovevano fare se non dare la caccia
per strada agli attori ebrei con un cappio di filo spinato?
Chiedi spiegazioni sulle cicatrici e gli altri ti racconteranno
una storia terribile, non sapendo che avessero tanto
bisogno di raccontarla. Potresti bloccare un uomo che
sta per farsi la ragazza pi carina del paese dicendo: Ehi,
Yossel, raccontami come ti sei fatto quella cicatrice che
hai sulla schiena, e lui si scosterebbe dalla ragazza e tirerebbe
su i calzoni dicendo: Quella? Quella si che  una
storia interessante. Reuben  stato cos fino ai sessantanni;
dopodich non ha pi voluto raccontare la storia n
sentirla: sofferenza atroce, tragedia immeritata, fortuna
inattesa. Il pi delle volte ci scappa il morto, ma non  la
persona con la cicatrice, naturalmente, che racconta la storia
all'infinito, le dita che passano e ripassano, all'infinito,
sullo sfregio mosse dal piacere e dal senso di colpa.
- Questa cos'? - dice Reuben sfiorando lo sfregio
viola.
Lillian preme la spalla contro la mano di Reuben senza
rispondere. Sarebbe carino che glielo chiedesse di nuovo,
come se volesse saperlo davvero. Lillian gli parlerebbe perfino
della propria infanzia, che forse non  molto diversa
da quella di lui. Non  certo l'infanzia di Meyer, che a sentire
Meyer  stata un divertimento ininterrotto tra lo slittino
a Central Park, le spese da Bloomingdale e i pranzi
domenicali da Ratner.
- Mia madre non era un tipo paziente.
Lillian sta lavorando sulle U. Reuben dice che finir col
parlare inglese come una vera americana, e non come un'emigrante.
Ne  sicuro.
- Mia madre sopportava... sopportava tantissime cose
ma non era... non era calma n controllata.
Tutto quello che Lillian dice ora richiede qualche minuto
in pi per permetterle di soppesare e scegliere le parole.
A Reuben non dispiace. La mano gli  caduta sul sedere di
Lillian, e sta li a rimestare attraverso il tessuto impalpabile
della camicia da notte che sembra pronto a schiudersi
sotto le dita. Deve dire a Meyer di comprarle delle
mutandine di seta: perch non dovrebbe portare la seta e
perch non dovrebbe essere Meyer a comprargliela? Sono
solo le dieci, c' un bel fuocherello acceso, lui ha un bicchiere
di vodka, un'aringa in un piatto, Lillian  stata molto
premurosa. Esther non lo aspetta prima di mezzanotte.
Non  certo la cicatrice pi brutta che abbia visto, anche
tra le donne.
- Dai, - dice. - Dai, tatskele, raccontami la storia.
Lillian gli racconta la storia che pu raccontare.
- Una volta da piccola stavo aiutando... ero convinta
di aiutare mia madre a cucinare. Preparava la zuppa d'orzo.
Un po' di pollo, qualche tazza di orzo. Io affetto le cipolle,
le metto in una ciotola e gliele d. Rimango li, voglio
vedere, voglio mescolare, voglio aiutare di pi. Le sto
tra i piedi, lei fa per prendere il pollo e sbatte contro di
me. Sfila il cucchiaio bollente dalla minestra e sss, me lo
pianta sulla spalla per darmi una lezione. Fine della storia.
Reuben bacia la cicatrice. L'orribile pezzetto di pelle
corrugata, vede ora, guardandolo da vicino, rivela gli intagli
e i solchi minuscoli del metallo che la donna ha premuto
sulla spalla della figlia vent'anni prima, ma agli occhi
del mondo risulta pur sempre pi nuovo e fresco della
parte pi morbida e liscia di Reuben. Che passa le dita sull'altra
cicatrice, un sottile taglio rosso che scende dalla
spalla all'anca. Lillian gli sposta la mano portandosela sul
seno.
Dice: - Dov' Meyer stasera?
Reuben dice che non lo sapeva la settimana prima e non
lo sa questa settimana.
- Tira a indovinare.
- Non tiro a indovinare, - dice Reuben. - Non mi immischio
negli affari suoi.
Lillian lo guarda con freddezza, poi si mette a ridere. Ride
anche Reuben, che per  convinto del fatto suo. I luoghi
che Meyer frequenta all'insaputa di Lillian sono affare
di Meyer. Quello che Lillian fa, ora  affare di Reuben. Le
accarezza il sedere. Lillian si addormenta e, in quel momento,
Reuben non vede una sola ragione per resisterle. La
stringe tra le braccia, come se lo facessero da anni.
Reuben la tiene stretta, ma per poco. A un tratto sembra
plausibile che Meyer vada direttamente li dopo il teatro,
che quanto  successo la settimana precedente ( rientrato
alla casa di Brooklyn in taxi alle due di notte e la mattina
se n' andato lasciando un biglietto assurdo per la
madre sul tavolo della colazione) non succeder di nuovo.
Qualunque cosa Meyer stia facendo o abbia fatto, prima
o poi verr da Lillian.
Reuben si alza e Lillian apre gli occhi, e insieme rifanno
il letto. Lui prende quei cuscinetti assurdi e li rimette
com'erano, e Lillian lo aiuta dandogli un bacio sulla guancia.
Reuben  contento di quel bacio,  contento di essere
il tipo d'uomo che assolve alle piccole mansioni domestiche,
cosa che non , di norma. Si domanda perch, sapendo
che prima o poi si presenter Meyer, abbia fatto
l'amore con Lillian lentamente, come d'estate in un prato,
e perch dopo abbiano indugiato a letto, come se non
potesse succedere niente di male. Come se fosse impossibile
immaginare che Meyer piombasse su di loro nel bel
mezzo del rapporto, o mentre sonnecchiavano tra le lenzuola
di Meyer, o mentre rimboccavano le lenzuola del letto
di Meyer. Non  impossibile immaginarlo,  facile immaginarlo,
perch  quello che si aspetterebbe ogni persona
sana di mente. Reuben si veste.
- Mettiti la vestaglia, - dice. - Quanto alla cicatrice...
non  una storia da raccontare agli uomini.
Non  una storia per sedurre, intende. Intende che non
c' uomo disposto a sposare un'agguerrita puttanella pronta
a raccontare la storia della madre che la ferisce intenzionalmente.
Non incoraggia.
- Che cosa dovrei dire?
- Per quanto mi riguarda, di quello che ti pare. Per
sai che cosa dicono le donne agli uomini. Sai che cosa gli
uomini si aspettano.
- Ah, questo  successo alla bambina, quello  successo
alla capra, questo  successo quando sono andata a prendere
una forma di pane.
- Appunto. Agli uomini piace quella roba.  come una
melodia di sottofondo. Musica d'organetto.
Reuben prende la spazzola di Lillian. - Ti aiuto.
- Agli uomini piace sentirsi dire: Oh, sei un amante
magnifico.
- Certo, - dice Reuben sorridendole nello specchio,
e le spazzola i capelli fino alle estremit attorcigliandoseli
intorno alle dita. - A me non devi dirlo... non  necessario.
Se Lillian lo conoscesse meglio gli domanderebbe: Non
 necessario perch sei tanto sicuro di te o non  necessario
perch conosci la verit e non hai bisogno di menzogne?
Per lei va bene che non sia stato magnifico (grandioso,
maestoso, superbo, splendido).  stato piacevole, qualche
bacio affettuoso che non si aspettava, niente da farti
perdere la testa. Lei preferisce cos, e Reuben lo stesso.
Ne  sicura.
Anche se Lillian butta la testa all'indietro e sente le tozze
dita di lui sciogliere delicatamente un piccolo nodo tra
i capelli, anche se Reuben le raccoglie i capelli scuri in una
mano e li solleva per vedere e per odorare la pelle bianca
della nuca, fingono di non fare quello che stanno facendo.
Forse non  nemmeno corretto dire che fingono; sono convinti
di essere alle prese con un affare ragionevole, con uno
scambio di merci e servizi, e di aver fatto tutti e due una
valutazione equa e attenta delle rispettive disponibilit e
di quanto sia il caso di rischiare per ricavare il massimo da
quello che al momento sembra un ottimo investimento.
Non immaginano nemmeno che cosa stanno facendo.
Meyer si sbuccia il dorso della mano destra facendosi
largo tra gli alberi per tornare di corsa a casa e ha ancora
le nocche umide e infiammate quando si stende nel letto
accanto a Lillian. Vede il cibo lasciato da Lillian e ne interpreta
il significato: se vuoi, mangialo, senn, lascialo
marcire; non mi riguarda. La bottiglia di vino  quasi vuota.
Quel cibo deturpato gli chiarisce un po' le idee su Lillian;
era convinto che fosse una ragazza dolce, una piccola
immigrata dagli occhi grandi riconoscente di tutto. Se
le davi un panino era contenta, se le davi un pezzo di torta
ti baciava i piedi. La vera Lillian con ogni probabilit
lascerebbe strisciare i parassiti sul tavolo, lascerebbe marcire
l'uva e inacidire il vino pur di non lavare nemmeno un
piatto.
Meyer si versa un brandy e si lava le mani. Fa cadere i
gemelli e l'orologio da taschino nel piatto di ceramica sul
com. Lillian indossa una scomoda camicia da notte. Reuben
le ha detto che gliene procurer una pi carina da nascondere
nell'ultimo cassetto per quando va a trovarla lui.
Sar decisamente migliore, di fattura pi pregiata, con un
pizzo pi pregiato rispetto a quella che le ha dato Meyer,
ha detto, e Lillian gli crede. Reuben non brilla certo per
la sua integrit (schiettezza, onest, purezza, onorabilit),
e a una brava persona non piacerebbe sapere che il suo regalo
 nascosto nell'appartamento pagato dal figlio, ma secondo
Lillian  meglio Reuben di una persona onesta e brava;
 forte.
Meyer sorseggia il brandy e rimane sulla soglia a guardare
Lillian che dorme. Lillian si impone di inspirare e
espirare a fondo, fingendo di dormire come quando Osip
la voleva e lei non ne aveva voglia, come ha finto di dormire
ogni notte in America, un sonno tranquillo e uniforme,
come se non ci fosse niente da temere.
Meyer si stende sopra il copriletto scivolando sul raso.
Puzza; sente l'odore della terra su cui si  inginocchiato e
il sudore di quell'uomo, come malto e ferro, sente il proprio
dopobarba e le due birre che ha bevuto tornando a
casa (come se quella fosse casa, come se la birra aiutasse)
e il deodorante per l'alito che si  spruzzato salendo le scale.
Si stringe alla schiena liscia di Lillian, e lei glielo lascia
fare.
- Le scarpe, - gli dice, e lui le calcia via.
Meyer le mette il pesante braccio coperto di gabardine
verde attorno alla vita, e Lillian glielo lascia fare.
Proprio come immaginano le signore che lo aspettano
all'ingresso degli artisti e i patriotn, anche alle sette del
mattino e con le guance stropicciate dalla federa Meyer 
un bell'uomo. I riccioli castani gli incorniciano la fronte
bianca, le ciglia si posano lunghe e folte sulle guance lisce,
e il naso  il naso del teatro yiddish: romano, aquilino, sorretto
dal grosso mento Burstein (conosciuto altrove come
mento Barrymore, e vedendo John Barrymore per la prima
volta sullo schermo, due metri e mezzo, i denti fulgidi e una
fossetta grande come una cappelliera, Lillian penser,
felice e sorpresa, al mento di Reuben). Meyer ha la
bocca carnosa e rossa, ma non troppo rossa, e russa un pochino,
ma non d fastidio.
Lillian pensa a Reuben con la maglietta intima e le bretelle
penzoloni che l'aiuta a rifare il letto, che spiana le lenzuola,
sprimaccia i cuscini, tira bene il copriletto di raso
negli angoli in modo da allineare i bordi a rilievo con il materasso,
veloce e naturale come una massaia. Quanto le 
piaciuto in quel momento, e le  piaciuto ancor pi quando
si  stretta al suo corpo e lui ha detto il suo nome in inglese,
poi Lillian si  stesa sopra di lui e sono diventati
tutt'uno dal petto ai fianchi, e Reuben alla fine ha mormorato,
in yiddish, che non riusciva a resisterle.
Lillian sospira. Meyer apre gli occhi e le sorride. Uno
che sta fuori tutta la notte, dorme vestito, si sveglia puzzando
come una capra e poi sorride, generoso e sicuro, come
l'angelo che dice ad Abramo di stare allegro. Senza scusarsi,
cosa che i maschi Burstein non fanno, Meyer la invita
a cena alla Ye Olde Chop House, al 118 di Cedar
Street.
Le cene alla Ye Olde Chop House sono pi o meno immutate
da cent'anni a questa parte: sedie di velluto sbiadito,
lumi rosa dalle guarnizioni dorate che abbelliscono
il viso, vitello alla griglia, coniglio, tartaruga d'acqua dolce
e bistecche sfrigolanti grandi quanto i piatti in piatti
grandi quanto quelli da portata, e gli avventori sono cristiani
felici e affamati con le mogli o i colleghi. Questo non
significa che non servano gli ebrei (- Come no, - dice
Yaakov, - al forno o alla griglia? -), ma Lillian si accorge,
se ne accorgono tutti, che sono i non israeliti a imporre il
tono, allegro e rubicondo in certi angoli, presuntuoso e vorace
in altri. Guarda un tizio mettere delle ostriche in bocca
a una bellissima donna dai capelli rossi e i seni incipriati
che quando ingoia fanno su e gi, e solo un calcio di
Meyer la convince a distogliere lo sguardo. Lillian non ha
mai visto le ostriche, non ha mai visto un uomo imboccare
una donna, non ha mai visto quella sfumatura di rosso
in natura. Meyer ordina per tutti e due: bistecca, patate,
crema di spinaci, che Lillian adora, potendo ne ordinerebbe
un secchiello da portare a casa, e due coppe d'argento
di gelato alla vaniglia con salsa calda di ciliegie, e dopo una
breve consultazione il cameriere porta al tavolo due bicchieri
di soda, che in realt contengono brandy fabbricato
in Canada e versato in due bottiglie di Coca-Cola e
Meyer dice: - Al presidente Harding, - e il cameriere sorride.
Meyer e Lillian tornano a casa in taxi ridendo lungo
tutto il tragitto. Lillian gli poggia la testa sulla spalla e lui
la abbraccia.
- Io non guardo, - dice il tassista tutto allegro, e Meyer
bacia Lillian sulla punta del naso e poi, intensamente, sulla
bocca.
Nell'appartamento, Lillian e Meyer si spogliano. Lillian
ci fa caso: si spogliano ognuno per conto proprio.
Niente cinture e cerniere strappate forsennatamente, niente
bottoni che schizzano agli angoli della stanza. Meyer rimane
in mutande e maglietta e si stende sul letto, le mani
ripiegate dietro la testa, come se facesse un sonnellino. Lillian
appende con tutta calma il vestito, mette il cappello
sulla mensola pi alta, mette le scarpe ben allineate nel ripostiglio.
Si porta davanti allo specchio con soltanto le mutandine
di cotone decorate di pizzo e scioglie i capelli mentre
Meyer la osserva dal letto. E ben fatta, solida come
una piccola roccia, i lunghi muscoli simili a corde che risalgono
la spina dorsale. Se la guarda da dietro, le spalle
squadrate, il sedere alto e bianco, le gambe robuste, forse
riesce a fare qualcosa con lei. La parte anteriore, quando
Lillian si gira, non fa per lui. Meyer sa che cosa succede
quando tocca un seno morbido, il pelo caldo tra le gambe
di una donna.
Lillian si avvicina esitante. Si stende al suo fianco e gli
poggia una mano sul petto facendo scivolare le dita sotto il
bordo della maglietta intima. Tutto in lui sembra bello,
il petto ampio, la pancia piatta, il costato alto e largo come
lo scafo di una nave sotto la pelle liscia, le braccia forti
che non sono grosse come quelle del padre ma, naturalmente,
sono pi carine. Perfino i piedi lunghi sono carini.
E l'uomo pi bello che Lillian abbia mai visto, il pi seducente,
e stando stesa accanto a lui, vedendo che non  eccitato
( peggio che non eccitato, lo sa, ma non riesce a
credere che l'uomo che l'ha baciata con tanto trasporto in
taxi provi davvero disgusto per il suo corpo nudo), Lillian
pensa che lei per Meyer  come un frutto di cera, bello da
lontano ma impossibile da mangiare come Dio comanda.
Meyer si gira verso di lei e la prende tra le braccia, e
non sembra una simulazione; il cuore batte veloce quanto
quello di lei, la pelle  rovente quanto quella di lei. Le mette
le mani sui seni e subito le ritrae. Gliele mette intorno
alla vita, la gira come un pesce e le allarga le gambe. Gliele
mette sul culo e la apre un po' meglio. A lei sembra di
udire i suoi pensieri, come se glieli sussurrasse all'orecchio:
Sicura che ti va bene cos? Sicura che vuoi cos? Meyer
si sputa sulla mano e le sfrega lo sputo dentro, e lei si contrae
ma  necessario,  asciutta come un torrente d'estate
e poi, neanche avesse una piccola deformit che lui tratta
con cautela, un piccolo impedimento che lui deve tenere
a mente, le ficca un cuscino sotto la pancia, poi un altro,
poi le d un paio di buffetti, per metterla in guardia o per
consolarla. La attira a s con un solo braccio forte e la penetra
con tanta precisione da creare un contatto tra i corpi
che non supera i dieci centimetri, e sbatte dietro di lei
come una pesante porta di legno durante una tempesta,
poi la tempesta si placa e la porta oscilla un po', e pian piano
si ferma.
Lillian si sveglia sentendo le mani di Meyer che la scuotono
forte.
- Stai urlando, - le dice.
- Un brutto sogno, - dice Lillian, e si allontana da lui.
- Racconta, - dice Meyer con voce sommessa, e lei racconta,
non il sogno vero (se pronunciasse quelle parole starebbe
male tutto il giorno pensando a Sophie) ma gli racconta
il genere di sogno che secondo Reuben un uomo 
in grado di sopportare. Gli racconta che scendendo lungo
un pendio innevato si  imbattuta in una tomba.  la tomba
di suo marito. Era un uomo bellissimo, dice, e Meyer
annuisce. Lei nel sogno  molto triste perch non ha portato
i fiori, e si mette a piangere. Ogni lacrima diventa un
fiore, e da li a poco la tomba  coperta di splendidi fiori.
A Meyer il sogno piace molto. Lo commuove. Si raffigura
il bel marito di Lillian, magro con i capelli lunghi e
scuri, l'aria tragica. Li immagina fare l'amore, il marito
che tiene Lillian premuta contro la pancia piatta, le mani
forti e armoniose affondate nei capelli della moglie. Meyer
guarda Lillian con tenerezza e la gira a pancia sotto.
- Poverina, - le dice da dietro. - E terribile.
- Terribile, - concorda Lillian, e si solleva per consentire
a Meyer di piazzarle sotto i cuscini.
Dopo prendono il t, nudi. Meyer mangia i biscotti rosa
che gli piacciono tanto e Lillian mangia un panino di segale,
e trascorrono una piacevole mattinata.
- Senti, - dice Meyer. - Io non sono un romantico.
- Sei gentile, - dice Lillian. Non  il romanticismo che
cerca.
- Sono un tipo a posto. C' di peggio, lo so... se ne leggono
tante. Ma non sono... non sono pronto per il matrimonio.
Lillian ride e sorseggia il t.
- Volevo solo che lo sapessi.
- Credimi, - dice Lillian, che non vuole offenderlo ma,
tra il padre e il figlio, comincia a essere un po' stufa di stare
attenta a come parla, - per me va bene. Lo so.
Meyer non trova lo spunto per domandarle che cosa sa,
e mentre sta li a pensare che tanto vale dirglielo, che di
una come lei ci si pu fidare, che non sono poi cos diversi,
cercano tutti e due di farsi strada in un mondo difficile,
che in realt potrebbero aiutarsi a vicenda, Lillian si alza
e si lava col fare della professionista. Non si lava con
rammarico, con desiderio o con amore, e anche se Meyer
non mira certo a suscitare certi sentimenti, la sola idea di
averli suscitati lo farebbe stare malissimo, una donna che
in simili circostanze non prova almeno uno di quei sentimenti
 pericolosa come la dinamite.
Lillian lo guarda con la spugna a met della coscia e
aspetta.
- Allora, - dice Meyer, - ci siamo capiti?
- Ma certo, - dice Lillian. - Ci siamo capiti benissimo.
Meyer trova Lillian cos accomodante (Accomodante
Lillian? direbbe Reuben. Ma figuriamoci, nemmeno nella
seconda lingua, anche se  raro che i due uomini parlino
di lei) e Lillian trova il corpo di Meyer un conforto cos
mite, dopo i turbamenti inattesi con Reuben, che ormai
ha fatto l'abitudine a tutti e due. Padre e figlio sono ugualmente
imprevedibili in fatto di preservativi e Lillian  convinta
che il suo corpo non accoglier mai pi un altro figlio.
Non dovrebbe sorprendersi quando i seni cominciano
a gonfiarsi e a farle male, il caff appena fatto sembra
spray alla puzzola e il sapore della carne rossa le d il voltastomaco.
E invece l'andirivieni del ciclo la sorprende.
Il corpo di Lillian ripete per filo e per segno la gravidanza
di Sophie. Ha gli stessi bollenti spiriti la mattina e
lo stesso freddo che aveva la notte quattro anni prima. I
seni sono morbidi e gonfi, i capezzoli si scuriscono e sfregano
sotto il corsetto. Per buona parte della giornata sente
un sapore metallico in bocca e pane, biscotti e dolci le
scatenano un desiderio cos intenso da rasentare il dolore.
E a Lillian tornano in mente tutte le piccole cose strane
del giorno in cui  nata Sophie. Era in cortile, al suo arrivo
i polli si erano dispersi radunandosi poi intorno ai piedi
scalzi e gonfi che sembravano una nuova specie di animale.
Lei stava li a massaggiarsi i reni con una mano, il
ventre che sporgeva sotto un vestito da casa allargato per
ben tre volte. Lanciando un lenzuolo sul filo del bucato
aveva sentito una fitta di dolore serpeggiare dalla schiena
all'inguine alla cassa toracica e poi girare attorno al corpo,
sconquassandola lungo tutto il tragitto. Doveva essere caduta
nel cortile perch dopo, stringendo le colonne di legno
del letto, si era accorta di avere mani e braccia sporche
di terra, anche se le gambe erano bianche, pulite e umide
e sua madre gliele teneva, e Tante Liesl, che assisteva
a tutti i parti, le massaggiava l'interno delle cosce dicendo
parole di incoraggiamento che lei non sentiva nemmeno
per quanto urlava. Lillian spingeva e si addormentava,
gridava per il dolore e si addormentava di nuovo.
Molto pi tardi il padre aveva trascinato una sedia a
un metro dal letto sorridendo con la pipa in bocca mentre
Osip, seduto in terra, stringeva la mano di Lillian ripetendo
il suo nome. Sophie era rossa e rotonda, borbottava incredula
e, una volta capito che il freddo, la luce e la vastit
del mondo non erano seccature passeggere, si era messa
a urlare risentita. Aveva una spruzzaglia di capelli neri
come un pennello e gli occhi blu notte, e anche se Tante
Liesl aveva detto che sarebbero cambiati entro qualche
mese e loro avevano aspettato, non c'era stato nessun cambiamento.
Sophie era nata con le guance rosse e gli occhi
blu, piena di giudizio e con una visione del mondo tutta
sua, e tale era rimasta.
La felicit di Sophie era quella di Lillian. Perfino la madre
di Lillian, che non aveva in serbo niente per nessuno,
trovava sempre due scampoli di stoffa per fare una bambola
di pezza a Sophie, una mezzaluna di pasta alla cannella
da immergere in due gocce d'olio. Quando la madre
si prodigava per Sophie, Lillian la perdonava, e quando
Lillian asciugava Sophie dopo il bagno e le due donne la
guardavano afferrarsi la punta dei piedini e cantare per
l'una e per l'altra, sembrava che la casa avesse ospitato
sempre e solo bambini felici e madri amorevoli.
Quel nuovo grumo (manciata, mucchietto, pallina) di
cellule non sar mai Sophie. Lillian immagina un'altra
bambina con la fossetta dei Burstein e le viene la nausea.
Chiede in giro, com' consuetudine; con cautela, prendendola
larga, porta il discorso sul regolatore mensile del dottor
Tolman e sulla sua eventuale efficacia. Corteccia di olmo,
dice una delle cucitrici del Goldfadn, e un'altra dice:
Corteccia di olmo... che sei, indiana? E un'altra ragazza
porta Lillian in bagno, le mette un braccio attorno alla vita
e dice: Liscivia. Te la metti dentro, tutta quella che
puoi, e cerchi di resistere il pi possibile; non farla uscire
troppo presto. Il giorno dopo, arrivando, la stessa ragazza
si precipita da Lillian come se avesse ricevuto una soffiata
ancora migliore per la grande corsa. Devi buttarti gi
dalle scale, dice, vedrai che funziona. Ne sono sicura, dice
Lillian, e pensa che nell'attesa di decidere se avvelenarsi,
darsi fuoco o menomarsi, forse sarebbe meglio parlare
con i padri putativi.
Lillian prende la linea N della metropolitana, a due passi
dalla scuola per adulti che frequentava prima, quando
non era troppo stanca, quando non riusciva a convincere
Joseph - che guadagnava pi di chiunque altro nell'appartamento
di Frieda, balbettava tantissimo, puzzava di fumo
e cuoio marcio e perci era alla disperata ricerca di
compagnia - a portarla al cinema, che per Lillian era pur
sempre una scuola. Lillian cerca Reuben in lungo e in largo.
Quando finalmente lo trova al Blue Bonnet, Reuben
mette gi il panino e dice: - Un nonno. Keine hora.
- Nonno, - dice Lillian, e pensa che sotto un certo
aspetto i maschi non hanno niente di umano. -  pi probabile
che sia tuo anzich di Meyer, - dice lei.
Reuben si stringe nelle spalle. La differenza  poca, visto
che Meyer gli somiglia come una goccia d'acqua. Meyer
avrebbe una moglie, Esther si darebbe pace, la stirpe dei
Burstein continuerebbe, la Seconda Avenue andrebbe in
visibilio, Lillian, la sua cara ragazza, sarebbe moglie e madre,
sua nuora, e loro due la pianterebbero di fare sciocchezze
e si comporterebbero da persone civili. Anche se
gli piacerebbe tantissimo vederla incinta e nuda. Gli
piacerebbe poggiarle le mani sull'arco chiaro e luminoso del
ventre, seguire con il dito le vene azzurre dei grandi seni.
Gli piacerebbe, una volta, prima che sposi suo figlio.
- Ma potrebbe essere di Meyer, - dice.
Reuben ha un concetto indulgente e generoso dell'omosessualit,
ma non prevede che un uomo sano si stenda
accanto a una donna nuda senza avere alcuna reazione.
Dopo, immagina Reuben, un omosessuale si dedica nuovamente
al sesso con i maschi, come una volta tanto ordini
la vitella perch il men offre qualcosa di speciale, anche
se sei tipo da bistecca di manzo.
Stavolta  Lillian a stringersi nelle spalle.
- Sposa Meyer, - dice Reuben. - Il matrimonio te lo
organizza Esther. Senza farla tanto lunga.
Le guarda la vita e i fianchi. Potrebbero annunciare il
fidanzamento la domenica successiva, fissare la data e, da
l a due mesi, fare un bellissimo matrimonio. E se la gente
penser che Meyer si  fatto sorprendere con le dita nel
barattolo della marmellata, tanto di guadagnato.
- Preferirei sposare te, - dice Lillian.
Lui non nasconde lo sgomento, e il piacere, che  sincero,
 troppo profondo per manifestarsi.
- Perch dovrei sposarmi? - dice Lillian, e aggiunge,
come una delle ragazze Bundist di Yaakov, - Amore libero.
- Amore libero? Mi sa che non te lo puoi permettere,
bambolina. Vuoi tirare su un piccolo mamzer anzich dare
al bambino un nome, anzich dare a Meyer una famiglia
e a me e Esther dei nipoti?
Reuben sorseggia il caff. Si calma.
- Va' a trovare Meyer. Rendilo felice. Rendi felici tutti
quanti.
E Meyer si comporta come Reuben prevedeva. Sbatte
un paio di volte le palpebre e sfodera un sorriso, enorme.
S'inginocchia sul loro tappeto floreale e dice: - Ti prego,
Lillian, sposami -. E Lillian si preme la sua bella testa contro
la pancia senza replicare.
Una settimana dopo le viene il ciclo e per diversi giorni
i due la trattano come se li avesse derubati. Per diversi giorni
Lillian vede Sophie dietro ogni angolo, il suo nastro blu
per i capelli che galleggia in un tombino, la sua bambola
buttata sul carretto di un venditore ambulante. La cittadina
di Turov si insinua perfino dentro l'appartamento. Lillian
si sfila le scarpe col tacco alto per distendere le gambe
ed ecco sua madre stesa sul tappeto verde floreale, i lunghi
seni chiari coperti di tagli, un profondo squarcio alla base
della gola che lascia intravedere l'osso e i tendini bianchi.
Solleva due volte le spalle e sembra vomitare tutto il sangue
che ha in corpo ed  come se all'ultimo istante vedesse
Lillian, prima che dentro di lei calino le tenebre.
Quella notte a Turov Lillian aveva chiuso gli occhi ai
morti ed era corsa nel pollaio disseminando il sangue che
le colava dall'orlo della camicia da notte per tutta la casa
e il cortile; lasciava impronte rosse e screziate perch si
erano rotti i bicchieri del vino.
I polli si erano sistemati sulle cassette, ma i pi sfacciati
le erano andati incontro sperando in uno spuntino notturno,
gli occhi che brillavano come perle alla luce della luna.
La vista e l'odore del sangue che aveva formato una
pozza intorno ai piedi di Lillian non erano una novit, nemmeno
per i polli, che ci avevano affondato dentro il becco
inclinando la testa. Il pollaio non era grande e Sophie non
era dietro le cassette, e nemmeno sotto, n si era nascosta
sotto il pollaio, o vicino allo steccato retrostante. C'era un
filo blu impigliato nel legno grezzo della porta e Lillian vede
quel filo blu dappertutto, come vede i nastri blu.
Aveva buttato la camicia da notte in terra e si era lavata
alla pompa dell'acqua. C'erano uomini e donne seminudi
dappertutto, vecchi con il cappotto e il tallid, donne avvolte
nelle tovaglie e nelle lenzuola, e quelli della casa di
fronte erano usciti in pigiama, la figlia adulta tra le braccia
del padre, rossa e floscia come un coniglio scuoiato.
Lillian si era tolta i cocci di vetro dai piedi, lavandoli finch
l'acqua fredda non era diventata limpida. Tornando
in casa aveva steso la trapunta nuziale su Osip e un'altra
azzurra sulla madre. Aveva piantato i piedi sulle spalle del
padre per sfilargli l'accetta dal collo e l'aveva coperto con
la tovaglia. Si era vestita. Aveva portato l'accetta con s.
Turov era diventata come Kisinev dopo il massacro, come
la Bessarabia, come Nanchino, come Costantinopoli,
gli esseri umani che si falcidiavano nelle case con la violenza
di un uragano: neonati fatti a pezzi o dati in pasto
ai cani, strade piene di cadaveri e di chi presto lo sarebbe
diventato, bambini aggrappati alla mano della madre morta
e agenti di polizia che si giravano dall'altra parte e ficcavano
un bastone fra i detriti che potevano riservare qualche
sorpresa. Lillian aveva reagito come meglio poteva e
si era schermata gli occhi, quasi a proteggerli dalla troppa
luce, andando in cerca di Sophie.
Aveva battuto il fiume in lungo e in largo per quindici
chilometri, in direzione di Turov e in quella contraria, l'acqua
fino alla vita e gli stivali di Osip in mano, procedendo
tra le erbacce verdi e marrone del fiume, strappandole,
in cerca di Sophie. Aveva bussato alla porta di ogni fattoria,
rivolgendosi educatamente a uomini che sembravano
i cugini e gli zii degli uomini che le avevano massacrato la
famiglia. In un piccolissimo villaggio, sei case in tutto,
c'erano degli ebrei che non si sognavano nemmeno di abbandonare
la casa: un vecchio stanco che aspettava la morte
con un gallo e una falce, una ragazza dal viso aguzzo sposata
a un timido cristiano; dall'oggi al domani aveva deciso
di chiamarsi Masha e imparato a farsi il segno della croce,
e non faceva che ripeterlo come un inchino mentre Lillian
le parlava.
Sembravano gli ebrei di Ekaterinoslav che un lunedi si
erano svegliati con la convinzione, mai presa seriamente
in esame, che gli anni a mungere le mucche gomito a gomito
con i vicini cristiani li avrebbero salvaguardati, e invece
il marted sera si erano ritrovati ad allineare i figli
morti sul pavimento della sinagoga, spalla contro spalla,
uno dalla parte della testa e l'altro da quella dei piedi, perch
erano troppi e la sinagoga non superava le dimensioni
di un piccolo fienile.
Lillian aveva cercato per giorni. Le donne cristiane tiravano
a s le figliolette vedendola passare, anche se era
sul marciapiede opposto; doveva sprizzare rabbia da tutti
i pori, neanche avesse avuto l'accetta di suo padre fra le
mani. Tornando alla casa di Turov aveva scoperto che i
cadaveri erano dove li aveva lasciati. Nel pollaio non c'era
nemmeno pi un pollo, avevano rubato le uova e di
Sophie nemmeno l'ombra. Dopo un altro chilometro era
arrivata alla casa della zia Mariam. Si era stesa sul lettino
della zia Mariam augurandosi che Dio le concedesse di morire
nel sonno.
Zia Mariam, neanche a dirlo, aveva la sua storia da
raccontare. Aveva dormito per tre notti in una stalla a otto
chilometri da l e, quando le acque si erano calmate,
era tornata a casa a piedi seguendo il fiume Pripiat e cantando
solo canzoni russe, casomai qualcuno ascoltasse.
Era rimasta nella casa insanguinata della sorella a piangere,
poi aveva spazzato il pavimento e vegliato i cadaveri
finch non aveva cominciato a scorgere qualche segno
di vita, aveva raccontato a Lillian, e a udire voci che
secondo lei non venivano dai cadaveri che aveva davanti,
ma quelle voci l'avevano fatta sentire meno sola, e alla
fine era tornata a casa sua che, per sua stessa ammissione,
non era pi grande di un ovile n molto dissimile.
Mariam si era lavata alla fontana, aveva indossato un vestito
pulito, quello azzurro, aveva detto, neanche ne avesse
una decina nell'armadio, aveva tolto la terra dalle ciabatte
di feltro e aveva guardato Lillian dormire finch il
bisogno di parlare e di stare in compagnia non l'aveva sopraffatta.
Tesoro, tesoro, tesoro, aveva detto, svegliati. Aveva
detto: Ora la mia famiglia si riduce a te, e Lillian si era
lasciata abbracciare. Aveva lasciato che la zia preparasse
il t, poche foglie che galleggiavano nell'acqua bollente e
sabbiosa della tazza sbeccata.
Lillian avrebbe voluto essere grata per la gentilezza della
zia. Poteva andare peggio, come la zia continuava a ripetere
e, a ogni sorso di quel t schifoso, Lillian pensava:
Dio, hai spento una luce che illuminava il mondo, la mia
Sophie. Hai aperto la porta agli assassini di mia madre, di
mio padre e di mio marito e hai deciso, come crediamo sia
in Tuo potere, di farci aggredire dai nostri vicini, ubriachi
e arrabbiati per l'ultima contrariet prospettata dalla
vita, e come se non bastassero i miei genitori, ai quali potevi
anche dare un po' di sollievo nella vita, e mio marito,
che come ben sai era incapace di far male a una mosca e
ancor pi di difendersi e, soprattutto, mia figlia, Tu, Cattiveria,
Tu, Malvagit, come se non bastasse, hai permesso
a quella pazza inconcludente di zia Mariam di sopravvivere.
Illesa, per di pi. Dayenu, aveva pensato Lillian,
sbattendo gi la tazza con tale forza che le vecchie crepe
si erano aperte, e zia Mariam aveva sputato tre volte contro
il malocchio, si era aggrappata forte al muro e aveva
detto: Devo dire quello che devo dire.
Lillian, aveva detto, non siamo sempre stati affiatati.
Ma tu, poveretta. Devo dirtelo. Ho visto la tua Sophie,
galleggiava sul fiume. Ho visto i suoi fiocchetti blu per i
capelli tra le erbacce... li riconoscerei ovunque. Aveva detto,
quasi fra s: Ho risalito l'argine di corsa, ho chiesto
aiuto a gran voce, ma chi restava per darmi aiuto? Non
riuscivo a tirarla fuori da sola, non sono giovane. Mariam
aveva pianto per tutti e tre i giorni, e Lillian non se l'era
sentita di domandarle se questo serviva a consolarla, a porre
fine ai suoi dubbi o ad accelerare la sua partenza, non
c'era modo di saperlo. Piangeva, aveva detto Mariam, per
sua sorella e per la cara nipotina e giacch Dio, nella Sua
infinita saggezza, aveva permesso che accadessero certe
cose, se quella particolare concatenazione di fatti tragici
l'avesse portata a diventare proprietaria di una casa con
due stanze, il camino e le finestre, chi era lei per mettere
in dubbio i Suoi sistemi?
A Turov erano comparsi i volantini gialli. Il quarto
giorno zia Mariam ne aveva messo uno in mano a Lillian:
VIENI IN AMERICA, IL NUOVO MONDO. COSTO DEL BIGLIETTO
45 rubli. Sotto le parole c'era una fila di operai, si capiva
che erano operai perch erano bassi con le gambe arcuate
e il berretto in mano, e sottobraccio anzich un pollo o una pezza di stoffa ciascuno di quegli omini aveva un
sacco strapieno di soldi con il simbolo del dollaro americano
stampato sopra, e correvano, correvano con quei sacchi
di soldi verso un edificio sul marciapiede opposto che aveva
le colonne e la scritta banca. Gli sbuffi di fumo che uscivano
dalla fabbrica, i lampioni della strada e le scarpe nere e
lucenti degli operai creavano un insieme accogliente,
amichevole.
- Ormai Turov per te  maledetta, - aveva detto zia
Mariam agitando la mano in direzione del cortile vuoto e
della casa buia, quasi fosse troppo educata per aggiungere
altro. - Va' in America, li hai una cugina, Frieda. La figlia
dell'altra mia sorella. Mia nipote. Guarda caso ho la
sua lettera.
Lillian non aveva detto: Ma io non conosco Frieda.
Non aveva detto: Sar gentile con me? Non aveva detto:
Hai sempre voluto la nostra casa. Non c'era motivo di restare,
e non c'era nessuno per cui restare. Lillian non aveva
altri familiari; aveva visto come vivevano gli ebrei lungo
il fiume Pripiat. Poteva nascondersi, poteva andarsene
o aspettare la volta successiva. (In realt sarebbero trascorsi
quindici anni buoni prima della volta successiva e Mariam
sarebbe sopravvissuta a Stalin, Hitler e Chruscv senza
mai cambiare nome n perdere l'accento, senza mai fare
altro che occuparsi del piccolo orto davanti alla vecchia
casa di Lillian e del gregge di pecore sul retro, per poi morire
a ottantasei anni mentre strappava le erbacce, una
manciata di patate minuscole nella tasca del grembiule).
Lillian aveva ventidue anni; era orfana, vedova e madre
di una figlia morta, una condizione cos terribile da
non avere nemmeno una parola che la qualifichi. Sarebbe
partita.
Aveva venduto la sottoveste di seta rossa della madre
(a Mariam stava troppo piccola), aveva venduto l'unica pecora
che vagava libera e al sicuro, e aveva regalato le cose
che nessuno poteva permettersi, sperando di veder scoccare
qualche scintilla di gentilezza. I vicini le avevano regalato
il cappotto della figlia; il lattaio le aveva regalato
una tracolla appartenuta al fratello. Lillian aveva lasciato
Turov con il cappotto di una morta e la borsa di cuoio di
un morto, e cos era arrivata in America.

Capitolo 5.
Se avessi le catene, ti tirerei a me.

Piove da ore e Lillian ha perfino le tasche bagnate. Ha
infilato i pacchetti sotto il cappotto e la mano bagnata scivola
sulla chiave bagnata.  domenica sera e lei ha un unico
desiderio: fare un bel bagno e asciugarsi i capelli davanti
al fuoco. Pu prendersela comoda; quella sera Meyer ha
le prove e Reuben deve controllare i libri contabili. Pu
pulirsi la faccia come si deve. A Meyer piace che metta il
nero alle ciglia e il rosso a guance e labbra. Lillian trova
che sia un po' da puttana, ma evidentemente Meyer vuole
questo; vuole che la gente vedendo lei veda il sesso, veda
guance rosa sgargiante e abiti attillati di seta azzurra,
e non Meyer e Lillian, un binomio che non fa certo rima
con passione e amore. Con paura e disperazione, semmai.
Con vergogna e disagio (abbattimento, imbarazzo, apprensione
e anche turbamento).
Quella sera Lillian pu lavare le calze, mettersi comoda
con la vestaglia di velluto e un bicchiere di vino e vedere
in quali atrocit sono incappati quelli che scrivono al
Forverts. Se venisse Reuben dovrebbe farsi bella; mica
le compra tutte quelle cose cos graziose per addobbare i
cassetti. Certe sere gli piace trovarla gi in vestaglia, come
se non potesse aspettare. Altre, per dimostrare a Lillian
o a se stesso che  solo una questione di affari, che i
desideri di lei non contano nulla, Reuben dice, non appena
varcata la soglia: - Oggi ho poco tempo, - e mentre distoglie
lo sguardo e si allenta la cravatta, Lillian annuisce
e va dritta al letto, senza una parola. E una bugia e lo sanno
tutti e due, sanno che lo dice ogni qualvolta si lasciano
sopraffare da una verit inquietante nella sua bellezza e
inutilit. Ma le sere in cui entrando le d un bacio, si inginocchia
per accendere il fuoco e fingono di essere a casa
loro, con la cena calda e il vino in tavola, e lui apre il
giornale facendo commenti in yiddish mentre lei lava i
piatti... quelle sono le loro serate preferite. Lei gli racconta
i pettegolezzi del laboratorio di cucito, che non sono
privi di interesse (chi ha un seno diverso da quello che
sembra, quale gentiluomo ha iniziato a portare il busto),
e lui le racconta (- Che resti fra noi -, le dice) quanto deve
agli investitori e quali vecchi amici dovr estromettere
dagli affari per salvaguardarsi.
Reuben si presenta ogni volta con richieste pi esose,
e a lei non dispiace. Spalmarsi la crema alla mandorla dappertutto,
immergere le mani nell'olio di oliva tiepido per
dieci minuti e poi nel latte per eliminare l'odore, farsi
un'acconciatura ricercata e seducente perch non sembri
che si  passata le mani tra i capelli tutto il santo giorno.
Se Reuben andasse quella sera, cosa che peraltro non le dispiacerebbe,
Lillian non avrebbe tempo per leggere.
Apre la porta dandole una botta con l'anca perch ha
in mano i biscotti americani per Meyer, le aringhe per Reuben
e, per s, le forcine e i bigodini. Si trova davanti sua
cugina Raisele, la testa inclinata, le braccia protese in un
atteggiamento amorevole, come se fosse andata in America
apposta per liberarla da quei pacchetti bagnati. Lillian
tiene ben stretta la scatola di biscotti e le aringhe, pensa
di mettere la chiave nella borsetta e non sviene, come Raisele
si aspettava. Raisele crede fermamente che lo svenimento
sia una soluzione geniale per affrontare le situazioni
imbarazzanti, e si  esercitata tante di quelle volte a piegare
le ginocchia e a lasciar ricadere mollemente la testa
da saper simulare uno svenimento ogni volta che il pavimento
offre un minimo di spazio.
Lillian avanza di un passo e si ferma a venti centimetri
dalla cugina, che non  morta, non  in Russia e non  chiss
quante altre cose ma sta al centro esatto dell'appartamento
di Lillian con l'aria spaventata. Ora Raisele si pente
di aver indossato la vestaglia di Lillian e di essersi passata
l'olio nei capelli. L'orfanella sorpresa dalla bufera, la
povera cuginetta venuta dal paesello non si avvolge nel velluto
n profuma di lavanda.
A Raisele l'America piace di gi. Le  piaciuta la musica
che ha sentito uscire dai bar; le sono piaciuti gli sguardi
penetranti degli uomini con i cappelli e i vestiti americani;
le sono piaciute le calze lucide e trasparenti sulle gambe
scattanti delle ragazze americane e le insegne luminose
che non sapeva decifrare. Le  piaciuta la rapida fuga da
Ellis Island, il fare amichevole del dottore. Le  piaciuto
il pasto veloce con la cugina Frieda, che  stata contenta
di vedere che Raisele era viva, e ancora pi contenta di sapere
che non si sarebbe fermata da lei. (- Non hai ricevuto
la mia lettera? - ha detto Raisele. - Non importa).
E a Raisele piace l'appartamento di Lillian, che ha una
serratura di cartapesta. Le  piaciuto l'olio da bagno di Lillian,
che ha spalmato sul corpo e sui capelli per renderli lisci
e profumati dopo il bagno nella bella vasca di Lillian.
Come Lillian si sia procurata tutto questo  un mistero per
Raisele, ma depone senz'altro a favore dell'America. La
vestaglia di velluto verde di Lillian le tira un po' sul seno,
per  carina. Raisele ha notato che l'appartamento  arredato
in varie sfumature di verde, come un giardino, con
il tappeto al posto dei fiori, e anche questo le piace.
Sentendo la chiave girare nella toppa si  portata al
centro della stanza. Ha allargato le braccia e le ha lasciate
ricadere. Ha stretto le mani al petto. Ha messo le mani
dietro la schiena. Ha teso le braccia. Ha guardato la
porta.
Tutti i peccati traggono origine dalla paura, e Raisele
ne ha piene le tasche; forse ha fatto male i conti, e la sua
magnifica avventura finir prima ancora di cominciare,
forse otterr solo una minima parte di quello che  andata
a cercare. Raisele cade in ginocchio, tirando a s la mano
libera di Lillian.
- Sophie  viva, - dice. - E viva.
Dopodich sviene.
Lillian mette Raisele a letto e svuota la vasca da bagno.
Non importa se Meyer o Reuben si presenteranno quella
sera, o in un altro momento, n quale dei due si presenter,
e nemmeno se arriveranno nello stesso momento, lanceranno
una moneta e la prenderanno a turno sul pavimento
della cucina.
Lillian si mette a letto con Raisele, che ha buttato la
vestaglia in terra e dorme nuda, rannicchiata su un fianco,
le braccia incrociate sul petto. E calda come un forno.
Lillian fa un respiro profondo per calmarsi e sente accanto
a s l'odore di sua madre, sudore, cipolla verde e l'aroma
bruciacchiato, simile alla nocciola, dei chicchi di grano
saraceno lanciati da una parte all'altra della padella a
tracciare con disinvoltura un perfetto arco marrone. I morti
di Lillian invadono improvvisamente il letto, e Raisele
si gira, ci finisce in mezzo e poggia le mani sulle spalle di
Lillian. Dice nel suo yiddish bleso e spensierato: - Vuoi
che ti racconti? - e lo fa, senza aspettare.
Le famiglie erano scappate quasi tutte a ovest, tranne i
Pinsky. I Pinsky avevano tagliato per il cortile dei Krimberg
puntando a est (Raisele non dice: cercando quello che
poteva essere rimasto, cercando di depredare le case dei vicini
delle ultime cose che non erano riusciti a portarsi dietro).
Nei pressi della casa di Lillian avevano trovato un
mucchietto infangato, vicino ai gradini del pollaio. Il mucchietto
era Sophie, l'orlo della camicia da notte sporco di
sangue e di terra, i piedi picchiettati di ghiaia, e la signora
Pinsky, che aveva seppellito tre figli piccoli, aveva detto al
signor Pinsky che i Leyb erano morti tutti, che dovevano
portare la bambina con loro in Siberia, che non avrebbe
sentito ragioni. Me l'ha raccontato Kacikov, il poliziotto,
dice Raisele. L'unica era scriverti presso Frieda e venire in
America a dirtelo di persona.
- Non ho ricevuto la lettera, - dice Lillian e d a Raisele
un bacio sulla fronte. Le solleva la coperta fino al collorimboccandogliela intorno al corpo. Raisele fa per aprire
la bocca e Lillian gliela tappa con la mano. Lillian ha un
gran frastuono nelle orecchie, non sentirebbe Raisele nemmeno
se le permettesse di parlare.
Lillian indossa la vecchia vestaglia di cotone e va alla
finestra. Le toccher regalare quella di velluto verde a
Raisele o bruciarla; metterla di nuovo sarebbe difficile come
dormire in una bara. Le prude la pelle, i peli della nuca si
alzano e si abbassano, come se i fantasmi entrassero e uscissero
dalla stanza. Come pu essere peggio che dormire sulla
tomba dei genitori ripetendo il Kaddish tante di quelle
volte che le parole si susseguono prive di significato, peggio
che stare seduta giorni e giorni presso il fiume Pripiat
a guardare se spunta un calzino o la sottanina azzurra di
Sophie, seduta nel fango con indosso solo una camicia da
notte e una coperta finch non  cambiato il vento e Mariam
non si  presentata con il volantino per l'America?
In quei primi giorni neri e bagnati la pioggia invernale era
caduta sulle pietre che Lillian aveva dentro e, al momento
di partire da Turov, si era congelato tutto.
Il nome di Sophie, il suono che produce nella bocca di
Raisele, quel nome pronunciato da una persona che l'ha
vista, l'ha vista ridere e inseguire i polli, l'ha vista con la
camicia da notte di flanella e i calzettoni pesanti, una treccia
su e una gi, l'ha vista correre in cortile, sottrarsi alla
mano rossa e arida di Lev Pinsky. Il nome di Sophie  un
fiammifero per la legna secca. Il ghiaccio si scioglie e scorre
addosso a Lillian, cola gi dalle lenzuola. Gli alberi di
fuoco si abbattono sul campo gelato, arancio sgargiante,
le punte azzurre e inestinguibili; il fuoco guizza dalla sommit
di un albero all'altra, finch dalle cime si sprigiona
un'onda di fuoco che avanza e si ritrae, lanciando fiamme
che sembrano aquiloni. Le vene di Lillian sanguinano fuoco
che le accartoccia mani e piedi. Dal cielo annerito piovono
falchi e passerotti. A Lillian fa male il viso. Davanti
alla finestra, la vestaglia aperta, preme il viso e il corpo
contro il vetro freddo. Si  ficcata le unghie nelle guance
facendosi quattro graffi rosso scuro che rimarranno per
settimane, e il fuoco non si estinguer.
Viva. Non morta.
Esther Burstein apre la porta della sua casa di Brooklyn.
I pavimenti di legno luccicano sotto i pesanti tappeti, le
tende di seta si gonfiano mollemente, le tovagliette di lino
e pizzo sulla credenza e sul tavolo della sala da pranzo
sono di un bianco accecante e friabili come pane tostato.
Lillian si sente la feccia del mondo, la merda sotto le scarpe
notoriamente piccole di Esther, che la guarda come se
pensasse esattamente la stessa cosa.
Quello che Esther dice : Hai fatto un bel viaggio, mia
cara. Quello che dice : Caff, t, una fetta di torta, Belle
ha appena fatto i suoi squisiti biscotti. E suona per chiamare
Belle, una donna di colore molto, molto dimessa. A
Esther piacciono le cose belle e fa quasi male guardare la
povera Belle, il suo sguardo vacuo, le gambe arcuate e la
strana malattia che le ha reso le braccia mezze bianche e
mezze nere. Belle depone il vassoio e se ne va, sorridendo
a entrambe.
Esther dice: Belle  un aiuto prezioso in casa, e Lillian
annuisce. Fosse sposata con Reuben, anche lei vorrebbe
in casa solo ragazze bruttine e malate. Lillian non ha tolto
i guanti di cotone blu marino (ora sa come si indossano
i guanti quando non fa freddo). Ha paura che, se allunga
la mano per prendere la tazza o il dolce, sangue fango e
merda scorrano da lei finendo sulle bellissime cose di
Esther.
- Cerco il signor Burstein, - dice Lillian. - Ho alcune
cose da discutere. Voglio discuterne con lui.
Sente le U piombare nelle v, Reuben non  li a occuparsene
e a Esther, naturalmente, non interessa. Lillian pu
tornare a sprofondare nel fango di Turov senza che a
Esther dispiaccia minimamente.
Esther sorseggia il t dalla tazza Spode. Quelle tazze
sottilissime e dorate che fanno scivolare il t nella gola come
fossero un cucchiaio di porcellana, le dnno grande
conforto.
- Parlane con Meyer, cara, penser lui a riferirlo a Reuben.
E Reuben si metter in contatto con te.
- Sono tre giorni che lo cerco.
Esther lo sa. Esther sa che qualunque cosa Lillian abbia
fatto, ha dato un grande dispiacere a Reuben. Che 
di pessimo umore e litigioso e Esther tiene la lingua a freno
da una settimana. Ha chiesto a Belle di preparare i piatti
preferiti del marito e, quando lui si  lamentato dicendo
che voleva farlo ingrassare, lei non gli ha risposto: 
colpa mia se mangi in quel modo? La sera dopo ha chiesto
a Belle di preparare il pollo arrosto con asparagi e carote
e senza patate e, quando lui ha messo il broncio come
un ragazzino perch non c'erano le patate, lei gli ha
presentato una teglia di patate e cipolle con pezzetti di scalogno
verde e un fiume di burro giallo intorno al bordo, e
lui l'ha fatta fuori quasi tutta.
- Io e lei sappiamo che Reuben sa tutto. Se lo sta cercando
e lui non si fa trovare, forse non vuole parlare con
lei in questo momento.
Lillian le guarda le mani guantate. Lei, al posto di Esther,
non darebbe nemmeno quel piccolo aiuto alla puttana del
marito. La butterebbe fuori casa o le direbbe: Come no, inseguilo
pure, tanto lo sanno tutti che con te ha chiuso.
- Grazie, - dice Lillian. - La pregherei solo di riferirglielo.
Esther la sollecita a prendere t, dolce e biscotti, ma
Lillian riuscir se non altro a uscire da quella casa senza
aver mangiato n bevuto niente. Sulla porta, senza nemmeno
pensarci, Esther d al cappellino di velluto azzurro
di Lillian un'inclinazione che le dona di pi.
- La shainen maidele di Meyer. Vada a cercare Meyer.
Secondo me dovrebbe discuterne con lui.
Le dita sono rapide, il sorriso piccolo e avveduto, duro
ma non malizioso. Cinquemila chilometri dopo, quando
si ritrova nei bassifondi di Seattle mano nella mano con
una prostituta di colore che le rivolge lo stesso sorriso
scaltro e ostile di Esther Burstein, Lillian capisce che avrebbe
ottenuto senza difficolt il biglietto per Odessa. Che
Esther avrebbe scovato in segreto settantacinque dollari
per darglieli, che Esther le avrebbe preparato le valigie e
l'avrebbe accompagnata all'imbarcadero. L'idea non l'ha
nemmeno sfiorata perch  orgogliosa e testarda e merita
esattamente quello che sta ottenendo: chiedere a una persona
che vuole levarsela di torno proprio l'aiuto per andare
via.
Alle quattro Lillian  seduta al Blue Bonnet con due copie
del Racconto delle due citt (una in yiddish, una in inglese),
e finge di aspettare qualcuno. Entra Reuben, e sembra
Dio che sta per sbaragliare gli egiziani.
- Sicch ti presenti a casa mia, disturbi mia moglie. Ti
sembra il caso?
- Volevo vederti.
Reuben non replica. Lillian ha qualcosa di peggio da
dirgli, glielo legge in faccia, peggio di quando credeva di
essere incinta e, qualunque cosa sia, lui non vuole sentirla.
Reuben non fa che ripetere, come il Marchal Ptain:
Dimmi la verit, specialmente se  sgradevole, una verit
che per non contempla quello che Lillian sta per dirgli.
Contempla: Dimmi che il regista se n' andato, che Vingnue
 ingrassata, che Esther ha invitato sua sorella per due
settimane o che le cose al botteghino vanno male. Non
contempla questo.
- Devo tornare a casa. In Russia. Devo andare in Siberia.
- In Siberia? Chi va in Siberia se pu evitarlo?
- I miei vicini di Turov. Hanno preso mia figlia, l'hanno
salvata, sono andati in Siberia.
- Chi l'ha detto?
- Mia cugina Raisele.
Reuben ha gi sentito parlare di Raisele. Una puttanella
tosta e sveglia con gli occhi da ladra. Sta cercando, Reuben
ne  sicuro, di sbarazzarsi di Lillian, di dare a Meyer
quello che gli serve in cambio di un letto caldo, abiti nuovi
e una nuova vita e, se ha inquadrato la situazione tra
lui e Lillian, gli dar a intendere che  disposta a fare per
lui tutto quello che fa Lillian, e Reuben scommette che
non si accontenter di Charles Dickens, di un salario decente
e di un t al Royale. Mostrer quel disinteresse per
l'amore che a Reuben piaceva considerare una sua prerogativa.
- Quella inventa una simile panzana e tu parti per la
Siberia? E anche se fosse vero, qual  il tuo piano, Lillian?
Ti metti un cappotto pesante, sbarchi a Odessa e che fai?
Chiedi a un poliziotto disponibile, a ogni russo gentile tra
Minsk e Pinsk: Ha per caso visto mia figlia?
Per mettere bene in chiaro che non pu permetterle di
andarsene, che preferirebbe sapere Sophie morta purch
Lillian non lo lasci per colpa sua, glielo ripete in yiddish,
nello yiddish fiacco e manierato delle suppliche.
- Dov', dov' la mia cara figlioletta? Morirai prima
di arrivare a Kiev, - dice.
- Mi aiuti? - dice Lillian. Chi altri l'aiuter? Di sicuro
Reuben potrebbe accompagnarla in Russia, lei viaggerebbe
in pelliccia, farebbero l'amore sulla nave. Avrebbero
un letto, non come nell'altra traversata di Lillian; mangerebbero
a un tavolino per due, con un bocciolo di rosa
in un portafiori bianco, accanto a una finestrella rotonda
che affaccia sull'oceano.
- Non ti aiuter a morire -. Ora d sfoggio di grande
dignit, trincerato dietro se stesso, il suo operato e la persona
che mostra al mondo, trincerato dietro la sua famiglia e il
suo teatro. Se Esther fosse presente forse direbbe
a Lillian: Aspetta qualche giorno, lisciagli le piume, e, vedendo
che Lillian non pu aspettare, Esther forse le direbbe,
come avr sicuramente detto a se stessa, un centinaio
di volte: Allora imploralo, se lo desideri tanto e sei disposta
a umiliarti per una cosa che lui vorrebbe darti. Imploralo.
Lillian implora. Reuben si sforza di non darle ascolto.
Trover la bambina e passer il resto della vita in qualche
villaggio decrepito o, pi verosimilmente, morir sola come
un cane in una tempesta di neve. Non ci ricava niente
ad aiutarla. Per potrebbe. Potrebbe spesarla, potrebbero
prendere una nave da crociera insieme, moquette bianca
a pelo lungo, lenzuola di seta bianca e lampade rosa.
Lillian capisce quello che Reuben capisce. Tutto ci
che Reuben pensa di Raisele potrebbe essere vero. Tutto
ci che Raisele racconta a Lillian potrebbe essere vero.
Lillian non dice nulla, e Reuben non pu replicare al nulla,
e Lillian gli bacia il dorso della mano come se lui fosse
la giovane fanciulla e lei il soldato in partenza per il
fronte. E un gesto di rammarico cos elegante, di distacco
cos misurato e inconsolabile, che per un istante Reuben
pensa di aver commesso un errore madornale a non
mettere Lillian sul palco. Dopodich non resta che l'ombra
dove prima c'era Lillian. Le rughe intorno alla bocca
e agli occhi di Reuben s'incupiscono e calano come intagli
sbiaditi lungo l'inamovibile pietra bianca del viso. Il
giorno dopo Reuben parte per Pittsburgh, con qualche
settimana di anticipo rispetto ai programmi, insieme a
Gloria, insieme al bassotto di Gloria, intenzionato a risparmiarsi
lo spettacolo di Lillian che si d la zappa sui
piedi. Al suo ritorno Lillian se n' andata e Yaakov non
gli rivolge la parola.
La mattina dopo Reuben si aggira con disinvoltura per
la stanza dei costumi del Goldfadn. Fa i complimenti alla
signorina Morris. Prende un bottone azzurro poggiato vicino
alla macchina da cucire di Lillian come se rassettasse
e fa il cascamorto con la bella ragazza cicciottella che si
siede sempre dietro Lillian. N Lillian n Reuben hanno
considerato le ripercussioni che quella partenza avr su di
lui, il fatto che nel giro di un anno perder quasi completamente
la vista e, quando non sopporter pi di andare
in giro con un bastone e un'assistente, si ritirer nella casa
di Brooklyn, manger per tutto l'inverno senza appetito
e morir in primavera, steso accanto a Esther nel grande
letto a colonne. La bara verr caricata su un carro ornato
di rose con i pennacchi bianchi a ogni angolo, e venti
uomini, tutti in nero, le facce rosse e gli occhi lucidi, trascineranno
il carro per tutto il Lower East Side, e la gente
star in fila ore per porgergli l'ultimo saluto, e gli undici
teatri yiddish quella sera resteranno al buio. Meyer lo
pianger sinceramente e come si conviene, dopodich andr
a Hollywood, come gli ha suggerito Reuben prima di
diventare cieco, cambier nome e accumuler una discreta
fortuna interpretando malavitosi italiani di buon cuore
e preti italiani di buon cuore.
Lillian trova Meyer nell'appartamento. Con lui potrebbe
andarle meglio che con il vecchio. Loro s'intendono,
cercano di aiutarsi, anche se Lillian non  la moglie che
Meyer vorrebbe ed  abbastanza convinto che non sia
nemmeno l'amante che fa per lui. (Lillian ha ragione. Dieci
anni dopo Meyer verr visto in certi nightclub con la
moglie, una bruna di austera bellezza, e in altri con un giovanotto
magrissimo e biondissimo. La moglie sar paziente
come Esther Burstein, e il giovanotto sar tollerante
com' sempre stata Gloria e, dopo i cinquant'anni, a
Meyer capiter spessissimo guardandosi allo specchio mentre
si fa la barba di domandarsi quando  diventato Reuben
Burstein).
Entrando in casa Lillian trova Meyer che legge il giornale.
Si porta alle sue spalle e gli mette le braccia intorno
al collo, come fanno le amanti, e lui  contento di vederla.
- Tua cugina  uscita, - dice. Lei gli porta una tazza di
t e lo guarda sbattendo le ciglia come se fossero innamorati
e felici; lui apprezza il gesto; apprezza lei. Lillian mette
un po' dei biscotti preferiti di Meyer in un piatto e lui
le fa una carezza sulla mano. Lillian gli piace. Forse non
quanto gli  piaciuta nei pochi minuti in cui ha immaginato
che potessero avere un bambino e sposarsi e che Lillian
l'avrebbe salvato da se stesso, per ci tiene a lei. Ha un caratteraccio
ed  cocciuta, questo si, per si  dimostrata
una buona amica, di quelle che ti riportano con i piedi per
terra quando sei tentato di sognare una villa in Italia con
un bel conte, il genere di persona che ti assesta una gomitata
alle costole nel momento giusto permettendoti di dare
la giusta risposta alla signora ricca e affabile che potrebbe
rendere concreto il sogno della villa.
Lillian racconta a Meyer di Sophie, della Siberia, del
costo esorbitante del vaporetto. Lui capisce di essersi sbagliato.
Lillian  una pazza travestita da ragazza ragionevole;
 peggio di Yaakov: vuole morire due volte. Meyer
non le dar il denaro. Lei glielo chiede pi volte, sorda ai
suoi rifiuti, e non smette quando lui le risponde picche,
quando le dice che settantacinque dollari non glieli d manco
morto, che Raisele la sta fregando, lo capirebbe chiunque;
che anche se Lillian riesce a procurarsi un biglietto
per il Red Star non ce la far mai ad attraversare la Russia;
 un'idea folle, definirlo un piano sarebbe troppo onore;
 un desiderio di morte, questo  certo.
Lillian si protende sulla schiena robusta di Meyer e,
piangendo, gli accarezza la guancia, anche se si odia per
quel gesto. Si odia anche perch  stupida; doveva passare
pi tempo ad accarezzare Reuben quando gli ha raccontato
di Sophie; Dio sa se Reuben non reagisce al tocco delle
sue mani. Meyer invece  talmente disinteressato alle
sue mani e al suo corpo che tanto varrebbe stendergli addosso
delle tagliatelle fredde. Lillian si inginocchia in terra
davanti a lui.
- Aiutami. Tu non hai bisogno di me... lo sai che  cos.
Troverai un'altra donna. Non ci rimetti niente se me
ne vado.
Non gli sta dicendo che per lui una donna vale l'altra,
tanta  la sua carica sessuale, e Meyer lo sa. Sa che cosa gli
sta dicendo.
- Pensaci, - gli dice. - La trover con o senza il tuo
aiuto. Tu mi piaci, Meyer. Mi sei sempre stato amico. Dimostramelo.
Dicendolo Lillian capisce che Meyer non le  amico,
che ha provato ad esserlo ma in pubblico facevano solo scena
e in privato si accoppiavano come un pesce e una rana
oppure, in qualche serata fredda, si facevano la timorata,
fiacca compagnia di due invalidi. L'amicizia vera non c'entrava
niente. In seguito a Lillian sembrer che solo Yaakov
Shimmelman le sia stato davvero amico e che tutto quanto
ha caldeggiato, incoraggiato o suggerito l'abbia indirizzata
verso la morte.
Meyer guarda il piccolo appartamento con i cuscini
sgargianti e le ciotole d'argento piene di arance. Non era
una cattiva idea, ma ormai se l' tolta dalla testa, ne vede
i limiti (compresi ricatti, bambini e un senso di fallimento
ogni volta che guarda il corpo nudo di Lillian). Ormai
ha altri progetti, che non contemplano Lillian la sartina.
Nel futuro assetto vuole essere Lunt e Fontanne, che ha
ammirato a Broadway in The Guardsman in quanto perfette
icone dell'arte scenica e dello charme personale. E poi
Meyer ha saputo da un tizio che ha un carissimo amico che
conosce benissimo Alfred Lunt, che Lunt e Fontanne sono
un frocio e una lesbica di ferro.
Lillian si libera dagli abiti da lavoro davanti a Meyer.
Si toglie tutto. Infila con cautela le mutandine di seta rosa.
Tira su le calze con uno schiocco e mette le scarpe con
la fibbia e il tacco alto. Tira su la gonna e allaccia il reggiseno.
Abbottona la camicia. Ogni forcina che infila nei capelli
 un insulto sottovoce, tanto per sbattergli in faccia
l'uomo che non . Meyer la guarda come si guarda un treno
entrare e uscire dalla stazione sapendo che il proprio 
in ritardo, la guarda trastullarsi un'ultima volta con la giarrettiera
e, per tutta risposta, le rivolge un disinteresse piatto
e dispiaciuto.
- Il biglietto potrebbe costare vari mesi di paga, - dice
lei.
- Non ti sto buttando fuori. Puoi restare. La tua cuginetta,
che dovrebbe farsi tatuare la parola ciucciasoldi
sulla fronte, pu restare anche lei, se proprio ci tieni.
- Non vuoi Raisele?
- Che fai, la vendi? Fai la ruffiana per tua cugina?
Lillian si stringe nelle spalle e finisce di appuntarsi i capelli.
Si spruzza Every Blossom sul collo e sulle spalle.
- Non la voglio, - dice lui. - Mi mette una fifa blu. Sei
pregata di portartela appresso quando esci.
E Meyer se ne va, calpestando la gonna stropicciata di
tessuto pettinato e il grembiule nero che Lillian indossa
nella sala costumi.
Lillian guarda Meyer risalire la Seconda Avenue. Le
donne si girano, gli uomini si sfiorano il cappello, lui raccoglie
tutto come fossero rose bianche. Lillian appende la
gonna e si siede sulla poltrona di vimini. Ha tre dollari, i
vestiti, gli orecchini di zirconi che le ha regalato Meyer e
una piccola biblioteca in yiddish e in inglese. L'indomani
Sophie compie quattro anni.
Lillian va alla sartoria d'alta classe Shimmelman.
Yaakov  inginocchiato davanti a una bella donna in piedi
su una scatola. Ha in bocca una raggiera di spilli dalle
piccole punte argentate, e non guarda nella direzione di
Lillian.
- Buon pomeriggio, signorina. Sono subito da te. Subito,
- dice forte, come un attore davanti a un pubblico
lento di comprendonio.
Lillian si siede. La donna ha un abito di seta blu e non
muove un muscolo. L'orlo della gonna oscilla un poco e
Yaakov gli d un debole strattone. Non sfiora nemmeno
le calze di seta sulle gambe che ci sono sotto l'orlo. Gira
attorno alla donna in ginocchio, le poggia la punta del dito
sul fianco per farla girare. Quella gli parla con un perfetto
inglese radiofonico.
- Lei  un genio, signor Shimmelman, - dice, e si rintana
nello spogliatoio senza smettere di parlargli mentre
si sveste. E quasi nuda, appende l'abito blu marino sopra
la porta ridendo con fare amichevole e scaltro e facendo
ridere anche Yaakov. Che non riesce a trattenersi: arrossisce,
finge di tossire, invece  una risata, una risata tra
un uomo e una donna, e a Lillian importerebbe ben poco
se non fosse sui carboni ardenti. La donna passa davanti
a Lillian, l'alto collo di raso verde del cappotto che le
arruffa i capelli alla maschietto e sale a lambire le belle guance
rosa. Prende un paio di guanti di camoscio verde dal
bancone. - Come faremmo senza di lui? - dice, e se ne
va.
- Gi, - dice Lillian a Yaakov in inglese, per dimostrare
che  calma, - come faremmo senza di lui?
Yaakov la guarda. Non  calma, sta li come un ciocco
arroventato. Lillian preme la schiena contro il muro e lui
le si para davanti.
Yaakov preferirebbe che non fosse andata nel suo negozio.
Li  fuori luogo come lo sarebbe lui nel nido d'amore
della Seconda Avenue a sorbire il t mentre i Burstein
vanno e vengono. La loro vita, quella specie di amore che
li unisce, il loro matrimonio spirituale breve ma felice si
consuma entro le mura del Royale. Yaakov ha amato sua
moglie e i suoi figli, poi Reuben, poi Lillian, inutile negarlo e, per il resto, quanto a tutti gli altri, che dire?... vengono
a trovarti o non sanno nemmeno che esisti; poco importa.
Nella piccola vita di Lillian e Yaakov lei ammira il
suo inglese, le sue provocazioni e la sua politica, e lui ammira
i suoi begli occhi, le graziose caviglie, la tenacia e la
visione che ha del mondo, aperta sul lato oscuro, come
quella di lui, come quella di ogni persona ragionevole. Tutti
i giorni si incontrano e chiacchierano al Royale, mangiano
i pasticcini di Reuben e lasciano fare a Reuben,  il loro
privilegio, e in quella storia d'amore Lillian non ha motivo,
non ha occasione di vedere Yaakov in ginocchio, e
lui non ha occasione di vedere Lillian in quello stato, cos
sofferente, che tiene insieme i pezzi con un filo che scotta
e un ago arroventato, come diceva sua moglie.
Yaakov sfiora la spalla di Lillian. Il sudore le filtra dalla
giacca di cotone.
- T, - dice lui.
Lillian scuote la testa. Ha smarrito tutte le frasi fuorch
una. Dice: - Sophie non  morta e io devo andare a
prenderla -. Lo ripete due volte.
Un tipo basso e grasso apre la porta e d a Yaakov tre
paia di pantaloni.
- Allargali, - dice. - L'affare  buono.
Yaakov annuisce. Di norma lo rimbecca con centinaia
di battute, ma ora non gliene viene in mente nemmeno
una.
- Tutti e tre, - dice Yaakov.
- Tutti e tre, - fa quello. Ride. Gli d una botta sul
braccio per fargli capire che l'affare  davvero buono, e se
ne va.
Yaakov guarda Lillian per tranquillizzarla, per salvarla
da se stessa (e da chi altri, direbbe Lillian), e si accorge
che a furia di stare li seduta con la testa reclina e le mani
strette in grembo  piombata nel sonno leggero e acciaccato
del viaggiatore. Yaakov la osserva. Fa l'orlo alla gonna
senza perderla d'occhio, casomai cadesse. Lei dorme
dritta e immobile per mezz'ora.
- Hai lasciato l'impero dei Burstein? - domanda
Yaakov.
Sono alla terza tazza di caff.
- Voglio tornare in patria.
- Ma certo.
- Reuben non vuole darmi i soldi. Meyer nemmeno.
Reuben dice che vado incontro alla morte.
- Pu darsi. Quello che mi domando  perch non continui
a vivere senza la tua figlioletta, visto che gi lo fai.
Lillian si china e tiene qualche secondo la testa fra le
gambe, e Yaakov aspetta. E solo una chiacchierata; se non
riesce a sopravvivere a una chiacchierata non arriver mai
dove vuole andare.
- Ormai  un anno, avr una nuova mmele, un nuovo
papeleh, brave persone. Come si chiamano?
- Pinsky.
- Brave persone?
- Lei lo era, - dice Lillian. In quel momento non riesce
quasi a ricordarli. Rivka, grassa e triste. Lev, intelligente e
spaccone. - Lui era un bulvan. Tirava i capelli a Sophie.
- Poteva andarle peggio. Vive con i Pinsky, ha fatto
amicizia con gli alci. Scorrazza in un drosky, porta un bel
cappello di pelliccia. Perch no?
Lo dice in tono dolce, adulatorio, come se a tutti e due
fosse dato immaginare la vita felice di Sophie, e quando
Lillian alza la testa e gli molla un gran ceffone, lui resta
immobile, non gli dispiace.
- Perch ti appartiene? Perci?
Lillian inorridisce.
- No. Perch non credo che siano brave persone. O magari
sono morti e non c' nessuno a occuparsi di lei. Perch
 piccola piccola. Non perch  mia. O perch io sono
sua.
Yaakov annuisce. Non dice che forse a una bambina in
Siberia non importa se la madre che non pu vedere e che
probabilmente nemmeno ricorda, le vuole tanto bene. Che
forse Lillian morir in uno dei tanti modi che gli vengono
in mente (e Yaakov, come tutti, ha il suo bravo album di
ricordi legati alla patria: il fiume pieno di rocce, il pendio
insidioso, le nottatacce impreviste nel suo villaggio di origine,
con i ragazzi non israeliti che appiccavano il fuoco
alle case di persone che conoscevano da sempre) e che sua
figlia non sentir la fredda stretta al cuore riservata a Lillian,
la sensazione che una cosa fondamentale sia venuta
per sempre a mancare e, mentre Lillian morir pensando
a Sophie, Sophie penser a quant' bello avere le scarpe
nuove, a quant' contenta di aver messo il maglione pesante
in una giornata cos fredda.
- Posso rimediare i soldi, - dice Lillian, e per un istante
lei e Yaakov condividono la stessa immagine; Lillian in
gonna corta rossa e pellicciotto di scimmia, sulla Quattordicesima
Strada, a caccia di affari.
- Non essere ridicola, - dice Yaakov.
- Chi sarebbe ridicolo? Az me muz, ken men.
v
Lui ha un'idea migliore, dice. E un piano che tiene conto
dei pochi soldi di cui dispongono, dell'atteggiamento
diffuso nei confronti degli ebrei che scorrazzano per l'oceano
a bordo dei transatlantici, e della totale incapacit
di Lillian di spacciarsi per una manicure di bordo, per una
parrucchiera di bordo o per una shiksa in viaggio. Il caso
vuole, dice Yaakov, che il problema non sia attraversare
l'America, per quanto grande. Il caso vuole che ci siano
altri cinquemila chilometri di terraferma da Odessa alla
Siberia, molto pi degli ottanta, novanta chilometri che,
stando ai calcoli di Yaakov, conta lo Stretto di Bering,
una strisciolina d'acqua tra l'Alaska e la Siberia. Lui ha
consultato l'atlante Rand McNally e altre mappe e cartine
varie volte, per puro piacere, e tra quelli che preferisce
ci sono lo sfocato opuscolo avorio sulla Pista del Telegrafo
dello Yukon, e l'elegante cartina turchese che riporta
i puntini minuscoli delle isole dello Stretto di Bering.
Il fatto  che per quanta distanza corra tra un posto e un
altro, e per quanto risulter difficile, sanno tutti e due che
lei deve andare.
Lillian gli mette le braccia intorno alle spalle magre e
instabili. Lo stringe e lui, stringendola, pensa: Bambina,
bambina mia.
Rimangono seduti a lungo, poi fanno una passeggiata
in Franklin Street per schiarirsi le idee. Yaakov prende
Lillian per mano e dice, alla maniera dei teatranti, vittime
della noia, del dolore o di un'inquietudine insopportabile:
Che dici, cena o spettacolo? Portano due panini al pastrami
e due birre negli abissi del Goldfadn. Vecchie confezioni
di cipria con l'etichetta blu del dottor Henry C. Miner
nelle tonalit rosa, champagne, bruno e crema, e le
miscele di cerone nelle versioni abbronzato, indiano, Otello,
mulatto, giapponese, giallo canarino (mai aperta), naturale,
minorenne e incarnato pallido. Confezioni sgargianti
e semivuote di crema teatrale emolliente Rexall Particolarmente
indicata per scopi professionali e per la toilette.
Vecchi costumi di vecchi spettacoli: soldati e vagabondi,
madri orbate, padri devoti, un papa, un locandiere, Amleto
in veste di giovane rabbino, Lear in veste di regina con
le figlie ribelli. C' un vestito bianco striminzito e un caduceo
di cartone usato quando Gorman e West interpretavano
il dottore e l'infermiera, e Yaakov si sbellicherebbe
ancora per quel numero se Reuben lo riportasse in scena
il sabato sera. C' l'enorme farfallino che Archie Rice
indossava interpretando le satire sociali, e le sue scarpe da
ballo in pelle lucida crepata.
Yaakov solleva un costume per mostrarlo a Lillian. La
giacca sbrindellata e i pantaloni rattoppati di uno straccivendolo,
con i calzettoni luridi e cadenti cuciti dentro le
gambe. Yaakov tira la fodera della giacca e l'insieme si rivolta,
redingote di gabardine nero, pantaloni nero lucido
che andavano di moda vent'anni prima, cravatta a disegni
gialli e rossi e calza giallo brillante, indice di grande prosperit,
che con le ghirlande verdi ricamate sulle caviglie
denotano anche una chiassosa decadenza goy. Yaakov si
porta il cravattino di Archie al collo e dice: - Cameriere,
cos'hai, le gambe da rana? - No, signore, sono solo i reumatismi
E Yaakov si schiaffeggia le cosce: pa-ta-pum.
- Ce la siamo spassata.
Lillian lo guarda.
- Prima di conoscere te, - dice lui, - prima di conoscere
tutti quelli che conosci...
Trascina un baule verso Lillian, ci stende sopra una vecchia
tenda e soffia via il primo strato di polvere.
- Siediti. Terr per te uno spettacolo, come facevano
loro, poi applaudirai come una forsennata, poi faremo due
chiacchiere, un vero tte--tte, sul tuo ritorno in patria -.
Yaakov spalanca le braccia e piomba su un ginocchio. - Il
treno ciuff-ciuff lontano da me ti conduce, nessuno sa
quanta tristezza in me induce, perci baciami, Tootsie, e
poi, fallo di nuovo.
Accenna un charleston rapido e armonioso. Lillian batte
educatamente le mani. Non  possibile che l'abbia portata
li in un simile momentaccio, prima che la situazione
precipiti, per cantarle una canzoncina e farle un balletto
ma, ogni volta che Yaakov balla, lei capisce chi era e s'innamora
un pochino.
- Tu prepara le valigie, io parlo con due o tre persone
e domani sera, dopodomani al massimo, te ne andrai, come
Eliza sulla banchisa -. Le sta dicendo che lei, Lillian,
metter in valigia i suoi tre vestiti, le due gonne, il dizionario
dei sinonimi e un barattolo di crema emolliente e salir
su un espresso New York City-Siberia?
- Si pu fare, - le dice annuendo. - Te lo dico io.
Sar. Sar che si pu fare. C' poco da rallegrarsi della
fiducia che ripone in lei, niente di quello che Yaakov ha
visto - la sua disponibilit ad aprire le gambe non per un
Burstein ma per due, il suo inglese aggrovigliato e estroso,
le sue doti di sartina che superano di poco quelle della
poveretta con il labbro leporino - niente di tutto ci indurrebbe
un essere vivente a credere che lei sia in grado
di arrivare in Siberia e di trovare la figlia. Li, per, nello
scantinato del Goldfadn, tra i morti, il problema non si
pone. Lillian li sente sotto di s, la spingono, premono dietro
le ginocchia, la sollevano fuori dalla tomba. Yaakov,
vicinissimo alla cima, le raddrizza la gonna e le toglie un'ultima
foglia accartocciata dalla guancia, per permetterle di
unirsi ai vivi e non solo di fare quello che fanno loro, cosa
di cui sono capaci anche i morti, ma di provare quello
che provano loro e di andare avanti, cosa che perfino i vivi
trovano ardua.
- Az me muz, ken men, - dice Yaakov.
- cos dicono, - dice Lillian in inglese, e si sistema sul
baule per godersi lo spettacolo.
Yaakov tira fuori un rotolo di mussola, alto quanto un
uomo, issato su due pali di legno sormontati da aquile nere
e oro. Fissa un'estremit dietro un baule e srotola l'altra,
mostrandole una scena dipinta, striature di luminoso
azzurro davanti a colline marrone e arancio, drappelli di
alberi sbiaditi sullo sfondo. Srotolando la mussola Yaakov
scatena una fitta pioggia di vernice arancio, azzurra e marrone.
- Il mio primo incarico, - dice. - Questa  la vostra America,
cultura e spettacolo, signore e signori, un nichelino a
sera, tre soli centesimi per i bambini. Cinquant'anni fa. Io
ero un mocciosetto. Il mio fratello maggiore mi ha portato
qui... poteva diventare primo attore, ma non se l' mai
cavata troppo bene con l'inglese. Io l'ho imparato in un
batter d'occhio.
Yaakov si interrompe e si sposta di qualche passo, rivelando
altri alberi, altro fiume.
- L'imponenza monumentale della valle del Mississippi.
Qui abbiamo le gigantesche cupole di Chamberlain
Non sembra lui;  la sua voce da lettura del New York
Times dalla forza nitida, argentina. Sembra scaltro, socievole
e quasi dispiaciuto della facilit con cui si lasciano
ingannare le persone.
- Li vedi gli indiani, Lillian? - Yaakov descrive alcuni
grossi cerchi nell'aria e tira il rotolo svelando due indiani
sulla sponda del fiume sormontati da un arcobaleno curvo
su sbuffi che si levano come castelli grigi dietro il fiume.
Gli indiani sembrano piccoli con quegli enormi caschi di
piume che ricadono sulle spalle, e a Lillian pare inverosimile
che incontrer persone vestite cos in America.
Yaakov spinge il rotolo in un angolo e ne solleva un altro,
aprendone poche decine di centimetri per volta. - Come
vedi una scena rimanda alla successiva. Le cupole, le
pianure erbose, ora gli indiani che dnno la caccia al bufalo,
ora il villaggio dei morti, molto conosciuto per via
dello strano modo in cui gli indiani si sbarazzano dei morti.
Che non  strano quanto quello degli ebrei: se smetti
di respirare per due secondi, attento, come niente ti ritrovi
nella fossa; e non  strano quanto quello dei cattolici: ti
tengono in salotto per settimane, dando modo a tutti di
rimirarti ben bene e di farsi una birra.
Yaakov apre un altro rotolo ed esamina la scena.
- Questa mi  sempre piaciuta. Osservala con calma.
Il suolo pi ricco del mondo dove l'America coltiva tutti
i frutti tropicali del mondo: arance, fichi, olive, non
importa se l'oliva non  davvero un frutto, e tutto quanto
sia dato immaginare. Dietro l'argine - Yaakov indica
due met di lago azzurre separate da una chiazza di bianco,
mussola nuda dove la vernice si  scrostata, - vediamo
gli sconfinati campi di zucchero, le nobili tenute, i
bellissimi giardini, le modeste dimore dei negri dove intonano
i piacevoli spiritual tradizionali. Dietro nascondevamo
due bambini di colore e li facevamo cantare.
Yaakov sorride a Lillian.
- Io lanciavo capsule di cotone alla folla. Era uno dei
miei incarichi, lanciatore di cotone, oltre che tuono, zoccoli
di cavallo, fumo quando necessario, spari di fucile e
via dicendo, attraverso la valle del Mississippi, intorno ai
tumuli sepolcrali indiani, dentro la Grande Camera delle
Stalagmiti, spunzoni di cristallo bellissimi ed enormi che
puntavano in alto e in basso, P per pavimento, onde evitare
che te ne dimenticassi, e S per soffitto... quella era la stalattite.
Raggiungiamo i famosi accampamenti di Lewis e
Clark, conosciuti in tutta America, e poi gli indiani che
fanno lo scalpo ai colonizzatori e uccidono il bufalo con
gli archi e le frecce, molto ingegnoso, senza bisogno di fucili.
I negri che bruciano le piantagioni, i proprietari delle
piantagioni che impiccano i negri ai salici. I colonizzatori
a cavallo che sparano agli indiani; non usano arco e
frecce, loro, e perch dovrebbero?
Yaakov lascia cadere il murale e si terge il sudore dal
viso. Lillian lo guarda alla luce grigia e vorrebbe tanto vederlo
com'era cinquant'anni prima, un bimbetto con un
grande spettacolo, che tremava per l'entusiasmo, senza
pensare al futuro. Yaakov incrocia per un istante il suo
sguardo. Scuote la testa.
- Questa  l'America, - dice. - Facile facile. Andiamo
a prendere un gelato.
Lillian si avvicina ai rotoli. - Si rovineranno se rimangono
qui. Si scroster tutta la vernice.
Lei ha cercato di prendersi cura delle cose di questo
Paese. Mette le cinture in un cassetto e avvolge le calze in
uno scialle per evitare che si impiglino nelle cinture o nel
legno grezzo del cassetto. Ha cercato di prendersi cura delle
belle cose di Meyer perch per lui sono importanti, e ha
cercato di prendersi cura di se stessa per Reuben, quei due
hanno messo a dura prova la sua pazienza e la sua natura,
e se Yaakov ci tiene tanto a quei dipinti, anche se l'unica
cosa importante  raggiungere Sophie, pu fingere di prendersi
cura anche di quelli. - Mettiamoli a posto, - dice Lillian.
- A che scopo? - dice Yaakov, come se per lui non contassero
niente, brandelli di stoffa e scaglie di vernice che
non hanno alcuna importanza nel mondo moderno. E ormai
per lui non contano niente. Hanno assolto all'ultima
funzione utile che restava. Yaakov ha bruciato tutto ci
che la moglie indossava e tutto ci che i figli amavano, e
brucerebbe quei rotoli se non corresse il rischio di mandare
a fuoco buona parte del Lower East Side. Evita souvenir
e ricordini. E deciso a non diventare come quelle donne
che girano con candelabri di latta e riccioli di capelli castani
ostinandosi a cercare il marito scappato in Arizona;
n come gli uomini che la notte vagano per Essex Street
con una bambola fetente e il dagherrotipo colorato di una
bimbetta dal bel faccino. Avrebbe una gran voglia di calpestare
quei rotoli, solo che Lillian lo prende per mano,
salgono le scale e si avviano al Blue Bonnet, dove non incontreranno
nessuno di loro conoscenza.
La mattina Yaakov esamina una decina di atlanti nella
biblioteca di Mid-Manhattan, attento come un rapinatore
di banche. D un'altra occhiata all'inserto verdazzurro
e marrone dello Stretto di Bering, alle minuscole isole legate
strette come perle, una sola giornata di duro cammino
a separarle, e ruba i due atlanti migliori e il libricino di
dieci pagine sulla Pista del Telegrafo terrestre Collins dell'estremo
nord, con gli invitanti disegni a penna e china
di trenta baite che sembrano cottage in riva al lago, distanziate
soltanto da un'altra giornata di cammino. Tornato
in negozio ritaglia le cinque cartine pi belle del Pacifico
nord occidentale, del Canada e dell'Alaska, che cucir dentro
il cappotto di Lillian, sotto la fodera, creando una tasca
di seta abbottonata per ciascuna.
Raisele batte il pugno sulla porta. - Ho da mangiare, -
dice. - Ho lo champagne.
Lillian non si sorprende che Raisele abbia portato una
pagnotta di challah, una mattonella di pt di fegato circondata
da un nastro di grasso bianco e decorata alle estremit
da olive a forma di fiore, mezzo pollo arrosto ancora
tiepido e una confezione con quattro frutti di marzapane,
due minuscole mele rosa, due banane in miniatura, poggiate
sulla paglia verde. Lillian si sorprenderebbe se Raisele
avesse pagato quella roba, e si sorprenderebbe se nel
piccolo cestino di marzapane in origine non ci fossero stati
sei frutti.
Raisele poggia tutto sul tavolo e prende una banana di
marzapane. - Lo adoro. Adoro questi dolcetti. Adoro questo
Paese Porge il cestino a Lillian, che scuote la testa.
- Poi non dire che non te li ho offerti -. Raisele mette il
marzapane in equilibrio sulla punta della lingua e lo mastica.
Toglie la stagnola dallo champagne e fa saltare il tappo.
- Non  stato facile procurarselo, - dice. - Mi  toccato arrivare
alla farmacia di Boylan -. La farmacia di Boylan non
 gestita dal signor Boylan bens da Meyer Lifschitz, e non
 una farmacia:  il principale distributore di vino e alcolici
del Lower East Side. Lillian immagina che Raisele vada
a letto con Lifschitz o che abbia promesso a Lifschitz
di andare a letto con lui, o che abbia combinato un incontro
tra Lifschitz e il rivale che lo uccider mentre si trova
tra le braccia di Raisele. Poco importa se Lifschitz sia
a casa a giocare a canasta con la moglie o steso su una
brandina striminzita in un lago di sangue: quel picnic 
l'anticipo su qualche pagamento.
Raisele e Lillian si stendono sul divano verde a fissare
il soffitto come chi ha bevuto tre bicchieri di champagne
che in realt  gin con una spruzzata di selz. Raisele poggia
la testa sulla spalla di Lillian e la bacia teneramente sulla
guancia. Le accarezza la mano. Se Raisele fosse un uomo
Lillian avrebbe paura a stare da sola con lei.
Raisele solleva il bicchiere in direzione della finestra,
del fiume. Le cade un po' di gin sulla mano e lo lecca.
- Bon voyage, - dice. - Buona fortuna.
Lillian la guarda. - Non  un'avventura, Raisele.
Raisele non vuole fare discussioni. E un'avventura si,
ed  un'altra occasione per Lillian, che non ne merita nemmeno
una. Lillian non  tagliata per quella citt. Ha avuto
non una ma due occasioni per diventare qualcuno, e ha
girato le spalle al matrimonio e ai figli, a una piacevole sistemazione
con il vecchio e a una messinscena a tempo pieno
con l'idolo delle Donne che offriva potenzialit di ogni
genere. A Lillian si potrebbe presentare un'altra occasione
in una citt pi piccola. Raisele vuole che Lillian ci riprovi.
Vuole che Lillian se ne vada.
Lillian sorseggia il gin con le bollicine. - La gente beve
questa roba? Raccontami di nuovo che cosa ti ha detto
Kacikov.
E Raisele glielo racconta. Dice: - Te l'ho gi raccontato.
Tagliando dietro casa dei Krimberg, i Pinsky trovano
la piccola Sophie Raisele ripete che Sophie era tanto
sporca, che aveva le ginocchia sbucciate e la ghiaia infilata
nella carne tenera delle mani e dei piedini. Raisele ripete
che la signora Pinsky non se l' sentita di lasciare Sophie
l, una bambina ebrea e per di pi orfana, avendo gi seppellito
quattro figli piccoli. Lillian dice: - Quattro? Credevo
che ne avesse tre -, anche se Lillian ricorda soltanto
la volta in cui lei avr avuto dodici anni e la signora Pinsky
era entrata nel loro cortile nuda, il sangue che le scorreva
lungo le gambe. La signora Pinsky e sua madre si erano stese
sul letto, e poco prima del tramonto sua madre aveva fatto
indossare alla signora Pinsky uno dei suoi vecchi vestiti
e le aveva dato mezzo pollo da portare a casa per cena.
Raisele dice: - Forse erano tre.
Lillian dice: - Rivka Pinsky ha preso Sophie? Kacikov
non me l'ha detto. L'ho visto, lui ha visto me. Avr battuto
il villaggio e quella maledetta provincia un centinaio
di volte per cercarla.
Raisele le versa un altro po' di gin.
- Io alla fine sono riuscita a farmelo dire. Eravamo in
buoni rapporti.
- Come no. E allora Mariam, con quella sua storia sui
nastrini blu?
Raisele si stringe nelle spalle. - Va' a sapere. Come fai
a prendertela con la povera Mariam? Si  sbagliata. Era
convinta che io fossi morta, abbrustolita nel fienile, ma si
sbagliava anche su questo. Difficile dire come la gente reagisce
a certe cose. Era sconvolta: si  sbagliata.
- Ha creduto di vedere mia figlia morta che galleggiava
nel fiume, e invece si sbagliava?
- Gi, si sbagliava -. Raisele distoglie lo sguardo. - E
poi  pazza. Non te ne sei mai accorta? Dico solo che quando
se n' resa conto, quando le si sono schiarite le idee,
per quanto le si possano schiarire, tu eri gi qua. E intanto
i Pinsky erano venuti e se n'erano andati.
- Qualcuno avr pur visto i Pinsky prendere Sophie...
- A mezzanotte, mentre i goyim uccidevano le persone
nel loro letto? Chi vuoi che guardasse? E poi, io non c'ero,
- dice Raisele.
- Dov'eri?
- Al sicuro, - dice Raisele, e batte il bicchiere contro
quello di Lillian.
Lillian non sa quale risposta voglia sentire da Raisele.
Non c' verso di coglierla in castagna. Andare all'inseguimento
di Sophie sembra pazzesco e, peggio ancora, sembra
il gesto di una pazza, e sembra l'unica cosa da fare.
Deve credere a Raisele. Deve lasciare quell'appartamento,
i suoi amanti, le sue abitudini. Deve lasciare il Royale,
Canetti il verduraio, la radio nella sala costumi e le lenzuola
pulite con i ricami che sono la fissazione di Meyer.
Deve andare in un posto dimenticato da Dio solo per scoprire
che sua figlia  morta, o per non trovarla affatto, per
ci deve andare.
Raisele coglie l'esitazione di Lillian. Dice: - Ti ricordi
che metteva sempre i calzettoni spaiati, e quella bambola,
quanto voleva bene a quella bambola... come si chiamava?
- Tseidele, - dice Lillian, e si stende di nuovo serrando
gli occhi per serbare l'immagine di Sophie, come fosse
la fine di un sogno. Raisele, che di norma  l'ultima ad andare
a dormire e l'ultima ad alzarsi, stende una delle morbide
coperte verdi di Meyer sopra la cugina, felice che
niente la tenga in ostaggio in questo mondo pieno di risorse
e sconfinato.
Lillian prepara i bagagli e Raisele passeggia nervosamente.
Raisele ha trovato dodici dollari nel cassetto della
biancheria di Meyer e anche due paia di calze di lana e un
grosso fazzoletto di cotone, che potrebbe tornare utile. Se
ci fossero pi cose gliele sottrarrebbe volentieri per Lillian.
Setaccia l'intero cassetto, le camice di Meyer e i vestiti
di Lillian, prende, posa e poi intasca un paio dei gemelli
d'argento di Meyer.
- I pantaloni, magari, - dice Raisele.
- Se li avessi.
Raisele scuote la testa incredula per l'altrui debolezza
e apre lo sportello dell'armadio. Esaminano tre paia di pantaloni
maschili: lana pettinata nera, tweed Harris e gabardine
verde. Raisele prende quelli di tweed, che sembrano
fatti non solo per la campagna ma con la campagna, e lascia
cadere la gruccia di legno in terra. Lancia i pantaloni
sul letto.
- Ora ce li hai.
Lillian piega i pantaloni. Ecco l'aiuto che riceve. Quello di una che ruberebbe le monetine poggiate sugli occhi di
un morto (e a Lillian sembra quasi di sentirla: Tanto  morto:
chi ne ha pi bisogno, io o lui?) e quello di un pazzo talmente
innamorato della morte da mandare avanti Lillian
nella speranza di una grande ricongiunzione nell'aldil, in
un Caf Royale paradisiaco dove i dolci sono gratis, il t 
forte e tutto viene non solo perdonato ma addirittura annullato.
Lillian piega un maglione e i pantaloni di lana di
Meyer, arrotola una larga cintura di pelle poggiandola sopra
due corsetti e ficca i suoi mutandoni invernali e i calzettoni
e il fazzoletto di Meyer in fondo alla tracolla. Preferirebbe
portare le calze, si sentirebbe meglio immaginando
un viaggio che presupponga quelle di seta e le sue belle
scarpe blu marino con il tacco alto e la fibbia di cristallo,
ma sa che non  il caso. D scarpe e calze a Raisele, che le
prende senza farsi pregare.
- Queste sono... chic, - dice Raisele facendo sparire
calze e scarpe dentro la borsetta.
- Gi, - dice Lillian. - Deliziose, chic, un amore.
- Gi. Sono un amore.
La borsa di Lillian  quasi piena, nell'armadio c' ancora
un vestito, e in un cassetto alcune maglie e camicette.
Lillian vede Raisele squadrare il vestito. Raisele  un
lupo, come altri sono agnelli, santi o passerotti.
-  tutto tuo. Tutto quello che ti sta. Zie gesund.
Raisele ha gi fatto progetti. Ha trovato due ragazze
sempliciotte di Odessa, tutt'e due con un lavoro, che dispongono
di un grosso divano e non hanno altri affittuari
n prospettive che possano definirsi tali. Stanno li tutte
sole e la sera non escono, e Raisele ha parlato con loro, insieme
e singolarmente. Ha raccontato tutte le cose interessanti
che sa sui Burstein, ha portato la frutta ricoperta
al cioccolato comprata alla confetteria Stricoff e si  lasciata
condurre al teatro dove il gioved sera l'associazione di
mutuo soccorso di Odessa organizza spettacoli teatrali e
danzanti seguiti da un gran buffet. Raisele  un vero spasso,
dicono le sorelle, dovrebbe proprio trasferirsi da loro,
le vogliono un bene dell'anima.
Raisele ha in mente di accompagnare Lillian fino all'angolo,
darle tre baci come fanno i teatranti, e tornare all'appartamento
per l'inventario finale. E convinta che si
possano fare cose apparentemente brutte e restare pur
sempre brave persone. E convinta che se non desideri
espressamente il male altrui, non hai fatto alcun male. Lascer
a Meyer i mobili (a parte i cuscini di seta marrone,
che le sono piaciuti fin dalla prima sera) e i vestiti (a parte
una sciarpa di cashmere azzurra) e prender il completo
da notte di chiffon verde visto che Lillian non lo vuole,
e porter via dal frigo tutto il cibo possibile. Raisele d
un'ultima occhiata dentro il frigo e porge a Lillian un salame.
- No. Prendi quello che vuoi. Meyer ha detto che bisogna
sgombrare entro domani, tassativamente.
Raisele, che sperava in una visita di Meyer per dimostrargli
che lei saprebbe essere una compagna davvero ideale,
pi accomodante di Lillian, pi piacevole (non ci vorrebbe
poi tanto, pensa Raisele; chiss perch Lillian si 
messa in testa che tra tanti uomini proprio quelli di questo
Paese vogliano conoscere il tuo stato d'animo), ci rimane
male, ma non lo dice. Raisele non comunica mai a
nessuno il suo stato d'animo, e nemmeno quando diventa
la nuova ingenue del teatro Vilna Art, nemmeno quando
sostituisce Ida Liptzin diventando la Giulietta per antonomasia
e suscitando un tale clamore con il suo nuovo stile
naturalistico che le attrici di Broadway vanno di nascosto
a vederla, nemmeno quando il tizio mandato da Samuel
Goldwyn le mette in mano il suo biglietto da visita
dopo una cena a El Morocco lasciando intendere che se il
provino andr secondo le sue previsioni, lei cambier ben
presto nome, Raisele Perlmutter  portata a comunicare
agli altri il suo stato d'animo. Nel provino, come nei film,
mostra un viso alabastro con gli occhi chiarissimi e le labbra
esangui che contrastano con l'immagine della vamp,
sobria anzich ingioiellata o piena di balze. E schiettamente
ironica, schiettamente indifferente, schiettamente moderna.
Il bar  quasi al buio e Lillian fa tintinnare le monetine
che ha in tasca e la serie di spille da balia in acciaio inossidabile
che Yaakov le ha appuntato all'interno del cappotto
(Non si sa mai, ha detto).  contenta che il sudore
non trapeli dal vestito largo di serge e dalle calze di cotone.
Riesce a scorgere il viso di Yaakov solo perch gli sta
accanto. Gli altri avventori sembrano ombre, e non c'
nemmeno una donna. Siedono ai piccoli tavoli rotondi a
gruppetti di due o di tre o stanno in piedi pigiati contro il
lungo bancone scuro. Si vede benissimo che  un bar serio.
E un posto dove gli uomini vanno a bere e ha la caratteristica
puzza di quel tipo di locali, di lana bagnata, sudore,
urina e fumo, e dopo tanti schizzi di birra il pavimento
esala luppolo e malto a ogni passo.
- Sei gi stato qui altre volte? - domanda Lillian. Difficile
immaginare Yaakov che sorseggia il t a uno di quei
tavolini.
- Come no, - dice lui. - Tanto tempo fa.
- Con Reuben? - domanda lei, e vorrebbe tanto aver
pronunciato quel nome per l'ultima volta. Non capir mai
dove sta andando se continua a vedersi il suo viso davanti
agli occhi.
- Il nostro Reuben? - Yaakov abbassa la voce. - In
questo letamaio?
Un tizio con i capelli rossi e radi e le basette bianche
batte sulla spalla di Yaakov.
- Shimmelman, - fa lui, e si ritrovano faccia a faccia.
Si stringono frettolosamente la mano e il rosso guarda Lillian.
Lillian si accorge di sorridere educatamente mentre
l'altro si acciglia e socchiude gli occhi, e a lei viene il dubbio
che sia un sorriso fuori luogo, o che non sia nemmeno
un sorriso.
- Tutto il tragitto fino a Chicago, signor O'Brien, - dice
Yaakov. - E un pasto.
- Appunto, - fa quello. - Io che ho detto? Che,  sua
figlia? - domanda, abbassando rapidamente una palpebra.
- Si, - dice Yaakov come se servisse a proteggere Lillian,
e lei si scosta i capelli dal viso e lo prende sottobraccio.
O'Brien scuote la testa come se non avesse mai sentito
una bugia pi spudorata, come se Yaakov sfruttasse i
sacri vincoli della famiglia ai propri biechi fini giudei. Si
mette le mani in tasca come se guardasse una corsa di cavalli
su cui ha avuto il buonsenso di scommettere pochissimo.
Yaakov tira fuori il portafoglio e il facchino rosso di
capelli guarda dall'altra parte, verso la porta, ignorando
bellamente i movimenti della mano di Yaakov.
- Con il dollaro di ieri fanno cinque, - dice Yaakov, e
mette le banconote in mano al facchino.
- Facciamoci un bicchiere, - dice O'Brien.
I due bevono una birra e paga Yaakov, com' tenuto a
fare. Quando si alza per accompagnarli alla stazione ferroviaria,
il facchino lo spinge di nuovo sulla sedia.
- Dia retta a me, mister, - dice. - Faremmo uno strano
effetto tutti e tre al binario. Lasci la signorina a me.
Datevelo qua l'addio.
Lillian e Yaakov si guardano e O'Brien controlla l'orologio.
Yaakov prende il bicchiere vuoto. Potrebbe fracassarlo
e scriversi il nome di Lillian sul petto. Posa il bicchiere.
Non ce n' bisogno; quel nome  gi li.
Yaakov abbraccia Lillian cos forte che i quattro bottoni
del suo cappotto le trapassano il maglione, la camicia
e il corsetto conficcandosi nella pelle e lei serra le mani circondandogli
la magra nuca come se fosse suo padre.
- Gay gezund hey, - dice Lillian. Vai con Dio, e intende:
Vai con il mio amore. Intende: Vieni con me. Intende:
Non mi lasciare. Intende: Non posso farlo senza di te.
Intende: Non permettermi di andare.
Aiutare Lillian  l'ultimo bel gesto di Yaakov. Dopo la
sua partenza smette di cantare al Royale, smette di punzecchiare
Reuben, smette di prendere in giro Meyer. Gli
affanni di Reuben diventano i suoi, le menzogne di Meyer
diventano le sue, e lo stesso vale per i crimini e gli errori
di giudizio del mondo. Stende gli asciugamani al bordo
della vasca da bagno, casomai l'acqua traboccasse. Trascina
la pesante poltrona a ridosso della porta d'ingresso. Si
immerge nell'acqua bollente, con tutto l'occorrente sul
tappetino accanto, e stavolta non c' Reuben a ripescarlo.

Capitolo 6.
La via degli orfani.

Lillian e O'Brien prendono la metropolitana e cambiano
in silenzio i treni che li conducono alla Pennsylvania
Station. Lei guarda le gigantesche aquile di pietra a guardia
dell'ingresso, le colonne larghe come alberi antichi.
Anfistilo, pensa, perch ha dato una tregua al dizionario
dei sinonimi e ha cominciato quello di inglese da pagina
uno. Non pensa: Come somiglia al colonnato romano del
Bernini. Le piace il caldo color miele dei pavimenti di pietra
e il soffitto altissimo, e si accorge che la fuliggine ha
gi scurito le grandi finestre e che i sottili raggi di sole si
incrociano lungo tutta la sala. Se Yaakov fosse li con lei
le direbbe che il pavimento  in puro marmo di travertino
venuto dall'Italia e che il soffitto  alto quarantacinque
metri. Abbraccerebbe con un gesto l'intero atrio e,
accennando alle terme di Caracalla e alla Basilica di Costantino,
direbbe che forse le interessa sapere che per fare
la sala d'attesa hanno preso a modello un tepidario, che
poi significa semplicemente stanza calda. Yaakov Shimmelman
 un grande estimatore di Stanford White e di
Charles McKim, ha visto le mostre dedicate ai loro disegni
e passeggiato davanti ai loro edifici per il puro piacere
di ammirarli, e ha avuto l'onore di modificare i pantaloni
dello chauffeur di Stanford White per ben tre volte.
Lillian segue il facchino oltrepassando la tavola calda
all'estremit settentrionale della stazione. Vede le
biglietterie, gli uffici del telegrafo e i soprabiti neri degli uomini.
Vede balze, frange e scarpe di seta nel verde che va di
moda quell'estate, mostruosamente acceso, e signore attempate
in abiti di un grigio chiaro che ha i toni del nocciola
con i cappelli in tinta, e a quel punto il facchino le
molla una gomitata per farle allungare il passo verso il Binario
107, che lui chiama Pennsy, a Broadway Central. Lei
vede il cielo blu stellato, vede i gradini di marmo glaciale,
vede i facchini della compagnia ferroviaria Pullman che
sembrano molto pi puliti, perbene e educati del suo, vede
un tizio che vende gelati italiani e un barbiere aperto
ventiquattr'ore su ventiquattro, dopodich si ritrovano sulla
banchina affollata di viaggiatori regolari, immigranti con
sei figli e senza un congruo bagaglio, uomini d'affari e commessi
viaggiatori con le valigie piene di campioni, e poche
donne in coppia dall'aria intrepida o nervosa.
Il facchino monta bruscamente in carrozza e Lillian cerca
di stargli dietro. Tende la mano per prenderle la borsa
ma lei la tiene ben stretta. Vede cuscini verdi di tela grezza,
vimini e porte di legno lucido, e dietro il vetro inciso distingue
a malapena due tizi che aprono il giornale mentre
il facchino svolta in fondo al corridoio e spalanca una porta
con le stecche. Spinge Lillian e la sua borsa in un ripostiglio
e lei sente la chiave girare nella toppa.
- Ventidue ore, - dice lui. - Guai a te se fiati.
Una striscia di luce sottile e sfocata sormonta la porta
prima che lui la chiuda, dopodich la luce scompare. C'
una fitta grata nera fra le stecche, dipinta anche quella.
Lillian  abituata alla luce gialla dei lampioni e al rossoverde-rosso
dei semafori che brilla tutta la notte dietro la
finestra del salotto;  abituata a stendersi sul letto di
Meyer, a guardare il viavai di stelle nel cielo cittadino e a
rintracciare la cima degli edifici, che non scompaiono mai
del tutto nella notte. Questo  il buio prima che il mondo
nascesse.
Lillian chiude gli occhi, li riapre e non c' differenza.
Sente la fibbia d'ottone della borsa e la tasta, girando la
borsa di qua e di l nella speranza di cogliere e riflettere
un brandello isolato di luce. Si siede e sente una cosa dura
e stretta, il bordo di un secchio, premere contro la spina
dorsale. Raddrizza la schiena per allontanarla dal secchio
e sbatte la testa contro una mensola di legno. Mette
le braccia intorno al secchio. C' un muro, poi il secchio,
poi Lillian, poi la borsa. La mensola di legno la sovrasta di
due o tre centimetri quando si raddrizza. La posizione migliore
 con la testa sulla borsa e i piedi contro il secchio.
Qualunque cosa stia sciaguattando dolcemente nel secchio
a un certo punto si verser, e sarebbe meglio che le finisse
sulle scarpe anzich sulla faccia. Sarebbe meglio morire.
Al buio, Lillian si fa un cuscino con il cappotto e sposta
lentamente le gambe da una parete all'altra. C' poco
da abituare lo sguardo; il ripostiglio non concede nulla.
Lillian si lascia cullare dal treno e si addormenta, fino ad
Albany.
E morta.  cieca. Le sembra gi di sentire la trazione
appiccicosa del sangue sul pavimento. Vede la teiera di sua
nonna ridotta in quattro pezzi, sente l'odore del t versato.
Si taglia il ginocchio con un coccio di porcellana. Sbatte
contro un secchio e il contenuto le inzuppa la camicia
da notte. Sfiora con le dita cieche altre dita, e dovrebbe
riconoscere la mano all'istante, ma non  cos. Calpesta la
mano e va in cortile. C' un'alba bellissima e Lillian si accorge
che hanno messo il letto di Sophie rifatto a puntino
davanti al pollaio dei Lebansky. La fede nuziale di Osip
rotola nella terra come una trottola d'oro, e Lillian si precipita
a prenderla. Vede l'estremit della treccia castana
di Sophie e il nastro blu svoltare l'angolo del pollaio. Vede
i riccioli tinti di nero di Mariam e la sua sciarpa lurida
passarle davanti mentre corre per acciuffarli.
Il pomello ruota leggermente. Qualcuno scuote la porta.
Lillian si sveglia appena in tempo per trattenere un
urlo.
Non abbiamo fortuna, tesoro, dice un uomo. Una donna
ride. Lillian capisce che  eccitata, che entrerebbe con
l'uomo nel ripostiglio se il facchino non l'avesse chiuso
a chiave per impedirle di finire catapultata fuori a una
curva brusca. L'uomo dice: Ci toccher aspettare fino a
Albany. Io non posso aspettare, dice la donna, e Lillian
pensa che  un errore madornale dire una cosa cos a un
uomo.
Il treno si ferma e Lillian sente il mondo scorrere accanto,
a cinque centimetri da lei. Fiuta le persone che scendono,
sudore e bambagia, gomma, formaggio, qualcuno si
 portato dietro il salame all'aglio, pane di segale, lavanda
e birra, cacca di neonato. C' il pianto del neonato, il borbottio
della mamma: Ssh, ssh, sta' buono, c' il bigliettaio:
Albany, Al-ba-nii, c' il fruscio di gonne e un grosso tacco
di gomma che sbatte contro la porta. Porca miseria, dice
l'uomo. Ora la gente sale, Lillian sente l'aria fluire nella
direzione opposta, aria nuova, un po' pi fresca. Passi,
voci maschili brusche e uniformi, uomini che parlano al
momento opportuno, uomini che lasciano le chiacchiere
alle donne. Dove sono finiti gli amanti? si domanda Lillian.
Il treno si muove. Al buio, le cose si spostano. Le cose
che fino a quel momento per Lillian sono state una certezza
- la porta, le pareti del secchio che la proteggono da
quello che c' nel secchio, il bordo della mensola, le setole
degli spazzoloni che premono contro la gamba sinistra,
la punta metallica di un ombrello innocuo contro il piede
sinistro, l'impugnatura che le traccia una piccola curva di
vimini sotto il corpo - sembrano muoversi. Da un momento
all'altro Lillian non ricorda pi la forma, la superficie o
la curva di niente; tutto si muove insieme a lei. Scosta il
fianco dagli spazzoloni e le setole si protendono verso di
lei come fossero un gatto.
Lillian si addormenta e il sogno va veloce: paglia rossa,
teiera rotta, mano recisa, il letto vuoto di Sophie. Lillian
ha chiuso gli occhi da meno di cinque minuti quando lancia
un urlo.
Il facchino apre la porta e lei cade fuori, proprio come
temeva, cieca alla luce del corridoio come lo era nel ripostiglio.
Il facchino ingoia un boccone del panino.
Dice: - Non puoi urlare in quel modo, e non puoi nemmeno
cadere.
Stringe le mani di Lillian intorno a un altro panino e la
spinge di nuovo nel ripostiglio, spronandola con lo scarpone.
Bisbiglia attraverso la grata: - A Schenectady o a
Rome puoi andare in bagno -. Il panino  caduto in terra
e Lillian lo trova vicino alla scarpa e lo mangia prima di
pensare a cos' o a dove  stato.
Sente di nuovo le voci degli amanti. - Perch non sei
scesa a Albany -, dice lui. - Perch non sei sceso tu -, dice
lei -. Sembra allegra. Dice: - Scendiamo a Albany, andiamo
in albergo, poi tu torni a casa da tua moglie e io torno
a casa da mio marito. Non vorremo ricascarci, mi sono
detta. - Faranno il diavolo a quattro -, dice l'uomo. - Oh,
lo so -. Lillian  contenta di sentirla ridere:  il suono dei
campanelli su un cavallo di battaglia e si domanda cosa sia
accaduto di tanto terribile a quella donna per renderla cos
ardita. A Lillian piacerebbe bussare sulla porta e dire che
da dentro il ripostiglio delle scope ammira la donna, ma
non ammira l'uomo, che sicuramente scender a Rome o
in quell'altro posto e, sempre che lei riesca a tenerlo nel suo
letto fino a Chicago, se ne andr alla chetichella una mattina
presto e riprender il treno per Albany con un regalo
per la moglie. - Beviamo qualcosa, - dice l'uomo.
Si allontanano e diventa pi buio di prima. Lillian non
vede niente del Paese che sta attraversando. Fiuta tracce
dell'estratto di pimento dell'uomo e dell'essenza di rose
della donna. Frutteti di mele verdi, rosse, gialle, marroni,
campi scuri arati, mandrie al pascolo, vagabondi che
si nascondono negli scali ferroviari, bambini scalzi vestiti
con i sacchi di farina che salutano il treno quando spunta
da dietro l'angolo, cumuli di baracche, silos rossi e grandi
specchi d'acqua dai nomi a Lillian sconosciuti: quella
grande fetta d'America per Lillian  meno di quanto rimane
della Camera delle Stalagmiti e degli splendidi indiani
di Yaakov, e in poche ore se la lascia alle spalle.
- Tu aspetta, - dice il facchino. - Aspetta.
Un'infinit di passi nel corridoio oltre la porta, l'esile
ondata di aria pi fresca che sovrasta il caramello, la lana
umida, i capelli bruciacchiati, i sali, la brillantina, il sapone
Pears, il tabacco. Lillian sente di nuovo l'afrore degli
amanti, per non parlano, poi sente odore di stazione, cenere
e petrolio, stoppino e cera roventi come se avessero
appena spento cento candele, pane tostato, catrame, persone
stanche e fradice che vanno di corsa.
Il facchino apre la porta. Lillian  a quattro zampe, il
pavimento ondeggia sotto di lei come un mare sporco, le
scarpe scure e lucide dell'uomo sono pietre bagnate.
- Levati di torno, - dice il facchino.
Lillian credeva che sarebbe rimasta sul treno e che
avrebbero continuato il viaggio insieme. Quell'uomo  l'unica
persona che conosce.
- Siamo a La Salle. A te serve la Union Station. Dall'altra
parte del fiume, - dice il facchino, ma la ragazza rimane
carponi, cocciuta come uno stupido animale, e a lui
viene una gran voglia di prenderla a calci. La tira su, la
sbatte contro il muro e le mette la borsa in mano.
- Fa' la brava, - dice.
Lillian lo guarda e lui, pur avendo alzato di rado le mani
sulla moglie, e mai negli ultimi dieci anni, la guarda in
faccia e pensa: Perci vi meniamo. Lei lo vede, vede quel
pensiero, vede la mano alzata e l'ombra che cala prima della
mano, chiude gli occhi e protende il viso perch una cosa
del genere non rimani li ad aspettarla e Dan O'Brien
sospira, la porta a viva forza sulla banchina e la trascina
su per le scale allontanandola dal Binario 123.
- Fammi il cazzo del favore, - dice. - Va' alla Union
Station. Aspetta Andy McGann, Great Northern. McGann, capito
bene? Lo chiamano Red.
Lillian non riesce a dire una parola n a muovere un
passo. Camminare  difficile come volare.
- Da quella parte, - dice il facchino e le d una spinta
che  tutto quanto rimane del desiderio di pestarla tanto
forte da lasciarla stecchita, cos non gli darebbe pi fastidio.
Lillian si alza. Prende la tracolla. Si decide a chiedere
al primo uomo benvestito che vede dov' Union Square,
e quello scuote la testa. Non  che non lo sa, pensa Lillian,
 lei. E che non ha nessun motivo di dire a una straniera
sporca dove si trova la stazione. Lillian ci prova con un altro,
non cos ben vestito, e quello la guarda con aria triste,
quasi sapesse che cosa ha passato e che cosa dovr ancora
passare, e lei abbassa lo sguardo come se fosse la persona
pi sfortunata del mondo, poi sorride speranzosa.
Pensa che le toccher interpretare la parte della ragazza
seducente e sventurata un milione di volte solo per trovare
quella maledetta stazione quando lui dice: East Van Burn
Street, tre isolati fino a Lower Wacker, giri a destra,
due isolati lungo il fiume, a sinistra sulla Adam, prendi il
ponte e te la ritrovi sulla destra, dopo il fiume. Lillian non
ha capito niente, non saprebbe nemmeno ripetere quello
che ha detto. L'altro se ne va e Lillian rimane impalata all'angolo.
Si ritrova accanto un uomo e una donna, lui solleva
la mano, un taxi accosta e li porta via.
Lillian  andata in taxi con Reuben e con Meyer. Solleva
la mano anche lei, il palmo rivolto all'esterno, imitando
il gesto ampio dei Burstein, solleva il mento come loro
e il taxi si ferma davanti alla ragazza sporca dalle scarpe
grosse e consunte. Lillian ha trenta centesimi pronti nella
mano destra. Il resto del denaro  contenuto in uno squarcio
dentro il rivestimento degli scarponi, in una delle tasche
di seta nascoste che le ha fatto Yaakov e nel doppio
fondo della tracolla. Trenta centesimi dovrebbero bastare;
 quello che pagava Reuben quando tornavano a casa
dal centro,  quello che pagava Meyer quando andavano
alla Ye Olde Chop House. Trenta centesimi forse sono la
tariffa fissa per le corse urbane e, nel caso non bastassero,
Lillian non avr esitazioni (incertezze, indugi, tentennamenti,
eviter anche di nicchiare, di tirarla per le lunghe
e di menare il can per l'aia). Moller le tre monete e correr
come una dannata. Sente dire: Trenta centesimi, signorina,
e lancia le tre monete sul sedile. Un istante dopo
 gi alla ricerca di un tizio che si chiama Andy McGann,
conosciuto come Red.
Il simbolo della Great Northern Railway  una capra
bianca stagliata contro una montagna rossa e Lillian vede
la capra una decina di volte prima di trovare il treno. Davanti
a lei sulla banchina c' una bella famigliola americana,
padre e madre patinati come la copertina di una rivista
e due figli con gli abitini da viaggio, la femminuccia
con una bambola boccoluta, il maschietto con un librone
illustrato. La bambina sostiene lo sguardo di Lillian per un
secondo, poi si gira dall'altra parte perch non sopporta di
essere guardata in quel modo, e si gira dall'altra parte anche
Lillian. Poco pi avanti, due signore eleganti tengono
in braccio due cagnolini di razza. I facchini sfilano davanti
a Lillian con due serie di bagagli in camoscio viola, e lei
pensa che non solo le tocca stare alla Union Station a sudare
dentro il cappotto del suo amante con un vestito lurido,
i capelli unti di grasso e ammassati sopra la testa, ma
deve pure essere ignorata da donne che profumano come
aiole, hanno valigie pi belle dei vestiti e portano in braccio
cani molto pi curati di lei. Non vede l'ora di abbandonare
quell'atteggiamento vanesio; immagina che a un
certo punto non le importer pi del proprio aspetto n di
quello altrui, non noter chi la nota; vedr la vita come
una grande ruota che gira indisturbata dal passato al presente
al futuro, dalla sua vita di donna alla prossima vita
di scorpione d'acqua o di tulipano, tutte vite ugualmente
desiderabili o indesiderabili e la ruota non si ferma per nessun
motivo, che poi  la spiegazione che Yaakov le ha dato
del buddismo.
- Biglietto, signorina? - dice un facchino, e il suo modo
di dire signorina sarebbe una lezione per Meyer Burstein
tanto  carico di disprezzo, di congetture appena accennate
e dell'affrettata conclusione che quella donna ha
un unico modo per lasciare Chicago: stesa e con le braghe
calate.
- Cerco il signor McGann.
Passa un altro facchino e dice: Red, e Lillian dice: Si,
 proprio il signor Red McGann che cerca, e i due facchini
ridono ma quello grassoccio dalla faccia paterna chiama
con una voce che sembra un clacson: Red, Red McGann,
Binario 27, e un altro facchino lo sente e subito si presenta,
Red McGann, poco pi alto di Lillian, pi grasso che
muscoli, la pelle bianca come carta a parte i due pomelli
rosa sugli zigomi alti. Ha gli occhi azzurri e rotondi da ragazzino,
i capelli striati di ruggine e tirati indietro, alti,
duri e lisci come la prua di una nave.
Red McGann prende Lillian per il gomito col fare di
uno zio e la conduce alla penultima carrozza. Le domanda
com' arrivata fino a lui e Lillian dice che la manda il
signor O'Brien e aggiunge che il signor O'Brien l'ha fatta
stare nel ripostiglio delle scope e l'ha trattata in modo molto
gentile e le ha dato una tazza di caff e due panini e il
signor O'Brien ha detto che il signor McGann far altrettanto
in cambio di cinque dollari.
Red McGann sorride. Non  il sorriso peggiore che le
toccher vedere, ma  il genere di tenerezza che scorgi sul
viso dei ragazzini che pur volendo bene al cane lo prendono
a calci.
- O'Brien  una brava persona, - dice. Le toglie la borsa
di mano, l'aiuta a montare sulla carrozza e la spinge nel
bagno delle donne. Si appoggia alla porta del bagno, si mette
la borsa dietro le gambe e dice: - Ti aiuto a toglierti il
cappotto, - e lo appende a un gancio sul muro. Chiude la
porta a chiave. Si sbottona la patta dei pantaloni di lana
blu e appoggia la sciarpa in terra. Piazza le mani bianche
e squadrate sulle spalle di Lillian costringendola a inginocchiarsi
sulla sciarpa.
- Li vuoi risparmiare quei cinque dollari, tesoro? -
dice.
Lillian lo guarda dal basso in alto, lo guarda ben bene,
dalla lana blu e dalle mutande di flanella che si intravedono
sotto, alla grande spianata della casacca blu su su fino
alle grinze che l'et gli disegna sul collo, fino alla parte inferiore
del mento, dove si accorge che rasandosi ha trascurato
qualche ciuffetto di peli. Li vuole risparmiare si, quei
cinque dollari, a Seattle le serviranno fino all'ultimo centesimo.
Si concentra su Seattle. Respira con la bocca per
non sentire l'odore di Red McGann, per ricordare soltanto
la piastrella bianca e nera crepata sotto la sciarpa blu
marino e le scarpe nere dell'uomo ai due lati. Butta indietro
i capelli e si lecca le labbra, e Red McGann sospira. Sei
un amore, ecco cosa sei, dice.
Lei non riesce a farglielo drizzare. Nella bocca  morbido
come avena. Lillian lo tratta come un amante, come
se fosse Reuben dopo una giornata faticosa. Infila la mano
nelle mutande e prende le palle, afferra la verga con
due dita e poi con tutta la mano e nel frattempo pensa:
Seattle, Seattle, Seattle. Lo tira con fermezza e l'uomo
oscilla insieme a lei, mettendole una mano dietro la testa
per non farla sbattere contro il lavandino di porcellana.
Lei stringe bene le labbra facendo attenzione ai denti.
Rende la bocca il pi morbida e invitante possibile senza
mollare la presa. Red McGann dice: Brava, cos, brava
e spinge verso di lei indurendosi un pochino. Lillian apre
un occhio per vedere se questo li porter alla logica conclusione
e lui si affloscia di nuovo. Lei si scosta e si pulisce
la bocca con il dorso della mano. Glielo prende con l'altra
mano e sospira. Non posso accendere il fuoco con la
legna bagnata, signor McGann, pensa e lui, quasi l'avesse
sentita, mette la mano sopra quella di lei e la ferma.
Lillian tiene gli occhi bassi;  facile che lui non voglia
guardarla in faccia.
Le accarezza la testa. Scosta i capelli che le sono ricaduti
sul viso.
- Eccolo l, - dice. - Dovessi firmare per salvarmi la
vita, sarei bello che morto. E una matita senza mina.
Lillian ha l'impressione che sorrida, e questo la sorprende,
solo che non pu sorridere anche lei. L'uomo la tira su
e le spolvera le ginocchia. Scuote la sciarpa e se la rimette
al collo.
- Niente di grave, tesoro, - dice.
- Niente di grave, - dice Lillian, pensando che  pi
vero che falso.
Red McGann non  cattivo e vuole che Lillian lo sappia,
vuole sentirlo dire anche a lei. Ora lo vuole pi di
quanto volesse l'altra cosa. Vuole chiarire che ce l'ha messa
tutta per farle risparmiare i cinque dollari e che un altro
le avrebbe chiesto di suonargli il piffero prendendole
lo stesso i soldi, e ha saputo che certi, a differenza di lui,
chiedono anche di pi per l'acqua e i panini. Vuole sentirsi
confermare da Lillian che a volte desideri certe cose cos
tanto da non preoccuparti della loro provenienza. Non
importa se sono rubate, pagate o estorte con la piet o la
paura. Importa solo ottenere quel bicchiere di liquore,
quella liberatoria, quel denaro, quel bambino e, quando
sei dalla parte del bisogno, quando ti vedi negato quello
che ti spetta, i problemi che possono venire dopo, anche
quelli ineludibili, non hanno alcuna importanza. E se Red
McGann dicesse queste cose a Lillian, lei si guarderebbe
bene dal contraddirlo.
Le d il cappotto.
- Sono a pezzi, - dice. - Ecco la verit.
A pezzi, pensa Lillian. Non lo siamo tutti? Ora si che
gli sorride, e Red McGann  sollevato.
- Davvero, niente di grave, - ripete lui, e mostra a Lillian
il ripostiglio delle scope. - Ti faccio uscire a St Paul...
cos puoi fare le tue cose.
Lillian si adatta al buio pesto dell'interno. Ci sono di
nuovo la grata dipinta tra le stecche, il secchio, lo spazzolone.
Ci sono le stesse tre mensole sopra la testa, lo stesso
pavimento di legno umido, una confezione di sapone in
scaglie, ma niente ombrello. Lillian rimane qualche istante
in piedi nel ripostiglio e si sgranchisce il collo. Sente un
uomo cantare alla sua bambina: Trotta, trotta fino a Boston,
trotta, trotta fino a Lynn. Attenta, Sarabeth, o caschi
nel camin. Lillian va in bagno prima dell'alba a St
Paul, mangia un panino col prosciutto rinsecchito a Fargo,
nel North Dakota, e fa un brutto sogno a Minot, nel
North Dakota, e un altro a Spokane, e anche nel sogno le
sembra di straniarsi e di dire: S, s, la teiera, l'accetta, la
mano recisa, lo so, Cristo santo, lo so. Fa per urlare, si sveglia,
si calma. Cade fuori dal ripostiglio delle scope alla
King Street Station di Seattle, e Red McGann la prende
per il gomito.
- Attenta, mi raccomando, - dice. - Il mondo  un postaccio.
 
PARTE SECONDA.
3 SETTEMBRE 1925.


Capitolo 7.
Non  una crudelt essere cos bella, bella?

La King Street Station di Seattle  famosa per due cose,
ma a Lillian nessuno le dice.
La King Street Station  uno spazio vuoto, bello e sconfinato
e gli abitanti di Seattle dotati di senso civico paragonano
la sua torre di mattoni rosso scuro al campanile di
piazza San Marco a Venezia. Lillian esce dalla stazione
senza nemmeno vedere la torre.
Guarda tutte le facce, tutti i segnali, hotel Seattle;
CAPITALE AMERICANA DELLE MACCHINE DA SCRIVERE; ORCHESTRA
WANG DOODLE SERATA UNICA; BAR TAVOLA CALDA
cave: non Ti lascia mai A bocca asciutta. Ai lati dell'ingresso
principale, manifesti alti tre metri con la scritta vietato
sputare ammantano amo' di bandiera il corpo di
Igea, la dea della salute, che stringe in una mano una linda
villetta unifamiliare e nell'altra dei colombi annidati su
un alberello, l'orlo della tunica verde che ricade su sporcizia,
malattia, crimine e su una mezza dozzina di sputacchiere.
Attorno a Lillian un profluvio di viaggiatori raggiunge
i taxi, le carrozze, le famiglie in attesa o i fattorini
che li scorteranno in hotel migliori o pi grandi.
A Lillian non serve una sistemazione; stando alle indicazioni
di Yaakov deve solo trovare la Compagnia di Navigazione
Alaska, al Molo 70, che la condurr a Prince Rupert,
nella Columbia britannica: Da Prince Rupert, in Canada,
scrive Yaakov, prendi un battello e risali il fiume
Skeena fino a Hazelton, poi da Hazelton raggiungi quella
che chiamano la Pista del Telegrafo, la segui fino a Whitehorse
e prendi un altro vaporetto fino a Dawson City da
dove, a sentire Yaakov, partono piccole imbarcazioni per
la Siberia. Yaakov ha messo tutto per iscritto, in yiddish
da un lato, in inglese dall'altro, compresi alcuni dati sul
Canada e sullo Yukon. Lillian ha sette dollari e venti centesimi.
Lillian prende l'uscita sul retro seguendo quelli che le
somigliano di pi: vestiti male ma per ogni evenienza, ripuliti
ma non puliti, che si muovono come pesciolini spaventati
in uno stagno grandissimo.
L'uscita sul retro, accanto al cartello sbiadito dell'associazione
universale per migliorare la condizione dei negri,
non  l'ideale per lasciare la King Street Station. Porta
dritto a Yesler Way, ai bassifondi (quartieri malfamati,
baraccopoli, letamai, e anche bidonville) nati nel 1852
quando Henry Yesler, un pezzo grosso nel campo del legname,
aveva costruito la Skid Road, una piccola rotaia
che tagliava la citt da est a ovest per far scivolare i tronchi
dal bosco alla fabbrica.
Lillian non conosce il nome della strada che passa davanti
alla King Street Station. Nessuno le ha detto di non prendere
l'uscita sul retro. Nessuno le ha detto che la polizia non
pattuglia la zona perch gli unici a frequentare quella parte
di Yesler Way sono gli abitanti di altre citt che hanno preso
l'uscita sbagliata o gli abitanti della citt che sono li per
depredarli. Seattle non ha abbastanza agenti di polizia per
tutti i bordelli, le fumerie di oppio, i banchi di pegno, le
rivendite clandestine di alcolici e i ladruncoli e gli imbroglioncelli
d'accatto. Lillian prende l'uscita sbagliata e vede
solo dei ragazzini di colore che giocano con le biglie e
una donna dai capelli rossi stesa in terra con soltanto la
gonna e le scarpe, i seni bianchi pieni di lividi gialli e blu.
Lillian si guarda attorno in cerca della polizia o di un cittadino
perbene, ma non c' nessuno in uniforme, e quelli
che sopraggiungono dal vicolo non sembrano cittadini perbene.
Qualcuno sta sferrando dei piccoli calci alle costole di
Lillian. Lei apre gli occhi, e quello che vede non ha senso.
E la gamba scura e liscia di una bambina di colore, al piede
un sandaletto bianco e un calzino bianco di cotone con
un pizzo bianco alla caviglia, e una punta lucida e arrotondata
le pungola il fianco. La bambina, che ha uno scamiciato
bianco e un vestitino azzurro a collo alto, guarda Lillian
e dice: - Lady, Miss Lady, non vuole alzarsi?
Gumdrop sa fin dal primo istante che cosa va cercando.
Gli abitanti della citt lo sanno. Gli abitanti della citt
arrivano presto e si trattengono fino a tardi sul loro territorio;
capiscono che cosa succede prima ancora che cominci,
inquadrano il significato delle cose prima ancora che le
sagome emergano e si configurino. Il padre di Lillian aveva
visto il sottile bordo ingiallito della foglia di betulla a
fine agosto e aveva capito che il genero avrebbe dovuto
farsi prestare i soldi a ottobre. Reuben aveva visto le dita
tinte e bucherellate di Lillian e aveva capito che aveva
qualcosa da offrirgli. La cugina Frieda aveva visto i cappelli
e i braccialetti scintillanti delle donne americane e
aveva capito che avrebbe perso il marito e si sarebbe guadagnata
da vivere con i capricci vacui e in rapida trasformazione
del Nuovo Mondo. Gumdrop capisce che la donna
stesa in terra in un vicolo vicino a Yesler Way ha la sua
et, non  morta, non  americana, e con ogni probabilit
le torner utile.
Gumdrop d un altro calcio a Lillian, pi forte. Si china
e le parla sottovoce all'orecchio, la dizione perfetta come
quella di un'insegnante del catechismo. Con voce seria
e decisamente adulta dice: - Alzati subito. Entro due
minuti ti porteranno via anche i vestiti -. Lillian apre del
tutto gli occhi e Gumdrop dice: - Subito.
Lillian si sveglia nel letto di Gumdrop. Girando la testa
avverte un dolore nel deglutire e delle fitte acute in tutto
il corpo. Cerca di non muoversi e di guardare soltanto la
piccola donna che deve averla condotta li (c' stata una corsa
in taxi, c' stato qualcuno che l'ha portata su per una
rampa di scale, la nuca che sbatteva sul corrimano) senza
che la donna se ne accorga. La donna si china su Lillian per
spianarle il cuscino, sfiorandole la guancia con i seni e Lillian
capisce che, anche se quella storia avr un seguito, lei
 fortunata a essere viva e quella donna  la fortuna. Non
ha pi niente della bambina incontrata nel vicolo; la donna
si scosta dal letto, gli occhi socchiusi, la mano sul fianco
e, quando protende un braccio magro verso la finestra
dicendo a Lillian di sedersi e salutare il giorno,  tutte le
attrici che Lillian ha conosciuto, brilla per egocentrismo e
gestualit. Camicetta di seta gialla e gonna arancione con
le balze, gambe lucide e calze di seta, minuscole scarpe arancioni
col tacco alto e la fibbia di cristallo. Lillian vorrebbe
dire: Ho anch'io le scarpe come le tue, ma non lo dice. Aveva
le scarpe come le sue. La donna e Lillian si guardano, e
Lillian si stringe un po' di pi tra le lenzuola.
- Non  la prima volta che vedo una cosa del genere, -
dice la donna. Le tende la mano. - Io sono Gumdrop.
- Io sono Lillian, - dice Lillian, e le piacerebbe tanto
avere un nome estroso da utilizzare quando le gira.
Gumdrop apre gli sportelli dei due armadi in cerca di
qualcosa da prestarle, e Lillian capisce chiaramente che finora
ha conosciuto solo dilettanti; Gumdrop  una professionista,
una professionista con una specialit, e la sua specialit
 La Bambina. Ci sono lindi grembiuli bianchi e blu,
altre scarpe lucide con la punta arrotondata simili a quelle
che Gumdrop indossava quando l'ha presa a calci, un
paio nero, un paio rosso e un paio rosa con i fiocchetti
bianchi e rosa al posto del cinturino. C' un vestito da marinaretta
con il fiocco bianco e un cappellino bianco e rosso
pomodoro, una giacca di lana color lavanda con un mazzo
di violette di seta sul bavero e un paio di guantini lavanda
che spuntano dalle tasche guarnite di velluto.  il
guardaroba di una bambina di dieci anni adorata, coccolata
e viziatissima.
Gumdrop  la Mary Pickford di colore e, quando Lillian
glielo dice, lei sorride per la prima volta. Gumdrop conosce
i suoi attributi, e quando  nuda Mary Pickford le fa
un baffo. La vita minuscola traccia una curva decisa (un
uomo di corporatura media potrebbe stringerla tra le mani
e toccarsi le dita) e il sedere  pi grosso del previsto, il
che va benissimo dato che le tocca spesso esibire il posteriore,
in un modo o nell'altro, e i seni sono identici a quelli
della regina di Francia, sempre che fosse lei quella famosa
per i bei seni piccolini che calzavano alla perfezione in
una coppa di champagne. E poi usa il burro di cacao per
rendere l'incarnato di un bruno morbido e serico, esclusi i
capezzoli, dove mette il belletto due volte al giorno perch
agli uomini piace cos, e la passera, che depila con cura perch
agli uomini piace cos,  un paio di toni pi chiara del
resto. Gumdrop tiene molto alle mani e le lava tutte le sere
con una parte di limone, una di aceto bianco e due di
brandy bianco per prevenire duroni e screpolature e, se glielo
chiedessi, Gumdrop ti direbbe che anche lei, come Petrarca
e Madama Lola Montez, a cui appartiene la ricetta,
 convinta che la mano bella fa il cuore prigioniero.
Gumdrop chiede a Lillian tutto della sua vita prima che
si ritrovasse mezza morta e derubata di ogni avere, ed 
accurata e rapida nel ricostruire il passaggio mancante e il
particolare oscuro quanto un qualsiasi poliziotto. La vita
che Gumdrop conduce ormai da diversi anni l'ha portata
a capire benissimo come ottenere risposte utili a domande
sgradevoli. Pone ogni domanda in due modi e quando
Lillian esita, cosa che non capita spesso, Gumdrop sorride
e le fa una carezza sulla mano. L'unica cosa che Lillian
si rifiuta di raccontarle  il perch. Racconta alla donna
che le ha salvato la vita (a meno che non sia stata proprio
Gumdrop a derubarla e picchiarla e poi a pentirsi, ma sembra
improbabile: Gumdrop non ha l'aria di una che si pente)
della vita tranquilla che conduceva a Turov e del massacro
del marito e dei genitori. Le racconta che  stata l'amante
di un padre e di un figlio famosi a New York City
(e Gumdrop annuisce con approvazione), che  una sartina
brava ma svogliata (e Gumdrop annuisce di nuovo; anche
lei preferirebbe succhiarlo al defunto Warren G. Harding
in una giornata torrida piuttosto che attaccare un bottone)
e che, avendo stabilito che l'America non fa per lei,
ha deciso di tornare al suo Paese.
Lillian ha perso tutti i soldi, ha perso tempo prezioso e
continua a perderlo; anche solo rispondere alle domande
di Gumdrop significa fare un torto a Sophie, e non tollera
di pronunciare il nome di Sophie n di raccontare la sua
storia a questa donna energica e vivace che si guadagna da
vivere fingendo di essere una bambina felice.
Gumdrop versa un goccio di whisky a testa. Cincin,
dice, e le due si scrutano da sopra il bordo del bicchiere.
A Gumdrop non importa se Lillian mente. Quelli che dicono
subito la verit non hanno paura di te e questo o 
un bene, perch sono troppo stupidi per aver paura, o 
un male, perch sanno che sei tu quello che deve aver
paura.
Ripulendo Lillian nella vasca da bagno, lavando via la
terra gessosa di Skid Road e tamponando i lividi sulla nuca
e sul collo, Gumdrop ha notato le sottili striature argentate
sul ventre chiaro e la biforcazione rosa sbiadita
ai lati del seno e, non avendo sentito accennare a gravidanze
n a bambini nella storia di Lillian, ha pensato che
non importa se Lillian  o meno una bugiarda (e Gumdrop 
sicura che lo sia), il fatto  che non  la puttana
giusta. Gumdrop cerca un paio di puttane con la testa sulle
spalle, una delle quali dovrebbe avere una specialit.
Le puttane con la testa sulle spalle sono le ragazze che capiscono
gli uomini e ne approfittano; le ragazze capaci di
ascoltare gli uomini otto ore al giorno provvedendo ai loro
bisogni pi oscuri senza provare il desiderio di ucciderli;
ragazze che non abusano dell'oppio n dell'alcol; ragazze
capaci di seguire le direttive e fare eccezioni intelligenti;
ragazze che non si innamorano dei clienti n di
altre ragazze. Amore e droga nuocciono agli affari; conducono
alla sovrapproduzione e alla stagnazione del prodotto,
e ultimamente Gumdrop ha preso gusto agli affari.
Si  imbattuta nell'ambizione, o ne  stata sopraffatta,
e ha scoperto che se hai uno scopo nella vita quasi tutto
quello che capita sulla tua strada, perfino il dolore e la delusione,
possono essere trasformati in un utile tornaconto.
Gumdrop legge i quotidiani, bianchi e di colore; quando
le sembra il momento buono pone domande garbate e
ben precise ai clienti che possiedono degli immobili e pi
tardi, dopo il bagno, annota le risposte.
Snooky Salt  il protettore di Gumdrop, e non  dei
peggiori che possano capitare. Apprezza la specialit di
Gumdrop, non le manda clienti che vogliono una cicciona
con due tette dove sprofondare la faccia n signori attempati
che dicono di volere una bella bambina come
Gumdrop mentre invece vogliono una bella bambina per
davvero: Gumdrop non ha gli strumenti n la pazienza per
quelli come loro. Un protettore cattivo le manderebbe tutti
gli speculatori senza scrupoli che capitano in citt con
le tasche piene d'oro in cerca di una donna pazza come loro,
una donna che lascerebbero legata alle colonne del letto
piena di escoriazioni provocate dalla corda. Snooky non
fa certe cose.  il cugino di Gumdrop, si chiama Walter
e, quando lei  arrivata a Seattle sei anni prima, le ha anticipato
i soldi per attrezzarsi e l'ha sistemata in un bell'alloggetto
sopra il Black and Tan Club. Il legame di sangue
che li unisce consente un atteggiamento molto pi rilassato
rispetto ad altri che lavorano nello stesso campo, e
non dispiace a nessuno dei due, e poi Snooky  molto gentile,
anche se un po' grosso, a letto. Per questo Gumdrop
non gli ha detto che intende licenziarlo. Non gli ha detto
di sapere che lui la inganna. E non gli ha detto che, nonostante
sognasse di diventare la prima e la principale matresse
di colore di Seattle, ora vuole molto di pi; vuole
essere a capo di un consorzio di puttane. Vuole diventare
A. Philip Randolph, e se la prendi in un momento di grazia
ti dir che vuole diventare V. I. Lenin.
Lillian e Gumdrop sorseggiano il whisky guardando
fuori dalla finestra. - Grazie, - dice ancora una volta Lillian.
Gumdrop annuisce. Lo sanno tutte e due che Lillian
 in debito con lei perch non l'ha lasciata li per terra, ma
nessuna delle due sa con precisione che cosa Gumdrop possa
o debba fare di Lillian, che  troppo magra per i gusti
generali,  una bugiarda dichiarata, ed  convinta che servire
due uomini in una sola giornata non  molto diverso
dal fare la puttana. Gumdrop si ritrova davanti non gi
quello che voleva, si aspettava o si era preparata a incontrare,
bens un'ospite.
Lillian non si sente un'ospite. Guarda Gumdrop battere
le eleganti scarpine arancioni sul linoleum e vede quello
che vede Gumdrop: una donna bianca con la testa piena di
bernoccoli e pochissime capacit, squattrinata e non troppo
promettente. Fa male trovarsi in un posto caldo e gradevole,
anche se non risponde al gusto comune, e sentirsi
un pesce fuor d'acqua. Fa male trovarsi in casa di un'altra
persona, anche se l'altra persona  una prostituta; Lillian
aveva immaginato una pensione lungo la via che costeggia
il canale o una baita di legno grezzo (se non addirittura
wigwarn e igloo, come quelli che ha visto nei rotoli di
Yaakov, dove ogni possibile esperienza non avrebbe contemplato
l'invidia, n per i piatti di smalto lucido, le tazze
e i piattini scintillanti in una credenza di acero e porcellana,
n per uno sgargiante frigorifero moderno e un divano
di velluto blu con le poltrone abbinate). Lillian
guarda Gumdrop lisciare le crespe della trapunta rossa con
i cuscini bianchi e rossi in tinta.
Lillian non pu raccontare a Gumdrop che ha gi pensato
di derubarla e di riprendere la strada per Sophie e la
Siberia; non pu dire che ha gi notato lo stiletto veneziano
affondato nel bordo sinistro del materasso, la liscia impugnatura
che sporge appena. Esprime invece a Gumdrop
la sua ammirazione per la vetrinetta di porcellana, un'ammirazione
sincera, e Gumdrop, che riconosce la sincerit
quando la sente, sorride per la seconda volta. Dice che al
negozio di fronte c' un'tagre di legno d'acero da zucchero
che costa una miseria, ma teme che sia troppo grande
per l'angolo vicino alla finestra. Lillian dice che secondo lei
un'tagre starebbe benissimo, che secondo lei darebbe un
tocco finale all'arredamento. Esther Burstein, che ogni tanto
rispunta quando Lillian  in compagnia di Gumdrop,
aveva un'tagre in legno d'acero alta e inghirlandata che
sarebbe perfetta nell'angolo della stanza di Gumdrop.
Le due passano dai mobili ai tendaggi, felici di sbarazzarsi
per un po' dell'armatura che indossano quotidianamente
e della situazione in cui si trovano, glissando sulle
cose che non vanno dette. (Gumdrop capisce la necessit
e i suoi degni compari, e ha gi nascosto i contanti e il portacipria
d'oro, e lo stiletto  solo una delle tre armi che tiene
a portata di mano). Scivolano nell'acqua calda delle questioni
domestiche come donne agiate; fanno un giro del
salotto come signore inglesi, Gumdrop un pavone alla moda,
Lillian mezza nuda e scalza. Gumdrop, che meditava
di mollare l'inutile e pericolosa Lillian tra la Quindicesima
e Pike con i migliori auguri, cambia idea e dice, come
se Lillian si opponesse e fosse necessario insistere: Sembri
affamata... andiamo a cena.
La cena al Golden West Hotel (Il miglior hotel per
gente di colore a ovest di Chicago, il genere di vanteria
sottotono che ha reso famosi i neri di Seattle)  a base di
pollo, rag, panini fatti con il lievito in polvere, pur di
patate e una specie di frittella di zucca che Lillian non ha
mai visto. Gumdrop stacca bocconi piccolissimi e mastica
con cura, la mascella sottile che si muove con metodo finch
non rimane niente nel suo piatto n in quello degli altri.
 un prodigio di efficienza e di desiderio risoluto. Lillian
mangia lentamente per evitare che tutto quel cibo vero
le dia il voltastomaco, e Snooky Salt siede in mezzo a
loro distribuendo panini a destra e a sinistra e versando
vino di sambuco, il padre di una famigliola felice.
Andando al Golden West Gumdrop ha raccontato a
Lillian che Snooky Salt  un serpente. Non solo perch fa
il protettore, ha detto Gumdrop. Certi protettori non sono
serpenti. Sono infami, questo si, ha detto, ma in linea
di massima sono grandi e grossi e non serpenti. Quelli
grandi e grossi, ha detto Gumdrop, di solito non sono malvagi.
Sanno che tu sai che  solo una questione d'affari.
Se guardi un omaccione con un bel fisico lui ti sorride. Si
mette comodo sulla poltrona con le gambe divaricate. Ti
offre un caff e una fetta di torta. Tu puoi sedergli in grembo
e chiarire le cose, e lui ti parla in modo gentile, perch
se lo pu permettere. Snooky, ha detto Gumdrop, discende
da una lunga stirpe di uomini bassi e muscolosi, tutti
perfidi come serpenti. Se la prendono subito a male, non
hanno riguardo per le sottigliezze e vogliono sentirsi dire
cento volte al giorno che sono pi belli, pi intelligenti e
pi coraggiosi di tutti gli omaccioni con i quali devono confrontarsi.
Un omaccione  capace di abbindolarti con la
gentilezza e con quella risata calda e profonda tipica di tanti
di loro, ha detto Gumdrop. Io mi fido del mio Snooky,
ha detto. E un vero serpente. E ora Lillian cerca in lui i
segni del serpente, anche se lo trova distinto come Reuben,
elegante come Meyer.
Snooky d a Lillian un altro panino. Trova che la nuova
ragazza sia un'aggiunta perfetta, gli altri non hanno occhi
che per loro tre; a Snooky piacciono la sua bella postura
e gli occhioni scuri, ne intuisce le potenzialit. Il colore,
la magrezza e un certo assetto della mascella non la
renderanno gradita a tutti. Ci non toglie che potrebbe risultare
gradita a lui. Mette bocconcini di carne bianca e
un monte di pur nel piatto di Lillian. Assaggia questo, tesoro,
le dice. Mi piacciono le donne con un po' di ciccia
sulle ossa. Lillian lo lascia fare. E troppo stanca per badare
alle apparenze. Ha un vestito verde preso a prestito da
una puttana che vive in fondo al corridoio, sta permettendo
a un uomo di colore con un vestito di pied-de-poule
bianco e nero, la bombetta lilla e le scarpe in tinta, di offrirle
da mangiare in pubblico, e sa che tutto questo fa una
pessima impressione. Ma non c' modo di evitarlo. Oppure,
pensa mentre Snooky fa un buco nel cumulo di pur e
ci versa dentro il rag, il modo che lei non deve lasciarsi
ingannare dalle scarpe.
Quella sera le due donne dividono il grande letto di
Gumdrop e quando stanno per addormentarsi Gumdrop
dice: - Ti hanno rubato tutti i soldi? - Lillian annuisce al
buio, e Gumdrop trova il braccio di Lillian e lo pizzica,
con una certa forza, per svegliarla. - Quanto avevi ? - domanda,
e Lillian dice: - Nove dollari e venti centesimi -
e Gumdrop ride e dice: - Ma di -, s'interrompe e poi dice:
- Io comunque posso fare di meglio per te -. Le d una
pacca sul sedere e rotola all'estremit opposta del letto.
Salta fuori che le esigenze di Gumdrop non sono molto
dissimili da quelle di Meyer Burstein, o di altre personalit
di spicco. Ha bisogno di una toeletta, ha bisogno di
un pasto consistente a met pomeriggio, quando la situazione
 tranquilla, e di una cena leggera intorno a mezzanotte.
Ha bisogno di recarsi regolarmente al Rexall e ha bisogno
che qualcuno l'aiuti a rispettare i numerosi impegni
(ogni giorno almeno una decina di bianchi nerboruti entrano
o si rintanano al Black and Tan Club in cerca di Gumdrop).
Ha bisogno esattamente della cosa di cui Meyer aveva
pi bisogno: un'adulazione sincera, apparentemente
ponderata e francamente illimitata. Gumdrop fiuta che
Lillian sarebbe perfetta, ma sa che i soldi sono una grande
attrattiva, e avere una serva bianca esercita un fascino
irresistibile su Gumdrop, anche se lei non dice serva.
Prestandosi anche solo qualche settimana Lillian rimedier
i soldi per proseguire il viaggio. Quattro dollari al giorno,
dice Gumdrop, per tre settimane, e Lillian dice: Cinque,
per dieci giorni, e Gumdrop dice: Quattro e un quarto per
due settimane, e Lillian le tende la mano. Gumdrop la
stringe e pensa, senza cattiveria: Ebrea.
Per tredici giorni e tredici notti, quando Snooky e
Gumdrop non sono alle prese con gli affari, i tre cenano
gi al Black and Tan Club e, quando Gumdrop ha un appuntamento
notturno, Lillian si accomoda non lontano dal
tavolo dove Snooky si occupa degli affari e passa un paio
d'ore a leggere i giornali accennando un saluto con il capo
quando passano le altre due puttane di Snooky (Ladivina,
biondo platino, immusonita e annoiata come una principiante
delusa, famosa tra i clienti che vogliono strapparle
un sorriso, o un urlo; e Big Taffy, una gallese massiccia e
spietata che ha come unica specialit una grande resistenza).
A Snooky piace vedere Lillian li, aggiunge un certo
tono e, quando incrocia il suo sguardo, le strizza l'occhio,
le fa un gran sorriso e le manda le noccioline e una bibita
frizzante nell'attesa di liberarsi degli affari. Lillian lavora
per una prostituta ed  corteggiata da un protettore, e non
 la cosa peggiore che le sia capitata nella vita.
La seconda notte della nuova vita Lillian si sveglia urlando,
e Gumdrop la stringe forte contro il kimono di seta e il
petto nudo. Gumdrop dice, come diceva sempre sua madre:
- Stai bene. Apri gli occhi e guarda il mondo reale.
Lillian poggia il viso sulla spalla calda di Gumdrop.
Gumdrop dice: - Racconta. Ne so qualcosa di sogni.
- Sono morta e sono cieca.  tutto rosso acceso, come
l'interno delle palpebre. Sento il sole sul viso ma non ci
vedo. E scomparso tutto, le case, le persone, i polli... sono
nella mia citt, a Turov... e non c' niente;  solo bianco
come un lenzuolo. Mi sfrego gli occhi e sento qualcosa
sbriciolarsi tra le mani.  sangue rinsecchito. Il sangue mi
ha incollato le palpebre. Cerco di sfregarlo via ma  appiccicoso,
ce l'ho anche sulle mani, ho le mani e le braccia
rosse e bagnate. E il pavimento  rosso e il povero Osip,
siamo stati sposati quattro anni,  in terra coperto di sangue,
tanto che i vestiti sono diventati neri, e in terra fra
noi ci sono un mucchio di cose. La teiera di mia nonna 
a pezzi e c' un secchio.
Lillian sa cosa c' vicino al secchio, vede la mano, sa a
chi appartiene, ma non riesce a dire a Gumdrop, che la sta
cullando: - Vicino al secchio c' la mano recisa di mia madre.
Dice: - Mia madre  in terra, morta. Io sono nuda, la
stanza  tutta rossa, e mi inginocchio accanto a mio padre,
che  morto davanti alla porta, in camicia da notte, l'accetta
ancora fra le mani. E il letto della mia Sophie - ho
una figlia, si chiama Sophie -  vuoto e io lancio un urlo.
Ecco il sogno Lillian ricorda il resto, il sole, luce oro
chiaro del mattino che trova la fede nuziale di Osip riverberandosi
sulle finestre, ma le sembra che non valga la pena
dirlo.
- Sophie  un bel nome, - dice Gumdrop. Si solleva nel
grande letto e mette un braccio dietro il collo pieno di lividi
di Lillian, e Lillian poggia la testa sulla piccola spalla,
che nell'oscurit sembra enorme e piena. Al buio Gumdrop
d l'impressione di essere un donnone.
- Il mio vero nome  Clothilde, - dice. - Vengo da una
cittadina non lontana da qui, gli unici di colore eravamo
noi. Mia madre faceva la guaritrice, mio padre aveva una
piccola fattoria. Polli, - e Lillian annuisce al buio raffigurandosi
Turov e tutti i suoi abitanti, con la pelle scura,
per, - un paio di capre. Tiriamo a campare, capito come ?
Abbiamo un cane, che  cosa rara tra quelli di colore, per
via del... passato.
Gumdrop non ha idea di che cosa Lillian sappia sui
cani e sulla gente di colore in America; Lillian non sa un
bel niente, nemmeno quel tanto da dire: Anche gli ebrei
non hanno un debole per i cani.
- Adoravo quel cane, un grosso Labrador nero, femmina.
Delta, l'aveva chiamata mio padre. Ah, - dice Gumdrop,
ricordando qualcosa, e si interrompe.
Il giorno prima Gumdrop ha parlato senza interruzione
con Lillian, fornendole una guida senza censure alla
Seattle di colore e al mondo di Gumdrop. Le ha mostrato
il quartiere, dicendole dove andare e dove no (s all'Ubangi
Room, propriet di un altro cugino, no, nel modo pi
assoluto, allo Shake and Shimmy, propriet di un bianco
dalle abitudini insolite). Ha spiegato a Lillian come ricavare
un cocktail da tre liquori qualsiasi, le ha spiegato perch
le signore di colore hanno bisogno del balsamo per i
capelli e perch la liscivia rimane comunque migliore di
tutti i rimedi pi moderni e meno aggressivi, ha raccontato
a Lillian la storia delle donne di passaggio sulla base delle
scarpe che avevano ai piedi (sposata con uno ricco, guarda
come sono lucide quelle suole di cuoio, non far nemmeno
due isolati a piedi; ha un'amica molto speciale, una
signora che le sceglie le scarpe dicendole che nella vita non
c' solo il sesso con il suo bello, ci sono anche le scarpe di
pelle rosa scamosciata con i tacchi alti). Ha fornito a Lillian
una sintesi del mondo visto attraverso i suoi occhi,
con quella voce limpida e flautata, come se i cocktail, i
prodotti di bellezza e le scarpe fossero quanto di pi caro al
suo cuoricino scintillante.
- Secondo me niente al mondo  pi importante del coraggio,
- dice ora Gumdrop, al buio. - Io preferirei essere
coraggiosa che bella. Tu no ? Accidenti, mi accontenterei
anche solo di sembrare coraggiosa.
Parla in fretta, come se parlasse da ore e volesse arrivare
al dunque prima che Lillian ceda alla noia e si addormenti.
Lillian poggia la mano sul petto di Gumdrop e l'accarezza
un po', per dirle che pu prendersela comoda, che rester
li stesa fino all'alba ad ascoltare anche solo il suo respiro, se
dovesse servire. Gumdrop prende la mano di Lillian come
fosse una foglia o una coccinella e la rimette sul letto.
- Mia madre era coraggiosa, - dice Gumdrop. - Mio
padre  morto, ha preso l'influenza nel 1916, come met
del Paese. Anche la mia sorellina pi piccola. Che brutto
periodo. Io avevo quattordici anni, mio fratello undici, le
mie sorelle otto e sei. E quella di sei anni che  morta. Mabel.
Io e mio fratello tenevamo in piedi la fattoria mentre
mia madre era occupata a guarire tutte quelle persone con
l'influenza. Brutto periodo. Mia madre stava visitando i
malati quando vennero due uomini bianchi, io dissi a mio
fratello di andarsi a nascondere e quelli presero le capre e
mi misero le mani addosso. La bambina nacque nella primavera
del Diciassette. Una bambina bellissima. Ah, - fa
Gumdrop, e si zittisce di nuovo.
Il sole sta spuntando su Seattle, la luce argentea dell'est
crea un mondo nuovo, almeno per qualche minuto, e le
due donne rivolgono il viso alla finestra per vederlo, luminoso,
rosa e pieno di presagi, dopodich il mondo fuori
dalla finestra di Gumdrop riassume i contorni familiari, e
loro si rimettono gi, Gumdrop girata verso il muro, Lillian
dietro di lei, in attesa.
- Be', lo sai come succede, - dice Gumdrop, e a Lillian
sembra di sentire Reuben Burstein quando non ne
pu pi delle sciocchezze sentimentali di qualcuno. - Mia
madre mi ha aiutato a tirare su la bambina, dopodich mi
sono stufata della vita nella piccola fattoria, di occuparmi
di mia figlia e degli altri tre, di vendere le uova al mercato
e di tenere la bancarella di frutta e verdura senza
nessuna prospettiva. Arrivo, grande citt, - dice Gumdrop.
- Calcolavo di farle venire non appena sistemata,
non appena avessi avuto una bella casa dove prendermi
cura di mia madre e di mia figlia, di tutte e due, impiego
appena due anni a mettermi in piedi, mando una lettera
e non ottengo risposta, cos ne mando un'altra con
cinque dollari; sai benissimo come funziona la posta in
campagna, - e Lillian annuisce, anche se non ha mai ricevuto
una lettera in vita sua, - e il parroco mi scrive un
biglietto che ci mette la bellezza di due mesi ad arrivarmi.
Mio fratello si  imbarcato su una nave, mia sorella
 in convento e mia madre e la mia figlioletta sono morte.
M-o-R-T-E. Due anni appena, e qualche malattia che
manco ti sfiorerebbe se vivessi in un posto decente se le
porta via tutte e due.
Lillian mette le braccia intorno alla vita di Gumdrop e
fa per dire qualcosa.
- Dobbiamo dormire un po', - dice Gumdrop.
Gumdrop  silenziosa a colazione e impegnata fino alle
tre del pomeriggio, quando fa il bagno e pensa alle due
cose che deve dire a Lillian. Una Gumdrop se l'aspettava,
ed  che Snooky vuole fare una cosa a tre, l'altra  che
Gumdrop vuole approfittare di questa cosa a tre (questa
presunta cosa a tre, cos intende prospettarla a Lillian, che
non verr mai messa in pratica senza il consenso di Lillian)
per riprendersi i soldi che Snooky le ha rubato.
Snooky ha lanciato l'idea della cosa a tre la sera prima,
mentre Gumdrop era stesa con la testa sulla sua pancia e
Lillian leggeva al piano di sotto. Snooky voleva che fosse
un invito e non un ordine perch Lillian gli piace e non voleva
essere frainteso e voleva evitare le conseguenze tipiche
dei fraintendimenti.
- Perci non fraintendere, - ha detto Snooky.
- Io non fraintendo un bel niente, - ha detto Gumdrop.
Si  seduta sopra di lui. - Vuoi che chieda alla mia Lillian,
che non  una professionista, se non le dispiace partecipare
a un mnage  trois prima di imbarcarsi su una nave.
Snooky ha attirato Gumdrop a s e le ha leccato la piccola
cavit sopra la clavicola.
- Quella ragazza mi piace, - ha detto. - E piace anche
a te.
- Mi piace molto, - ha detto Gumdrop, come se non
fosse vero.
- Ti piace, si, - ha detto Snooky. - Ti ci vedo benissimo
a scopare con lei, G.
Gumdrop ha fatto spallucce. Snooky Salt, al pari di Otto
von Bismarck, si considera il pugno di ferro nel guanto
di velluto, e pi di una volta ha offerto a Gumdrop la parte
vellutata.
- Un biglietto da cinque sarebbe il mio modo per dirle
addio e buona fortuna, - ha aggiunto lui. - L'aiuterebbe
a raggiungere il Buskavitch orientale o quella che  la sua
meta.
Eccolo li, ha pensato Gumdrop, oramai ha deciso. Addio
e buona fortuna, Lillian.
Gumdrop ha riflettuto a lungo sulla proposta di
Snooky. Ci ha provato a non sospettare che le ruba i soldi, e
non  facile per una con la testa sulle spalle che conosce
l'aritmetica, ma ci ha provato perch sa che i sospetti
si portano dietro gravi conseguenze. La prima volta che
Snooky le ha proposto di riscuotere per lei, Gumdrop ha
detto: Manco per sogno, e Snooky si  stretto tutto mogio
nelle spalle. Subito dopo le  toccato ricordare a un
nuovo cliente di mettere i soldi sul comodino e quello le
ha fatto un taglio sul petto con un frustino da cavallerizzo.
Quando Snooky  venuto a saperlo ha frustato quel tizio
in piena Jackson Street, per la gioia di tutti quanti, dopodich
 andato da Gumdrop, sconcertato e afflitto, in
mano i due dollari sporchi di sangue di quel tizio, dicendo
che non sopportava che la maltrattassero cos e pregandola
di far riscuotere i soldi a lui. Non appena uscito da quella
stanza, ha detto, sarebbe andato a conoscere di persona
tutti i clienti di Gumdrop e a incassare la tariffa, tenendo
la sua parte e dando a Gumdrop l'intera met che le spettava
(meno quello che gli doveva per il capitale che le aveva
anticipato) alla fine di ogni giornata. E cos ha fatto.
Ma Gumdrop ha sentito un po' di voci, ha scambiato due
chiacchiere con Ladivina, che  triste ma non stupida, e
ha il sospetto che da qualche tempo Snooky abbia aumentato
la tariffa ma non la quota che le spetta.
Ogni mattina e ogni sera Gumdrop vede i soldi che lui
le ha rubato: guglie di monete d'argento, i dieci centesimi
extra sottratti a ogni dollaro che lei ha spremuto aprendo
le gambe negli ultimi due anni. Vede i biglietti verde chiaro
da un dollaro in una cassaforte di metallo, e almeno trenta
sono suoi se ha calcolato bene (e ha rifatto il conto decine
di volte, lo fa come gli altri contano le pecore, considerando
il guadagno giornaliero, i giorni di malattia e di
vacanza, le settimane lavorative, i mesi lavorativi, e i dollari
che le spettano ammontano almeno a trenta per almeno gli
ultimi due anni), e la cassaforte dev'essere in fondo
all'armadio di Snooky, tra le scarpe lilla e quelle rosso ciliegia.
Dentro ci saranno come minimo cento dollari (Snooky
Salt non  tipo da banca), e Gumdrop non esclude che con
l'aiuto di Lillian riuscir a farlo eccitare, a drogarlo, e a riprendersi
i suoi soldi senza troppo trambusto. Pu dare a
Lillian quello che le spetta, con l'aggiunta di cinque dollari
per averla aiutata con i rammendi, dopodich ognuna
prender allegramente la sua strada, Lillian per la lontana
Mongolia e Gumdrop per St Paul, dove furoreggiano i sindacati
e l'istruzione per la gente di colore.
La sua penultima sera a Seattle, Lillian stila un piccolopromemoria per Gumdrop.
- Domani viene Fasttrack, - dice Lillian, e scrive: Signor
FT, h. 15,00 nel sottile libro mastro nero che ha
comprato per Gumdrop. Adorano tutte e due quei libri
mastri, le copertine nere laccate, il nastro rosso che fa da
segnalibro, le righe azzurre che incrociano quelle rosa. Le
fa sembrare due donne d'affari pratiche e affascinanti.
- Che poi sarebbe il mio ultimo giorno.
Gumdrop sospira. Fasttrack Peterson si vanta di tutte
le cose che sa fare con la lingua, nessuna delle quali  allettante
n distensiva, e ogni volta passa dieci minuti a
elencare a Gumdrop tutti i piaceri che sta per procurarle,
e lei  costretta ad agitarsi, dimenarsi e smaniare un bel
po'. L'unico piacere Fasttrack glielo procura quando le d
la mancia e se ne va. Fasttrack  l'ultimo dei problemi di
Gumdrop per il giorno dopo.
Dice: - Lascia perdere Fasttrack, Lillian. Snooky ha i
miei soldi.
- Che cosa puoi fare ? - domanda Lillian, e intende dire:
- Che cosa farai? - Intende dire: Che cosa pu fare
chiunque abbia un cugino che gli ruba i soldi ? Vuole dare
manforte a Gumdrop, perci aggiunge: - Armati di coraggio
e vedrai che la spuntiamo.
Gumdrop annuisce, come se aspettasse esattamente
quel consiglio. Dice che se Lillian finger di accettare la
proposta della cosa a tre avanzata da Snooky (e Lillian non
si sorprende pi di Gumdrop; non ha conosciuto molti uomini,
ma quelli che ha conosciuto le bastano), al momento
buono Gumdrop sistemer la faccenda con Snooky e,
se dovesse mettersi male, Lillian la aiuter a escogitare
qualcosa per convincerlo. D a Lillian il cappotto, il lungo
strappo sulla manica rammendato con cura e le tasche
segrete che contengono ancora le cartine ma nemmeno pi
un soldo di quelli portati da New York, cosa che non sorprende
nessuna delle due. Poggia la tracolla vuota di Yitzak
Nirenberg davanti a Lillian e lei, sapendo che  meglio
non cercare i tre dollari che aveva ficcato nel doppio
fondo, si limita a ringraziare. Gumdrop dice: Santo cielo,
non avevi proprio niente, e le d un ricambio di biancheria,
pi o meno della taglia di Lillian, e questo significa
che  di Ladivina, dopodich piega due camicie e due maglie
intime lasciate con tutta probabilit da qualche cliente
abituale. La cosa migliore  preparare i bagagli, non si
sa mai, e Lillian li prepara, piegando i pantaloni di tweed
e la cintura di pelle, tutti i suoi averi che riempiono a malapena
met della borsa, e Gumdrop dice: Mettiamoci in
ghingheri, e tutt'e due si lavano, si acconciano per benino
i capelli e indossano quelli che Gumdrop chiama i vestiti
della festa, seta rosa per lei e l'abito verde di Ladivina per
Lillian, abiti che come niente si sfilano e possono essere
calciati in un angolo.
C' una quantit di cose che Gumdrop non ha detto a
Lillian sulla serata che le attende. L'esperienza le ha insegnato
che i dilettanti non sono di grande aiuto e che prepararli
serve a ben poco. Una volta le  toccato fare una
cosa a tre in Jackson Street con una cugina volenterosa ma
inesperta che era andata a trovarla, e la serata si  rivelata
lunga e disastrosa. Non era riuscita a mettere in testa
alla ragazza che l'intento era fare un po' di scena: eccitare
il cliente, leccarsi e strofinarsi in modo ostentato e far
passare il tempo senza sprecarsi troppo (tre ansiti brevi intervallati
da dieci secondi, poi Gumdrop doveva urlare sottovoce:
Oddio, mio Dio, come se quella dolcezza pungente
le procurasse vergogna e entusiasmo, mentre mentalmente
ripassava un articolo uscito di recente sulla rivista
Half-Century che parlava dei missionari battisti in Cina).
Gumdrop operava secondo il principio economico base
del minimo sforzo con il massimo ricavo, e invece la cugina
si era buttata a pesce come se leccarla fosse per lei una
religione, e venendo si era rannicchiata tutta cavandole
quasi un occhio, dopodich si era talmente adoperata con
il cliente che avevano dovuto disinfettargli i graffi sulla
schiena, e se lui li per li era stato contento, dopo si era reso
conto che non avrebbe saputo come giustificarli con la
moglie una volta a casa, e non aveva sganciato nemmeno
la mancia. Da quella volta Gumdrop evita i dilettanti, e
anche se Lillian si  rivelata molto utile in quelle due settimane
tenendo il conto di ogni dollaro entrato e uscito,
rammendando la biancheria e stirando i vestiti, niente lascia
presagire che sia pronta a ogni evenienza.
- Dobbiamo farlo ubriacare, - dice Gumdrop andando
all'appartamento di Snooky, e pizzica Lillian su un fianco
per farsi dare ascolto. Snooky aspetta sul letto come un
sultano, le braccia dietro la testa, e dice: Dove andremo a
finire, ragazze ? Questo  il Sadie Hawkins Day, che per
Lillian non significa niente, mentre Gumdrop fa un sorriso
birichino perch sa che si riferisce al giorno in cui per
tradizione sono le donne a rivolgere le proposte di matrimonio
agli uomini. Si libera del vestito e Lillian la imita,
e Snooky nota subito le scialbe mutande rattoppate. Sono
molto pi che scialbe a paragone dei boxer di seta che ha
lui, con le strisce rosse come l'insegna di un barbiere, e sono
indegne a paragone di quelle scicchissime di Gumdrop,
ma Snooky si affretta a dire che non gliene importa. Dice
in tono gentile, mentre si preparano per andare a letto, che
evidentemente Lillian sta risparmiando per cose pi importanti
di un paio di mutande eccentriche e, quando
Gumdrop lascia la stanza per fare le sue cose, Snooky allunga
a Lillian settantacinque centesimi. Un piccolo extra,
dice, da aggiungere ai tuoi risparmi. Lillian sa che  infame
come dice Gumdrop; anzi,  peggio. E un protettore
e un ladro, ruba a una donna che si ammazza di lavoro, ruba
a una famiglia, anche se  difficile avercela con lui.
Gumdrop torna nella stanza, prende Lillian per mano
e le dice, con la massima calma: Mettiti a pancia sotto. Lillian
esegue, pensando: Dio, fa' che non sia il pi grande
errore della mia vita, anche se ormai non  pi tanto facile
stabilire dei criteri, e quando Gumdrop le assesta un'unica,
sonora sculacciata, Lillian lancia un urlo perfetto che
non ha niente di simulato e Snooky ride presagendo quello che lo aspetta. La manina bruna di Gumdrop sul sedere
rosa e tondo di Lillian  un piacere per l'occhio, e lui
trabocca d'amore per la cugina e di affetto per Lillian, che
gi immagina in tre posizioni ugualmente strepitose.
Lillian si raddrizza e fa per obiettare alla sculacciata,
alla sola idea di una sculacciata, ma Gumdrop le d un bel
pizzicotto sotto le lenzuola e stringe vistosamente l'occhio
al cugino. Vergogna, dice Gumdrop, come se le avesse provate
tutte con quella ragazza, ma solo la presenza di
Snooky servir a persuaderla. E Snooky preferisce cos,
preferisce che Lillian ci arrivi da sola. Non  tipo da usare
le maniere forti per andare a letto con le sue ragazze,
lui; le sue ragazze lo chiamano cioccolatino, lo chiamano
orsacchiotto e zuccherino, e a lui piace, gli piace non dover
mai pagare n alzare le mani per il sesso.
Rilassiamoci un po', dice Gumdrop, come se le fosse appena
venuta un'idea geniale. Lillian, dice, porta la bottiglia
di brandy, cos facciamo una festicciola. Versa poche
gocce di brandy per s e per Lillian e interi bicchieri per
Snooky, accennano qualcuno dei giochini che si fanno bevendo
e Lillian contribuisce con uno diffuso a Turov in cui
si colpisce un cucchiaio poggiato sul tavolo spedendolo dentro
una tazza vuota. Lei  molto abile, a differenza di
Snooky, e si fanno tutti e tre una bella risata e bevono un
altro po' di brandy. Lillian si fa scivolare gi le spalline del
pagliaccetto e Gumdrop incrocia il suo sguardo e annuisce.
A Snooky l'alcol d subito alla testa, cosa che sanno in pochi
perch lui di solito ci sta molto attento, ma Gumdrop
conosce quella sua debolezza da quando avevano dieci anni
e bevevano dietro il pollaio e suo cugino Walter, cos si
chiamava all'epoca Snooky, cadeva in terra stecchito.
Gumdrop fa segno a Lillian di avvicinarsi. Snooky 
lungo disteso, sorride, mezzo addormentato. Gumdrop si
inginocchia accanto a Snooky. Gli passa pi volte le piccole
dita sul petto ampio e liscio. Tira leggermente i capezzoli
come piace a lui, che geme un po' e ha una contrazione
al pene. Gumdrop lo guarda accigliata. Non vuole
che Snooky si ecciti nel momento meno opportuno. Gli
accarezza dolcemente il petto con movimenti circolari e
intona una canzone del 1908 che a sua madre piaceva tanto,
quando lei e Snooky erano due bimbetti che giocavano sul
pavimento della cucina mentre le loro mamme cucinavano
cantando. Canta sottovoce, Snooky sospira nel
sonno e Gumdrop gli sorride.
Impregna un fazzoletto di brandy e glielo mette in bocca,
e lui succhia la stoffa finch il brandy non finisce. Lo
impregna varie volte finch lui non smette di succhiare lasciando
ricadere la testa da un lato, la bocca aperta, la lingua
rosa e bagnata. Un po' di brandy gocciola dalla mascella
finendo sulla clavicola. Il petto rifulge alla luce della lampada,
e c' una pozza di brandy nella fessura dell'ombelico.
Il grosso uccello  ripiegato sulla gamba, nascosto nella guaina
violacea. Lillian lo trova impressionante, anche a riposo,
mentre Gumdrop non lo degna di un'altra occhiata.
Calcia via le mutande di seta corallo e lancia il pagliaccetto
di seta corallo verso il letto. Si pianta al centro della
stanza vestita unicamente di quella sua pelle bruna e di un
paio di babbucce di seta marocchina tempestate di lustrini
rosa e arancio, le punte rivolte all'ins. E pronta all'azione
senza l'intralcio degli abiti.
Gumdrop  a proprio agio vestita come svestita, e secondo
lei Lillian ha meno difficolt a vederla pronta a rubare
nuda che pronta a lavorare con uno scamiciato bianco inamidato
e le gale di percalle. Nell'appartamento tutto addobbi
di Snooky (dove i temi marocchini si accentuano di giorno
in giorno e, col sopraggiungere di nuove navi, Snooky
aggiunge un narghil di ottone, due tappeti dai toni bruciati
e tende con le balze di seta rosa e arancio che si gonfiano
al vento), mentre Snooky russa ubriaco sul letto e loro si
preparano a derubarlo, Gumdrop sembra la piccola, bellissima
statua greca di un harem turco (serraglio, corte, settore
femminile) e Lillian glielo dice.
Gumdrop capisce che Lillian  stanca; la messinscena
e la tensione l'hanno messa a dura prova, ma la serata non
 finita. Manca ancora un pezzo, pensa Gumdrop, e il tempo
 fondamentale. Lillian si stende accanto a Snooky e
Gumdrop poggia la mano sulla coscia di Snooky e indica
con la testa il punto dove lui tiene lo stiletto di ordinanza,
quello con l'impugnatura di cuoio marrone che spunta
dal bordo del materasso quel tanto da permetterti, nel caso
affari urgenti ti interrompessero mentre sei a letto a
spassartela, di balzare in piedi e essere pronto prima che
la ragazza riesca a richiudere le gambe. Addormentato,
Snooky sembra un ragazzo forte e intelligente.
- Tu rimani qua, - dice Gumdrop a Lillian. - Se si
muove, dagli un altro po' di brandy. Se ti mette le mani
addosso...
- Lo lascio fare, - dice Lillian, pensando: Non sar una
professionista ma non sono nemmeno scema, e si sistema
accanto a Snooky con il brandy piazzandogli le gambe a
un soffio dalle dita.
Gumdrop cerca la cassaforte e siccome la vuole disperatamente
la cerca nei posti sbagliati, armeggiando con pomelli
e cardini che di norma non le creerebbero alcun problema.
Passa le mani su tutti i ripiani dell'armadio della
biancheria, sulle coperte azzurre, le lenzuola bianche rammendate,
le federe rattoppate, un completo di lenzuola di
raso giallo cos spesse e scivolose che era stato come fare
l'amore sulla maionese, un'esperienza che Gumdrop non
aveva pi voluto ripetere, e poi, eccolo li, l'angolo di metallo
grigio che spunta dall'ultimo scaffale in alto. Gumdrop
non ci arriva senza uno sgabello. Torna in camera e
Lillian scatta ansiosamente a sedere, ignorando la mano
sonnacchiosa di Snooky che avanza alla cieca fra le sue
gambe. Lillian le indica con il pollice sollevato che tutto
procede a meraviglia e Gumdrop trascina una sedia verso
l'armadio della biancheria. Doveva affidare quel compito
a Lillian, pensa, proprio mentre la cassaforte le scivola dalle
mani e si schianta in terra. Il coperchio si apre disseminando
monete ovunque e Snooky, che sembrava morto
stecchito, balza su dal letto, dritto e vigile, e si dirige verso
l'armadio lasciando a Lillian appena il tempo di afferrarlo
per la caviglia.
- Clothilde! - urla Lillian mentre Snooky la sbatte in
terra con il bordo duro del palmo e, siccome non si sarebbe
mai aspettato di sentire quel nome sulle labbra di un
bianco, si ferma a guardare la donna rannicchiata sotto di
lui, che gli raspa la gamba con le mani. In quel momento,
mentre Snooky rimane sorpreso nel rivedere Gumdrop
com'era un tempo, una bimbetta di dieci anni che fumava
le barbe di granturco e girava i pomodori in modo da
nascondere la parte ammaccata, Gumdrop scavalca d'un
balzo il groviglio formato da Lillian e Snooky, torna di corsa
verso il letto e sfila lo stiletto dallo stesso identico posto
in cui lo tiene lei. Snooky le va incontro come un orso
impazzito, gli occhi rossi e lucidi, la bocca aperta, pronto
a farla pentire di aver pensato che potesse fregare lui e il
denaro che si  guadagnato duramente e a farla pentire ancor
di pi di essere nata, ma Lillian gli sta aggrappata al
piede sinistro impedendogli di muoversi e lui ruota il bel
torace e le assesta un calcione nella pancia con il destro.
Lillian molla la presa. Snooky d un pugno in faccia a
Gumdrop spedendola sul letto, ma lei non lascia andare lo
stiletto. Snooky cerca di prendere il polso di Gumdrop per
costringerla ad aprire la mano intenzionato a scoparla, dargliele
di santa ragione e lasciarla tramortita, e se resta fuori
uso per una settimana tanto meglio, cos impara la lezione,
e altrettanto dovr fare con Lillian, perch in un certo
senso  anche peggio che una ragazza bianca della quale
si  un po' invaghito cerchi senza motivo di derubarlo.
Capisce finalmente le intenzioni di Gumdrop, e lo dice. Dice:
Dovevi chiederli a me i soldi, baby, e la prende per i
polsi sfilandole quasi le braccia dalle delicate cavit, facendo
tremare le dita intorno all'impugnatura del coltello.
Lillian si getta su di lui, tirandolo per le spalle e urlando
in yiddish e in inglese: Gozlen, assassino, lasciala stare.
Lo afferra come se dovesse trascinare a riva un nuotatore
che rischia di annegare, ma inciampa, le lenzuola sono
bagnate di sesso, sudore e brandy e, mentre Gumdrop
solleva le mani per proteggersi dai due grossi corpi che le
franano addosso, il peso di Lillian ricade tutto sulla schiena
di Snooky indirizzandogli lo stiletto dritto al cuore.
Gumdrop rotola via dal letto e Snooky cade sullo stiletto.
Lei e Lillian sono in terra, a venti centimetri dalla
mano tesa di Snooky. Che annaspa e si gira, e l'elsa del
coltello riflette il sole al tramonto. Apre gli occhi e li sbatte
varie volte come risvegliato da una luce intensa. Si solleva
quasi a sedere, i muscoli contratti per lo sforzo, dopodich
ricade all'indietro e lo stiletto scivola ulteriormente,
essendo concepito proprio per questo, nella cavit del
petto.
Lillian non riesce a guardare il bordo metallico dell'impugnatura
che sporge di qualche centimetro appena dalla
pelle scura e liscia di Snooky, n le sottili striature rosse
che cominciano a spuntare intorno, e riesce a malapena a
guardare Gumdrop, che  tutta schizzata di sangue e ha la
pelle d'oca e il fiato corto, ma non pu permettere che il
coltello affondi ulteriormente nel petto dell'uomo senza
fare niente. Toglie la federa a uno dei cuscini e la strappa
in due. Si avvolge la tela di lino attorno alla mano, afferra
il bordo squadrato di acciaio ed estrae lo stiletto. Il sangue
scorre come un fiume impazzito, come vino da una
bottiglia capovolta, e Lillian si pulisce gli schizzi dal viso
ficcando la federa strappata nel buco che Snooky ha sul
petto. Gumdrop si stende su di lui, tenendo la tela ferma
con il corpo. Lillian si pulisce la faccia con un panno freddo.
Gumdrop sussurra: Walter, Walter. Snooky respira a
fatica, il sangue filtra dalla ferita inferta dallo stiletto e poi
si riversa dalla bocca.
Se Gumdrop e Lillian non avessero avuto tanta paura
della vita breve e vuota, delle rispettive storie cariche di
errori di omissione e di commissione, se non avessero avuto
paura di non fare mai quello che erano convinte di potere
e di dover fare, Snooky non sarebbe in fin di vita, e
lo sa anche lui. Le guarda e dice: Ve la siete presa con
quello sbagliato, ragazze, e loro due gli accarezzano impotenti
le mani. Sanno che ha ragione, non pu essere lui
quello giusto, anche se non c' modo di sapere chi sia quello
giusto.
Lillian trascina Gumdrop via dal letto. Si ritrovano tra
un cumulo di lenzuola inzuppate di brandy, i piedi affondati
nelle fredde volute della trapunta di seta rossa incapaci
di muoversi, incapaci di guardare, non possono aver
fatto quello che hanno fatto. Quando i particolari di quella
morte saranno confusi ormai da molto, quando Lillian
avr ormai da molto l'impressione che Snooky sia inciampato
cadendo su Gumdrop, quando avranno dimenticato
ormai da molto la storia dell'altra e i nomi dei figli dell'altra,
ricorderanno ancora di avergli tamponato con le mani
il sangue che gli fuoriusciva dal naso e dalla bocca, tappandogli
il buco sul petto con il cotone ricamato.
Gumdrop gli chiude gli occhi con i pollici, come faceva
sua madre, e dice a Lillian in tono furioso: Tanto vale
che resti in mutande. Dobbiamo sbarazzarci del corpo.
Dobbiamo ripulire l'appartamento per far sembrare che
non ci abbiamo messo piede. Dopodich dobbiamo lasciare la
citt. Quando finisce di parlare Lillian la stringe fra
le braccia, e Gumdrop resta impalata, col desiderio di essere
abbracciata unicamente dal cugino morto, che aveva
i suoi stessi occhi orientali verde rame, le stesse mani e gli
stessi piedi eleganti, lo stesso fascino per la brama e i suoi
impieghi, dopodich va nel nuovo bagno con le decorazioni
di marmo e vomita.
Lillian trova le proprie scarpe e quelle di Gumdrop, trova
i loro vestiti e i fermacapelli di marcasite. Raccoglie la
brocca di cristallo caduta sul tappeto davanti al camino e
la rimette sulla credenza insieme alle altre. Raddrizza il tavolinetto
all'estremit del divano e accatasta i portacenere
con le decorazioni dorate rimasti illesi sulla mensola del
camino. Piantala, dice Gumdrop, e Lillian non le d retta.
Borbotta il Kaddish e nel frattempo piega e rimette sugli
scaffali dell'armadio gli asciugamani puliti caduti in terra,
e pulisce il sangue e il brandy dal comodino e dalla lampada
marocchina rossa e oro.
Fanno tutto quello che c' da fare. Avvolgono Snooky
nella trapunta e lo trascinano gi per le scale cercando di
non far penzolare i talloni n la testa. Arrivate alla porta
girevole che separa l'atrio dalle scale, Gumdrop va al banco
d'ingresso, il ticchettio dei tacchi alti sul parquet, appoggia
la schiena e si sventola come se riprendesse fiato
tra un cliente e l'altro. Al banco non c' nessuno, e Gumdrop
fa segno a Lillian di portarsi pian piano nell'atrio, e
insieme trascinano Snooky nel vicolo che c' in fondo alle
scale laterali e gli sistemano davanti i bidoni della spazzatura.
Lillian sfiora il viso tiepido di Snooky, il piccolo
naso uncinato, l'elegante baffetto, le orecchie dalla piega
decisa, finch Gumdrop non le allontana la mano con uno
schiaffo. Tienilo d'occhio, dice, e torna su di corsa a prendere
la bombetta lilla e le scarpe lilla di Snooky, perch gli
piacevano tanto, e gli mette il cappello vicino alla testa e
gli piazza le scarpe vicino ai piedi, come se dormisse. Alla
maniera degli egizi, dice Gumdrop, e Lillian, che non
sa niente di niente sugli antichi egizi e i loro sistemi di sepoltura,
annuisce e gli rimbocca i lembi della trapunta sotto
il corpo.
Non  la prima volta che Gumdrop e Lillian vedono un
morto, e Snooky somiglia a tutti gli altri, i lineamenti che
si vanno un po' ritraendo, adattandosi al cordoglio. Si trattengono
con lui per un secondo, battendo i denti in quell'aria
fredda e puzzolente, poi tornano su di corsa a finire
di vestirsi, dividere i soldi e lasciare Seattle prima che a
qualcuno venga in mente di domandarsi che fine abbiano
fatto Snooky Salt, la piccola puttana di nome Gumdrop e
la ragazza bianca.
Gumdrop dice: - Cosa vuoi, il bastone o l'orologio da
taschino? - Nessuna delle due vuole lo stiletto insanguinato,
finito sotto il letto mentre portavano via il corpo di
Snooky.
Lillian non risponde. Non vuole prendere niente. Non
ha intenzione di lasciare Seattle come predatrice di tombe,
e lo dice. Gumdrop alza simpaticamente le spalle. Lillian
ha ancora la tracolla di Yitzak Nirenberg, porterebbe
ancora il cappotto della figlia morta di Kurlandskys se non
fosse ridotto a brandelli, e Gumdrop  gentile a non dire:
A chi vuoi darla a bere? Lillian raccoglie l'orologio da taschino,
poi lo posa.  grosso come un uovo. Gumdrop lo
apre con il pollice e le fa vedere che sotto il pesante coperchio
a trama incrociata con l'incisione toujours gaie c'
un altro coperchio che raffigura tre donne con i vestiti trasparenti
che lanciano una palla. Lillian non ha mai visto
niente di pi assurdo, e un orologio le servirebbe proprio,
non ce l'ha mai avuto, e poi si direbbe oro vero. Se le cose
si mettessero male, come prevede, lo venderebbe in un
batter d'occhio.
Secondo te, in caso di necessit, ne ricaverei cinque dollari?
domanda Lillian, e Gumdrop dice: Come no, anche
sette, cos Lillian prende l'orologio con la catena d'oro lunga
venti centimetri e li lascia cadere nella tasca segreta centrale.
Gumdrop sospira. Ha voluto essere equa e si pu dire
che lo sia stata: ha dato all'amica un contentino, ma non
ha fatto vedere a Lillian che dentro il bastone di bamb
c' una bellissima spada. Cento volte, nei mesi successivi,
Lillian desiderer avere un bastone e una spada, lo desiderer
tanto che certi giorni pregher solo per quelle due cose,
ed  molto meglio che Gumdrop non lo sappia e che Lillian
non sappia con quanta facilit avrebbe potuto averle.
Gumdrop d a Lillian trentacinque dollari, perch ce ne
sono molti pi di trenta, ci sono centoquaranta dollari nella
cassaforte, e li prende Gumdrop, e tutt'e due pensano
che cos debba essere. Gumdrop  stata navigatore e ingegnere
di quella terribile impresa, Gumdrop ha dovuto
vedere il coltello affondare nel petto del cugino, Gumdrop ha dovuto
abbandonare in strada il cugino e amante,
il suo cappello e le sue scarpe migliori, e sia lei sia Lillian
pensano che centocinque dollari siano il minimo che
le spetta.
A due isolati dalla Golden West, Lillian dice a Gumdrop:
Se mi spieghi come raggiungere la compagnia di navigazione
Alaska, mi levo subito di torno. Stordita dal sollievo
e senza pi un filo di energie, Gumdrop intona la prima
strofa di Bonnie Banks O'Loch Lomond, e non sembra
poi cos fuori luogo cantare un po' mentre frappongono
una bella distanza tra loro e il cadavere di Snooky. Gumdrop
balza al fianco di Lillian. - Ye'll take the high road,
and I'll take the low road, and I'll be in Scotland afore
ye... -. Gumdrop adora tutto quanto  scozzese; suo nonno
era scozzese, ha trovato la fotografia infilata nella Bibbia
di famiglia, un vecchio bianco e arrabbiato con gli occhi
chiari e lo stesso mento appuntito di Gumdrop. A
Snooky piaceva raccontare che discendevano da un capo
indiano chippewa, ma se Gumdrop avesse cinque centesimi
per ogni uomo di colore che si spaccia per il figlio di un
capo indiano, avrebbe smesso di ricevere clienti prima ancora
di cominciare.
Quando monta in taxi con Lillian, reggendole la borsa
per far credere al tassista che siano una bianca e la sua cameriera
di colore (una bianca eccentrica in abiti maschili
e una cameriera di colore molto elegante, ma la gente vede
quello che si aspetta di vedere), Gumdrop pensa che
forse ha frainteso i suoi stessi desideri. Non pu aver ucciso
accidentalmente uno a cui voleva bene per centocinque
dollari; non c' verso di mettersi il cuore in pace. Deve
aver ucciso Snooky, come Mos ha castigato il faraone
(e Mos non voleva forse bene al faraone ? Gumdrop non
ha forse letto che da piccoli giocavano insieme nelle sale
del palazzo ?) per conquistare la libert. Deve aver ucciso
Snooky per rinascere. Chiunque fonder quel sindacato di
puttane, e i tempi sono ormai maturi, dovr farlo senza di
lei. Lei stasera andr a St Paul dove trover lavoro come
insegnante in una scuola, perch mai non dovrebbe riuscirci?
Il suo inglese, la sua dizione e la sua calligrafia sono
di prim'ordine, con una vaghissima traccia di Aberdeen
(e quando gli amministratori le chiederanno i certificati
scolastici lei dir, tenendo le mani ferme e guardandoli
dritto negli occhi, che ha studiato in convento conseguendo
il diploma del secondo anno, che ha ricevuto una medaglia
per l'oratoria e un'altra per la retorica dalle suore
della misericordia di Spokane, a Washington, che purtroppo
hanno visto la loro bella scuola rasa al suolo dal terribile
incendio, a suo modo grave quasi quanto quelli di Chicago
e di Seattle, di certo ne avranno sentito parlare, e che
tutti i suoi attestati sono ridotti in cenere, come possono
immaginare, anche se ha ottenuto l'attestato per insegnare
inglese in quel grande Stato, e sosterr lo sguardo del
preside, e lui si accorger di avere davanti una ragazza raffinata
senza la fede al dito che sotto le folte ciglia abbassate
mostra l'accenno di qualcosa che le buone suorine
avrebbero dovuto debellare).
E ora che Gumdrop ha le idee pi chiare si rende conto
che in realt aspira a un bravo ebreo con una mente progressista,
come Sam Blumenthal, il cliente che andava da
lei tutti i mercoled sera. Dopo aver insegnato alcuni anni
in una scuola per gente di colore e aver stretto amicizia
con bianchi di larghe vedute, sposer l'uomo pi gentile
di quella cerchia sociale e i suoi figli saranno neri con la
pelle chiara o ebrei con la pelle scura, e avranno la possibilit
di decidere quale scuola e quale vita preferiscono,
ignari di che cosa significhi spaccarsi la schiena nei campi,
fare marchette in Jackson Street o uccidere qualcuno.
Gumdrop aiuta Lillian a scendere dal taxi, dividono il
ricavato e Gumdrop d a Lillian un bacio d'addio. Se si
fossero baciate nel pomeriggio anzich la sera (e sono appena
le dieci; sedurre, derubare e uccidere Snooky ha richiesto
tre ore in tutto), sarebbe stato il bacio tra due donne
costrette a separarsi in tutta fretta al primo, entusiasta
sbocciare di un'amicizia, dopo essersi scambiate
qualche confidenza e prima che spuntino la dipendenza e
la delusione. Invece quello  il loro unico bacio e, pur non
essendo nemiche, non sono nemmeno pi amiche; sono
co-cospiratrici, e se ne vergognano. Lillian ha il vantaggio
del colore, Gumdrop ha quasi tutti gli altri vantaggi e,
baciando Lillian, le fa scivolare la lingua in bocca, ed  come
una minuscola sberla rosa, uno dei suoi soliti pizzicotti
di avvertimento. Lillian si ritrae, Gumdrop ride e si gira
verso il vaporetto che attende di condurla millecinquecento
chilometri a nord della costa pacifica, alla citt di
Prince Rupert, in Canada.
Un mese e mezzo dopo Clothilde Brown, appena giunta
da Spokane, si presenta a St Paul con un abito blu marino
e un paio di scarpe di camoscio blu marino con il tacco
alto e il cinturino alla caviglia e mette in pratica i suoi
intenti. Insegna nella scuola per studenti di colore pi prestigiosa,
conosce un bravo ebreo, si converte sotto lo sguardo
diffidente di un rabbino (nessuno ha qualcosa di nuovo
da raccontarle sull'ombra lunga della mano vendicativa e
capricciosa di Geova), e sposa Morris Teighblum nell'ufficio
del rabbino. Fanno tre figli in cinque anni, Sylvia, Samuel
e Louise, e ogni volta Clothilde riacquista la linea. I
figli sono molto fieri di lei e leggermente intimoriti dal suo
caratteraccio e, quando cercano conforto (quando vogliono
sguazzare nella commiserazione, come dice la madre),
si rivolgono al padre. Clothilde Brown Teighblum devolve
denaro all'associazione nazionale per il progresso della
gente di colore, in forma anonima; porta un elegante cappellino,
un abito attillato e i guanti in tinta durante i
trent'anni di colazioni all'FIadassah, l'organizzazione americana
delle donne sioniste, dove nessuno pu snobbarla
perch, al pari di un gentleman inglese, non si concede di
prestare alcuna attenzione alle offese sottaciute.
Quando, nei pomeriggi d'estate, vedendo al parco i ragazzi
di colore ripensa a Snooky Salt, ai suoi fianchi stretti
e sinuosi e agli occhi all'ins, quando ripensa al suo corpo
nel vicolo, confortato solo dalla bombetta lilla e dalle
scarpe lilla, le sfugge l'accenno di un sorriso, perch era
una ragazza cos audace, e si sente male perch le sembra
ancora di vedere la luce ambrata baluginare e spegnersi negli
occhi di Snooky. Le sembra ancora di vedere in lui la
sorpresa e lo spaventoso dolore, anche ora che  una signora
attempata, e le sembra ancora di sentire nel cuore il punto
in cui l'ha pugnalato.


Capitolo 8.
Di che cosa sono fatte le persone.

Con la tracolla, le spille da balia e il nuovo orologio d'oro,
sul peggior vaporetto della compagnia di navigazione
Alaska, Lillian  capitata tra i cristiani. Per farle un favore
il capitano l'ha messa con le uniche altre donne, e ora
si ritrova su una delle tre brandine di corda in una stanzetta
che puzza di pesce a sentir pregare Mary e Martha
Hornsmith. Pregano come vecchie ebree; biascicano, si
dondolano, discutono un po' fra loro, si intromettono
(Martha ci infila sempre la malattia del padre e la ferita di
guerra del fratello). Non fanno che pregare per Lillian, e
glielo dicono.
- Preghiamo per la tua anima eterna, - dice Mary, e
Martha annuisce.
Martha dice: -  la pecorella smarrita che Ges vuole
farci salvare, - e Mary annuisce.
Non pregano perch Lillian  ebrea. Non sono di quelle
missionarie convinte che tutti gli altri siano pagani. Pregano
per Lillian perch la prima sera, quando si  stesa sulla
brandina e ha spento la luce, Mary Hornsmith le ha fatto
quarantasette domande personali a cui Lillian non ha
saputo rispondere (Si, avevo una figlia... mi sa che  morta
ma vado lo stesso in Siberia, non si sa mai; si, avevo un
marito ed  morto anche lui; si, vengo da una cittadina che
i cristiani hanno raso al suolo... grazie per avermelo chiesto)
e alla fine ha detto di essere una prostituta di Seattle
in fuga dal suo protettore. Ha detto di chiamarsi Gumdrop
Brown e ha lasciato intendere che era stufa di una vita peccaminosa
e spettacolarmente orribile. Le due avevano ascoltato
elettrizzate e afflitte quanto accadeva al Black and Tan
Club, e si erano date a pregare strenuamente per la sua buona
sorte. Erano chiaramente due donne gentili e perbene
divenute missionarie perch avevano avuto la sfortuna di
ritrovarsi un padre ubriacone, una madre morta, un fratello
ferito e inutilizzabile, e una fattoria venduta sotto il loro
naso. Altrimenti sarebbero diventate mogli e madri a
Goldville, nell'Oregon, e Lillian non avrebbe ceduto alla
tentazione di prenderle in giro e sottrarsi alla curiosit di
quei visi rotondi celandosi nei panni malandrini di Gumdrop.
La mattina Mary ripara Lillian dagli spruzzi delle onde
mettendole al collo la sciarpa marrone fatta con le sue
mani. La sera commercianti, prospettori e mercanti si mettono
in fila per la cena. Sollevano tutti il cappello, la testa
o una manciata di capelli al cospetto delle tre donne, e le
Hornsmith sono felicissime di vedere Gumdrop cos poco
interessata. Martha versa la camomilla nelle tre tazze prese
in sala da pranzo. Non vorranno mica trattenersi mentre
gli uomini fumano, giocano a carte e bevono liquori
forti, dice, e Mary e Lillian la seguono in cabina come anatroccoli.
Quando tocca a Lillian fare la spugnatura in cabina, se
la cava come meglio pu con la scaglia di fenolo e l'acqua
tiepida. Martha Hornsmith non  tipo da restare mentre
una prostituta, sia pure redenta, si toglie i vestiti, Mary
invece si, e si accomoda sull'unico sgabello da pianoforte
che hanno a guardare Lillian lavarsi, come se fosse la cosa
pi interessante del mondo. Vedendo la cicatrice rotonda
sulla spalla dice: Santo Iddio, chiss che male, e Lillian
vorrebbe fornirle una versione estrosa, una storia fiabesca
di cattiveria sconfitta e di virt ricompensata, un'angusta
via di fuga da una cosa troppo brutta per raccontarla ma
non per mostrarla, ma Mary ha un'espressione dolcissima.
Lillian dice: Ah, quella, un cucchiaio da minestra: mia madre
mi ha bruciato quand'ero piccola. Mary non dice di
nuovo: Santo Iddio. Si solleva la semplice camicetta grigia
e arrotola il corpetto di cotone rivelando sul bianco
morbido del busto una mezzaluna rosa e rossa di pelle scorticata,
striata. Acqua bollente, dice.  terribile quello che
la vita induce le persone a fare, vero?
Sono quasi a Prince Rupert e stanno per finire la camomilla
di Martha quando Lillian confessa. Non sono
Gumdrop Brown, dice. Sono Lillian Leyb. Mary prende la mano
di Lillian nella sua e dice: Al Signore non importa come
ti chiami, mia cara. Martha, un po' pi maliziosa,
mette gi il tombolo e dice: Lillian  molto pi carino. Non
puoi frequentare le persone perbene con un nome come
Gumdrop. Leyb? dice.
Al momento di sbarcare sanno che Lillian non  mai stata
una prostituta, non ha mai avuto un protettore, non ha
mai ballato in mutande al Black and Tan. Hanno capito subito
che era straniera (Miss Brown dei miei stivali, ha sussurrato
Martha la prima sera. L'accento si tagliava col coltello.
E Mary ha detto: Avr preso il cognome Brown
quand' arrivata qui) e si accorgono che sta male e va di
fretta, perch ci sono passate anche loro.
Martha infila nella manica di Lillian un fazzoletto di
mussola su cui ha appena ricamato con la seta blu marino
le iniziali l. l., e Mary le mette in mano una piccola croce
di ciliegio con una catena annerita e dice: L'Agnello di
Dio, cara... tieni duro. Lillian si mette la croce in tasca,
accanto alle spille da balia di Yaakov e all'orologio di
Snooky, e fa tintinnare le tre grazie, le utilissime spille da
balia di acciaio inossidabile e l'Agnello di Dio fino a Prince
Rupert, che non  pi la via d'accesso all'oro dei vecchi
tempi.
Arthur Gilpin  un brav'uomo oltre che l'unico poliziotto
di Prince Rupert, e sua moglie  morta nove mesi fa. Si
 steso solo soletto a piangere col viso affondato nella camicia
da notte della defunta moglie quasi tutte quelle duecentosettanta
notti, tranne quando era troppo ubriaco per
arrivare al letto. Gli mette tristezza andare con le puttane
del posto o con le ragazze haida che arrivano in canoa, trenta
per volta, passano qualche notte nelle cittadine lungo il
fiume a vendere coperte di pelo caprino e se stesse, i fiori
di seta presi da Eaton appuntati sopra la testa, e si presentano
a Prince Rupert con gli stivali di pelle d'alce e una tenuta
cittadina che non rendono certo giustizia.
Le ragazze haida sono pi diffidenti delle puttane locali,
ma meno astiose, e non recitano la commedia come
quelle del posto. (Oh, signor Gilpin, aveva detto Marie in
tono smorfioso quando si era presentato subito dopo la
morte di Helen, questo solletica la sua fantasia? E lui l'avrebbe
presa a schiaffi per l'opinione che aveva di lui e di
se stessa, e per l'opinione che doveva avere della sua Helen).
Se alle ragazze haida piace quello che fai ansimano,
sorridono o ti tirano i capelli; altrimenti fissano immobili
il soffitto, e quando hai finito chiudono gli occhi e, anche
se non parlano, capisci che stanno ringraziando il cielo.
Al loro arrivo le ragazze haida occupano le stanze vuote
e senza porte di quanto rimane dell'hotel Winslow e
piazzano in terra le coperte spesse e leggere per la sera calciando
negli angoli gli escrementi di topo e gli uccelli morti.
Quelle che hanno pi spirito imprenditoriale tirano
fuori una bottiglia di whisky e qualche striscia di salmone
che paghi a parte. Con una ragazza haida, sotto la coperta
lurida e unta, con un goccio di whisky in corpo e i
suoi capelli disseminati sul petto come inchiostro versato,
puoi prenderti in giro per qualche ora, ed  per questo
che Arthur Gilpin ha smesso di andare con loro. Pensa
che se deve mordersi la lingua per non rivolgere una
proposta di matrimonio a una ragazza corpulenta con la
faccia butterata di cui non conosce nemmeno il nome, dopo
averla arata come un campo per un'ora buona mentre
quella sta sotto di lui tranquilla e risoluta, con un vago
sorriso che non l'abbandona mai,  davvero ora di smettere.
Stasera ha fatto la ronda due volte, e due volte gli hanno
riferito che una ragazza sta dormendo al Winslow, perci
 obbligato a dare un'occhiata. Si accorge che sono passati
i maiali di Ben Newland e che la ragazza dorme in terra
dietro il bancone del bar. Puzza di sterco di maiale e di
stanchezza, ed  grossa la met di quanto si aspettava. La
sveglia, come farebbe con un vicino di casa ubriaco, battendo
la punta dello stivale contro quello di lei, che si mette
supina e sospira, senza svegliarsi. Lui le poggia una mano
sulla spalla per svegliarla dal brutto sogno che sta facendo,
e lei apre gli occhi stanchi, senza vederlo.
Dice: Oh, Sophie, gli butta le braccia al collo e piange
come se avesse il cuore a pezzi. Arthur Gilpin la tiene
stretta, mosso solo dalle migliori intenzioni e dai suoi doveri
di poliziotto, e pensa che un altro forse approfitterebbe
di lei. Non pu fare a meno di immaginare la scena, e
diventa paonazzo per la vergogna lasciandola ricadere in
terra e lei, a quel punto, lo vede. Lui vede che lei lo vede,
che l'ha abbracciato per sbaglio; un gesto che d la misura
di quanto sia stanca. La mette in piedi e lei si sforza di
stare in equilibrio, con la faccia sporca e sfinita dalla lunga
camminata per arrivare fin li. Arthur l'afferra per la vita
e lei gli si accascia fra le braccia. Deve sembrare una gag
comica, pensa lui, di quelle con i poliziotti imbranati che
si vedono nei film della Keystone. Si avvale del tono perentorio,
quello che riserva ai ragazzi quando si mettono
nei guai e alza un po' pi la voce, in caso fosse straniera.
Dice: - Che stai facendo? - e la ragazza socchiude gli
occhi come se fosse una domanda trabocchetto.
- Sono diretta a Dawson City, - dice Lillian, forte e
chiaro come lui.
- Ah, s? - dice Arthur. - E chi ti accompagna?
Forse ha un amante, o un marito, ma non sembra sposata,
e l'amante forse  scappato mollandola a Prince Rupert,
che  una discarica per mogli di commercianti e amichette
di prospettori e per tutti i bagagli di cui gli uomini
intendono disfarsi prima di raggiungere il nord.
Lillian si appoggia al bancone.
- Mi accompagno da sola, - dice guardando il cielo serale,
come se intendesse prendere la tracolla e proseguire,
cosa che far se solo riesce a scavalcare quell'omaccione
alto e lardoso con due spaventosi cespugli al posto delle
basette e gli occhi pi tristi che Lillian abbia mai visto.
Lui spalanca le braccia, come per abbracciarla, e le unisce
i polsi davanti al corpo.
- Non puoi andare cos lontano in questo periodo dell'anno,
- dice, e quei polsi gli sembrano legno morbido e
scheggiato fra le mani. - Ha gi nevicato.
Lillian serra le mascelle e lui pensa che stia per darsela a
gambe, una finta sulla destra e via di corsa sulla sinistra. Le
toglie una mano dai polsi e la porta allo sfollagente augurandosi
di non doverlo usare e, proprio quando lei si aspetta
che dica: Sei in arresto, per qualunque ragione possano arrestarti
a Prince Rupert (e Lillian ha frequentato il mondo
abbastanza da sapere che pur avendo qualche strumento per
difendersi dai criminali, non ne ha nessuno per difendersi
dalla legge), Arthur Gilpin dice:
- Permettimi di prepararti
la cena e di metterti a disposizione casa mia per la notte.
Lillian raccoglie la tracolla e pensa a Yaakov. Ogni volta
che lo invitavano a cena lui rispondeva: S, grazie, dicendo
poi a ogni anfitrione: La avviso, resisto a tutto fuorch
alle tentazioni.
Helen Gilpin era una donna assennata e una cuoca delle
praterie assennata, e amava suo marito. Gli serviva un
pasto abbondante a mezzogiorno e la cena alle sei e, anche
se non gli faceva troppo bene, aveva sempre un pezzo di
crostata appena sfornata o una fetta di torta al limone in
serbo per lui ogni sera prima di dormire. Le piaceva guardarlo
mangiare e le piaceva allungare la mano e togliergli
dalla maglietta intima le briciole cadute sul davanzale disegnato
dal ventre quando lui mangiava la torta al limone
a letto, come un bambino che fa uno strappo alla regola.
Arthur Gilpin pensa ogni sera allo stufato di cervo e al pollo in fricassea di Helen, e alla sua disinvoltura con crostate
e torte al limone, che lui non si azzarda a preparare.
Si siede di fronte alla ragazza al tavolo della cucina e
mangiano quello che lui mangia da nove mesi a quella parte:
il pasticcio di carne unto che la signora Hannepin gli
prepara una volta alla settimana, le patate lesse e le mele
secche inzuppate nel brandy.
- Mia moglie era una brava cuoca, - dice.
Lillian annuisce. Sente che quella storia terribile scalpita
per venire fuori e sa di non poter dire: La prego, agente,
ne ho fin sopra i capelli. Non saprei dove mettere l'ennesima
storia di amore e morte. Lillian chiede un'altra porzione
e la mangia tutta, faticando un po' a mandar gi il
pasticcio di carne, l'impasto bruciacchiato e crudo che stilla
perle di lardo, la carne grigiognola piena di nervi e schegge
d'osso. Dice: Stia comodo, e si alza per lavare i piatti,
le due forchette storte e le due tazze sbeccate, perch non
ha altro da offrire. Lui  cos commosso dalla sua schiena
giovane, dalla sua paura, dalla sua sfortuna, dalle sue mani
che nuotano esperte nell'acqua insaponata, come quelle
di Helen, che dice: Puoi restare qui finch non ti riprendi,
e Lillian lo ringrazia due volte e oppone un netto rifiuto
senza nemmeno girarsi. Lui mangia le ultime mele, si
versa due dita di brandy e pensa che  stato uno stupido
a fare quell'offerta, fortuna che lei l'ha declinata.
Il corredo da sposa di Helen Surges Gilpin includeva
una brandina in ferro battuto fatta da uno zio di Calgary,
e Lillian ci si stende sopra con una delle camicie da notte
di flanella a fiori di Helen. Ha lasciato gli abiti sporchi e
le scarpe in terra. Lillian sente che Arthur si lava il viso e
i denti e controlla per l'ennesima volta la porta d'ingresso.
Lo sente svestirsi (le scarpe, il lieve fruscio delle bretelle,
la camicia di camoscio, il farfallino, la giubba da poliziotto,
il sospiro di un omaccione mentre si libera dai vestiti
che negli ultimi anni hanno cominciato a tirare un
po'), e lo sente sistemarsi nel letto matrimoniale, sul suo
lato, visto che non riesce a dormire su quello di Helen dove
in segreto ha messo tre cuscini della moglie ricamati, e
dorme girato verso di loro, un braccio che stringe quello
centrale, l'altro piegato sotto la testa, la mano poggiata sulla
fronte quasi a proteggersi.
Pensa a Helen e si augura di sognarla. I sogni sono la
parte migliore delle sue giornate. I seni e il ventre di Helen
gli premono contro la schiena, i capelli biondi si sfilano
dalla treccia solleticandogli la guancia. Arthur ripensa
a tutte le notti in cui si metteva supina aprendosi per lui,
e stringe le braccia intorno al cuscino centrale attirandolo a s. La notte che ricorda meglio  quella in cui Helen
cominci a stare male, anche se loro non immaginavano
quanto si sarebbe aggravata, quando le era venuta la febbre
e si era tolta gli indumenti da notte nel letto bagnato
dicendo che la disgustava dormire con quella roba addosso,
lui si era alzato per prenderle una camicia da notte pulita
ma lei l'aveva fermato. L'aveva fatto stendere di nuovo
e gli aveva poggiato la mano fredda, soltanto la punta
delle dita, al centro del petto, accarezzandolo da cima a
fondo, e lui si augura di sognare quella notte.
Lillian sta nel lettino dello zio di Helen Gilpin a pensare
a Josef Stalin. Avevano cominciato a sbarazzarsi degli
ebrei tradizionalisti prima che lei andasse via da Turov,
e i Leyb erano tradizionalisti. I Prinsky erano moderni.
Erano gente in gamba; Lev Prinsky schiamazzava come
i bolscevichi quando c'erano i bolscevichi nei paraggi. Parlava
del proletariato e della nuova politica economica ogni
volta che vedeva un gentile. Al termine della giornata lui
e il padre di Lillian si sedevano in cortile a bere un goccetto
e suo padre diceva: L'shanah haba b'ah Yerushaleym,
L'anno prossimo a Gerusalemme, e Lev Pinsky diceva:
Che fretta c'? Se la cena non era pronta si facevano un
altro goccetto, e dopo un po' Pinsky muoveva un pezzo
sulla scacchiera e la madre di Lillian scuoteva la testa e
Osip faceva un respiro profondo, che era il suo modo di
disapprovare le cose che esulano dalla Torah. Lillian spazzolava
e intrecciava i capelli di Sophie ogni sera, e certe
volte le faceva per scherzo quattro trecce anzich due, e
Sophie correva dal nonno, agitando le quattro trecce. Osip
non contava niente per nessuno di loro, si domanda Lillian
nel letto dello zio di Helen Gilspin, davvero di lui ricordo
solo un'assenza che sospira? E una di quelle sere il
padre di Lillian aveva preso Sophie in braccio dicendo: Ecco
il futuro degli ebrei, e Lev Pinsky aveva detto: A me
risulta che il futuro degli ebrei sar a Tikhonaia, in Siberia,
che sar un paradiso fatto dagli ebrei per gli ebrei, e
che non sar nemmeno nello stramaledetto deserto. Aveva
tirato le trecce a Sophie un po' troppo forte, come faceva
sempre, e Sophie aveva urlato e Lillian l'aveva presa
e l'aveva portata in casa. La madre di Lillian aveva detto
a Sophie: Tu vivrai, signorina Sarah Bernhardt, e poi:
Quando quello si ritrover a Tikhonaia a gelarsi le balle
insieme ai cinesi, gli passer la voglia di importunare le
bambine. Lillian aveva riso e Sophie aveva increspato le
labbra annuendo anche lei, e la madre di Lillian le aveva
accarezzato la guancia, ed era stato un momento di grande
solidariet fra le tre donne Leyb, che disprezzavano Lev
Pinsky e quei suoi modi privi di tatto.
Ma certo, Tikhonaia, pensa ora Lillian,  l che sono diretti,
e si infila i pantaloni e la giacca sopra la calda camicia
da notte dal profumo buonissimo (erano mesi che non
indossava una camicia da notte; non tollera l'idea di separarsene),
porta scarpe e tracolla al piano di sotto e mette
la mano sul chiavistello. Apre la porta e la neve inonda il
corridoio. Arthur Gilpin, in pantaloni e maglietta intima,
poggia la mano sulla sua e le prende la tracolla.
- Non puoi andartene con questo tempo, - dice.
- Devo, - dice lei, e per qualche istante rimangono cos,
poi lui la ammanetta al corrimano e si siede sui gradini
accanto a lei.
- Non posso lasciarti andare l fuori, - dice. - Tempo
un giorno e saresti morta -. C' poco da replicare a quell'affermazione,
alle manette d'acciaio e anche alla moglie
morta, ma Lillian dice: - Potrei prendermi cura di lei, signore,
- e lui la guarda e dice: - Non sei in grado nemmeno
di prenderti cura di te stessa, - e c' poco da replicare
anche a questo, per il momento.
Il poliziotto sospira e dice: - Promettimi di non andartene
durante la notte e ti levo le manette, - e Lillian sospira
e pensa che sarebbe una donna davvero ignobile ad
andare a letto con un uomo cos gentile. Distoglie lo sguardo,
perch non riesce a mentirgli (forse una donna pi forte
ci riuscirebbe), e non riesce a dirgli la verit (levami
questa striscia di metallo dalla mano e sparir nella notte
e considerati fortunato se non mi porter via la coperta
di lana). Arthur Gilpin si stringe nelle spalle. Libera
Lillian, la conduce al piano di sopra e la ammanetta alla
colonna di ferro del letto.
- Vado di sotto, - dice, - a sedermi davanti alla porta
d'ingresso.
- Non ne dubito, - dice Lillian e non c' rancore in nessuno
dei due. Si augurano la buonanotte e, la mattina, lui
le libera di nuovo il polso e si siede fuori dalla camera da
letto mentre lei si veste (tiene la camicia da notte; la terr
per molto tempo), dopodich la ammanetta alla sedia della
cucina. - Non mi fa piacere, - dice, - ma sei troppo veloce
per me, e ho paura che se ti requisisco le scarpe o il
cappotto te ne andrai lo stesso, cocciuta come sei.
Lillian annuisce; cocciuta  un bel modo di metterla.
- Non puoi viaggiare con questo tempo, - dice Arthur
Gilpin, e apparecchia la tavola per due. Prepara le uova
strapazzate con il burro, frigge qualche focaccia d'avena e
un bel po' di pancetta. Prepara un caff nero bello forte e
raccoglie la panna che si  formata sull'ultima bottiglia di
latte per renderlo pi denso e dolce. Lillian mangia con
qualche difficolt, ma il poliziotto la aiuta. Le pulisce la
bocca un paio di volte quando si sbrodola con le uova, e
dice: Prendi pure la pancetta con le mani, non preoccuparti,
siamo solo noi due e l'orologio della cucina. Lei lo fa e
lo fa anche lui, per solidariet. Manca poco alle nove quando
lui dice: Ho spedito un ragazzo a chiamare due detenute
affidabili di Hazelton, il Centro Femminile per il Lavoro
Agricolo Hazelton, questo il nome completo. Ecco
che cosa mi sentirai dire. Mi hai rubato l'orologio ma non
sei una delinquente. Questo devo dire. Dir: Mi sa che hai
frequentato cattive compagnie, perci ti mando a Hazelton... l ci
sono donne nei guai ma non vere delinquenti.
Secondo me non hai l'animo cos corrotto da meritare una
condanna lunga, dir. Non devo parlare troppo bene di te,
essere l'amante di un poliziotto non ti far stringere molte
amicizie l dentro. A Hazelton comandano le signore.
Svernerai lavorando nei campi e a primavera avrai scontato
la condanna. A Natale ti porter alcune cosette, perch
avr saputo che ti sei pentita, e fa un grande sorriso,
come se tutto fosse meno che cristiano, come se pensasse
che il pentimento si verifica con la stessa frequenza con
cui l'acqua diventa vino. In primavera, dice, esci, te ne vai
a Dawson e tanti saluti.
Quando le due detenute affidabili di Hazelton vengono
a prendere Lillian, alle dieci, lui ha gi lavato i piatti.
Le toglie le manette e lei rimane impalata nell'ingresso, a
occhi bassi, come una bambina che ha ricevuto una punizione.
Arthur Gilpin dice quello che si era prefisso e Lillian
non dice niente, e lui  freddo e rammaricato, come
se non avessero mai condiviso un pasto n si fossero mai
abbracciati.

PARTE TERZA.
5 OTTOBRE 1925.


Capitolo 9.
Tempi duri, tempi duri.

Patty la ciccia  l'artista di Hazelton. Lavora in un atelier
dal soffitto basso in circostanze avverse e crea immagini
bellissime. Ha le sue estimatrici. Ha una mecenate.
Tiene la stanza abbastanza calda da ridurre pelle d'oca e
tremori al minimo, inconvenienti del suo mestiere insieme
a spasmi improvvisi, epatiti e ripensamenti. Affonda
con una mano la punta dell'ago nella curva del fianco di
Lillian e con l'altra si sventola. Patty la ciccia suda copiosamente,
e non puoi tracciare una riga precisa se il sudore
ti annebbia la vista. Lillian affonda i denti nello straccio
che Patty la ciccia le ha ficcato in bocca.
-  abbastanza pulito, - dice Patty la ciccia, e Lillian
non obietta, non si toglie lo straccio di bocca indicando le
strisce di sporcizia indurita e il bordo scuro e unto. E gi
tanto che Patty la ciccia abbia fatto lo sforzo di mentirle,
e per ringraziarla e non fare tanto la straniera dice: - Ho
messo in bocca di peggio.
Patty la ciccia ride e le scosta la mano per impedirle di
impiastricciare l'inchiostro. Ride con quella risata piena e
sporca che hanno le ciccione, come se avessero visto cose
degli uomini che portano nascoste nelle pieghe del corpo,
cose che gli uomini non rivelano alle donne pi mingherline,
e ride anche la sua giovane assistente, quella con lo
sguardo inespressivo che tutte chiamano il piccolo braccio
destro, e d una gomitata alla nana che le segue come
un'ombra e che Lillian non ha mai sentito chiamare per
nome. La nana ridacchia e Lillian pensa: Dovrei vergognarmi,
e poi pensa che sarebbe un buon segno se riuscisse
ancora a vergognarsi. Siamo gli unici animali che si vergognano,
aveva detto una sera Yaakov al Royale. O che
dovrebbero, aveva urlato Reuben sbattendo tutt'e due le
mani sul tavolo, e avevano riso come ridono gli uomini
quando sono particolarmente contenti di essere uomini.
La cella di Patty la ciccia  il grande magazzino a pieno
servizio di Hazelton, e non ce n' una che non sia stata sua
cliente. La nana  capocassiera e sta vicino alla porta a incassare
e nascondere i pagamenti che si possono nascondere
(cioccolato da un parente di buon cuore, una banconota
da una sterlina, altri aghi, un rossetto nell'astuccio
d'oro), e di quando in quando d anche il resto, piccoli
extra per dimostrare la sua simpatia a Patty la ciccia, e
poi ci sono tutti gli altri pagamenti, il cibo che piace a
Patty la ciccia, le attenzioni che le piacciono, il primo posto
del primo tavolo a ogni pasto, e Lillian immagina che
ci siano altre cose, le cose che succedono fra le donne di
notte, o anche in cortile, dove fingono di cucire una trapunta
sulla panca pi isolata. Lillian cerca di non guardare,
ma come fai a non guardare due persone che fanno l'amore
in pubblico mentre altre trenta donne badano ai fatti
propri come se una non avesse la testa riversa
all'indietro neanche l'avessero strozzata e l'altra le sta addosso
trafficando con la mano sotto la stoffa, e tutt'e due
sono paonazze e ondeggiano in equilibrio precario, dopodich
rallentano e una si pulisce la faccia con un fazzoletto
ricamato - la coppia  famosa per saperci fare con l'ago,
e c' poco da sorprendersi - e poi pulisce ogni singolodito della mano dell'amante e allargano le gonne come
galline che si sistemano e nessuno le guarda tranne Lillian
e la signora Mortimer, la bibliotecaria, che guarda sempre
tutto.
La ragazza dallo sguardo inespressivo con una furiosa
spruzzaglia di nei sulla faccia, come se qualcuno si fosse
riempito la bocca di vernice marrone e gliel'avesse sputata
addosso,  la direttrice delle vendite di Patty la ciccia;
mostra alle clienti qualche disegno, dice quali vanno per
la maggiore e quali costano meno, e lascia a tutte un po'
di tempo per decidere, mamma  molto richiesto, pap per
niente. I nomi dei figli, specialmente se sono morti. Alcune
chiedono i nomi dei loro idoli: Cleopatra, la Regina di
Saba, Theda Bara, pearl hart  comparso un paio di volte,
su una schiena, su un bicipite, dopo le sue famose scorrerie
nelle banche canadesi, e anche maria madre di dio
 assai richiesto. Patty la ciccia non ha un debole per le
immagini figurate, ma ha una calligrafia armoniosa e qualche
motivo convenzionale. Se hai scontato una condanna
al Centro Femminile per il Lavoro Agricolo Hazelton puoi
andartene con un elegante nome scritto in una bandiera
ammainata o dentro a un bel mazzo di fiori azzurri e rossi,
arrotondati e precisi come fumetti, ma non certo con
una ragazza dal gonnellino hawaiano, con una trota guizzante
o con Giovanna D'Arco, e la truffatrice di Toronto
che mostrava a tutti il fondoschiena con una policroma
pulzella stagliata contro la bandiera francese, diceva peste
e corna di Patty la ciccia e se ne rammaricava.
Patty la ciccia  R. H. Macy in persona, che manovra
al buio i fili per spostare le merci e intanto spia la concorrenza.
(Lou la zingara ha messo su un piccolo traffico di
iatture e tatuaggi, ma quello che le donne apprezzano nelle
iatture della zingara si ritorce contro i suoi tatuaggi; sono
convinte che non sia pulita e che i suoi disegni celino
un significato recondito). Patty la ciccia applica perfino
tariffe speciali in estate, quando nessuno vuole farsi tatuare
perch si suda e c' il rischio di infezioni. E la ragazza
dallo sguardo inespressivo a raccontarlo a Lillian e, quando
Patty la ciccia si interrompe un istante per bruciare un
altro po' di carta nella tazza da t e mischiarla con l'acqua
per ricavare l'inchiostro, la ragazza dice: - Pensa alle cose
belle, - frase che ha reso famosa la signora Mortimer
perch la dice a tutte quelle che riesce a conquistare. Lillian
ride e Patty la ciccia le d uno scappellotto sul fianco,
come si fa con un bambino sbadato. Guarda qua, dice, e
non  per gentilezza che vuole tutta l'attenzione di Lillian,
perch a quel punto Lillian pu concentrarsi solo sulla stoccata
dell'ago e sulla puntura dell'inchiostro nero come la
fuliggine, poi sul fiato caldo di Patty la ciccia che sa di birra,
poi su un altro colpo dello straccio per ripulire il sangue.
Lillian esce dalla stanza di Patty la ciccia con una striscia
di stoffa pi o meno pulita imbevuta di estratto di
amamelide poggiata sul fianco e tenuta ferma dalle mutandine.
Lillian vuole qualcosa di pi di Sophie da portare con
s, ora che i contorni e gli angoli del ricordo cominciano
a sbiadire e ad alterarsi; ma alla prima curva della S Lillian
ferma la mano di Patty la ciccia e decidono di optare per
sette stelle azzurre, e la nana dice: - cos ora hai le Pleiadi.
Lo sai che Orione le ha inseguite e che gli di le hanno
trasformate in stelle, - e Lillian stringe forte lo straccio.
Ritrovarsi il nome di Sophie su una bandiera o in un
mazzo di margherite rosse e azzurre sarebbe stato un errore;
sarebbe stato presuntuoso.
- Sorella, non servirebbe a niente, - avrebbe detto
Yaakov, e Reuben avrebbe assestato una botta sul tavolo
tuonando: - Male non fa, - e avrebbero riso tutti fino
alle lacrime. Lillian pensa che il suo tatuaggio con sette
ragazze rientra in quella categoria; non serve ma male non
fa. Si stende sulla brandina, il fianco infiammato rivolto
al soffitto, e ascolta le amanti a sedici letti di distanza.
Alla fine della prima settimana a Lillian sembra di aver
trascorso quasi tutta la vita al Centro Femminile per il Lavoro
Agricolo Hazelton. Lillian ha una tazza di stagno,
due maglioni, un grembiule, tre paia di mutande e un paio
di ciabatte di feltro. Quand' ora di mangiare ha un posto
in fondo al tavolo pi lontano. A destra ha una sordomuta
che non ha fatto altro che essere sorda, muta e non
troppo sveglia; a sinistra una prostituta con i capelli rossi
che ha rubato l'orologio e l'automobile a un cliente e poi
l'ha investito rompendogli tutt'e due le gambe; di fronte
ha la matricida, che ha ucciso la madre privandola dell'assistenza.
E a Hazelton e non in una prigione vera e propria
perch  accusata solo di mancata assistenza, e la donna
non fa che ripeterlo a ogni pasto; dice a Lillian e alle
altre due, il suo pubblico di prigioniere: -  vero, non ho
prestato assistenza a mia madre. Avevo altre incombenze
familiari che purtroppo mi hanno costretto a trascurare
mia madre.  vero -. Ogni giorno ciascuna di loro riceve
una tazza di stagno piena d'acqua a pranzo e una di t leggero
a cena. Tutte hanno una scodella per la minestra e
un cucchiaio e se qualcuna non consegna la scodella e il
cucchiaio al termine del pasto, tutte rimangono in piedi
nel refettorio fino alla mattina dopo, o fino a mezzogiorno
o finch non sono ricomparse tutte le scodelle e tutti i
cucchiai.
L'undicesimo giorno di Lillian nel refettorio entra una
ragazza nuova con un maglione azzurro scolorito di due
taglie pi grande e un grembiule con una tasca cucita sul
davanti, la lunga treccia a oscillarle sulle spalle. Alcune
fanno congetture a voce alta su ci che deve aver fatto per
convincere la direttrice a non tranciargliela di netto. La
direttrice la fa sedere tra Lou la zingara e Epiphany Smith,
la giamaicana. Le altre sono tutte norvegesi, svedesi, irlandesi,
inglesi, scozzesi e di Terranova, pi due ragazze
di Cape Breton che rubavano qualche gioiello in tutte le
case dove facevano le pulizie. La ragazza nuova guarda le
commensali, fa un cenno educato con la testa e mangia la
minestra di piselli, la focaccia d'avena e le patate arrosto.
Lou la zingara le d un colpetto sul fianco e dice: - Sei un
muso giallo, - e la ragazza cinese fa un cenno educato con
la testa. Lou dice: - Musi gialli di merda La ragazza cinese
fa un altro educato cenno con la testa, sposta la forchetta
nella mano sinistra, s'inginocchia sulla panca e la
preme contro la nuca di Lou la zingara tenendole la faccia
nelle patate e nel passato di zucca e molla la presa solo
quando Lou smette di dimenarsi.
La ragazza nuova mangia il passato di Lou e offre le patate
e il resto della minestra a Epiphany Smith. Quando
si mettono in fila dopo mangiato, fermandosi alla cappella
per dieci minuti di preghiere silenziose, e poi ripartono
in coppia senza parlare (ma ci sono scambi di bigliettini,
mani che corrono alle tasche dei grembiuli, e c' tutta una
serie di mani che segnalano e di piedi che strusciano comunicando
le informazioni basilari), la matricida si porta
a un fianco della ragazza nuova e Lillian all'altro. Lei le
guarda tutt'e due e sorride. Sembra il sorriso di Gumdrop,
che sembrava quello di Esther Burstein, un sorriso luminoso
e tirato che evoca la felicit pi o meno quanto una
scimitarra.
- Cina Chang, - dice. - Truffatrice.
Lillian  diventata brava a triturare i piselli e ad arrostirli
ricavandone il caff. Ormai si aspetta i piselli fritti a
colazione, la minestra di piselli, il passato di piselli e qualche
pezzetto di manzo su una mattonella di pur di piselli
per il pranzo domenicale. Triturare e arrostire i piselli 
un lavoro schifoso, le bucce verdi si appiccicano ai palmi
e alle unghie, la polvere marrone arrostita si ficca come
sabbia nei capelli, tra le ciglia e le sopracciglia e, dopo due
settimane, la signora Mortimer si avvicina a Lillian e dice:
Non  che preferiresti ricamare? Dice, sbattendo i
grandi occhi: Ho saputo che qualche dote ce l'hai. So cucire,
dice Lillian, e abbassa lo sguardo come ha visto fare
alle altre ragazze in presenza della signora Mortimer, ma
la cosa che mi piacerebbe di pi  lavorare per lei in biblioteca.
La Mortimer dice: La pazienza  una virt, e assegna
Lillian alla lavanderia, che  umida da fare schifo come
la stanza dei piselli era secca da fare schifo.
Lillian avanza tra la biancheria bagnata gi fredda o che
si va raffreddando, le vasche di acqua bollente, le pozzanghere
di detersivo in terra, gli scarti di tutte loro: ciocche
di capelli, un dente rotto, schegge di unghie, cataplasmi
appiccicosi e anche di peggio, che galleggiano sulla superficie
dell'acqua aderendo poi al suolo di cemento. La ragazza
nuova sta battendo le lenzuola con l'acqua che le
gocciola dalla treccia nera, e le due ragazze di Cape Breton
si sono denudate dalla vita in su per strizzare la biancheria.
Tengono la camicia arrotolata intorno alla cintura;
hanno il petto rosso e bagnato, l'ampia schiena nuda imperlata
di vapore, e fanno un cenno con la testa a Lillian
e un inchino alla Mortimer, che guarda i seni e dice: Lillian
dar una mano a stirare. Cina ha sbottonato la camicia
fino alla vita, strappato le maniche all'altezza dei polsi
per farle salire oltre il gomito e ficcato l'orlo della gonna
dentro la cintura. Lillian pensa che dovr imitarle, che
non ha fatto tutta quella strada per morire in mezzo all'umidit
a Hazelton, in Canada. Si  appena sbottonata il
colletto quando le ragazze di Cape Breton corrono nella
stireria e chiudono la porta. Lillian si gira.
Lou la zingara ha in mano una tazza di liscivia e non
appena oscilla il braccio per tirarla in faccia a Cina, Lillian,
che Lou la zingara non ha mai degnato di attenzione
da quando  arrivata (tavolo sbagliato, tipo sbagliato), agisce
senza pensare, e in seguito Cina le dir che non c'
niente di peggio per una ragazza. Lancia un lenzuolo bagnato
su Lou la zingara e Cina le assesta un cazzotto che
la spedisce al tappeto, e la tazza di liscivia rotola via mischiandosi
agli altri veleni che ci sono in terra. La Mortimer
passa davanti alla porta della lavanderia con le tovagliette
di pizzo appena stirate che usa sul tavolo e sullo
scrittoio. Lancia un'occhiata alle tre donne, Cina e Lillian
con il fiatone sopra un corpo celato da un lenzuolo umido,
e apre con una spallata la pesante porta oscillante. Solleva
un angolo del lenzuolo e vede la faccia pallida di Lou
la zingara, le palpebre che si agitano, e si limita a dire:
- Signore, ricomponetevi -. Le ragazze di Cape Breton aspettano
che la Mortimer vada via, poi escono, le camicie abbottonate,
i capelli ravviati, tutte complimentose. A Hazelton  un gran
giorno per le straniere. - Ormai io e te
facciamo coppia, - dice Cina a Lillian.
Dopo quell'episodio la signora Mortimer rivolge quasi
ogni giorno un cenno del capo a Lillian e una sera prima
dei vespri, che sono un grande evento sociale, con le donne
che scivolano al fianco delle loro innamorate e tra le
panche c' un grande scambio di cosette d'ogni genere, la
bibliotecaria dice a Lillian: - Il tuo popolo legge molto, a
quanto mi dicono. Il Popolo del Libro -. Lillian ripensa
alla madre analfabeta e al padre che raccontava di aver patito
le pene dell'inferno alla scuola ebraica, essendo il figlio
minore dell'uomo pi povero del villaggio, e dice:
- Certo, come no La signora Mortimer le d La Mitologia
di Bulfinch.
Lillian la legge a Cina, saltando le parti che ha imparato
quasi a memoria. - Se l'unico sapere che meriti di
essere definito utile  quello che contribuisce ad aumentare
i nostri possedimenti e a migliorare la nostra condizione
sociale, allora la Mitologia non  degna di tale appellativo.
Ma se ci che contribuisce a renderci pi felici
e migliori pu essere definito utile, allora rivendichiamo
tale epiteto per l'argomento in questione -. Legge come
se Reuben fosse ancora al suo fianco, pronto a far tintinnare
le tazze da t al primo errore. A volte, quando  molto
stanca, s'impappina un po' con le U. Non se ne fa un
cruccio; l'accento grossolano e esitante di una ragazza appena
arrivata in America da un villaggetto russo, l'accento
che aveva prima, le d consolazione mentre scivola nel
sonno.
- La letteratura  tra i migliori alleati della virt e apre
la strada alla felicit.
Cina sbuffa. - Te la d la Mortimer la felicit, ci scommetto.
La signora Mortimer  Zeus e Era a Hazelton. E il signore
di tutto, insegue ninfe e vergini ed  la dea gelosa,
piena di oscuri sospetti e oscure vendette. Finalmente si
decide a invitare Lillian in biblioteca. Cina dice: Mettiti
due paia di mutande. E una stanzetta tappezzata di libri
che nessuno vuole (opuscoli di versi edificanti pubblicati
in forma privata, la guida della signora Beeton
all'amministrazione della casa, i libri di cucina luterani, libretti
operistici e qualche raro racconto in prima persona della
vita tra la polizia a cavallo canadese, gli eschimesi o i coltivatori
di barbabietole). La Mortimer ha allestito una cerchia
con sette sedie. Lillian  stata invitata a leggere. Anche
le altre hanno fatto a turno da lettrice, come dice la
Mortimer, e tutte e cinque hanno le idee assai chiare su
quello che si prospetta dopo che Lillian avr letto per una
mezz'ora La signora di Shalott o Tristano e Isotta. Anche loro
hanno letto il Bulfinch, o ci hanno provato, e bench
una o due si ritrovino a leggere libri rosa o per bambini
perch sono un po' limitate, non per questo il principio e
il ruolo di lettrice vengono meno. Quando Lillian e la Mortimer
si ritrovano sole a parlare di re Art, dei cavalieri,
dell'amicizia romantica e della Francia del sud, dove la
Mortimer da giovane ha trascorso due estati felici, Lillian
sta con il fiato sospeso.
Alla fine non succede niente. La Mortimer versa due
bicchierini minuscoli di sherry e domanda a Lillian quali
parti del Bulfinch preferisce. I miti, dice Lillian, che  scontato
ma vero; i poveri Scilla e Cupido e quell'adorabile stupida
di Psiche la distraggono dalle mani raffinatissime della
signora Mortimer.  un tipo equino con la pelle screpolata,
porta un abito di tessuto pettinato grigio e pesanti
scarpe nere con le stringhe, ma ha le mani lunghe e aggraziate,
le unghie come eleganti ovali rosa e un fine tracciato
di vene azzurre sul dorso. Sono le mani di una signora
vittoriana, e la Mortimer sa bene che effetto producono;
ha un debole per i polsini pieni di merletti inamidati con
la bozzima, le punte della passamaneria lucide e affilate,
e porta un grande rubino cabochon al dito indice.
- Se c' una cosa che mi piace davvero, - dice Lillian,
- sono le carte geografiche.
La Mortimer sorseggia lo sherry e inarca le folte sopracciglia
che vanno incanutendo. - Noi non abbiamo carte
geografiche, mia cara.
Anche Lillian sorseggia lo sherry. La Mortimer non ha
motivo di mentire, ma qualcuno al Centro Femminile per
il Lavoro Agricolo Hazelton deve pur avere una carta geografica.
Qualcuno, in qualche occasione, deve pur aver bisogno
di andare da qualche parte.
- Di sicuro, - dice Lillian, - ci saranno un paio di atlanti,
qualcosa che illustri dove siamo rispetto all'Africa o all'india,
o alla madrepatria delle ragazze.
- Appunto, - dice la Mortimer. -  proprio per questo
che non abbiamo carte geografiche. Questo  un luogo
dove rifugiarsi e migliorare. Le carte geografiche stimolano
pensieri sul mondo esterno. Pensieri di fuga.
- A me, - dice Lillian, - interessa l'arte della cartografia.
Mi piacciono le cartine.
La Mortimer fa un'alzata di spalle. Qui tutte vogliono
qualcosa che non possono avere, dice quell'alzata di spalle.
A me piaci tu, per esempio, ma so che ti riveleresti infida,
farabutta e senza cuore. Preferiresti trasformarti in albero,
in cervo o in un disgustoso uccellino piuttosto che accettare
un mio abbraccio, oppure lo accetteresti in cambio di un
tornaconto e, dopo avermi fatto mettere seriamente a rischio
la mia persona e il mio buon nome per procurarti una
cartina del Canada, mi faresti qualche carezza frettolosa
senza nemmeno permettermi di sfregarmi sulla tua gamba
facendomi pesare anche quella concessione e la tua freddezza
mi farebbe vergognare. La signora Mortimer lascia qualche
goccia di sherry nel bicchiere e si alza. Lillian capisce
benissimo di essersi fatta cogliere nella posizione di chi chiede,
che non otterr una cartina da quella donna e che Era
detestava l'ingratitudine ancor pi dell'infedelt.
Cina dice: Per l'amor del cielo, e raccoglie i capelli intorno
alla testa come una casalinga svedese e implora Patty
la ciccia di farle un minuscolo ramoscello di violette di seta.
Canta ai vespri, si spreme per far uscire qualche fulgida
lacrimuccia e la Mortimer perde la testa per lei. Le d
il Bulfinch e lei lo passa a Lillian. Non m'interessa, dice
Cina, basta che mi trovi qualcosa su una ragazza e una vecchia
o, se non c', magari qualcosa tra due sorelle. O tra
due fiori, due cigni, per la miseria... il concetto  chiaro,
dice. Meglio ancora se cinesi, ammesso che ci siano. Cina
prende la rivista Screen ridendo e succhia una caramella
di menta attinta alla scatola che la zoccola con i capelli
rossi ha passato in giro.
Cina entra nelle grazie della signora Mortimer. Si sforza
di procurarsi una cartina per Lillian, perch le vuole bene,
ma non tanto da mettere a repentaglio il miele nel t,
il panetto di sapone Ivory, la promessa di un rilascio anticipato,
magari subito dopo la ricorrenza di marzo, quando
gli abitanti di Hazelton e non solo loro vanno a comprare
i famosi ricami, le focaccine e i dolci e ad ascoltare
il Coro Femminile di Hazelton. Cina la chiede un po' di
volte, finch la Mortimer non dice: Per la tua amica ebrea,
immagino, e Cina si stringe nelle spalle e dice: Io non la
so manco leggere una carta geografica.
Lillian non demorde. Si sforza di procedere con ordine.
Comincia a passeggiare in cortile anche quando fa freddissimo,
a volte insieme alla sordomuta, che non salta mai
un giorno, altre con le seguaci della Christian Science, che
sono convinte assertrici dell'aria fresca. Una delle camminatrici,
pallida e magra, con una cascata di capelli neri e il
sorriso sdentato, dice a Lillian mentre completano un altro
chilometro: - Perch cammini tanto? - Lillian dice:
- Devo arrivare in Russia, da mia figlia -. L'altra dice
allegramente: - Io cammino per il mio spirito Qualche
settimana dopo Lillian capisce che Emily Anne Warren intende
dire che cammina per placare il suo spirito in modo
che una volta uscita non le capiter di avvelenare di proposito
un'altra donna che le pesta i calli, e Emily Anne capisce
che Lillian ha una strada molto ardua davanti. Porta
a Lillian due dischi di piombo presi dalla stanza dei piselli.
- Fossi in te, - dice, - li metterei nelle scarpe per irrobustire
le gambe.
Lillian capisce perfettamente, e l'allegria brutale di
Emily Anne  implacabile.
- Devi irrobustire le braccia, - dice. - Non puoi salvare
tua figlia con quei due stecchini -. Dice: - Una puttana
pigra e debilitata non arriver mai in Siberia.
La sera Lillian si massaggia le gambe con l'unguento e
legge a poco a poco tutta la biblioteca, anche se non fa pi
parte del circolo di lettura.
- Cristo santissimo, - dice Cina. - Chi lo sapeva che
gli irlandesi hanno una mitologia. La Morty ci sta facendo
leggere Cuchulainn.
Cina mette una fetta della torta che ha sgraffignato sulla
branda di Lillian. Divide tutto con Lillian, i dolci del
circolo della biblioteca e le nuovissime riviste femminili,
che vanno a ruba come la cocaina: le donne si contendono
quelle meravigliose pagine patinate meditando su ogni parola
e su ogni immagine, comprese le piccole scritte sfocate
al fondo che pubblicizzano ingrandimenti del seno, parrucche
di capelli umani e consulenze matrimoniali. Cina si
 offerta di fare a Lillian quello che la Mortimer fa a lei.
- Serve a passare il tempo, - dice Cina.
Lillian dice: - Ti sei mai innamorata? - e Cina ride
scuotendo la testa.
- No, e mi auguro che non mi capiti mai.
Cina si fa una croce sul cuore baciandosi il dito rosa. Si
stende sulla branda, le braccia piegate come un cadavere,
e aspetta che spengano le luci. Va in punta di piedi alla
branda di Lillian e dice: - Spostati -. Passa le dita sul cotone
a costine delle mutande di Lillian e poi le accarezza
la pancia. Le mette le piccole mani tra le gambe.
- Rilassati, - dice. - Comincia cos, - e Lillian apre un
poco le gambe con le cosce contratte e sente un profluvio
d'acqua montare da sotto le gambe e salire fino al petto e
alla gola scatenandole un ronzio alle orecchie che la fa sollevare
di scatto.
- Non posso, - dice Lillian.
- S che puoi, scema. Ti restano ancora tre mesi.
Lillian si stende di nuovo e anche se sente la propria
voce, da grande distanza, biascicare qualcosa (non sta pronunciando
il nome di Cina, naturalmente; ha in mente il
nome di Reuben ma non lo dice; ha in mente anche il proprio
nome, ma invece dice: No, no, no), anche se avverte
le spalle larghe e aguzze di Cina sotto le mani, anche se
sente Cina dire: Ehi, dtti una calmata, calma, Lillian, non
perdere la testa, sa che, non appena approdata al versante
opposto di quel piacere, sar come se non ci fosse mai
stato. Un pene, una mano, magari un piede o una maniglia,
pensa Lillian;  niente che porta a niente, e la colpa
 sua, non di Cina. Cina, che Dio la benedica, la tocca con
abilit, determinazione e una gentilezza frettolosa ma reale,
come un'infermiera su un campo di battaglia. Acqua su
un deserto di sabbia, pensa Lillian mentre il corpo si rilassa.
Cinque minuti dopo che l'ultima goccia sar versata,
cadendo al suolo dal bordo freddo e bagnato della brocca,
la macchia scura torner a seccarsi e la sabbia, imperterrita,
la ricoprir.
Lillian ha perso la cognizione del tempo;  rimasta in
silenzio al fianco di Cina troppo a lungo per sembrare educata,
anche in quelle circostanze, e allunga la mano per
sfiorare Cina e ringraziarla, anche se forse non  la soluzione
migliore. Il materasso cigola un po' e Cina torna alla
sua branda, pulendosi la mano sotto il cuscino.
- Vedi di non farti mordere dalle cimici, - dice Cina.
Manca poco a Natale, un brutto periodo per quelle che
hanno dovuto lasciare i figli alle cure di persone che odiano,
che hanno offeso o che a malapena conoscono, che hanno
dovuto lasciare madri affrante (Sono contenta che la
mia povera mamma non abbia dovuto sopportare una vacanza
senza di me, dice la matricida senza scomporsi) e
amanti che forse hanno preso altri accordi per il Capodanno.
Arthur Gilpin si presenta con una torta di frutta e un
golfino giallo con i bottoni di vetro. Ha assistito a una breve
esecuzione natalizia di O Come, All Ye Faithful e di O
Canada e, novit senza precedenti, il coro di Hazelton canta
Wicked Polly affrontando le strofe: Le unghie anneriron, si
spense la voce, lei morendo lasci questa valle atroce
con entusiasmo indicibile e perfino spensierato. La signora
Goode, che assiste la direttrice nelle attivit culturali,
immaginava che le donne si sarebbero vergognate della punizione
di Polly e avrebbero temuto di fare la sua stessa fine,
e invece lo intonano come un canto di battaglia e la direttrice
si annota che deve trasferire la signora Goode alla
lavanderia.
La direttrice autorizza Lillian e Arthur Gilpin ad accomodarsi
in biblioteca, sotto gli occhi di basilisco della Mortimer.
- Grazie per il golfino, - dice Lillian. - Qui fa davvero
freddo.
- L'ho sentito dire, - replica Arthur Gilpin, evitando
di guardarla negli occhi.
Lillian non ha un brutto aspetto. A dire il vero stava
peggio quando l'ha trovata stesa tra lo sterco di maiale dietro
il bancone del Winslow, anche se non molto peggio.
Ha messo su qualche chilo e un po' di muscoli, perci non
ha pi l'aria tanto sciupata, e anche se la pelle ha la levigatezza
giallina dell'amido e del primo imbrunire, sembra
scattante e ha il passo pi sicuro. Somiglia, come non accorgersene,
a tutti i prigionieri che Arthur ha visto: stremata
e vigile, arrabbiata con il mondo e attenta, il pi delle
volte, a non darlo a vedere. Era convinto che per una
donna sarebbe stato diverso.
- Non le serve pi una che si occupi della casa, vero ?
- domanda Lillian.
Arthur Gilpin si guarda le mani. Si liscia le basette ispide
spuntate alla perfezione. Ha il colletto pulito e le scarpe
lucide.
- E nemmeno una moglie, - dice Lillian, e subito se ne
pente, perch lui si alza e guarda i libri sugli scaffali.
- Non vi tengono molto aggiornate, eh? - dice lui.
- Secondo me si augurano che i libri antiquati ispirino
una morale antiquata.
Arthur Gilpin sbuffa e Lillian sorride. Si rimette seduto
e le avvicina un po' di pi la torta di frutta.
- A essere sincero mi sposo. A gennaio. Una signora
ammodo. Vedova.
- Splendido, - dice Lillian, scomodando Esther Burstein.
- Sono molto contenta per lei. Congratulazioni.
 ridicolo parlare come se fossero vecchi amici, o come
se avessero avuto un'infatuazione di giovent mai dimenticata.
Lui l'ha spedita in prigione, per il suo bene, come
ha ripetuto pi volte, e ora lei  in prigione, lui a gennaio
sposa una signora ammodo e lei dovrebbe dirgli che
 stato molto gentile ad andarla a trovare.
- Sua moglie, cio, la sua fidanzata, l'ha accompagnata
a Hazelton ?
Arthur Gilpin pare a disagio, e per Lillian  un piccolissimo
conforto scoprire che tiene a lei quel tanto da nascondere
la sua esistenza alla futura moglie.
- Stavolta no. Ma sarebbe felicissima di conoscerti, e
quando sarai... quando uscirai da Hazelton lei, la signora
Wexall, ti inviter a fermarti da noi prima di intraprendere
il tuo viaggio.
Mica scema la signora Wexall, pensa Lillian. Prende il
golfino e la torta, stringe la mano a Arthur Gilpin, gli augura
buon Natale come si  prefissa appena l'ha visto, e
incrocia lo sguardo della Mortimer, che non lesina la sua
partecipazione. Lillian va da Patty la ciccia, dove si sono
radunate tutte a guardare la zoccola con i capelli rossi che
si fa tatuare buon natale sopra la fica.

Capitolo 10.
Oh, bellissima citt.

Marzo arriva e Cina, come previsto, va via prima che
la neve si sciolga.
- Puoi viaggiare con noi, - dice. - La mia famiglia non
 male -. Cina stringe forte le mani di Lillian. - Posso
aspettarti a Vancouver, - dice. - Cosa vuoi che siano altre
due settimane ?
Ma Cina desidera raggiungere Vancouver e tirare dritto,
spennare qualche pollo e vedere il signor Chang, come
un cavallo brama la stalla. Per Lillian  chiaro come il sole.
Lillian sprimaccia la paglia del cuscino e dice: Ho i miei
progetti, sai com'. Che poi  vero, anche se i progetti non
sono molti (rimediare la tracolla, le cartine, un pasto caldo
e possibilmente un po' di denaro da Arthur Gilpin; fare
un lungo bagno; sgraffignare qualcosa alla nuova signora
Gilpin; andare a piedi in Siberia; trovare Sophie) e Cina
 troppo gentile per chiedere a Lillian come si illude di
metterli in pratica.
Lillian dice: - Due settimane sono tante. La tua famiglia
ti aspetta -. Dice: - Tuo padre ha bisogno di te, - e il
viso di Cina si ammorbidisce dandole ragione; nessuno nella
sua famiglia pu fare quello che fa lei.
- Ti penser per tutto il viaggio, - dice Cina. D a Lillian
il suo maglione migliore, il suo cuscino e il fermaglio
di zirconi rubato alla Mortimer. - Tu sognami e io ti sogner.
Lillian sente costantemente la mancanza di Cina. Lei e
la Mortimer si guardano come la moglie e l'amante a una
veglia funebre; non sopportano l'odore n la voce dell'altra,
non riescono nemmeno a guardarsi negli occhi, ma non
c' altra compagnia che valga. Lillian lava il maglione di
Cina e lo asciuga dietro il cumulo di fertilizzante. Nasconde
maglione e fermaglio dentro il cuscino, tra la mussola
e i cartocci di granturco e, quando appoggia la testa, il contenuto
fruscia attorno a lei, come il rombo dell'oceano in
una conchiglia.
A quest'ora Cina sar sul ponte del vaporetto a salutare
Vancouver sentendo gli spruzzi di sale sul viso. Scender
la passerella di corsa ed ecco i suoi genitori, la madre
che agita un fazzoletto bianco per permetterle di andare
dritto da lei.
A dire il vero Cina  asciutta e ben lontana dal ponte
di coperta. Sono sette ore che sta seduta al buio vicino a
un ragazzo mormone. Quando sua sorella si  sentita cos
male da doversi stendere vicino alla porta per respirare un
po' d'aria fresca, Cina ha preso il suo posto sulla panca,
stringendo tutta la notte in grembo la Bibbia bianca di
Xiu-mei. Manca poco all'alba, il cielo volge dal nero al grigio
e l'acqua scura schiaffeggia il fianco della nave senza
troppa forza, quando il ragazzo seduto accanto a Cina si
addormenta e le poggia la testa sulla spalla. Cina esamina
il lungo naso ampio, smussato come una pala, e le lentiggini
che ci sono sopra e che si accendono di arancio e marrone
sulle guance bianche. Dorme tenendole la testa poggiata
sulla spalla e una mano abbronzata aperta sul ginocchio,
dove un minuscolo ricciolo di tessuto si  impigliato
nell'unghia ruvida, e intanto Cina scommette tra s che
quel ragazzo non ha mai toccato niente di pi femminile
della mucca da latte di suo padre. Cina finge di dormire
per non dover fingere di avere paura. Una brava ragazza
cristiana urlerebbe a squarciagola all'istante, spaventata
dal respiro del ragazzo sul collo. Una brava ragazza cristiana
balzerebbe su, all'istante, scossa da un fremito indignato.
Cina lo sa. E balzata su urlando e tremando centinaia
di volte; il compito principale di Cina, il mezzo di sostentamento
dell'intera famiglia,  comportarsi da bravi cristiani.
Cina interpreta il ruolo della bambina, la sorella
quello della ragazza da marito e qualche volta dell'invalida,
la madre quello della serva cieca oppure dell'assistente
per signore in difficolt (aborti che sembrano naturali
e scambi di bambini appena nati) e il signor Chang  il ministro
di culto, il medium o l'erborista. Xiu-mei  bravissima
a fare la ragazza da marito con l'impertinente bombetta
e la gonna grigia, la Bibbia di pelle bianca stretta tra
le mani, gli occhi sempre bassi come se Ges dovesse apparire
sul pavimento, ma nessuno  bravo a fare la commedia
come il padre.
Il signor Chang ha raggiunto la maggiore et a Nevada
City, dove da un capo all'altro di Chinatown, dall'erboristeria
al bordello alla fumeria d'oppio, gli unici bianchi che
incontravi di notte erano i clienti. Il signor Chang ha un
baule pieno di sacchettini di seta: vello che copre le corna
dei giovani cervi per gli uomini, fungo reishi per le donne
che non riescono ad avere figli e serenoa per quelle che
non ne vogliono. Ha rubini ridotti a una sottile polvere
rossa e un grosso cristallo azzurro cos rovente che deve
tenerlo in fondo al baule dentro una scatola ignifuga. All'inizio
di una visita il signor Chang accenna di sfuggita a
quelle cose esotiche, ma subito si affretta a dire che
appartengono al passato. Racconta alla gente che per lui  una
benedizione essere cristiano e che  onorato di viaggiare
in quel grande Paese, dai laghi del Wisconsin allo sterminato
oceano Pacifico, spinto a Ovest dalla parola di Dio.
E solo quando cala il buio, quando stanno per andarsene,
che il signor Chang abbassa un coperchio in direzione di
Cina e lei si lascia sfuggire che suo padre conosce altri sistemi
di guarigione se la preghiera cristiana non bastasse.
Pap, dice, ti ricordi la terribile influenza che ha portato
via i nostri vicini ma non noi ? Ti ricordi che la povera nonna
non  riuscita a camminare per quella brutta artrite finch
tu... Il padre si irrigidisce, balza su e minaccia di suonargliele.
Lei si precipita verso il carro, con le trecce al
vento, e il padre rimane in salotto, piccolo, esile e risentito
per l'accenno a quei rimedi cinesi pagani davanti a lui,
che  un perfetto cristiano. La padrona di casa lo accompagna
al carro scusandosi se manifesta interesse, portando
magari un dolcetto o un biscotto alla piccina, non  mica
colpa sua, e la signora e Chang si trattengono un altro
po' a parlare mentre Cina mangia qualunque cosa le abbiano
portato per consolarla. Oppure  il padrone di casa
a fare due passi con Chang fino al fienile per una fumatina
e quattro chiacchiere.
Il padre di Cina le diceva sempre: Devi essere, non
fingere di essere. Il signor Chang  il miglior occultista
che ci sia perch lui sa come sono fatte le persone. Sa che
le donne vanno da lui per amore, per i figli, per problemi
di donne e a volte per problemi di soldi. Gli uomini
vanno per i soldi, per la virilit, per problemi con un uomo
pi potente o con un figlio debosciato e, a volte, quando
si alzano per pagare, gli uomini dicono di nutrire qualche
sospetto sulle mogli e il signor Chang non ne ha mai
conosciuto uno che si sbagliasse, anche se dirlo non sempre
paga. Spesso il signor Chang dice quello che gli altri
vogliono sentirsi dire e non quello che tutti, nel raggio di
duecento chilometri, sanno essere l'atroce verit. Nessuno
si rivolge a noi perch  felice, dice. Guarda se le mani
sono rovinate dal lavoro o morbide. Guarda le scarpe;
i ricchi portano scarpe buone, dice, tranne se sono in fuga.
Sa come estorcere i particolari, sa come adulare le persone.
(Si credono tutti sensibili, dice il signor Chang. Si
credono tutti un po' pi in gamba del vicino di casa. Perfino
i contadini: raccontagli che nessuno conosce la profondit
dei loro sentimenti e quelli dilatano le pupille e ti sembra
quasi di sentirli pensare: Ci voleva un cinese del cacchio
per capire che in cinquant'anni ho fatto qualcosa di
pi che alzarmi prima dell'alba e spaccarmi la schiena nei
campi). Il signor Chang sa esitare al momento giusto. Il signor
Chang borbotta qualche lettera, qualche numero, poi
avanza un'ipotesi logica e l'interlocutore si sporge in avanti,
viene a galla come una trota e dice: No, non gennaio,
non  successo nulla a gennaio, a giugno,  stato a giugno,
e il signor Chang dice:  vero, ho visto una g, scusi tanto
se ho detto gennaio, e l'altro  cos contento che ora si concentreranno
su giugno, quando i guai sono cominciati, che
la parola gennaio si dilegua come le nuvole il giorno delle
nozze.
Cina sa che se il signor Chang l'avesse vista a Hazelton
sarebbe stato contento. Lui l'ha educata a diventare cos:
mansueta, falsa e bugiarda, una borsaiola svelta di mano,
altro che quelle imbranate delle ragazze bianche. Ogni volta
che Cina cantava i salmi nella cappella, intonando il tremolo
insegnatole dal padre (Tu sei un uccello, le dice. Sei
il dolce uccellino di Ges e scateni in loro il desiderio di
sfamarti), alla direttrice venivano le lacrime agli occhi e
Cina avrebbe dovuto farsi adottare su due piedi anzich
riunirsi allo Spettacolo Cristiano Itinerante dei Chang che,
le ha raccontato Xiu-mei, si  spinto fino ai pascoli pi verdi
dell'Alaska. Lass la gente  sola, le ha detto la sorella,
riferendo le parole del padre. Uomini soli, donne preoccupate,
e cercano ancora tutti l'oro.
Cina chiude gli occhi sistemandosi meglio sulla panca
e le labbra del ragazzo scivolano dal colletto alla pelle. Lei
si impone di dormire, navigando sul piccolo fiume verde
che immaginava ogni notte a Hazelton, pieno di pesciolini
argentei e guizzanti, che trascina la corrente, trascina
Cina a valle sui sassi lisciati dalle acque che rivestono il
letto poco profondo. Si impone di respirare come il venticello
pi lieve tra le fronde del salice pi verde e lascia che
la mano, soltanto il mignolo della mano sinistra, segua la
scia dell'acqua sfregando il dorso della mano destra del ragazzo.
Si toccano, svegli addormentati e svegli, finch il
cielo non diventa un velo azzurro e il sole non fa il possibile
per scaldare i passeggeri della nave che cominciano a
muoversi e a stiracchiarsi.
Cleveland, il ragazzo si chiama Cleveland Steward Munson, non
dorme. Non dorme da quando la ragazza cinese
molto distinta si  premuta i guanti grigi e la Bibbia bianca
sulla bocca ed  corsa fuori all'aria aperta lasciando il
posto all'altra ragazza, la sorella con le labbra rosse e la
folta treccia. Cleveland ha il corpo in fiamme, gli sembra
di sentire i cinque angeli dorati di Joseph Smith danzargli
sul petto, strizzandogli il cuore nella morsa delle loro belle
mani perlacee, e ha le parti basse cos eccitate e i pantaloni
gli tirano talmente che si mette la giacca in grembo
per non spaventare la bellissima ragazza sulla cui spalla finge
di dormire.
La zia e lo zio missionari aspettano l'arrivo di Cleveland;
andranno nei territori selvaggi del Ketchikan a convertire
cercatori d'oro, donne perdute e pagani come Cina
Chang e la sua famiglia. A Cleveland  bastato uno
sguardo all'arco della bocca di quella ragazza, che sembra
una caramella rosso fiammante, e alle piccole manine screpolate
ai bordi da qualche lavoro molto duro per capire
che lei non  una pagana, non nel senso che intendono i
suoi zii. Cleveland pensa che forse  cresciuta in una fattoria,
come lui, anche se non ha mai sentito parlare di contadini
cinesi, e nemmeno di cristiani cinesi, ma qualcuno
ci dovr pur essere. La Cina  grande, coltiveranno pure
qualcosa, e i missionari mormoni sono ovunque: chi ha detto
che non abbiano avuto un po' di fortuna in Cina dove
i pagani sono tanti che riusciresti a convertirne qualcuno
anche se fossi il missionario pi incapace del mondo, come
Cleveland si considera, di quelli che lasciano un opuscolo
stropicciato sui mormoni sotto la porta d'ingresso
perch non se la sentono di guardare una persona negli occhi
e chiederle di abbandonare le sue usanze pagane. C'
una bella croce d'oro nella valle tra i seni della ragazza, dove
minuscoli semini di sudore formano tanti rivoletti, e lui
passerebbe la vita a guardare la loro lenta discesa verso il
corsetto. Sarebbe disposto a non mangiare e a non dormire
pur di non perdersi il movimento regolare di quei seni
e la serica scia di sudore.
Cina e il resto dei Chang non sono disponibili alla conversione.
Sono ostentatamente metodisti da quarantanni
e truffatori indefessi da duecento. La cugina maggiore del
signor Chang a Hong Kong era famosa perch sfornava un
numero spropositato di vergini; aveva due case in Flower
Lane con vergini a non finire in ogni stanza, diceva il signor
Chang. Puoi stringere forte le gambe, puoi lanciare
Purletto di sorpresa e di dolore tipico di una vergine, ma
serve a ben poco senza il sangue, e a questo problema si
era applicata sua cugina. Metteva qualche goccia di sangue
di pollo in una piccola sacca di gelatina, ed ecco fatta
la vergine. I bordelli di tutto il mondo la copiavano, diceva
il signor Chang. Le regine francesi la copiavano, i duchi
italiani. Fosse vissuta in un mondo dove spedisci la documentazione
all'ufficio brevetti degli Stati Uniti anzich
dover mettere l'arsenico nel t dei tuoi avversari, sua cugina
sarebbe diventata multimilionaria, diceva il signor
Chang. Il signor Chang aveva grande rispetto per la defunta
cugina.
Cina non pu esporre quel ragazzo, dolce come il latte,
ai Chang; le sembra gi di vedere suo padre inquadrarloin meno di cinque minuti. Meglio usarlo come sordomuto
preso dai Chang sotto la loro ala tanto cristiana e
commiserevole, che ritrova la favella davanti agli occhi e
alle orecchie di chi cerca rimedi esotici perch il suo sciroppo
per la tosse o il suo ricostituente non hanno funzionato,
oppure fargli interpretare il ministro metodista giovane
e simpatico che li ha appena convertiti tutti, con il
signor Chang nel ruolo dell'allegro muto che raccoglie l'elemosina
per i poveri infelici della Cina, di cui lui stesso
fornisce un esempio cos congeniale ?
Quando Cleveland comincia a premerle la mano sulla
coscia, Cina lascia ricadere la testa in avanti e Cleveland
sente l'odore della nuca, sudore e acqua di rose rubata.
Passa le labbra screpolate sulla pelle non troppo pulita, salendo
fino alle piccole orecchie con i deliziosi cerchi d'oro,
sottili come un filo, e lei fa cadere la mano fra le sue
ginocchia e tutti e due sentono il cuore in gola, nel petto,
in mezzo alle gambe, aprono gli occhi e finalmente si baciano.
Si baciano come se fossero nati per baciarsi, come se
avessero solo aspettato il momento buono fra quella motriglia
di cristiani, pagani e truffatori d'ogni sorta. La Derblay
si accosta spumeggiando alla riva, i passeggeri radunano
bagagli e scatole, i cappotti, i generi di prima necessit.
 uno dei momenti preferiti dal padre di Cina, il
trambusto che si crea radunando le cose, lo sgomitare nervoso
e agitato di persone intente ad andare per la loro strada.
Fa' come loro, dice il signor Chang. Prendi quello che
vuoi e vai nella direzione opposta. Cina urta, cade, fa il
palo e si scusa da quando aveva tre anni e se non riesce a
spostare quell'ingombrante bagaglio e un po' di contanti
senza farsi vedere dal padre, che cercher di mettere a segno
qualche colpo nell'attesa della figlia, allora merita di
viaggiare con i Chang per sempre, di derubare le persone
perbene e di sposare un vecchio ciccione o di interpretare
l'invalida per anni, quando sar troppo grande per fare la
bambina o la ragazza da marito.
Il pontile  sempre pi affollato. Cleveland ormai vede
i cappelli, individua cani, scatole e barili, distingue le barbe
dalla sporcizia. Non sa cosa ne ricaver di buono, ma
dice: - Madame, sono Cleveland Munson, al suo servizio.
La ragazza dice: - Cina Chang, - gli prende la mano e
se la preme sul petto, un gesto bellissimo, e lui la seguirebbe
nello sprofondo dell'inferno, sorridendo lungo tutto il
tragitto, e forse  proprio li che sono diretti, pensa Cleveland.
Cina ha qualcosa da dire; non pu trascinarlo tra la folla
come un cavallo da soma, senza alcuna preparazione.
(Ha un rapido istante di commiserazione per il padre, che
sta sveglio fino a tardi a programmare le cinque mosse successive,
a programmare impulsi spontanei e incontri fortuiti
per far quadrare i conti e permettere ai Chang di seguire
un rapido percorso dorato attraverso il mondo evitando
che qualcuno si accorga di loro finch non  troppo
tardi). Mentre Cleveland si abbottona il gil e armeggia
per mettere la borsa di Cina sulla panca (che razza di nome,
non ha nessuna intenzione di chiamarla Cina, si dice,
e invece lo far; lei non gli consentir di chiamarla in nessun
altro modo), Cina ha gi scambiato la sua bombetta
con una retina azzurro chiaro che le nasconde i capelli e si
avvolge uno scialle blu consunto intorno alle spalle, una
bella differenza rispetto alle austere giacchette di bambagina
grigia che lei e la sorella portano affinch tutti riconoscano
la loro modestia cristiana a un chilometro di distanza.
Cleveland ha appena visto Cina sfilare delicatamente
una borsetta dal polso di una donna addormentata
e correre in fondo al corridoio tornandone con un grosso
cappotto marrone e un lurido berretto di stoffa marrone.
- E venuto a prenderti qualcuno ? - domanda, e solleva
il cappotto e glielo d. Certo che sono venuti a prenderlo.
Chi manderebbe quell'amore di ragazzo in giro per
il mondo da solo ? Ha derubatemi scritto in fronte, pensa
Cina. Cleveland indossa il cappotto e tira su il colletto,
dando un'inclinazione sbarazzina al cappello, e non sembra
un amore di ragazzo, non sembra un missionario mormone
che gira per portare l'angelo Moroni ai gentili che si
godono il loro giorno di riposo; sembra un duro con le spalle
larghe e nessuna paura di ficcarsi nei guai.
- Cerca di tenerti a sinistra mentre sbarchiamo, continua
a tenerti a sinistra e poi allontanati pi che puoi dall'ufficio
di navigazione, - dice Cina.
Guarda le persone, diceva suo padre. Il mondo intero
va a destra, sempre. Poggiano la pillola sul lato destro del
palmo destro, prendono il guscio di noce all'estrema destra.
Se allinei tre tazze, prendono quella di destra, ed 
in quella che devi disporre le foglie di t a forma di croce,
di triangolo o di faccia.
Cina ficca varie cose nella borsetta di recente acquisizione
e Cleveland si mette la tracolla di Cina sottobraccio.
- Ti seguo, - le dice, e cos fa. Gli zii cercano un ragazzo
con la salopette e il viso giovane arso dal sole, e lo
ricordano male, pi basso e in carne. Il signor Chang cerca
le figlie e vede Xiu-mei, vede una sola giacca grigia e
una sola bombetta. Non ha nessuna voglia di urlare; ha la
mano sinistra su un pesante orologio d'oro e, con la destra,
sta sganciando il fermaglio a una spilla di oro e granati.
 possibile, pensa, che non sia successo niente di
brutto, ma sa che si sbaglia. La figlia minore se n' andata.
La moglie pianger per settimane e dovranno rinunciare
per sempre a certe pratiche. Fa un cenno con la testa a
Xiu-mei che intanto scende dalla passerella. Lei abbassa
gli occhi come se si vergognasse di aver smarrito la sorella,
ma Chang la legge come un libro aperto; altro che dispiacersi:
 contenta, le sembra gi di vedersi i pettini di
tartaruga della sorella tra i capelli. Il signor Chang si trattiene
un istante con Xiu-mei al fondo della passerella, dandole
tanti di quei pizzicotti nell'incavo del braccio da farle
spuntare le lacrime.
- Non lo so, - dice Xiu-mei. - Mi  sfuggita.
Cleveland e la cinese vanno a Fairbanks. La citt spalanca
le braccia a chiunque sappia fare qualcosa, e Cleveland
 un bravo saldatore e Cina sembra cavarsela bene
con le malattie. Quando riescono ad aprire la ferramenta
Munson per tutti gli usi, Cina sta al banco con il grembiule
e i gambali di pelle d'alce (non guasta, scopre, essere
scambiata per una inuit, mette su qualche chilo e intreccia
i capelli alti e stretti sopra la testa e guarda le persone
dritto in faccia come fanno le indigene, diretta e sfrontata,
con un umorismo veramente sinistro che le ricorda la
famiglia paterna). Capisce subito quante pelli di volpe
prendere in cambio di un paio di martelli, sa come far nascere
un bambino, sa, al pari di sua madre, come impedire
che arrivino i bambini. Fischietta Wicked Polly e inni
cristiani tutto il santo giorno. Cleveland si occupa dei
clienti difficili e della cassa, e la vasta gamma offerta dall'umana
follia  il suo svago quotidiano. Abitano sopra il
negozio per il resto della vita, anche quando le figlie lasciano
l'Alaska e li implorano di andare a vivere dove ci
sono le arance tutto l'anno e un oceano da guardare. Cleveland
e Cina avranno mangiato, tra tutti e due, si  no
tre arance in cinquant'anni, e preferiscono di gran lunga
andare a pesca nel fiume Taara che sedersi su due seggiole
di plastica a guardare l'oceano come se fosse un panorama
e non la bestia feroce che loro conoscono. Quando
Cleveland muore di vecchiaia, Cina si taglia le lunghe trecce
grigie e le porta nella camera mortuaria affinch lui le
abbia sul corpo quando lo seppelliscono.
Cina prende tutte le digitali purpuree dal giardino fiorito
che ha allestito dietro la ferramenta, tagliuzza i fiori
rosa, viola e azzurri e, siccome non  sicura di ricordare
bene, tagliuzza anche gli steli e gli stami e li mangia a quattro
palmenti, bagnandoli con il whisky. Il ragazzo inuit
che le porta la spesa trova il cadavere seduto su un cuscino
di seta cinese ricamato a mano, i petali azzurri, rosa e
viola disseminati sulla camicia da notte.

Capitolo 11.
Pane del mondo.

A Prince Rupert Lillian trova due sorprese ad attenderla.
Arthur Gilpin  felice e la nuova signora Gilpin 
un'accanita giocatrice di carte. Gioca a sixty-six, gioca a
crazy eights, che Arthur chiama ramino svedese e prepara
frittelle svedesi vezzose, grandi come monetine e coperte
di uva di monte per la serata di crazy eights. La nuova
signora Gilpin non  una cuoca provetta, e lo confida a
Lillian, ma  una buona forchetta, e il signor Gilpin ha rivelato
doti insospettate in cucina. La signora Gilpin gioca
a Oklahoma gin e gioca a rauberskat (ed  contenta che
ci sia Lillian perch bisogna essere in tre per il rauberskat,
gioco che la signora Gilpin preferisce a tutti gli altri perch
suo padre era tra i fondatori dell'associazione americana
di skat e lo skat in un certo senso  la sua salvezza, dice).
Prima che Lillian vada via - dopo che i Gilpin le hanno
offerto un lavoro come cameriera, dopo che Arthur
Gilpin le ha unto la tracolla con il grasso e le ha dato un
bellissimo paio di scarponi da montagna austriaci, pi o meno
della sua misura e foderati di pelle di coniglio (erano della
prima signora Gilpin, dice, e forse non  il caso di sventolarli
sotto il naso della mia sposa) - Lorena Gilpin insegna
a Lillian Napoleone a sant'Elena che , dice, un
solitario per persone che ne hanno bisogno.
Impossibile derubare quella gente. Lillian guarda il candelabro,
lancia occhiate troppo frequenti al portafoglio rigonfio
di Arthur lasciato prima sul buffet, poi sul tavolo
della cucina, poi sulla credenza, lasciato in giro come a sottolineare
in modo quasi oltraggioso la convinzione che Lillian
sia una ragazza virtuosa. Una sera a cena Arthur dice
che il giorno successivo accompagner Lillian alla carovana
di muli; se non  il giorno successivo bisogner aspettare
altre tre settimane, e il giorno successivo  meglio. Pi
tardi dice che per lui  ora di ritirarsi, d alla nuova moglie
un caloroso bacio e lei gli stringe le braccia intorno alla
vita. Arthur fa a Lillian una carezza impacciata sulla
spalla e Lorena lo bacia sulla fronte. Lui la guarda con la
domanda degli sposi novelli stampata in faccia e lei accenna
un no impercettibile con la testa e lui si stringe nelle
spalle e va di sopra, un leggero rimprovero nei passi pesanti,
e le due donne si guardano e sorridono.
- Siamo due vecchi matti, - dice Lorena Gilpin. - Ma
chi se ne importa. Il mio primo marito era bello come il
diavolo e aveva tanti soldi -. Mischia un mazzo di trentadue
carte e ne distribuisce sei ciascuno per il klaberjass.
- Mi annoiava fino alle lacrime, tesoro. Hai presente quello
che dicevano le nostre madri: Mettiti distesa e pensa
all'Inghilterra? Io ripetevo tutte le tabelline, facevo divisioni
lunghissime e, vedendo che lui andava ancora avanti,
come uno che sega la legna, recitavo il Padre Nostro in
avanti e all'indietro, finch non aveva finito. Santo cielo.
Lillian comincia appena a capire come funziona il klaberjass
quando Lorena Gilpin dice: - Arthur mi ha raccontato
i tuoi progetti. Io avevo una bambina. L'ha portata via
l'influenza -. E dice: - C' un paio di scarponi belli imbottiti
che erano della prima moglie... secondo me ti stanno.
Prendi tutto quello che ti serve. Abbiamo un po' di soldi.
Sprofonda nella grande poltrona con due centrini di
pizzo a protezione dei braccioli e uno appuntato allo
schienale di broccato azzurro e tira Lillian per la mano. Lillian
si avvicina e le frana in grembo.
- Devo andare, - dice, e pensa che sarebbe proprio ora
che qualcuno le mettesse i bastoni fra le ruote.
- Lo capisco, - dice Lorena. - Ne sono sicura. Dio sa
che razza di gente... - S'interrompe e ricomincia. - Pensa
a come sar bello quando ti ritroverai finalmente la tua
figlioletta tra le braccia.
Lillian ci pensa, pensa alle braccia calde e piene di
Sophie tese verso di lei e al visino rosa con le sopracciglia
scure; un viso che a volte  chiaro come una fotoincisione,
altre sbiadisce e tutt'a un tratto scompare, come quando
si lava il gesso dal marciapiede.
Rimangono cos un'ora, le carte sparse sul tavolo; le
lacrime di Lillian finiscono sulla camicia di taglio maschile
di Lorena, le rade lacrime di Lorena cadono sulla manica
di Lillian. Piangono per le loro figlie, per la bont e
per le cose che l'amore induce a fare.
La mattina Lorena e Arthur Gilpin accompagnano Lillian
davanti all'hotel Winslow e l'affidano al capo della carovana
di muli.
- E nostra figlia, - dice Lorena, e Arthur Gilpin  sorpreso
ma annuisce con convinzione. Lillian li bacia come
se fosse la loro intrepida figlioletta e tasta la borsa a rete
tempestata di perline che le ha regalato Lorena dove ci sono
la boccetta di olio di geranio per tenere lontane le zanzare,
due mazzi di carte (casomai qualcuno avesse voglia di
fare una mano di spoons o di canasta, dice Lorena), cinque
dollari e una scatola di cuoio di fiammiferi su cui Arthur
ha inciso a fuoco la sigla AG, e non  meglio n pi facile di
quando ha lasciato Yaakov. Il capo della carovana annuisce
e non si offre di portarle la borsa. Lillian se la mette
in spalla e guarda dritto davanti a s. Lorena urla: - D
un bacio alla piccola Sophie da parte nostra, - e quelle parole
permettono a Lillian di camminare a testa alta.
Lillian si siede sul dorso di un mulo, un quintale di merce
per lato, decine di chili di chiodi, matasse di fil di ferro
e due sostegni laterali a puntellarle le gambe. Altri mulidietro di lei trasportano libri e pancetta, scacchiere, una
radio che a Telegraph Creek si romper e verr aggiustata,
due corredi da cucito, sei casse di rum. Risalgono la Pista
del Telegrafo in direzione nord, dodici lentissimi chilometri
al giorno, e ogni sera qualcuno d a Lillian due tortini
di granturco fritti nel grasso di alce, o un panino con
una lucida carne d'orso maleodorante, e ogni sera gli uomini
parlano di chi  morto (Hank Boss, che si  ribaltato
nel Kitselas Canyon; Little Jack Waller, sul fiume Skeena;
Gilbert McDonald, avvelenato dalla ptomaina a Yukon
Crossing) e di chi vorrebbero scoparsi (Lillian Russell, dice
uno dei pi anziani; la vedova di Bill Morrison che abita
a Lower Laberge; la barista con le tette grosse di Second
Crossing).
Lillian si avvolge stretta come una mummia nelle due
coperte e poggia la testa sulla tracolla di Yitzak Nirenberg.
Sente gli uomini parlare e ridere aggirandosi per l'accampamento
e sente pronunciare il suo nome, e uno dice: - 
la figlia del poliziotto Gilpin e Arthur Gilpin  una brava
persona, - e uno pi giovane dice: - Non mi frega un emerito
cazzo di chi  figlia, - e Lillian dorme con un sasso per
mano. Ogni giorno alle tre del mattino le dnno una scrollata
oppure sente lo schiocco del cuoio sui muli, cinquanta
animali e dieci uomini, e Lillian e i muli vengono nuovamente
impacchettati. Gli argomenti di conversazione
non sono molti, ma Lillian coglie qualche brandello: una
concessione mineraria vicino a Dawson che finalmente ha
cominciato a fruttare, ma talmente in ritardo che il tizio
ha dovuto venderla al cognato mezzo ritardato riuscendo
a malapena a coprire i debiti; quale operatore telegrafico
si  dileguato ai primi accenni di primavera tornando nel
mondo civile; gli effetti miracolosi dei lavaggi vaginali all'aceto
quando si rompe il preservativo; l'esperimento senza
fili e come sia solo questione di tempo prima che radio
e telefono soppiantino definitivamente il telegrafo. C'
una torre della radio a Whitehorse, dice uno, e i pali del
telegrafo stanno marcendo da li a Blackwater. Quello che
gli sta pi vicino dice: Chi cazzo se ne frega,  storia vecchia,
a Dawson stanno arrivando i turisti e pagano quaranta
dollari per tornare a Atlin a piedi e sparare ai carib.
Sarei capace pure io, dice il primo. Porterei un bel branco
di quei froci a Atlin e gli piazzerei un alce davanti al
muso, e annuiscono tutti e due. Oltrepassano un mulo
morto, lo scheletro che spunta da sotto la coda grigia, la
testa scura e piena di mosche.
Altra serata di panino con l'orso, e Lillian attende guardinga
il carovaniere atabasco e la sigaretta. Li vuole tutti
e due quando cala il sole. Lui si accende la sigaretta con
un lungo fiammifero sfregato sotto la suola dello stivale e
ne d una a Lillian che, se fosse in condizione di fare qualcosa
di pi che tenersi alla larga da tutti, cercherebbe di
dipingerlo o di fotografarlo, tanto  bello. Reuben Burstein
lo assumerebbe. Gli piacerebbe saperla cos attratta
dall'aspetto di un altro (Reuben aveva il vezzo di liquidare
gli uomini belli lodando eccessivamente le loro doti migliori:
Che mascella virile diceva; un sorriso seducente
diceva con l'accenno di una risata, lasciando che gli
ammiratori capissero da soli quanto poco contassero certe
cose), ma metterebbe quell'uomo sul palco entro una
settimana al massimo, e Rodolfo Valentino si suiciderebbe
per l'invidia. L'atabasco d a Lillian la sigaretta. Una
sigaretta che secondo lei le appartiene. E un piccolo amore;
le fa bruciare la gola e le scatena un prurito rovente alla
lingua; le labbra si gonfiano. Il fumo le va dritto al cervello
e al cuore, e stendere le gambe e fumare la sigaretta
sono i due grandi piaceri della sua vita.
- Ci vuole proprio alla fine di una giornata, - dice
l'uomo.
Lillian annuisce. La sua bellezza la rende cauta. Una
cautela forse immotivata (potrebbe essere un tipo gentile
e onesto che si strugge ogni volta che deve separarsi dalla
moglie e dai sei figli) ma tanta bellezza lo autorizza a qualcosa
di pi, e di peggio, e Lillian pensa che lei non si rivelerebbe
migliore della signora Mortimer, che cercava di
trattenere l'acqua unendo le mani. Lillian tira le foglie di
una pianta florida e appiccicosa con dei grappoli rossicci
che sembrano di vetro.
- Attenta che ti stacca le dita, - dice l'uomo, e Lillian
stringe le mani fra loro come una bambina. - Guarda che
scherzo. E una drosera rosa. Mangia gli insetti. Le foglie
si gonfiano a dismisura.
- Non lo sapevo, - dice Lillian. Non pu chiedergli di
restare a farsi pettinare i lunghi capelli neri, che odorano
di grasso d'orso. Non pu dire: Toccami la gamba.
- Buon per te, - dice l'uomo, e torna dal suo animale.
Un altro urla dalla sua postazione: - Ehi, laggi, serve
compagnia ? Ti senti sola ? - Lillian risponde con voce squillante:
- No, ma grazie per avermelo chiesto, - e rimedia
qualche risata e pensa di nuovo a Reuben. Non le  tornato
in mente molto spesso negli ultimi tempi, e nemmeno
Yaakov, che con ogni probabilit a quest'ora sta scrivendo
un altro testo teatrale, e forse Reuben lo sta allestendo,
forse Meyer ha il ruolo del protagonista, forse si ritrovano tutti
e tre al Royale una domenica mattina, una pila altissima
di bialy che sembrano dolci di flanella, il fumo che si leva
dai samovar, e forse sentono la sua mancanza. Lei li porta
nel cuore e loro portano nel cuore lei, e il solo fatto di essere
stati amati dovrebbe bastare, anche se il modo in cui
l'hanno amata ora sembra avere qualcosa che non va, un
crampo o uno spasmo, ma non si pu dire che Reuben non
l'abbia amata, o che non l'abbia amata Yaakov. E dovrebbe
bastare essere ricordati, ammesso che si ricordino di lei,
cosa che le sembra plausibile, anche se Reuben ha una nuova
cucitrice e Yaakov ha una nuova allieva. Ci saranno pure
dei momenti, nella sala dei costumi dove Reuben si accomoder
sulla vecchia poltrona marrone per farsi massaggiare
come piace a lui le grandi spalle dalla ragazza nuova,
o al Royale, davanti ai biscottini, in cui pensano a lei. Ora
per che  seduta a un metro e mezzo dal fuoco con la schiena
e il collo irrigiditi dall'aria serale, il passato  una candela
a grande distanza; troppo vicino per lasciarlo perdere,
troppo lontano per dare consolazione.
Il tipo pi anziano convinto che sia la figlia di Arthur
Gilpin si accovaccia accanto a lei e dice: - Ci fermiamo per
qualche tempo a Echo Creek e ci affidiamo alle cure dei
suoi abitanti. La stagione dei viaggi  breve, ragazzina.
- Secondo lei dovrei continuare da sola? - domanda
Lillian. Di nuovo, pensa.
- Viaggia pi veloce chi viaggia da solo. Vale anche per
le femmine, credo. Lass conosco certi che ti daranno una
mano. La camminata  lunga, ma se hai davvero fretta...
- Ce l'ho, - dice lei.
Non serve a niente dire che ha davvero fretta di risalire
il fiume Yukon fino allo Stretto di Bering e di proseguire
a piedi fino in Siberia per trovare una figlia che non vede da
quasi due anni ma che ha grandi speranze di trovare
in quello che potrebbe aver assunto la forma del paradiso
sionista di Stalin. Lillian per prima proverebbe una
sorta di penoso disprezzo per chiunque dicesse certe cose.
Guy Gagneaux detesta domandare alle donne dove
vanno e perch; la risposta prevede quasi sempre un uomo
o un bambino e se ti concedi il lusso di ascoltare stai
pur certo che l'epilogo ti spezzer il cuore. D a Lillian un
coltello tlingit e i guanti di montone che tiene di scorta e,
arrivati a Echo Creek, le dice che deve solo puntare a nord,
e camminare.
I sottili strali di luce verde ricadono nel bosco spargendosi
come fulgida macchia, una sinistra volta bianca, trasparente
e radiosa, all'aperto. La camminata  perlopi piacevole,
anche se le zanzare oscurano l'aria, alcune tanto
grosse che Lillian ne vede l'ombra alle sue spalle. Oltre a
quelle appena nate, vivaci e stridule, ci sono le zanzare invernali
emerse dall'ibernazione sotto la neve, tra le foglie
morte, la corteccia caduta o i ceppi coperti di muschio. Si
risvegliano ad aprile, impacciate e irritabili ma accanite,
come le persone quando dormono troppo. Sciamano a migliaia,
accoppiandosi in volo. Lillian sente il gemito delle
ali nelle orecchie quasi fossero piccole Furie (Aletto, Megera
e Tisifone e, se avesse saputo che cosa l'aspettava, sul
fianco si sarebbe fatta tatuare quei tre nomi) le si intrufolano
tra i capelli e nel cranio, dentro le orecchie, nella carne
tenera dietro i lobi, sotto le palpebre. Picchietta il poco
olio di geranio rimasto dove pi serve (intorno alla bocca
e agli occhi) e ricopre tutta la pelle di fango, perfino
sotto la camicia e le mutande, ma serve a ben poco. Un
istante prima che la zanzara le trafigga la pelle a Lillian
pare di sentirsi esaminare da quell'intelligenza limitata, e intanto
l'animale le piazza le zampe tra i peli sottili del collo o
del polso predisponendosi a un affondo rapido e violento
e a una lenta ritirata, e camminando Lillian si sorprende
a piangere e a coprirle di improperi.
Quando pu, Lillian cammina a tempo di valzer. Cammina
a tempo di mazurca per sei chilometri, a tempo di
foxtrot per altri sei. Cammina a tempo di ragtime, per quel
poco che lo ricorda. Canta Bicycle Built for Two, e If You
Knew Susie e The Battle Hymn of the Republic, e quando
la luce estiva sbiadisce senza mai sparire, lei canta pi forte.
Gli spazi tra gli alberi si colmeranno lentamente finch
il bosco che la circonda non diventer un muro grigio pieno
di punte, e Lillian ha imparato a prendere sonno in quel
crepuscolo infinito e inquietante. Canta le tristi, stridenti
ninnananne che sua madre ha cantato a lei e che lei ha cantato
a Sophie: figli perduti, amanti separati, raccolti malriusciti,
lamenti funebri, l'intero repertorio, e le mette una
strana allegria. Canta tutti i giorni per Sophie. Tutte le notti
si sveglia, ogni volta che sente lo scricchiolio di un ramoscello,
il fruscio piumato di una coda su una foglia, il debole
spruzzo di qualcosa che si muove nel torrente. In assenza
delle zanzare, sue compagne inseparabili, l'aria che
la circonda  silenziosissima e gli altri rumori, a tre, a sei
metri di distanza, lacerano l'aria.
Lillian percorre all'incirca trenta chilometri al giorno,
anche se  difficile tenere il conto. Calcola i passi quando
 troppo stanca per pensare e dormendo dimentica l'ammontare
delle giornate. Sul tallone destro ha una vescica
cicatrizzata grande quanto una monetina che si apre e si
riapre e sul piede sinistro ne ha due che pi che aprirsi si
ritirano, uno strato sottile dopo l'altro, creando due pozze
rosa, profonde e acquose ai lati dell'arco plantare, vesciche
che la ammaliano quanto la prepotente bellezza fisica
degli animali selvatici. (Si ripete una decina di volte
al giorno: Ricordatene. Per il resto della vita, chiudendo
gli occhi trover solo tre delle migliaia di immagini che intendeva
serbare: un basso filare di fiori viola, rado e denutrito,
disseminato tra gli alberi caduti; la luce verde che
s'increspa nel cielo serale facendo rumore; un'alba striata
di rosa e corallo vicino a Tagish). Cattura due porcospini
gettandoci sopra il cappotto, cercando di bastonarli con
gli stivali e picchiandoli selvaggiamente mentre quelli formano
una palla terrorizzata tutta aculei nel tentativo di
sfuggire rotolando alla morte. E una faccenda seria, vergognosa,
necessaria e appagante e Lillian  contenta che
nessuno la veda ucciderli, n avvolgere le mani nel cappotto
insanguinato per evitare i loro aculei, n scuoiarli senza
un briciolo dell'eleganza che ha visto negli uomini alle
prese con quel compito; i suoi gesti sono impacciati e discontinui
come se strappasse una pesante tela con le mani
e, una volta cotti, prima di mangiarli  costretta a staccare
i pezzetti di pelle bruciacchiata. Lo fa e, quando le viene
la nausea, beve acqua finch non  tutto passato. Ha
catturato, restando immobile come una statua, due grossi
uccelli, uno che si aggirava lentamente sui rami bassi e l'altro
che beccava in terra. Li ha arrostiti finch non hanno
assunto le sembianze di un pollo e, prima di andarsene, ai
due lati del bivacco ha ricomposto gli scheletri, dalla testa
fino agli artigli. (Le strane usanze sepolcrali degli indiani,
aveva detto Yaakov). Il pomeriggio ha le calze intrise di
sangue e di pus e sul collo, tra il colletto della camicia e il
cappello, un cerchio di punture d'insetto che hanno fatto
infezione pulsano assecondando i battiti del cuore.
Le baite lungo la pista sono quasi tutte vuote. Lillian
incontra stazioni deserte a Steward, Iskoot, Raspberry,
Telegraph Creek e Sheslay. Il momento della Pista del Telegrafo
terrestre  gi passato, come hanno detto quelli della
carovana di muli, anche se non tutti ancora lo sanno.
Uomini e cani sono morti per costruirla, le ditte private
hanno sottratto fondi pubblici, le batterie di vetro si sono
rotte disseminando acqua al solfato di rame sui pavimenti
e sui piedi dei telegrafisti. L'epoca gloriosa del Klon-
dike  passata. La Pista del Telegrafo ha avuto a dir tanto
cinquantacinque anni di utilizzo; nel 1935 radio e
telefono la soppianteranno del tutto. La pista avr i suoi
sostenitori (uomini all'antica e qualche giovanotto, affetti
da una radicale nostalgia per le cose che al mondo moderno
non servono a nulla) che sproneranno il mondo a
trovarla utile ancora per qualche tempo. La pista conoscer
una breve rinascita nel corso della seconda Guerra mondiale
quando il Canada, preoccupato per il teatro bellico
del Pacifico, convocher gli addetti affinch operino lungo
la linea terrestre a nord di Atlin e a sud di Hazelton.
Forti bevitori tranquilli che vivono da soli, uomini che conoscono
solo l'alfabeto Morse e il dovere, torneranno per
qualche tempo a lavorare nelle vecchie baite.
Nove anni dopo il passaggio di Lillian, il primo agosto
1935, giunger un messaggio telegrafico dal ministero dei
Lavori Pubblici: abbandonare la stazione, non sono
stati ordinati rifornimenti. E i guardafili porteranno
via i vestiti e le scacchiere, i diari, il rum Lemon Hart, le
racchette da neve e le loro ricette. Lasceranno i piatti e le
tazze di stagno, gli specchi rotti, i ricami, i puzzle intagliati
a mano, le marmellate di frutti di rovo, i pavimenti di
pino dipinti in modo da sembrare tappeti persiani, le camicie
cos rattoppate da essere ormai inutilizzabili e l'intera
apparecchiatura telegrafica.
PARTE QUARTA.
19MAGGIO 1926.


Capitolo 12.
Spero di incontrarti in terra di Canaan.

Maledetto cielo, maledetto mare, maledetta neve eterna,
dice Lillian tra s mentre cammina. Potrebbe annunciare
le stazioni della Via Crucis o nominare i gironi dell'inferno
man mano che scende. Ogni cosa bianca le  nemica. Il
sole sulla neve dell'Alaska  luminoso e atroce; Lillian sarebbe
ormai cieca se non avesse la sciarpa a proteggerle la
testa e gli occhi. Deve continuare a guardare i grappoli di
bacche rosse: il rosso  un blando conforto e d ristoro agli
occhi. Anche lo stanco drappello di dieci alci bruni che da
tre giorni la precede di qualche metro le d conforto. E come
seguire un branco di nonni dagli occhi grandi e stanchi,
le palpebre rosse e cadenti, i musi grigi aggrottati come se
il mondo avesse quasi chiuso con loro, ma non del tutto.
Fiutano il suo odore quando cambia il vento, torcono il collo
nella sua direzione, ma non si scompongono.
Lillian vede chiaramente la sua collocazione nella scala
di quel paesaggio, la facilit con cui l'intero Lower East
Side precipiterebbe nei crepacci che le si stagliano davanti.
Lei  un moscerino e quello che  stato tutto il suo mondo
si riduce a un mucchietto di cianfrusaglie, vecchie scarpe
e parti del corpo, un cestino capovolto in mezzo all'arteria
centrale del mondo. In una bella giornata il cielo
sterminato, chiaro come un uovo di pettirosso, tra mezzogiorno
e l'una scurisce in un caldo turchese per sfumare in
un grigio infinito e butterato prima di sera. La maggior parte
dei giorni il cielo non  molto diverso dalla terra bianca.
Cielo, mare, neve. La luce viene del nulla, fievole, stanca
illuminazione dietro uno schermo sporco, mozzicone di
candela a una certa distanza. Forse il mondo si  capovolto
mentre lei dormiva nel piccolo avvallamento intagliato
tra due grandi rocce; forse quel soffitto di cielo scialbo e
cinereo  davvero il solco ghiacciato dove lei ha dormito e
il lucido bianco sfumato di azzurro che si dispiega davanti,
sotto e dietro di lei  il cielo, non la neve.
Lillian tiene lo sguardo fisso sui massi grigi che ha davanti
per non soccombere alle vertigini. I sassi le dnno
un poco di stabilit, ma poi cominciano a muoversi. Sono
elefanti, sono case, sono uomini con l'armatura, sono cavalli
pezzati. Lei attraversa il campo bianco approdando a
un'enorme spianata simile in tutto e per tutto al fondale
di un mare scomparso, cerchi schiacciati di boscaglia verde
e marrone e banchi scompigliati e tortuosi di pini grigio
polvere, arpioni sottili e rigidi che si ergono bramosi
verso il cielo. E una bruttezza buia e atroce, ma per Lillian
ha tutti i grandi pregi del suo Paese; si sente felice come
se percorresse il vialetto di terra battuta che conduce
alla sua casa di Turov, alla sua famiglia viva, alla sua ritrovata
figlioletta.
Poco pi avanti c' una casa. E una baita, dal comignolonon esce il fumo ma  una baita, e Lillian si predispone
ad accedere di nuovo al mondo. Vede la propria ombra involarsi
sulla terra rigonfia e appiccicosa, barcollando quando
gli stivali si impantanano nel fango. I piedi si sfilano
dagli stivali e quasi anche dai calzettoni. Sembra necessario,
tutt'a un tratto sembra sensato sfilare i piedi dagli stivali,
togliersi i calzettoni ruvidi e sporchi e correre scalza
verso la casa sulla terra ghiacciata, e Lillian sa che quel gesto
non ha niente di sensato. Correre equivale a morire.
Camminer con gli stivali, la tracolla - si esibir in uno
chass, per Dio - il cappotto di Meyer allacciato in vita e
i guanti di montone ficcati dentro i polsini, e percorrer
quell'ultimo chilometro come ha percorso tutti gli ultimi
chilometri. Ora  solo terra, senza le Furie del cielo, del
mare e della neve. Non c' niente da aver paura. Lillian
sente Yaakov richiamarla all'ordine: C' tanto da aver paura,
ragazzina, ma questo non deve fermarti.
Ecco la casa, a meno di un chilometro, a meno di mezzo
chilometro di distanza, e Lillian s'impone di restare calma
e sicura di s (audace, temeraria, senza esitazioni, si
dice, e aggiunge: dubbiosa, indecisa, tentennante, e un po'
la rassicura, mentre procede verso la casa grigia senza finestre
al centro di una valle marrone in uno sterminato
mare bianco, aspettandosi di essere uccisa o stuprata o di
diventare cibo per gli orsi, conoscere perlomeno tre buoni
sinonimi per definire quello che prova).
Un bimbetto, nudo dalla vita in gi, apre la porta. La
pancia abbronzata e rotonda spunta da sotto la camiciola
e il pene spunta da sotto la pancia. Si scosta dalla porta
per farla entrare. Una neonata piange tra le braccia di un
altro bambino, pi grande del maggiordomo nudo. Il fratello
maggiore guarda Lillian e stringe la piccina cos forte
che lei diventa paonazza e si mette a urlare con convinzione.
Un attimo dopo sono tre i bambini in lacrime, e Lillian
non ha ancora posato la borsa.
- I vostri genitori ci sono ?
I bambini la guardano. Lei si schiarisce la gola. Sono
due settimane che non dice una parola. Poggia la borsa in
terra e si leva i guanti. Slega la pesante sciarpa di lana e la
infila nella cintura. Guarda la grande stanza in cerca di
una risposta e ripete la domanda, in russo, in yiddish e nel
suo inglese pi americano.
Il fratello maggiore fa un passo avanti e si calma. Sembra
calmarsi anche la bambina. Fa roteare le spalle all'indietro
come un pugile dopo un combattimento e si pulisce
la faccia sul petto del fratello. Lillian tende le braccia. Il
bambino sar sfinito; la sorella tra poco muover i primi
passi ed  grandina per la sua et, e il bambino ha l'aria
stanca e smagrita del figlio maggiore in ogni casa dove non
ci siano cibo, luce o aiuto a sufficienza. Cede la sorellina,
che prima si irrigidisce poi si insinua nella spalla di Lillian,
piazzandole una manina cicciottella tra la guancia e la tela
ruvida del cappotto. Cosa vuoi che mi succeda ? sembra
pensare.
- Dov' vostra madre ? - dice Lillian.
I due maschietti si stringono l'uno all'altro. Lillian restituisce
la bambina al maggiore, che non sembra affatto
contento di riprenderla, si toglie il cappotto e lo appende
a un chiodo. I bambini fanno tanto d'occhi. Non per via
dei pantaloni di lana e degli stivaloni, anche se non hanno
mai visto una signora bianca con i pantaloni, ma Lillian
ha attaccato alla cintura un coltellaccio per uccidere i
cervi dentro un bel fodero di cuoio con sopra inciso un uccello
tuono della trib tlingit. Il loro padre ne ha uno uguale
e forse questa signora (una madre, pensa il pi piccolo;
ha visto come ha preso subito Sally in braccio, l'ha vista
lanciare un'occhiata al camino freddo, l'ha vista scrutare
gli scaffali, ha visto che ha guardato il suo corpicino nudo
e che era preoccupata ma non arrabbiata) l'ha mandata
proprio lui. Forse ha incontrato il loro padre e lui le ha
parlato e l'ha mandata avanti mentre lui mette le trappole
per la selvaggina.
Lillian riprende la bambina e ispeziona la stanza con lei
in braccio. Il fratello maggiore si tiene in disparte perch
sa cosa cerca e non vuole che lo trovi, non ancora. Per
procrastinare un altro po', dice: - Sally, - e Lillian dice: - Sally,
- e Sally solleva la testa e sbatte gli occhi azzurro mare
come per dire: Bastava chiedere.
Lillian indica se stessa e dice: - Lillian -. I bambini fanno
altrettanto e il maggiore dice: - Ned, - e il minore dice:
- Billy -. E ovvio che non sono sordi n muti, e Lillian
pensa che forse parlano inglese bene almeno quanto
lei, ma qualcosa li induce a tenere la lingua a freno. Lillian
pensa: Lei dov'? I padri vanno e vengono con le stagioni,
ma le madri rimangono. Ci sono cibo, scatole di latte
e gallette a sufficienza per un altro paio di giorni. Il pavimento
 di terra battuta e le pareti sono di legno e terra
con qualche toppa di pelle. In terra c' una tazza sbeccata
con una cosa scura e legnosa sul fondo.
- Sei capace di cambiare il pannolino a Sally ? - domanda
Lillian.
Ned annuisce. Sa che lei sa che ne  capace. Sally avrebbe
il sedere cos sporco da rischiare la vita se negli ultimi
giorni Ned non le avesse cambiato, lavato e asciugato i
pannolini. Ned prende Sally e la stende sul tappeto di pelle
d'alce. Billy le tiene le gambe aperte, che  diventato il
suo compito da quando Sally ha tirato un calcio sulla mascella
a Ned. Stavolta  andata bene,  solo bagnata, e ha
appena qualche grossa chiazza rossa sul sedere, e Ned la
deterge con i lembi asciutti del pannolino. Billy gli d quellopulito che si  asciugato all'aria e ora  rigido come una
tavola, e Ned gli assesta qualche cazzotto, poi lo mette in
terra e lo schiaffeggia. Sally ride. Ned che picchia il pannolino
 una delle cose pi divertenti che abbia mai visto
e non si stancherebbe mai di guardarlo.
Lillian ascolta Sally ridere dal sentiero che conduce al
bagno. Il corpo della madre  li, a met del sentiero. L'odore
arriva fino a Lillian e le zanzare lo circondano come
una nuvola nera. Lillian le sente da tre metri di distanza.
La donna ha i piedi gonfi e pieni di punture e i mocassini
sfilati. Sono accanto ai piedi, come se avesse fatto appena
in tempo a toglierseli prima dell'ascensione. Le punte delle
dita sono tutte rosicchiate. Il corpo si sta gonfiando sotto
la camicia da notte, e i bambini le hanno messo una copertina
sul viso e sulle spalle. Da sotto spuntano i capelli
neri, mezzo intrecciati. Lillian non solleva la coperta. Non
ha motivo di vedere i danni provocati dal sole, dalla notte
e dagli animali sul viso della madre di Ned, e quella donna
non ha motivo di farsi guardare da un'estranea. Niente
di tutto questo ha un motivo.
Ned, Billy e Sally sono sulla soglia, solo un pannolino
e uno scialle a proteggere Sally, che succhia le estremit
dello scialle e guarda incuriosita il corpo della madre. Le
trema il labbro inferiore e Lillian li spinge tutti e tre in casa.
Se Sally invocasse la madre e Lillian dovesse sentire
quel gemito di disperazione, quell'urlo scaturito dal centro
dell'anima dove sono morte tutte le speranze, le toccherebbe
lasciare i tre bambini a crepare in quella casa,
perch non  cos forte.
Lillian chiude la porta e accarezza Ned e Billy sulla testa.
Loro capiscono che la mamma  morta e che niente la
riporter indietro, e capiscono che Lillian non vuole sentir
piangere la bambina. Lillian si fa saltellare Sally sulle
ginocchia e le canta quello che l'uomo alla Great Northern
Railway cantava alla figlioletta: Trotta, trotta fino a Boston.
Trotta, trotta fino a Lynn. Attenta, mia piccina, o
caschi nel camin. Apre le gambe fingendo di far cadere
Sally. Ridono perfino i maschietti. Trotta, trotta fino a
Boston. Trotta, trotta fino a Dover. Attenta, attenta, Sally,
o caschi tu sai dove. E Lillian fa ruotare Sally a destra
e poi a sinistra. Billy, che vorrebbe fare lo stesso gioco, si
avvicina a Lillian e le mette una mano sulla spalla. Lillian
gli fa fare un paio di trotta, trotta. Guarda Ned, che scuote
la testa, e Lillian gli sorride come a un ometto.
Lillian mette Sally a letto e chiede ai bambini di stare
con la sorella finch non si addormenta. Esce in cortile
evitando la donna morta e monta la scala che porta alla dispensa.
Trova un barattolo di miele, tre sacchi da due chili
e mezzo di fagioli secchi e perfino due grosse cosce di
cervo. Porta i fagioli, il cervo e un sacchetto di farina in
casa. Pulisce Billy come meglio pu, gli d il latte condensato
col miele e lo avvolge in uno scialle. Gli mette addosso
il suo cappotto e il bambino si addormenta stringendo
al viso uno dei guanti di montone. Ora rimangono solo Lillian
e Ned. La casa  freddissima.
- La legna ? - domanda Lillian.
Ned indica. Ce n' una piccola catasta sotto il focolare.
Lillian si ripropone per il giorno dopo di trovare un'accetta,
tagliare un albero e ricavarne della legna. Non ha
mai preso un'accetta, tagliato un albero e ricavato della legna
in vita sua, ma non c' modo di evitarlo. Lillian accende
il fuoco con la supervisione di Ned e prepara della
pastella fritta per tutti e due. Frittelle, dice Ned. Certo,
dice Lillian, knoedlach. Dopo aver trovato l'accetta, aver
fatto un albero a pezzi e averlo trascinato verso la baita,
dopo aver ricavato la legna e riscaldato l'acqua per permettere
a tutti loro di lavarsi, le toccher seppellire la madre.
Lillian si corica piazzando Sally tra lei e Billy. Ned si stende
dietro di lei e le mette la testa sulla spalla e un braccio
intorno alla vita, come se dormissero insieme da anni.
Lillian ci rimette quasi una mano per abbattere un pino
esile, per ci riesce. Ricava dall'albero tanti ciocchi
smozzicati e li trascina sul ceppo per tagliare la legna e si
d da fare con l'accetta tra uno svolazzare di schegge impazzite,
tanto che urla ai bambini di tornare in casa se non
vogliono perdere un occhio. Le sanguinano le mani come
a Cristo sulla croce e si scusa con la madre defunta augurandosi
che gli orsi non la aggrediscano quella notte, perch
pu lavare i figli di quella donna o seppellire quella
donna, ma non pu fare tutt'e due le cose.
La sera, nel grande letto, dopo che Lillian ha fatto un
paio di pantaloni per Billy ricavandoli da una camicia di
flanella da uomo (i bambini si rifiutano di dire che fine abbiano
fatto i pantaloni di Billy e da quanto tempo giri con
il sedere scoperto), e dopo che Sally si  addormentata con
l'altro guanto di montone, che ormai  la sua bambola inseparabile,
Lillian dice ai bambini: - Potremmo dire una
preghiera per vostra madre.
I bambini fanno spallucce.
- Voi pregate?
Loro fanno di nuovo spallucce e Lillian pensa che non
 mai stata tanto religiosa n tanto stupida in vita sua.
Non che pregare sembri una cattiva idea da quelle parti.
Sembra un'idea buona e ottimistica, ma Lillian non crede
nemmeno lontanamente in Dio. Di recente ha indirizzato
le sue suppliche a di molto particolari (il dio delle
bacche rosse commestibili, il dio dei corsi d'acqua che scorrono
a rilento), ma non si rivolge al Creatore dell'Universo
n spera che Lui le dia ascolto. Lillian crede nella fortuna
e nella fame (e nella cupidigia, che altro non  se non
la fame dei ricchi... non le interessa nemmeno pi; che le
persone siano guidate dai loro desideri sembra una verit
attendibile). Crede nella paura come sprone e crede nella
curiosit (la sua, che ormai dovrebbe essersi ridotta al lumicino,
si nutre di qualcosa che Lillian non sa individuare) e crede
nella volont. Che la notte  cos fragile e delicata
da impedirle perfino di immaginare come sar la mattina
dopo, ma a met del giorno dopo  cos smisurata e
imperiosa da impedirle di ricordare la nottataccia.  come
se partorisse ogni giorno.
E i maestosi regni che ha attraversato, il bianco incessante,
il buio infinito, hanno fagocitato tutto per settimane
risputando per Ned, Billy e Sally e, quasi una gentilezza
o un ripensamento, anche Lillian. L'hanno scaraventata
sul sentiero che conduce a quella fredda baita, a quei
bambini che sarebbero morti, Sally per prima, spegnendosi
da un momento all'altro in un giorno di sole, poi Ned,
spezzandosi il collo nel tentativo di salvare Billy, caduto
nel burrone alla ricerca di Sally. E Billy sotto un pino per
due giorni e due notti, la schiena rotta, sommerso dalla neve.
Morti tutti e tre, strappati al mondo dodici giorni dopo
che la madre aveva mangiato un pezzo di carne avariata.
E invece c' Lillian, e sono tutti e quattro a letto sani
e salvi, e non hanno freddo, non hanno fame. Siamo vivi
e amiamo il mondo, pensa Lillian, e ci illudiamo che il
mondo ci contraccambi.
- Bambini, - dice. Pregheranno, indipendentemente
da quello che ciascuno di loro crede.
Recita lo Sh'ma Koleinu in ebraico, incespicando un po'
sul fraseggio di suo padre, e dice in inglese: - Ascolta la
nostra voce, Signore nostro Dio, abbi piet di noi, salvaci,
accogli la nostra preghiera con bont e misericordia -.
Passa all'altro pezzo che riesce a tradurre. - Non ci abbandonare,
Signore nostro Dio, non allontanarti da noi -. Non
allontanarti da me, pensa, e non starti a preoccupare se
non credo. - Aspettiamo Te, nostro Dio; Tu, oh Signore,
risponderai.
Billy, la gamba destra sulla vita di Lillian, il viso sul seno
di Lillian, si succhia il pollice. Ned si solleva su un gomito
e la guarda dritto in faccia. Capisce che stanno rivolgendo
una supplica a Dio, che lei sta chiedendo a qualcuno
che non riescono a vedere n hanno mai visto di venire
ad aiutarli prima che Lillian caschi in terra e muoia come
sua madre. Ned guarda Lillian e fa un sorriso serissimo. Le
si accoccola accanto, la gamba sinistra su quelle di lei, il
braccio sinistro intorno alla sua vita, stretto alla spalla del
fratello e Lillian, in mezzo a loro, fa un respiro profondo.
Poteva capitare che il padre dei bambini fosse l'uomo
che Lillian aveva appena cominciato a immaginare, quello che
si augurava di sognare dopo un'altra notte di sonno
a pancia piena, bello come un divo del cinema, atabasco,
per, e spinto da un pacato desiderio. Nel letto Lillian
pensa alle mani di Reuben su di lei, si agita e vede le
poltrone di velluto rosa, sente l'odore di tutto quello che
ha mangiato la sera della cena alla Ye Olde Chop House
con Meyer, e alla sola idea della crema di spinaci e della
coppa di gelato le si riempiono gli occhi di lacrime, e sente
il bordo lanuginoso del velluto rosa che premeva sotto
il tessuto impalpabile dell'abito indossato quella sera accarezzarla
dietro le cosce, dove ora ci sono il piede di Sally
e la stoffa rattoppata.
Alla prova dei fatti il signor Mason non  bello. Ha un
fisico prestante ed  ammansito dal dolore e grato. Chiede
a Lillian di aiutarlo, dice di non avere il diritto di chiederle
di pi ma lo fa, e Lillian pensa che anche lei  cos
- chi non lo  ? - siamo tutti gatti che tornano da chi gli
ha dato il latte. E costretta ad aiutare il signor Mason perch
l'ha gi fatto una volta, perch l'ha indotto ad aspettarselo,
perch gli ha dato una speranza e perci gli deve
tutto. Avvolgono il corpo puzzolente della signora Mason
in un telo e lo seppelliscono sul pendio alla sinistra del gabinetto,
e il signor Mason e Lillian scavano a turno per sei
ore. Il signor Mason dice: - Sui verdi pascoli mi fa riposare,
- e Lillian si guarda le mani luride, le unghie spezzate
e gli stivali infangati e pensa che deve lavarsi le mutande
e rammendare i calzettoni di lana al pi presto e che il
signor Mason le dar dei viveri e i gambali di pelle d'alce
di sua moglie, se glieli chiede. Il signor Mason tiene la testa
bassa e dice: - Si, se camminassi nella valle dell'ombra
della morte non temerei male alcuno... - e Lillian pensa
che lei cammina nella valle dell'ombra della morte ogni
giorno e teme ogni cosa.

Capitolo 13.
La nostra breve vita.

Finora  la domenica pi calda di giugno, il sole comincia
appena a calare. Quando raggiunge il momento di massimo
splendore alle spalle di Lillian e le ombre davanti si
fanno pi intense, lei approda alla vetta e si ritrova a meno
di cento metri dalla veranda di una baita sbilenca. Il
cappotto di Meyer le svolazza intorno alle caviglie, le spalle
le scendono fino ai gomiti e il palanchino di ferro della
signora Mason le sta di traverso sulla schiena come una faretra.
Ha una coperta arrotolata sul dorso e porta ancora
la tracolla di Yitzak Nirenberg con l'erba impigliata nei
manici. Non vede anima viva;  possibile che anche la baita
sia abbandonata, il che non guasterebbe. Potrebbe farsi
un bagno, potrebbe mangiare un boccone decente, potrebbe
riposare diversi giorni; tutte le cose che potrebbe
fare sono dietro la porta chiusa di quella baita.
Ultimamente  stato pi facile, trovandosi da sola, parlare
con Sophie e con Yaakov, destreggiarsi con le sottigliezze
della solitudine (essere soli, ricorda, e anche isolati,
solitari, che implica qualcosa di speciale e perfino di piacevole,
o sentirsi soli, che rispecchia esattamente quello
che prova lei) e quando le capita qualche telegrafista disposto
a darle da mangiare e felice di ospitarla finch le va
di trattenersi (alcuni sembrano farlo ben volentieri, specie
quelli ammogliati a indigene che rientrano col buio e
vanno via la mattina presto, prima che Lillian si alzi,
lasciandole un piccolo braccialetto di perline o una tazza con
un impiastro di corteccia di betulla accanto alla coperta),
si trattiene un po' pi a lungo. Altri dicono chiaramente
che pu fermarsi una notte o due, che la baita  troppo
piccola e loro hanno deciso di stare da soli per ottime ragioni,
e Lillian non ha bisogno di fermarsi nemmeno una
notte per capire quali siano. Lillian sta per salire il primo
gradino quando sente il cigolio di una sedia a dondolo e
scorge il cupo baluginare di uno schioppo nell'ombra della
veranda. Depone lentamente la tracolla in modo da poter
alzare le mani come ha visto fare ai delinquenti del cinema,
e butta in terra il cappello. I capelli ricadono e lei
li spinge dietro le orecchie. E imbarazzante che qualcuno,
sia pure un tizio con un fucile e la maglia intima macchiata
di sangue, veda quanto sono sporchi i suoi capelli.
John Bishop  in esilio; la baita numero nove  la sua
isola d'Elba. Ogni mattina svela nuova tristezza; ogni sera
John si accomoda in veranda e guarda in direzione della
sua terra natia. I messaggi arrivano e lui li dirama e in
nove mesi non c' stato niente di particolare per lui: le ricette
di Dick Bauer, le fantasie di Ben Benson e, due giorni
prima, la notizia che stava arrivando una donna.
Guarda la donna mettere gi la borsa. Il sole accende
d'oro la rada peluria del collo, il collo ha un anello di sporcizia
ed  abbronzato tra il colletto del cappottone e la camicia.
Non muoverti, le dice, puntandole lo schioppo al
petto. La cosa migliore, la cosa pi sensata sarebbe
stecchirla seduta stante e non doverla mai conoscere.
- Non sono armata, - dice Lillian. Tiene le mani in
alto.
Non  armata, sembra straniera (tedesca o russa, Dick
era pronto a scommetterci, ma Dick ha anche pensato che
fosse una spia comunista) e spaventata a morte. L'unico
motivo per tenerle un'arma puntata contro  che lui se lo
pu permettere e che serve a rinviare il momento di rivolgerle
la parola. La donna pende tutta sulla destra, per poco
non si inginocchia sulla tracolla, deve aver fatto gli ultimi
quindici chilometri zoppicando. Ha dei pidocchi
bianchi e lucidi attaccati al cuoio capelluto, altri scalano
i fili dei capelli. Sembra una vera scorrettezza, per non dire
una follia pura, aspettarsi di fare quattro chiacchiere o
una bella partita a dama con una cos malconcia. Potevano
giocare a ramino e addirittura a scacchi se lei ne  capace,
e se non fosse andata cos male, o se fosse andata cos
male ma poi ci avessero riso su, John Bishop aveva immaginato
di chiederle di andare a letto con lui quella sera,
prima di riprendere la sua strada. Aveva immaginato una
donna pulita, bionda e graziosa con una giacchetta in buono
stato e magari una gonna con lo spacco che svolazzava
sugli stivali lucidi di cordovano, come se fosse finita li durante
la sua passeggiata quotidiana. Aveva immaginato
qualche stelo di epilobio a ornarle i capelli, una fossetta,
la biancheria sgualcita, una propensione a dare e ricevere
piacere.
John Bishop abbassa cautamente il fucile, facendo molta
scena; punta la canna verso la baita e incrocia le braccia.
Lillian la interpreta come un'autorizzazione ad abbassare
le braccia. Fa per riprendere la tracolla, il cappotto si
gonfia dietro di lei come una vela rigida e scura e, cercando
di guardare l'uomo un po' meglio, inciampa (il ginocchio
malato, la caviglia rigida) e si aggrappa al parapetto
della veranda. Lui non muove un dito per aiutarla.
Per dice: - Immagino che vorr fare un bagno, - ed 
un'offerta, senza essere un invito.
Lillian dice: - Gliene sarei molto grata.
- John Bishop -. Si porta la mano alla tesa del cappello.
- Lillian Leyb, - dice Lillian, e inclina la testa come ha
visto fare alle occidentali. Un inchino quasi impercettibile.
Quei convenevoli stupiscono tutti e due ma non stimolano
un sorriso; si sa che gli abitanti della zona si uccidono
per un'uscita infelice o per non aver restituito il piatto
della crostata.
- Vuole accomodarsi? - dice John Bishop, come se lei
preferisse proseguire e lui non intendesse trattenerla.
Lillian scruta il cielo sempre pi basso, il paesaggio
brullo che si estende in ogni direzione. Lascia cadere la
tracolla e la coperta e si siede mettendosi il palanchino in
grembo.
- Volentieri, - dice, e resta un altro istante seduta recuperando
le forze per entrare; le gambe hanno ceduto sotto
il peso del corpo.
La baita numero nove  uguale a tutte le altre che Lillian
ha visto. Doppi tronchi alle pareti, il fango negli interstizi,
una manciata di pentole e padelle appese alle travi,
gli abiti appesi ai chiodi e le tavole di pino come mensole.
Lillian si siede sulla poltrona di salice senza muoversi
troppo, e John Bishop lascia la giacca su un chiodo e va
quattro volte al fiume con un grosso secchio. Lillian depone
le sue cose accanto a s in una fila ordinata, per comodit
oltre che per non creare scompiglio. Piega il cappotto.
Poggia il palanchino sopra il cappotto, ci mette accanto la
tracolla e ficca il cappello dentro la tracolla.
- Io non lo farei, - dice lui. - Ha i pidocchi.
- Lo so.
E facile vederli ruzzolare come acrobati in cima al cappello,
arrampicarsi sui capelli rimasti impigliati nel nastro
interno. Lillian li vede e ci convive ormai da cinque giorni
e pensa che un altro genere d'uomo non gliel'avrebbe
fatto notare e John Bishop pensa la stessa cosa. Pensa che
vive lontano dalle persone da troppo tempo, che non sa
pi parlare con garbo. Lillian gira il viso dall'altra parte e
deglutisce. Non vuole che l'imbarazzo la privi del riposo,
del bagno e della cena.
- E un bel cappello, - dice lui, lo prende per il bordo
con due dita e lo mette al sole, su un ceppo spaccato a pochi
metri dalla veranda.
- Li sta bene, - dice.
- Perfetto, - dice Lillian e John Bishop pensa che sia
uscita di senno.
I piedi, se possibile, sono peggio dei pidocchi, e non
c' modo di nasconderli. Le vesciche stillano rosa, rosso
e giallo. Negli ultimi due giorni le ossa dei piedi sono
sprofondate nella pelle. Anche se Lillian ha strappato a
met l'ultima camicia che aveva fasciando i piedi neanche
fossero neonati, le vesciche hanno inzuppato la mussolina
come bocche bagnate. E atroce guardarla togliersi gli
stivali, vedere i calzettoni di lana incollati alla pelle in suppurazione,
e sentire i suoi gemiti. Lui riscalda l'acqua nel
camino e la versa nella piccola tinozza di stagno dove lava
i vestiti e che usa per raccogliere il sangue quando
scuoia gli animali che ha preso in trappola e per immergerci
dentro le pelli. Mette una manciata di menta nella
tinozza di rame per non farne intuire gli altri utilizzi e per
gli eventuali poteri curativi della menta. Le caviglie della
donna sono tutte un livido blu, i piedi di un bianco grigiognolo
dove l'infezione non li ha striati di rosso e le cicatrici
non hanno creato delle macchie quasi nere. Puzzano
di carne marcia, che poi  quello che sono. Le vesciche
hanno fatto infezione, le punture d'insetto hanno fatto
infezione, il sudore  acre e scuro e lei preferisce non parlarne,
e lui altrettanto.
- Mi spiace, - dice Lillian.
- Entri nella tinozza, - dice lui. - Ho visto di peggio.
Ho visto di peggio si, porco diavolo.
Il corpo  una mappa di dolore, ogni segno racconta la
sua storia a chiare lettere e John li guarda tutti, poi distoglie
lo sguardo, affaccendandosi con lo stufato mentre lei
fa il bagno. Sbuccia le cipolle e le patate e scosta con il gomito
due conigli scuoiati. Lillian lo osserva da sopra la spalla
strizzando acqua tiepida da una grossa spugna e si domanda
come si possa guardare quegli animali scuoiati senza
vedere carneficine e bambini morti e poi pensa che se
non avesse visto degli esseri umani buttati in terra come
carne da macello forse non si farebbe tanti problemi per
uno stufato di coniglio. Ha poco da criticare quell'uomo
perch prepara la cena.
Si sorprende lei stessa nel dire: - Quei conigli sembrano
persone morte. Bambini morti, - aggiunge, come se servisse
a chiarire le cose.
John guarda quei corpi levigati rosa e avorio e annuisce.
Lillian dice: - Io sono ebrea, - e pensa: Devo essere
uscita di senno.
Lui aveva immaginato che fosse ebrea, anche se non
ne ha conosciuti molti: un bravo pugile e la sorella carina
e scalmanata avevano detto di essere ebrei, ma avevano
anche detto di essere figli illegittimi di Harry Houdini, e
lui non aveva approfondito.
- Ebrea. E lontana da casa.
Lillian fa per dire che, al contrario, gli ebrei si trovano
ovunque, Cina compresa, ma in effetti  lontana da casa.
- Voi si che cadete sempre dalla padella alla brace.
O  il genere di considerazione non troppo ostile che
Lillian si  abituata a sentire in Occidente (nelle versioni
pi cupe: Voi si che avete tutti i soldi; Voi si che restate
sempre uniti) o  un semplice dato di fatto cos palesemente
vero in questo mondo che nessun ebreo si sognerebbe
mai di contestarlo.
- Proprio cos, - dice Lillian e non dice: E lei cosa ne
fa di quella brace, signore ?
Lillian perde quasi l'equilibrio. Si raddrizza e urla: Sto
bene, sto bene, come se non fosse a due metri di distanza,
cos vicina che lui vede l'acqua scorrere dalla spugna
lungo le protuberanze della spina dorsale, arrivare al sedere
punteggiato di morsi d'insetto e scendere verso le belle
gambe. Senza dire un'altra parola, cos possono fingere
che lui non sia nella stanza, John poggia dietro di lei un
grosso telo di lino e un paio di mutande appartenute a Little
Jack Waller prima che annegasse. Lillian esce dalla tinozza
sfiorandogli gli stivali con i piedi scalzi e stillando
acqua sporca.
John porta fuori un altro telo di lino e uno sgabello e
Lillian lo segue. Le versa prima il grasso caldo e poi l'aceto
freddo sui capelli per i pidocchi e li elimina con un pettine
d'acciaio, mentre lei sta con la testa poggiata all'indietro
contro il bordo della tinozza di rame e lui arrotola
un altro panno e glielo mette sotto il collo, come se lei fosse
la bambina e lui la madre.
Lillian ha un paio di mutandoni da uomo e sta con i
piedi in una tinozza di acqua verde, grigia e viola (John
Bishop ci ha buttato dentro tutte le erbe secche e i germogli
che ha trovato) a sorseggiare rum bollente. A quel punto
della serata dovrebbe chiedergli qualcosa sul suo conto,
per educazione, ma non le viene in mente come formulare
quello che desidera realmente sapere.
John Bishop si rigira la tazza fra le mani e dice: - Sa,
be', forse non lo sa, non credo che le sia capitato di vederne
molte, ma le risse da bar succedono in fretta. Una rissa
da bar non prevede dieci round; porco diavolo, una rissa
da bar dura due minuti. Te ne stai seduto li a badare come
meglio ti riesce agli affari tuoi, al bancone c' la ressa... 
un posto molto frequentato. E venerd sera, chi doveva
prendere la paga l'ha presa e stiamo tutti a spassarcela al
Golden Swan. Io bevo una birra; non  la prima della serata
e sono con la ragazza che sto per sposare...
Ecco il genere di cosa che Lillian desiderava chiedergli,
e sentendo che lui accenna all'argomento ci rimane
male.
- E il Golden Swan  il suo locale preferito perch non
ci va a bere nessuno dell'arma (io ero uno sbirro) e il tizio
alla mia destra si sporge per guardare quant' bella e si
sporge un po' troppo e dice una cosa che proprio non mi
va gi; non ho intenzione di ripeterla...
Dopo le riferisce le parole di quel tizio e Lillian dice:
- E ha fatto a botte per questo ? - e gli poggia una mano
sul petto, quasi a cancellare l'accaduto.
- E il peggio  che secondo me un uomo non pu ignorare
una cosa simile. Perci mi alzo, tanto per fargli capire
che farebbe meglio a rimangiarsi quello che ha detto,
che sarebbe meglio per tutti, e quello abbassa la testa come
uno che si vergogna e che cerca le parole per scusarsi
e poi quel gran figlio di puttana mi colpisce fortissimo,
proprio qui - e si mette la mano di Lillian sullo sterno, -
e io mi ritrovo in terra senza fiato. E come se mi avesse
mollato un calcio un cavallo. E lui non mi tocca mentre
sono li a boccheggiare come un pesce. Dice, ed  inglese
che pi inglese non si pu, lo capisco a malapena: Marchese
di Queesbury, dice. Ha dieci secondi per rimettersi
in piedi. Io mi alzo. Non posso mica restare in terra
tutta la sera, anche se non mi dispiacerebbe, e lui sembra
tutto contento, come se fossi una specie di regalo, sta
per suonarmene talmente tante che ha gli occhi inviperiti
e io penso: Lascio il vecchio schioppo e la pistola d'ordinanza
a mio fratello, la paga dell'ultima settimana a mia
madre e non diventer mai capitano. Faccio per sollevarmi
su un ginocchio quando l'inglese mi butta la birra negli
occhi e mi spinge di nuovo in terra e io di nuovo mi alzo,
barcollando come un ubriaco, perch devo alzarmi per
forza e lo colpisco forte come non ho mai colpito nessuno,
con un gancio alla tempia destra, e lui arretra un poco,
non tanto: ha la testa dura e il collo che sembra un cavo
d'acciaio. Gli d un altro cazzotto finch sono ancora
in tempo, lui se lo scuote di dosso e mi viene incontro con
quelle mani enormi, le nocche grosse come noci. Gli d
un altro cazzotto - almeno ce l'ho messa tutta - e lui inciampa,
ha presente, il piede s'incastra nella sbarra di ottone
e lui sbatte quella testaccia dura contro il bordo di
una cassa da imballaggio che i ragazzi non avevano finito
di svuotare, e non si rialza pi. Rimane a terra. E pallido,
perde sangue dall'orecchio, ma non  cos malconcio. Ho
visto di peggio: sanguinavo pi io di lui. La mia ragazza
si mette a piangere e fa: Santo Iddio, John, l'hai ucciso,
e io: Ma figurati se l'ho ucciso, quello  un bue...
dagli il tempo. Lui non si muove. Fatto sta che faremmo
meglio ad andarcene, prima che quello si alzi e mi faccia
nero: ha quell'aria alla Jack Dempsey e ai miei superiori
non vanno gi le scazzottate da bar. Ce ne andiamo, e la
gente mi fa largo come se fossi un tipo pericoloso, roba da
non credersi.
-  arrivato all'ospedale che era gi morto. Causa del
decesso: la rottura di alcuni vasi sanguigni nel cervello provocata
dal trauma. La mattina presto il barista mi manda
suo nipote con le ultime notizie.
- Il cervello, - dice John Bishop, -  come una ciotola
di gelatina in una scatola, che poi sarebbe il cranio. Se colpisci
qualcuno con forza il cranio smette di muoversi mentre
il cervello continua a muoversi un altro po', avanti e
indietro o da destra a sinistra, a seconda di dove  arrivato
il pugno. Contraccolpo, lo chiamano.
Mette una mano sulla testa di Lillian e la scuote, piano
piano.
- Sono a letto a casa di mio fratello; lui pure ha avuto
i suoi problemi, contrabbando di alcolici, qualche traffico
illecito,  cos che si  fatto la casa, ora per riga dritto,
 una persona perbene, lo  sempre stato. Ha una moglie,
una brava ragazza, scema come una capra ma con un
cuore cos, e un figlio in arrivo. Non sono solo a letto, come
pu immaginare, la mia ragazza teme per me e per il nostro
futuro, e il nipote del barista fa: Tibby Kunish  morto
e ti hanno visto tutti metterlo al tappeto. Il ragazzino fa:
Mio zio ha detto che  meglio se sparisci. Il ragazzino mi
d dieci dollari e io li prendo. Non so dove metterli perch
sono in mutande, ma il ragazzino  tutto intento a
guardare la mia ragazza, si chiama Alice, nel letto, e forse
 la prima volta che vede una donna con soltanto un lenzuolo
addosso, e mi fa: L'ha ucciso con un pugno solo,
signore... io l'ho visto. E Alice fa: Dio santo,  omicidio.
Mentre mi vesto e metto in valigia la rivoltella, dico:
Alice, amore mio, non vorrei andarmene ma devo...
si tratta come minimo di omicidio colposo, non dovevo pestarlo.
- Non era la prima volta che mi cacciavo nei guai, - dice,
e Lillian versa un altro po' di rum per tutti e due.
- Faccio al ragazzino: Di' a tuo zio che mi dispiace...
 stato un incidente. E lui prende il largo. Andr in Messico
per qualche tempo, dico ad Alice per vedere come la
prende. Lei si stende di nuovo sul letto, frigna un po' e tira
su la coperta, che potrebbe essere un invito, come se tenesse
il letto caldo per me, ma  anche, come pu capire,
la risposta al dubbio se volesse o meno venire con me, - e
Lillian capisce. - Dopodich c' stato l'addio al grande
eroe, non so se mi spiego -. E Lillian pensa che si spiega.
- Mi vesto, prendo la valigia e la coperta che mio fratello
usava quando facevamo campeggio nella Sierra. Torno
in camera per un ultimo bacio ad Alice e scopro che si
 dileguata come se non fosse mai stata li, cos me la batto
e vengo a sapere che c' lavoro nello Yukon, e mi presento
quass che  un posto, come si sar accorta, dove la
gente non fa troppe domande sul tuo passato.
- Me ne sono accorta, - dice Lillian, e spinge le ossa di
coniglio al centro del piatto.
- E lei ? Qual  la sua storia ?
Lillian svuota la tinozza su un lato della veranda, la
riempie di nuovo e lava i piatti. Non le darebbe nessun fastidio
raccontargliela, solo che non riesce pi a pronunciare
apertamente il nome di Sophie; a Hazelton erano tutte
reduci da qualche sofferenza, i bambini morti o smarriti
erano un'atrocit diffusa come il mal di denti. Nel mondo
esterno Lillian rischia di diventare come quelle poverette
che all'ora di cena percorrevano Essex Street in lungo
e in largo mostrando la foto del marito a chiunque si
degnasse di guardare. Avete visto il mio Moishe? dicevano,
e nessuno aveva il coraggio di dire la verit, e cio che
dopo cinque anni poco importava che qualcuno avesse visto
Moishe. In California o a sei isolati di distanza, con
una nuova moglie e un nuovo figlio, il marito era bello che
andato per sempre.
Certo, in qualche punto del Bulfinch, in una zona dove
Lillian non ha mai messo piede, c' una versione oscura
(astrusa, arcana, nebulosa e perfino recondita) di Proserpina
nel mondo sotterraneo, e vuole che una stanca Cerere
ebrea si trascini per la periferia di Tartaro, un brutto
villaggio dove ci sono puttane stanche che devono fare pure
le lavandaie e le barbiere, un paio di saloon, un negozio
di carabattole mezzo vuoto e gente troppo povera per
fare fagotto. In questa versione Cerere cerca dappertutto
la sua Proserpina, che ha attraversato il fiume Ciane con
Plutone a bordo di una bella barchetta, avendo avuto il
buon senso di scendere subito a patti con il re. Il picnic si
tiene in un delizioso parco tra uno scintillio di luci provenienti
dall'alto e le panchine belle e grandi come quelle di
Central Park. All'arrivo di Cerere, che camminando sull'erba
soffice incespica un po' nell'orlo del vestito, brontolando
e cercando di far aggrappare Proserpina ai suoi
piedi per trascinarla via e intraprendere il lungo viaggio
verso Enna e la luce del sole (che ha perso molta della sua
brillantezza, ora che Proserpina  la regina di tutti i sopravvissuti),
la ragazza non fa i salti di gioia vedendo la
madre, ma distribuisce i panini con tutta calma e serve a
tutti e tre il t zuccherato. Mette un tovagliolo stirato per
benino sul proprio grembo e uno su quello del nuovo marito,
il re. Proserpina non mangia i chicchi di melagrana
per sbaglio, n in seguito a un attacco di fame, o di paura,
e nemmeno per un equivoco. Prende la fetta di melagrana
dalla mano scura e scintillante del marito e ridendo
si porta i chicchi alla bocca aperta; mangia solo sei chicchi
perch la madre glieli strappa di mano impedendole di ingoiare
l'intero grappolo rosso e lucente.
- Dobbiamo tornare a casa, - dice Cerere.
- Io sono gi a casa, - dice la figlia.
- Gliela racconter un'altra volta, - dice Lillian a John.
- Va bene, - dice lui. - Un'altra volta.
A mezzanotte Lillian intuisce la sua presenza prima
ancora di vederla, una sagoma pi buia della stanza buia,
il corpo che ostruisce la fievole luce lunare. Lillian si raggomitola,
lentamente, le braccia sul petto, le cosce strette
strette, e cerca di adeguare il respiro a quello di lui (come
quando a Atlin si  imbattuta in una volpe vicino alla baita
numero cinque; stava rigida e con le orecchie ritte a pochi
centimetri da Lillian, che era troppo stanca per arretrare
di un chilometro, come dovresti fare quando ti imbatti
in un animale con denti e artigli; lei e la volpe erano
rimaste a fissarsi finch la volpe aveva sbadigliato, gengive
nere e denti bianchi, e se n'era andata agitando la coda
a scatti). Lillian resta immobile. Finge di dormire e, riscaldata
della coperta, vicino al padrone di casa che non si
muove e non sa bene come comportarsi, Lillian, che al buio
perde l'orientamento, si addormenta.
Se apre gli occhi, se dimostra anche solo un minimo di
contentezza nel vederlo, John Bishop intende quantomeno
prenderle la mano e farle scivolare il pollice sulla parte
liscia e arrotondata del palmo. Sollever appena la trapunta
per impedire che le arrivi addosso l'aria fredda, e lei si
scoster un poco per fargli posto sullo stretto lettino. Lui
si stender al suo fianco e forse lei gli metter la testa sulla
spalla riversandogli sul petto il peso dei seni e gli appogger
il ginocchio malato sulla gamba. Lillian non apre gli
occhi. Lui le scosta i capelli umidi e cosparsi d'olio dalla
piccola V riarsa dal sole alla base del collo e lei sembra girarsi
un po' nella sua direzione, sembra che sorrida nel sonno, ma
niente di pi. John torna alla sua coperta stesa in
terra all'altro capo della stanza.
Il sole inonda la stanza e Lillian  li ad attenderlo, vestita.
Scavalca John Bishop che dorme a pancia sotto,
spiattellato come una pelle d'orso, e aggirandosi in punta
di piedi sul pavimento di legno freddo recupera la tracolla,
il cappotto, il riuovo paio di mutande del povero Jack
Waller e gli stivali di Helen Gilpin, come fosse una ladra.
L'uomo le ha lavato i calzettoni, la camicia, gli stracci che
teneva avvolti attorno ai piedi e li ha stesi, quasi puliti, sul
bordo ruvido del camino, e ora sono ancora umidi e odorano
di menta. Sembra impossibile lasciare un uomo capace
di tanto, ma domani sar pi difficile, e dopodomani
pi difficile ancora, e lei deve comunque andare, prima,
non poi. Il cappello  ancora sul ceppo vicino alla veranda
dove lui l'ha messo quando si  pentito amaramente di aver
urtato la suscettibilit di Lillian. E umido di rugiada e lei
farebbe meglio a prenderlo, lo sa, ma lasciarsi qualcosa alle
spalle, pensare che lui vedendolo penser a lei, le d una
piccola fitta di piacere.
Lillian cammina per venti minuti e non con il solito passo;
compone camminando. (La signorina Eriksen diceva:
Apri con il Saluto, Spiega nel Testo, Chiudi con Educazione.
Lillian sente un'improvvisa nostalgia per la signorina
Eriksen. Ogni volta che entrava in classe c'era il solito
elenco sulla lavagna: il nome (la cosa), il verbo (l'AZIONE),
L'AGGETTIVO (IL TIPO DI COSA), e L'AVVERBIO (COME
VIENE FATTA LA COSA)).
Ogni volta che Lillian andava al corso d'inglese per
adulti (l'inglese della signorina Eriksen stava a quello di
Judith come l'inglese di Judith stava a quello di Lillian; era
raso bianco, senza una grinza n uno strappo n un filo
sporgente), Lillian trovava in veranda la famiglia Fishbein
e la signora Arbitman.
Ogni volta il figlio dei Fishbein guardava Lillian sbattendo
gli occhi e belava come una pecora: - Mamma, mamma,
- tirando il vestito della madre tanto che l'orlo scendeva
quasi fino alle ciabatte, e la signora Fishbein sollevava
quel suo braccio ne per schermarsi dal sole.
- Mamma, - diceva Louie, - perch c' l'aria? - Oppure:
- Perch il forno scotta ?
- Scotta? - diceva Ada Fishbein. - Te lo dico io perch
scotta. Scotta perch dentro c' il fuoco. Deve scottare
per cuocere la roba, e se ti azzardi a toccare anche solo lo sportello finirai cotto come un pollo. Quel fuoco  capace
di abbrustolire un bambino, le fiamme saltano fuori
e ti fanno bello croccante.
Sollevava la gonna sopra la coscia (come sempre quando
si parlava di forni, di figli o di amministrazione della
casa) e mostrava al figlio, alla signora Arbitman e a Lillian
una grossa bruciatura a forma di triangolo piena di nervature,
rossa e grande come un ferro da stiro. L'avevano gi
vista tutti; era il suo tesoro. Come la signora Arbitman
aveva il certificato di morte del marito e Frieda aveva un
occhio azzurro e uno marrone e gli affittuari, la signora
Fishbein aveva quella cicatrice tremenda.
Una volta Lillian stava per oltrepassare i terribili Fishbein
e l'implacabile signora Arbitman quando l'assistente
sociale era salita in veranda con i vestiti per i Grossman.
Aveva un debole per i Grossman perch erano pieni di gratitudine.
Quella volta avevano ringraziato l'assistente sociale
mentre saliva le scale della veranda, l'avevano ringraziata
quando aveva sfilato i vestiti dal borsone, quando
glieli aveva dati e quando aveva ridisceso le scale e, una
volta in strada, la signora Grossman le aveva urlato dalla
finestra: - Grazie, grazie, che Dio la benedica, signora
E Ada Fishbein e la signora Arbitman avevano alzato gli
occhi al cielo.
In veranda l'assistente sociale aveva detto alla signora
Fishbein, ancora presa ad agitare il braccio sopra Louie come
l'ira di Dio: - Mi sa che cos spaventa suo figlio, signora
-. Louie aveva nascosto il viso nella gamba della madre
coprendo la cicatrice con la mano, non per vergogna, e di
sicuro non per paura. Il corpo della madre era il suo conforto,
le braccia bianche e grasse, forti come quelle di un uomo,
i piedi sporchi e screpolati, i feroci occhi ucraini. Tutto
quello che lui aveva, tutto quello che lei era, apparteneva
a Louie. Che aveva sollevato la mano verso il collo
della madre accarezzandole il petto. La signora Arbitman
si era messa a ridere.
- Se la fa sotto dalla paura, 'sto ragazzino, - aveva
detto.
L'assistente sociale si era stretta al corpo la piccola giacchetta
rossa (somigliava molto a quella di Judith, e Lillian
aveva intenzione di dirlo a Judith; le avrebbe fatto piacere).
Aveva aperto la bocca per dare una risposta intelligente
e subito l'aveva richiusa, sconfitta.
La signora Fishbein aveva fatto presente che due dei
suoi figli erano morti in un incendio perch, in mancanza
del riscaldamento, avevano acceso la stufa e la palazzina
era andata a fuoco con loro dentro, e l'assistente sociale
doveva provare sulla sua pelle che cosa significava perdere
dei figli se voleva permettersi di dire alla signora Fishbein
il fatto suo.
L'assistente sociale se n'era andata in fretta e furia, rosa
come un tramonto, e quello per la signora Fishbein era
stato un giorno memorabile; era andata avanti mesi a
raccontare a chiunque che aveva fatto la ramanzina all'assistente
sociale di Pearl Grossman. Lillian pensa che forse
si pavoneggia ancora raccontandolo; Ada Fishbein, suo figlio
e la sua amica, la signora Abitman, e anche la signora
Eriksen con quella camicetta celestina, le mancano come
se fossero le sue migliori amiche.
Caro John, Grazie per lo stufato di coniglio e per la gentilezza.
Come vedr ho lasciato il cappello. Lo bruci pure,
se crede. Grazie ancora. Un caro saluto, Lillian Leyb.
Brevit e eleganza, diceva la signorina Eriksen, e niente
congetture su un semplice conoscente.
Caro John Bishop, Grazie per la cortese accoglienza.
Le sono grata per l'ospitalit e l'ottimo stufato. Cordiali
saluti, Lillian Leyb. (Forse  meglio lasciar perdere il cappello).
Caro John, Grazie per la generosa ospitalit. Il letto era
comodissimo. Bruci pure il cappello. La sua grata ospite,
Lillian Leyb. (Forse  meglio non nominare i conigli).
Lillian pensa alle ragazze della mitologia innamorate
dei nemici dei padri, dei rivali dei fratelli, innamorate di
uomini che non parlano nemmeno la loro lingua n adorano
i loro di. S'impone di raggiungere la successiva macchia
di abeti e di spingersi un po' oltre, finch non scorge
la sommit dell'altura nemmeno se sale su un masso e cerca
di guardare quello che c' in cima alla collina fangosa.
L'elenco di errori analoghi dev'essere infinito: aprire
la scatola che non va aperta, guardarsi alle spalle anche se
guardare  l'unica cosa che non va fatta, Psiche che brucia
Cupido con l'olio bollente della lampada perch vuole
vedere chi possa amarla tanto. Lillian torna indietro.
Passa davanti al cappello e alla sua popolazione di pidocchi,
ancora sul ceppo spaccato. Pu entrare in silenzio
e scrivere il migliore di tutti quei biglietti di addio sulla carta
marrone che lui tiene vicino al barattolo di fagioli (dove
ha ficcato varie matite), e Lillian immagina di fare solo questo
quando apre la porta che scricchiola sonoramente e John
Bishop, i capelli biondi sciolti sulle spalle, si solleva su un gomito,
lungo, sottile e a petto nudo sotto la coperta.
- Hai sentito la mia mancanza, - dice, e sorride come
se fosse la vecchia battuta di una coppia sposata, come se
si fossero separati e ricongiunti centinaia di volte nel corso
degli anni, e avessero imparato a caro prezzo che l'amore
non si misura dal numero di separazioni a cui si va
incontro, che c' sempre un altro ricongiungimento.
- Credo di s, - dice Lillian. Non c' motivo di accennare
ai biglietti di ringraziamento n al lungo tratto di sentiero
che ha percorso perch sentiva la sua mancanza eccome,
visto che in pratica se n' quasi andata, e non c'
motivo (giustificazione razionale, spiegazione, ragione dichiarata
e anche il perch e il percome) di credere che le
sarebbe bastata appena un'ora per sentire terribilmente la
sua mancanza, non c' alcun male a dire la verit.
Lillian lascia cadere la tracolla, il cappotto e la coperta
e poggia il palanchino in cima alla pila. Mette gli stivali accanto
a quelli di John, rivolti nella stessa direzione, e va
da lui.
- Puoi avvicinarti un po' di pi, - dice John.
Lillian si infila sotto la coperta con i mutandoni di lana
e la camicia sporca d'erba, allunga la mano in cerca di
un punto comodo dove poggiarsi e trova la pelle liscia del
fianco di John. Ritrae la mano di scatto.
- Scusa, - dice John. - Se vuoi mi metto qualcosa.
Lillian scuote la testa e si stende al suo fianco. Si stringono
la mano e rimangono stesi cos, a pancia in su e imbalsamati,
come coniugi su una tomba etrusca finch, con
estrema cautela, John le poggia la mano sulla coscia. Lillian
ha un sussulto.
- Dio santo. Me lo ricordo quel livido. Sembrava la cartina
dell'Africa, l sotto, - e le accarezza tutta la gamba
col dito indice. - L'ho visto mentre facevi il bagno.
- Lo so, - dice Lillian e lo sa davvero: sentiva il calore
dei suoi occhi scuri sulla schiena. Ogni tanto lavandosi con
la spugna le veniva la pelle d'oca e pensava: Guarda pure
se vuoi, non  granch come spettacolo. E lui aveva guardato
e quella vista non sembrava averlo scioccato. E ora
eccoli li.
Lillian si sfila la camicia da sopra la testa e calcia i pantaloni
e la cintura in fondo alla coperta.
- Grazie, - dice John.
Fosse stato buio, forse Lillian avrebbe aperto le gambe
e chiuso gli occhi e forse John le sarebbe montato sopra
e l'avrebbe penetrata, e avrebbero fatto solo quello
che c'era da fare, e l'avrebbero fatto cos in fretta da non
lasciare tracce significative. Fosse stato buio, forse avrebbero
trovato un posto adeguato e irreprensibile dove nascondersi.
La mattina, invece, tutto pu, e deve, essere visto.
La luce del giorno ci cattura; ci sbuccia come frutti. I
loro corpi sono ruvidi e abbronzati sulle braccia e sul collo,
bianco timido altrove, e recano ovunque i segni dei
viaggi e dei problemi, come quelli di chi ha il doppio dei
loro anni. Ci sono i segni degli errori di valutazione e della
sfortuna: punte dei piedi annerite, unghie mezzo staccate,
piaghe in suppurazione, il cerchio di morsi d'insetto che ha
lei, viola con le punture bianche al centro, le
due croste da assideramento annerite che ha lui, grossi
ovali simili a carbone con delle crepe rosse e ammiccanti,
una ferita da filo spinato, ancora livida, a circondargli
il polso; irritazioni lilla, malva e viola sotto le ascelle
di lei.
Lillian poggia le dita sul profondo zigzag della clavicola
di John, rotta e mai riparata, sulla fila di cicatrici lasciate
dai foruncoli lungo la mascella, sui minuscoli capezzoli
scuri circondati di peli castani, sulla pancia dal pelo scuro;
abbassa il viso per occuparsene, e John la ritira su.
- Baciami, - dice un po' bruscamente.
Non la bacia per dare sfoggio di una tenerezza che potrebbe
fare difetto, n per alleggerire quel momento, n
per garantirle una dolce intesa fra loro che potrebbe non
durare fino alla mattina successiva, ma  comunque troppo
per Lillian, che lo bacia sulla fronte, imbarazzata, neanche
fosse l'amico di un amico. Preme la guancia contro
quella di lui e guarda la parete. Rimangono cos, vicini ma
nell'impossibilit di vedersi, i seni premuti contro le costole
acuminate di lui, i fianchi contro quelli di lui, stridendo
un po', intrecciati come gemelli non nati.
- Non credo di essere una romantica, - dice Lillian.
- Pu darsi, - dice John. - Finora non posso darti torto.
Come fai a saperlo?
Come fa a saperlo ? Lillian gli passa dolcemente la mano
sul collo finch non arriva al cerchio bruciacchiato dall'assideramento,
che  insensibile fuorch ai bordi, dove
si congiunge alla carne viva. Fa scorrere delicatamente le
dita lungo il bordo.
- Una cosa tremenda, - dice John. - Sta' attenta.
Lillian toglie la mano e scosta il peso da lui per scusarsi.
No, no, sussurra lui. Ti voglio pi vicina. Lei gli avvolge
le braccia intorno al petto lentigginoso, le vene azzurre
che serpeggiano sotto la pelle, attraverso i muscoli e le
ossa. Pi vicino, dice lui. Coraggio.
Lillian gli avvolge le gambe intorno alla vita. Lui le mette
le mani tra i capelli (- Belli puliti, - dice. - Ho un mestiere
assicurato -). Lei gli prende una scapola nella mano
come un'ala a riposo e gli fa scendere la sinistra lungo la
spina dorsale e preme forte all'altezza dei reni facendolo
incurvare verso di lei. Pi vicino, gli dice. Baciami.
Sono stesi in terra da tanto di quel tempo che la stanza
 diventata buia, e ora sembra un buon momento per
raccontare la storia di Sophie, ridotta all'essenziale.
Lillian gliela racconta pi in fretta che pu e lui sa che
 meglio non chiederle niente di pi, n di diverso. La
ascolta senza muovere la mano che le tiene tra i seni.
Dice: - Verr con te. Meglio in due che da sola.
Andr con lei. Lillian si alza per preparare il t e lui la
guarda misurare e versare con i movimenti bruschi di una
donna risentita. Lui, che doveva dare il buon esempio come
poliziotto ed esercitare un'influenza positiva sulla famiglia,
si ritrova a milioni di chilometri da casa nel buco
di culo del nulla, delegando a quella pecora nera di suo fratello
il ruolo di capofamiglia. Alice si  presa un marito migliore,
e come darle torto, e lui trascorre buona parte della
giornata a spedire telegrammi che sembrano meno urgenti
di quanto pensasse (neonati che scoppiano di salute,
morti attese da tempo, accordi finanziari finiti male) e a
scambiare ricette con altri delinquenti. Coltiva un piccolo
orto e mangia gli animali che cattura, il che non  certo una
vergogna, ma nemmeno un grande contributo al
mondo n cosa da offrire a Lillian Leyb.
Niente che lo riguardi, n il precedente fidanzamento
con Alice, n l'omicidio involontario di Tibby Kunish, n
la temporanea professione di telegrafista, lo rende inadatto
agli occhi di Lillian. La verit  che Lillian non ha sentito.
John le ripete che andr con lei, le dice che non sar
facile. Allunga un braccio per mostrarle come risaliranno
lo Yukon e come, tra tutt'e due, affronteranno il Deadman's
Corner, e lei scuote la testa, come se tra loro ci fosse
una zanzara. A volte succede che qualcuno dica la cosa
che pi desideravi sentire, e tu non la senti. La speranza
 il miraggio di tutti, e chiunque approdi a quell'isola verde
e erbosa, con gli alberi di datteri che ondeggiano e l'acqua
azzurra che gorgoglia, rimane momentaneamente rapito,
anche chi ci  gi stato e anche quando, a un esame
pi attento, l'oasi si rivela un semplice banco di sabbia; e
noi, mentre i granelli di sabbia ci sferzano debolmente il
viso, restiamo impalati sull'erba morbida di un verde tenace
e irragionevole.
Passano diverse ore prima che Lillian senta quello che
ha detto John.
- Oh, - dice, gli poggia la testa sul petto e piange, e
piange anche John. Sono tutti e due di quelli che si asciugano
le lacrime in fretta. Lui le poggia la mano bagnata sul
viso bagnato.
- Racconta, - dice.
Lei glielo racconta mentre fanno l'amore. Dice il nome
di lui e dopo quello di Sophie, come se li presentasse. Lui
la solleva contro un albero, la corteccia le preme contro la
pelle nuda, e lei gli racconta tutte le cose dolci e intelligenti
che Sophie abbia mai fatto finch non cala il buio. Quando
devono mangiare cucinano, e quando si siedono nudi
sulla grossa coperta Pendleton a mangiare una frittata al
formaggio, Lillian si accende una sigaretta e tira fuori un
mazzo di carte. John fa crocchiare le dita. Giocano a crazy
eights.
Mentre John era al lavoro Lillian si  offerta di controllare
le reti delle trappole che lui ha piazzato nel fiume e al
ritorno ha preso una scorciatoia per la collina e, uscendo da
un boschetto di rovi e di pini, si  ritrovata sotto un cielo
molto pi scuro di come dovrebbe essere a giugno. Ora si 
quasi persa; cammina in fretta, augurandosi che quella che
si sente nell'aria sia la paura della neve ma non la neve. L'unica
 tornare al fiume e ripercorrere i suoi passi finch non
ritrova la strada. E infatti eccola, con quel senso di vertigine
che d una vittoria improbabile e immeritata alle persone
prive di senso dell'orientamento quando hanno visto giusto;
a quel punto due piccoli fiocchi di neve atterrano sul
viso di Lillian, lei non vede n sente le decine di altri che si
vanno a posare sulla testa. Una nevicata di giugno  un turbinio
rapidissimo di piccoli fiocchi che si sciolgono mentre
cadono lasciando in terra una glassa di fango scivoloso, sempre
che il sole non li asciughi prima di sera. La neve cade in
un'ondata fitta e furiosa, sferzando l'aria sopra e intorno
a lei, cade cos in fretta e cos copiosa da ammantare i cespugli
e i rovi come bucato steso ad asciugare, raccogliendosi
intorno alle caviglie di Lillian. La neve dovrebbe ridursi
a niente, dovrebbe sciogliersi nel giro di un'ora. Invece
quella neve non  una burrasca primaverile...  una
tempesta di cui la gente da Nakeena a Dawson parler per
anni: gli alberi che si ghiacciano e cadono, gli uccelli che
muoiono sui rami stretti in un sudario di ghiaccio, le ore di
buio invernale nel bel mezzo di un pomeriggio di giugno.
La neve riempie completamente il cielo ed  impossibile
procedere, camminare nel nulla, ed  terrificante fermarsi
a guardare il mondo che ha perso ombre e fisionomia. Lillian
trova un punto asciutto sotto un paio di abeti caduti,
si raggomitola stretta stretta come un porcospino e pensa:
Non venire a cercarmi.
Quando la neve smette finalmente di cadere, a notte
fonda, il cielo si illumina e il mondo intorno a Lillian scintilla
come vetro. La luna dissemina argento su tutte le colline,
su ogni foglia ingioiellata, sugli stessi tronchi d'albero
lucenti, e tutto risplende come l'ingresso di un teatro.
Sotto la neve i punti di riferimento che ha Lillian servono
a ben poco. Ogni pino, boschetto e macchia di abeti
pare condurre alla baita di John, ma sono sconosciuti
quanto familiari, tutto sembra cambiato o sradicato sotto
la neve.
- Sono tornata, - dice Lillian varcando la soglia, e comincia
a piangere prima ancora di togliersi il cappotto.
Nell'arco di dodici ore tutto quanto c' in quella stanza le
ha voltato le spalle: la giacca di John, le pelli di coniglio
mezzo annerite, la pentola di fagioli messi a bagno. Cerca
un biglietto e lo trova ficcato nel suo cappello pulito, che
odora di aceto di sidro.
SONO USCITO A CERCARTI. RIMANI QUI FINCHE TORNO.
JOHN BISHOP.
Lillian sta ventiquattr'ore in veranda sulla sedia a dondolo
di John, fino a domenica sera. Ascolta il rumore vivace
del fiume che cresce, espandendosi e scavalcando gli
argini. Lillian traccia con i passi sedici riquadri entro un
chilometro e mezzo quadrato intorno alla baita, attenta
come un agrimensore, dal punto pi lontano a quello pi
vicino, e non c' traccia di John Bishop. Ogni giorno traccia
un riquadro pi grande, legando pezzi di tela azzurra
a vari alberi. La notte arrotola una coperta e dorme stringendola
tra le braccia. Beve tutto il rum di John e, per la
prima volta in assoluto, capisce a cosa servano gli alcolici.
Nel bosco non c' niente che somigli a un corpo, a uno
stivale, a una carcassa trascinata, e Lillian si trattiene altri
ventuno giorni, finch non c' quasi pi niente da mangiare.
John le direbbe di andare e Sophie, che ha solo quattro
anni, le direbbe di venire. E zia Mariam direbbe: Ormai
questo posto per te  maledetto, e forse non esiste un
posto che non lo sia.
Nell'ultima parte della vera estate dell'Alaska Lillian
attacca un biglietto alla porta della baita. Ci rimane, sbiadito
ma leggibile, per due settimane: john bishop smarrito
NELLA TEMPESTA, 18 GIUGNO 1926. PER FAVORE CERCATELO
- LILLIAN LEYB, DIRETTA A DAWSON, 11 LUGLIO
1926. Lascia un altro biglietto nel barattolo dei fagioli confidando
nel fatto che se John dovesse tornare lo trover e
legger che lei lo ama. Inchioda un terzo biglietto all'abete
pi grosso mettendoci sopra la regina di cuori, e biglietto
e carta da gioco volano via prima che lei abbia percorso
cinque chilometri. Lillian si dirige a Dawson affiggendo
biglietti ogni quindici chilometri e invidiando i morti.
Nel 1926 Dawson City non  pi la Parigi del Nord, ammesso
che lo sia mai stata. Forse si poteva chiamare cos
per alcuni anni alla fine del 1800, ma solo se con Parigi si
intende un mucchio di puttane belghe che parlano francese;
Franois e Moise Mercier, un paio di coureurs de bois
che rappresentavano gli interessi della Compagnia Commerciale
dell'Alaska prima di trasferirsi a Fort Yukon; la
lavanderia francese di Josephine; e una manciata di protettori,
tutti nati effettivamente a Parigi.
Lillian arriva con il vaporetto. Il viaggio per risalire lo
Yukon fino a Dawson non  molto pi impegnativo di una
passeggiata di sabato mattina per Canal Street che dura
una settimana, con chiatte e barconi, ruote e pale addobbate
per i turisti che schiaffeggiano l'acqua, zattere cariche
di legna da ardere, e tutti gareggiano e rivaleggiano,
rallentano a segnali invisibili e attraccano lungo gli argini
sopraffatti dalla superiorit dei cavalli vapore e dalle loro
vorticose conseguenze, e gli uomini urlano come vetturini
di citt (Levati di mezzo, che sei, cieco, brutto figlio di
buona donna. Che ti credi che trasporto, non li vedi i tronchi?)
e si aiutano quando qualcosa va storto (una mucca
che cade nel fiume, l'acqua che finisce nella timoniera spedendo
qualche ragazzino fuori bordo).
Lillian sente John alle sue spalle. Lo vede in ogni uomo
che le passa accanto, fiuta il suo tabacco, avverte la sua
mano sulla nuca. Il proprietario della trattoria Cozy le permette
di attaccare un biglietto alla porta di servizio e dice:
Se ti serve un posto dove fermarti, li ce n' uno, e Lillian
attraversa il cortile e trova una pensione. In salotto ci
sono quattro maestre di scuola, una signora di mezza et
e tre donne dell'et di Lillian che festeggiano la fine del
trimestre, due si preparano a fare ritorno a Vancouver. 
anche lei una maestra? le domandano, e Lillian risponde
di no. Deve incontrare il fidanzato, allora? Lillian scuote
la testa, perch li non c' spazio per la storia di John
Bishop. Versano il t cinese nelle pesanti tazze bianche,
fanno girare i biscottini alla mandorla e le maestre si scambiano
qualche occhiata.  forse li per conoscere un signore
perbene, cos, tanto per sapere, e Lillian dice ancora una
volta di no. La maestra pi giovane, che ha i capelli castani
ondulati e gli occhi di un verde luminoso, dice: Perch
lo sai come si dice alle ragazze da queste parti: le
probabilit sono buone ma quelli buoni sono improbabili, e giuro
che  vero.
Offrono a Lillian un altro po' di t e quella pi anziana
tira fuori dei pasticcini con la glassa acquistati da Cozy.
- Cerco una barca, - dice Lillian.
Quella di mezza et dice: - C' un piccolo cantiere dove
finisce Harper e comincia la First Avenue... chiedi del
signor Henry.
La maestra giovane con i capelli castani ondulati dice:
- Il signor Henry  il promesso sposo della signorina
Yardley -. La signorina Yardley, quella di mezza et, annuisce
con fare serio, mostra a Lillian l'anello di fidanzamento e
fa girare di nuovo il piatto dei pasticcini.
D a Lillian un buffetto sulla mano e Lillian non pu
fare a meno di pensare che gli ingranaggi della sua vita,
che di norma sono ostruiti da un bastone, che l'hanno condotta
in quel luogo con il cuore spezzato non una ma due
volte, cominciano a girare come il meccanismo ben oliato
di un orologio.
Al cantiere navale di Dawson un piccoletto dai grossi
baffi dice: - Bill Henry  ubriaco. Cosa desidera? - e quando
Lillian gli racconta soltanto che vuole risalire il fiume
Yukon e andare dal Piccolo al Grande Diomede e poi in
Siberia, lui manda gi una lunga sorsata di birra e la squadra
senza cercare di dissimularlo. Sbotta in una risata sgradevole.
Lillian tira fuori due delle sue mappe e quello le
scosta in malo modo.
- Le servirebbe una barca bella solida e un motore da
fuoribordo, - dice. - E un equipaggio. E sarebbe comunque
una follia.
E, prima che Lillian riesca a dire: Posso comprarlo un
motore da fuoribordo, un tizio pi giovane, magro e arrabbiato,
incrocia le braccia e dice: - Noi non ce l'abbiamo,
almeno fino a ottobre, dopodich c' il ghiaccio e non
ti conviene. In primavera, direi.
I due si piazzano sui cilindri e accendono la pipa. Ora
che  chiaro a tutti che non le venderanno un bel niente,
che se ne torner a casa a mani vuote e che forse la vedranno
girare per la citt tutto l'inverno, e magari a uno
dei due verr la voglia di corteggiarla con l'arrivo di ottobre,
quello coi baffi dice tutto gentile: - Siamo in lista per
un Evinrude...  un buon motore.
Potrebbe sistemarsi a Dawson, lo fanno in tanti, ottomila
circa, nelle linde case di bambola sulla Duke e Albert
o nei palazzi malandati tra la Princess e la Queen. Ci sono
insegne dappertutto a indicare che quello un tempo era
un comune florido: due ospedali, un Tempio dell'Ordine
Mistico, la sala da ballo Flora Dora, lo Yukon College di
medicina e chirurgia, quattro chiese e sessantatre ristoranti.
All'incendio del 1899 sono sopravvissuti alcuni edifici
sbilenchi sorretti da una travatura reticolare di metallo,
una manciata di bar e numerose rivendite di sigari (che
raddoppiano di pari passo con i bordelli), e tre negozi di
alimentari (l'ortofrutta Mac, la Drogheria Artica, e Margie,
Tutto a cinque centesimi), E poi, eccola li, una targa
quadrata inchiodata sulla porta: ISAAC rosen, sartoria
DI ALTA CLASSE, MODIFICHE PER OGNI EVENIENZA.
Dal nome si direbbe un vedovo, di quelli che hanno una
bella figlia grassoccia di circa otto anni con gli occhi neri
e i capelli scuri legati stretti da un lato con un grappolo di
nastri bianchi. Dal nome si direbbe una Grande Occasione.
Lillian cerca di immaginare la figlia di Rosen e Sophie
che giocano in salotto mentre lei prepara la cena e Isaac
Rosen, i capelli castani diradati e gli occhiali con la montatura
dorata, legge il giornale. Isaac sposta i piedi per fare
spazio alle bambine che giocano in terra. Somiglia un
po' a Lev Pinsky, e Sophie trascina un carro di legno attorno
alla sua poltrona. Lillian  stufa di sentire le lacrime;
ormai, dopo John, cadono per niente. Continua a camminare.
All'angolo tra la Princess e Front, alle spalle di un vecchio
e di un ragazzo, Lillian vede la barca che fa per lei
poggiata su due guide di ferro. E grande, profonda e deforme,
sembra pi una zucca di cinque metri a cui hanno
asportato la calotta che una bettolina. Lillian passa la mano
sulla battagliola.
- Ha una bella presa sull'acqua... niente rolli -.  un
tipo anziano, un po' ubriaco e forse norvegese, gli occhi
azzurro ghiaccio e la pelle rossa piena di solchi. - cos a
galla non fa un grande effetto, ma vedessi come sprofonda.
.. non ti sbalza in acqua.
- Bene, - dice Lillian.
- Non  una chiatta. Sapresti manovrarla anche tu, signorina.
Il figlio o il nipote, mingherlino ma battagliero, forse
l'unico della famiglia a rivolgere ancora la parola al vecchio,
dice: - Noi preferiamo i contanti -. Il vecchio annuisce
e dice: -  una buona barca, parola mia, - e Lillian
dice: - Ne sono sicura.
- Affari o piacere ? - domanda il vecchio, anche se la
barca non sembra prestarsi a nessuna delle due evenienze.
- Voglio risalire lo Yukon, attraversare lo Stretto di
Bering, superare le isole Diomede e proseguire per la Siberia.
Il ragazzino scoppia a ridere. Il vecchio gli d uno scappellotto
e sputa.
- Ottantacinque chilometri, - dice. - Non saresti la
prima. Un mio amico ha ucciso una balena polare lass.
Ha ancora i denti.
- Magnifico, - dice Lillian, e si vede esattamente come
la vedono loro: condannata, pazza e bizzarra.
- Tre settimane, - dice il vecchio, e si poggia alla spalla
del ragazzo per riacquistare l'equilibrio. - Poi  pronta.
- Bene.
Dev'essere proprio questa la destinazione a cui Lillian
puntava fin dall'inizio.
John Bishop si  rotto tutte e due le gambe. L'ha capito
cadendo gi dal pendio, quando ha sbattuto il sedere e
ha sentito i piedi incastrarsi sotto una croce formata da alcuni
pesanti rami di pino. Non sono fratture delle peggiori,
le ossa non sporgono dalla pelle, il che sarebbe stato la
sua fine, ma ha i piedi bloccati da fango, rami e sassi scivolosi,
inutili come pinne. Forse morir incuneato sotto
un banco di pini senza rivedere mai pi Lillian n sua madre
(che cos avr seppellito due figli, lui e il fratello minore
morto di laringite difterica nel 1912). Forse Alice canter
al suo funerale, fiera com' delle sue doti canore, ed
 bello sapere, prima di morire, che Alice non gli ha affatto
spezzato il cuore, come ha creduto nel corso dell'ultimo
anno. L'ha solo sgrossato un po', come si intaglia una
pietra per darle la giusta angolazione, poi  arrivata Lillian
e ha completato l'opera. Lillian, se non  morta, sar
preoccupatissima.
Svegliandosi vede delle strisce di corteccia di betulla.
 steso in una canoa, lucido e non proprio scomodo tranne
quando gira un po' il busto per vedere quale parte del
fiume stanno percorrendo. Spostandosi per guardare da
sopra le strisce di corteccia, scopre due tipi di dolore: una
scarica dentro la tibia, una rete rosso rovente sopra l'osso
della caviglia. Due uomini remano in quella canoa concepita
per due persone minute e per un carico di pesce. Non
gli rivolgono la parola quando cerca di sollevarsi; quello
dietro di lui gli mette una mano sulla spalla per spingerlo
gi e ridare stabilit alla canoa. Sono Tr'ondeck Hwech'in,
il popolo han della Prima Nazione, noto ai telegrafisti come
il Popolo del Fiume. Presso di loro i telegrafisti sono
noti come gli uomini senza donne e stanno portando quell'uomo
al loro villaggio come un bambino porta a casa un
cane randagio, in un impeto di gentilezza e di curiosit.
Nel mese che trascorre al villaggio delle Dodici Miglia,
John Bishop continua a essere il cane randagio. Quando a
qualcuno serve davvero una mano, quando perfino una
mano bianca e incapace  meglio di niente, gli chiedono
aiuto. Le donne gli lasciano da mangiare sulla veranda. Per
due settimane lo accompagnano a sbrigare le sue faccende.
Lui aiuta a calafatare la canoa di betulla di un altro tizio,
masticando batuffoli di resina di abete insieme alle
donne e otturando i piccoli comenti sull'intelaiatura; aiuta
Walter Isaacs a installare un motore da fuoribordo sulla
sua barca. Quando gli uomini vanno a pesca di timalli e
coregoni non invitano John, per via del colore e dello stato
in cui si trova. Lui appende i pesci a seccare e studia i
cesti di betulla delle donne, che sembrano resistenti come
la gomma; tira il salmone secco ai cani e si siede in terra a
smistare le patate per Jerry Woods. La notte Lillian lo trova
nel bosco, o lui trova lei a Dawson, e svegliarsi  l'unica
cosa che gli riesce intollerabile.
Ci sono dieci case a Dodici Miglia. L'acqua  pulita e
gli han danno a John la baita di un'anziana coppia morta
di influenza soltanto due mesi prima. Non appena scopre
chi parla inglese, John chiede una matita, chiede un pezzo
di carta, chiede se qualcuno ha in programma di andare
a Dawson. Gli han fanno avanti e indietro da Dawson,
dicono tutti che sono gli ebrei dello Yukon: commerciano,
portano pellicce, tonnellate di carne di carib e i guanti
e i parka fatti dalle loro donne; prendono armi, tela di
canapa e t. A Dawson i collegi anglicani aspettano solo
di rapire i loro figli, e la Real Polizia Canadese a Cavallo
non fa che emanare nuove leggi, e ormai le licenze di caccia
e pesca costano cento dollari. Al momento nessun abitante
di Dodici Miglia  propenso a presentarsi a Dawson
con le sue prede illegali. In inverno uno di quelli che hanno
salvato John dice: I bianchi saranno contenti di vedere
la carne. Jerry Woods prepara a John un paio di stampelle
con l'imbottitura di pelle di alce. Lui cammina ogni
giorno, spingendosi sempre un po' pi in l, e due bambini
lo seguono, fingendo che i loro rami di pino siano stampelle.
Di li a poco Jerry dice: Ti faccio un bastone, e John
lo ringrazia per il pensiero.
- Tu hai una donna, - dice Jerry Woods.
- S. Probabilmente  andata a Dawson.
Jerry dice: - Dawson non  lontana. Potrei farci una
scappata. Mi piace la vita notturna.
Gli fa l'occhiolino, e John ricambia pensando che qualunque
cosa quell'uomo voglia, debba o intenda fare col
favore delle tenebre, la far con lui, se questo significa andare
a Dawson.
Il vecchio e il figlio permettono a Lillian di aiutarli con
il loro orto stentato e di preparare la cena sul fornelletto
a due fuochi. Il bambino non accenna mai a una madre, a
un padre o alla scuola, n a una vita che esuli dall'aiutare
quel vecchio ubriacone a preparare la barca per Lillian.
Spendono parte del denaro di Lillian nelle riparazioni e
tre settimane dopo, senza sgarrare nemmeno di un giorno,
ungono con l'olio di pesce le guide di ferro rendendole
lucide e puzzolenti. Lillian attacca l'ultimo biglietto per
John Bishop all'ingresso del cantiere navale. Agganciano
una catena alla prua e spingono la barca in acqua, il muso
rincagnato per primo, schizzando il pontile. Ed ecco Lillian
che punta a nord per andare a sud, come bisogna fare
sul fiume Yukon. L'uomo baffuto del vero cantiere navale
ha contribuito con una matassa di corda, un sacco
di farina (- Visto che sei diretta all'inferno, - ha detto)
e un pesante salvagente di tela cerata preso dalla nave di
suo padre, la Lindeman, affondata nelle rapide di White
Horse venticinque anni prima.
Torbjorn Jensen e il bambino, Oyvind, agitano la mano
in segno di saluto e Lillian ricambia tenendo l'altra mano
sul remo sensile e la tracolla in mezzo ai piedi. Non appena
la perdono di vista scuotono tutti e due la testa.
Il fiume Yukon  un flusso placido e sterminato di acqua
marrone scuro, mite come latte al cioccolato, ma Lillian
viaggia controcorrente. Il fiume spinge in direzione opposta
e i pochi uomini che camminano lungo l'argine mantengono
la sua stessa andatura. Lillian ha la piccola cartina
patinata dello Stretto di Bering che Yaakov ha rubato alla
biblioteca pubblica di New York, e lo schizzo a matita fatto
da Torbjrn Jensen illustra che sbucher nei pressi di St
Michael, percorrer la parte strozzata e transitabile dello
stretto di Bering fino a Chukot, dove incontrer degli indiani
che somigliano molto agli han e agli atabaschi ma il
caso vuole che siano russi, a sentire Jensen.
Le curve del fiume non si contano e per quanto Lillian
tiri la barca, come un mulo, verso il centro del fiume, quella
sembra calamitata dagli argini. I giovani alberi lungo le
sponde sono chini sull'acqua e tanti sembrano crescere a
faccia in gi, i rami che salutano come donne in pena. Il
remo  inutile; la barca rimbalza dagli argini al centro della
corrente e ritorno e, come fa per stabilizzarsi, trova un
mulinello, da cui Jensen l'ha messa in guardia (Sta' alla larga
da quello che non puoi sconfiggere, ha detto. Non farti
ingannare dalla calma, e Lillian pensa che tutti i consigli
somigliano a quello di Jensen: abbastanza veri e inutilicome le tette su un toro, altra espressione che ha
imparato da lui).
La barca di Lillian  spinta da dietro e sbatte due volte
contro un masso, la corrente preme sul fianco trascinandola
risolutamente verso il masso, che prima sembrava una
tartaruga a sei metri di distanza e ora sembra la gobba di
una balena, implacabile e feroce, come se Lillian l'avesse
intralciata. Lillian agita il remo, guida la barca lontano dal
minaccioso masso e si ritrova di nuovo al centro della corrente
ma sbanda mentre un mulinello sputacchia acqua
schizzando tutto il pontile. Al rallentatore, come sempre
nel caso di incidenti, Lillian si ritrova sprofondata nell'acqua
fredda dalla vita in gi, la tracolla a un metro, poi a
due, poi a dieci metri di distanza, e cos pure il sacco di
farina, la carne salata di carib, il cartone di sigarette sigillato,
le mappe. Sotto i cinque centimetri di acqua riscaldata
dal sole, il fiume  quella cosa fredda e densa che deve
essere. Lillian agita le gambe con forza; le sente irrigidite
e lente, il cuore le batte nelle orecchie e lei si scheggia
un dente sul bordo di metallo, mentre la barca le sfila
davanti. Si incaglia di traverso su una cresta di sabbia, come
un cavallo addormentato in un campo.
Lillian ha i vestiti incollati alla pelle, l'acqua fredda fluisce
dalla testa convogliando nella pozza che si  formata
attorno alle caviglie sprofondate nel pelo di coniglio bagnato
degli stivali. Lillian si toglie la camicia strappando
tutti i bottoni, la strizza e se la rimette, lasciandola sbottonata
per farla asciugare pi in fretta. Battendo i denti
per il freddo strizza le maniche del cappotto di Meyer e
poi torce il pesante tessuto dalle spalle all'orlo, eliminando
tutta l'acqua che pu. Svuota le tasche dove tiene, immancabilmente,
il fermaglio con le spille da balia, l'orologio
d'oro con la catena di Snooky inzuppato d'acqua ma
non la croce di ciliegio che le ha dato Mary Hornsmith.
Ha meno adesso di quando vagava per Ellis Island con l'indirizzo
di Frieda appuntato alla camicia. Si  allontanata
da Dawson di otto chilometri.
Quello che ha detto Raisele era tutto vero: i Pinsky trovarono
Sophie che piangeva sui gradini del pollaio; misero
una trapunta sul fondo della carriola e coprirono Sophie
di stracci perch non attirasse l'attenzione. Puntarono a
est (Lev Pinsky disse: Vanno tutti a ovest. Quando finalmente
arriveremo dovunque stiamo andando, la gente
chiuder la porta in faccia agli ebrei; saranno stufi marci
di noi... e non aveva tutti i torti). Mariam si sbagliava davvero:
era convinta di aver visto il nastro della piccola
Sophie galleggiare nel Pripiat, come aveva visto galleggiare
i genitori morti, e li aveva visti seduti nei bar, lavorare
i campi a Turov e, qualche volta, camminare nudi lungo
le strade di Vilna, per il resto della sua vita.
I Pinsky riuscirono a raggiungere Tikhonaia, il paradiso
sionista, che era tutto un pantano, non aveva l'acqua
potabile, e riservava le baracche alle famiglie che non
erano cos fortunate da accaparrarsi una casa di muschio
scavata dentro un fianco della collina, molto simile ai villaggi
invernali degli han ma non altrettanto graziosa.
Tikhonaia fu ribattezzata Birobidzan. Misero cartelli
dappertutto per ricordare agli abitanti dove si trovavano,
e Birobidzan ebbe la sua lotteria che servi a raccogliere
i fondi per le fognature, gli attrezzi agricoli e l'illuminazione
pubblica; ebbe il teatro ebraico Kaganovic e un
quotidiano tutto suo, dove gli scrittori erano liberi di esprimere
il loro disprezzo per tutte le cose ebraiche e il loro
entusiasmo per tutte le cose sovietiche, in yiddish, niente
meno. Birobidzan fu dichiarata capitale della Regione
Autonoma Ebraica. Come disse M. I. Kalinin in uno dei
suoi giri rurali della regione: Voi siete i colonizzatori di
una terra ricca e libera, gente coi pugni grossi e i denti
forti.
Lev Pinsky non ci casc. Vide ragionieri, sarti, contabili
e lattonieri faccia a faccia con buoi muschiati e aratri
decrepiti, quattromila residenti coreani perplessi quanto
gli ebrei. Si accorse di quanto le nazioni ostili fossero vicine
ai confini. Attese che per l'ennesimo giorno scoppiassero
disordini, che l'ennesimo treno scaricasse gli ebrei su
un quadratino di terra e se ne andasse lasciando le donne
e i bambini a piangere increduli davanti allo squallore che
li circondava. Cap che cosa ci voleva e ce la mise tutta.
Spezz il collo a un impiegato di basso rango delle ferrovie,
gli rub i documenti e trascin il corpo in una capanna
deserta. Quella notte, dietro le baracche, disse a Rivka
e alla piccola Sophie (che non sapr mai di essere stata
adottata, che ricorder Lillian come la cugina sorridente
con i capelli scuri che le ha regalato una sciarpa di lana azzurra):
- Ora ci chiamiamo Bugayenko e siamo diretti a
Vladivostock.
La vita di Rivka Pinsky ruota attorno a Sophie; lei  il
suo gioiello riposto e immeritato. Cresce con il nome di
Tatiana Bugayenko, atea, pioniera rossa, quando il padre
ritiene che sia arrivato il momento, ed  l'occhio esperto
di Lev per le occasioni ghiotte, il suo opportunismo spietato
a salvare la vita di tutti e tre. Questo fornisce a Sophie
la possibilit di essere la prima della classe a Vladivostock,
di fare picnic ai giardini botanici con avvenenti ragazzi
non ebrei appena un po' intimiditi dalla sua intelligenza.
L'opportunismo di Lev  della miglior specie; lo induce a
dire a Sophie: Va' all'universit e quando, nell'autunno
del 1939, lei esprime qualche dubbio sul fatto che una ragazza
di diciotto anni possa o debba andare all'universit
statale di San Pietroburgo, Rivka dice: Non c' niente che
tu non possa fare, mia cara, e Lev dice: Va' e studia le
scienze al posto mio...  difficile discutere di scienza, e lei
ci va. Lui non ha del tutto ragione quando dice che la scienza
 sicura, anche se dimostra di esserlo pi della filosofia,
della poesia e del giornalismo. Esiste una poesia di Tatiana
Bugayenko, che viene alla luce all'inizio degli anni Sessanta
e gode di grande popolarit presso i giovani, dove la
poetessa ringrazia il padre per averle detto la verit sull'universit.
Sophie legge e scrive poesie, traduce qualcosa di
Mallarm in russo; sposa uno scienziato come lei e non
hanno figli ma hanno tre nipoti che viziano. Conducono
una vita abbastanza agiata e non si tradiscono. Si ritirano
a Vladivostock e stanno su un piccolo terrazzino di cemento,
con due sedie di ferro battuto e un tavolino da bistrot.
Prendono il t tutti i giorni alle quattro, l'usanza inglese
preferita di suo marito. Guardano il mare.
Gli abeti sono fitti davanti a Lillian, che pi in l scorge
le betulle luminose e, oltre la macchia di betulle, un movimento,
un lampo marrone chiaro, un animale. John Bishop
cammina. Non ha la bella andatura dondolante di prima
e la colpa non  del bastone con la testa d'orso. (- Mi si
 inceppato il trotto, - dice). Lillian finisce per riconoscerlo tra la folla grazie a quel suo passo impacciato e deciso. A
quel passo e ai lunghi capelli biondi che, anche quando diventano
grigi, a lei sembrano serbare sempre un po' di oro,
e finch ci sar quella luce lei sar in grado di trovarlo.
Lillian navigher lo Yukon altre due volte, a bordo di
una barca migliore e con John, e ogni volta si spingeranno
pi lontano, ma mai abbastanza. Vendono la barca e fanno
due figli e, quando la femminuccia le sale in grembo e
dice: Raccontami di quando eri piccola, mamma, Lillian dice:
Oh, shainelepunim,  passato tanto tempo, chi si ricorda?
E tira fuori lo Shakespeare illustrato, cos possono impersonare
le tre streghe o la scena del balcone.
Quando diventano vecchi, Lillian smette di insegnare
inglese ai bambini di Skagway e riporta a casa i suoi sette
vocabolari, il dizionario dei sinonimi, la copia del Bulfinch,
le opere complete di William Shakespeare e due scaffali
pieni di altri poeti. (Legge i poeti russi, in originale,
Anna Achmatova e Mandel'stam, ma non si imbatte mai
nelle poesie di Tatiana Bugayenko e, anche se fosse...) Nei
pomeriggi tiepidi e luminosi va al fiume; si siede con una
coperta e un libro; legge per Sophie.
John va in pensione con il grado di capitano di polizia,
dopo venticinque anni, poi di nuovo con quello di sceriffo.
Il figlio e la figlia si trasferiscono e John e Lillian vanno a
trovare loro e i nipoti ogni inverno, finch non diventa
troppo difficile anche quello. Fanno un ultimo viaggio in
California. Passeggiano lentamente, come turisti, come
vecchi per i quali una puntata al Fisherman's Wharf di San
Francisco  un'impresa, e la stretta delle loro mani si allenta.
Vengono separati dalla folla, dai turisti, dai borseggiatori,
da quelli che distribuiscono campioni di cioccolato
e indicazioni per i ristoranti, da bimbette con i nastri
blu nei capelli sedute sulle belle spalle larghe dei giovani
padri. Lillian cerca John, guarda a destra e a sinistra in cerca
del bastone con la testa d'orso e dei capelli lucenti, e la
figlia dice: - Non preoccuparti, mamma, lo troveremo.
Lillian la spinge via come se non avesse mai sentito una
sciocchezza tanto inutile e crudele e si addentra tra la folla.
John guarda ogni viso cercando i grandi occhi di Lillian,
cerca una piccola schiena dritta e una treccia grigia,
ma non le trova. Lillian sopraggiunge alle sue spalle. Gli
mette le mani in tasca. Si abbracciano nel turbinio della
folla e lei dice, col viso affondato nel suo petto: - Credevo
di averti perso -. Stanno li sorridenti e con il viso bagnato,
stretti in un abbraccio finch la figlia non li raggiunge.
Il padre dice alla madre: Nemmeno volendo ci riusciresti.
Lillian si asciuga il viso e le mani sulle foglie di betulla.
Si toglie gli stivali bagnati e si ritrova scalza su un cumulo
di foglie secche. Preme il viso contro un albero finch non
sente la corteccia lasciarle i segni. Le  gi capitato di pensare
che non ce l'avrebbe fatta, che la disperazione l'avrebbe
messa in ginocchio, ma si sbagliava. Era terribile, ma
era niente in confronto a questo, e allunga le braccia davanti
a s, come una nuotatrice, scostando i rami bassi in
cerca di un posto dove stendersi. La luce del bosco  un
verde fitto e tremulo. Lillian sente il martellio di un picchio
sopra la testa e un fruscio di foglie farsi incontro. La
prima cosa di John che vede  la mano.
Nota dell'autrice.

Questa  un'opera di fantasia, dall'inizio alla fine. Ho utilizzato
come meglio ho potuto particolari e fatti attinenti alla geografia, alla
cronologia e alle usanze del passato. Ho anche spostato cose e persone,
adattandole e riconfigurandole, quando la storia lo richiedeva.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Ho l'enorme fortuna di avere, fin dai miei esordi alla Random
House, una editor, Kate Medina, modello di intelligenza erudita e
sterminata, di tatto e di forza elegante, e una agente, Phyllis Wender,
paladina scaltra e ardimentosa, scout sapiente e rifugio impagabile.
Ringrazio la Fondazione Bogliasco, la Yaddo Foundation, la
Mac-Dowell Colony e lo Stone Cottage di Gii Kelman, dove ho scritto buona
parte di questo libro.
Ho saccheggiato un gran numero di libri presi in prestito nelle biblioteche,
da quelle municipali di Anchorage, alla biblioteca Rasmussen
della University of Alaska, a Fairbanks, fino alla biblioteca delloSterling Memorial di Yale, e ci tengo in particolar modo a citare
Wires and Wilderness-, The Woman Who Walked to Russia-, Gamblers
and Dreamers; Stalin's Forgotten Zion (che ho scoperto grazie a Andrew
Gould); e The Matine Idol of Second Avenue, in quanto fonti utili e
stimolanti. Devo anche ringraziare Mark Slobin per la sua cultura generosa
e sconfinata sulla musica in generale e sullo Yiddishkeit in particolare,
e gli studenti del dipartimento di anglistica dei campus di
Anchorage, Homer e Fairbanks della University of Alaska, che mi
hanno accolto a braccia aperte, mi hanno curato quando ero malata e
mi hanno aiutato a conoscere ci che resta di quel bellissimo territorio
selvatico.
Joy Johannessen continua a essere l'arcangelo degli editor.  infallibile,
reattiva e attenta come un laser e sempre, sempre, devota all'autore,
alla frase, al miglior risultato possibile per un libro.
Il mio amico Malcom Keith, che ha indirizzato e valutato gran
parte del mio lavoro, ormai mi accompagna solo nel ricordo, anche se
gli altri miei amici e lettori fedeli, Kay Ariel e Bob Bledsoe, sono stati
in piedi e seduti, hanno camminato e parlato insieme a me a notte
fonda e la mattina presto, mettendoci il cuore e l'anima senza mai lesinare
critiche intelligenti.
Il mio assistente e amico, Blake Gilpin,  una roccia quando serve
una roccia, un complice e un propagatore di idee, uno squisito musicista,
un raffinato scrittore e la pietra di paragone per gli amanuensi
di ogni dove.
E devo ringraziare Brian Arneche per aver tenuto compagnia a me
e a Lillian durante l'ultimo tratto del viaggio, in un terreno cos impervio.
...
FINE.